strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Leggere la Fantacollana in cartaceo

cover 3È finalmente disponibile, riveduto e corretto, e stampato su carta buona, Leggere la Fantacollana, Volume 1: gli anni ’70.
Lo si può avere, per il prezzo speciale di 9.99, fino alla fine del mese – poi aumenterà di prezzo.

Spero in questo modo di aver fatto cosa gradita a coloro che me lo avevano chiesto – e dei quali ho il nome, per cui saprò benissimo se ora lo comprano, o se facevano solo finta.
Buona lettura!

PS: Amazon al pubblico dice che non è ancora disponibile, ma all’autore dice che è disponibile. Sempre provvida di meraviglie, mamma Amazon.
Ma dovrebbero volerci al massimo unpaio di giorni – è dovuto al fatto che per noi italiani i libri li stampano in Germania, o in Spagna.
Vi prego di pazientare.


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… e anche su Amazon

cover 3Leggere la Fantacollana, Volume 1 è ora disponibile anche su Amazon.
A tempo di record.
E avrebbero fatto addirittura più in fretta, se non fosse stato che i loro filtri (di nuovo) hanno trovato parte del testo disponibile online… su questo blog.
Quanta solerzia.
Comunque, l’ebook è ora disponibile anche attraverso la piattaforma del signor Bezos.


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Leggere la Fantacollana, volume 1

Voi non ci crederete, ma la parte più complicata è stata trovare la copertina.

Ma andiamo con ordine.
Era da tempo che volevo dare una sistemata alle schede che avevo pubblicato qui sul blog per i primi trenta volumi della Fantacollana Nord.
Le schede erano fatte abbastanza alla svelta, c’erano degli errori, e mancavano dei volumi per dare un quadro completo di quella prima “Decade Breve”, dal 1973 al 1979, durante la quale Riccardo Valla curò la Fantacollana, dandole un’impronta particolare e meravigliosa.

La necessità di ampliare e correggere le schede era data anche dal fatto che, dalla loro pubblicazione, le mie opinioni su quei titoli della Fantacollana sono state ampiamente ripostate1, e quindi ci sarebbe stato un senso di deja-vu. Continua a leggere


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Rileggere il Ciclo del Nuovo Sole

Un pezzo del piano bar del fantastico.
Ieri mi è stato chiesto del Ciclo del Nuovo Sole di Gene Wolfe.
Io il ciclo del Nuovo Sole lo leggo ad anni alterni, e il 2017 è di nuovo l’anno giusto.
Si tratta probabilmente del mio romanzo (o ciclo di romanzi, fate voi) preferito.
Recupero allora qui un vecchio post fatto su Il Futuro è Tornato nell’ormai lontano 2014, ampliandolo e rivedendolo qua e là. Siete avvisati, sarà una cosa lunga.

wolfeGene Wolfe è uno degli autori più rispettati nell’ambito del fantastico, e il Ciclo del Nuovo Sole è considerato la sua opera più importante.
I primi quattro romanzi del ciclo – Shadow of the Torturer, Claw of the Conciliator, Sword of the Lictor, Citadel of the Autarch – vennero pubblicati tra il 1980 ed il 1983. In Italia vennero stampati da Nord nella Fantacollana.
Nei romanzi venivano ripresi elementi dal precedente The Fifth Head of Cerberus (1972), che quindi viene spesso considerato parte del ciclo.
Successivamente Wolfe pubblicò un romanzo conclusivo – Urth of the New Sun – e una raccolta di racconti e saggi – Castle of Days – che completano la sequenza narrativa principale.

complete-bons

Gli otto romanzi riuniti nei due cicli detti del Long Sun e dello Short Sun, si svolgono nello stesso universo narrativo, ma sono a se stanti.
Ma d’altra parte l’ipotesi è che tutti i lavori di Wolfe si svolgano nello stesso universo, e la caccia agli indizi ed ai collegamenti è aperta. Continua a leggere


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Che fine ha fatto la Fantacollana

EndOfSummer

[fotografia di Trevor Morris]

L’estate sta finendo, come dicevano quei tali, e strategie evolutive si prepara a tornare alla sua conduzione normale – post un po’ più programmati e un po’ più uniformi per lunghezza, per dire.

Ci sono parecchi cambiamenti nell’aria – a cominciare dalla decisione di dedicare maggiori attenzioni a Karavansara, il mio blog di lingua inglese.

E poi ci sono la stanchezza e la cattiva salute, che non aiutano.

Prima vittima dei cambiamenti in corso è la serie di post settimanali sulla Fantacollana della Nord, sospesa per il mese d’agosto (non che qualcuno se ne sia accorto, apparentemente) e che non tornerà con la ripresa delle scuole.

I motivi sono molteplici.
Da una parte, siamo ormai arrivati – io credo – dalle parti della Fantacollana in cui i titoli cominciano a sgranarsi per qualità e interesse.
Ce ne sarebbero ancora una dozzina, di titoli dei quali varrebbe la pena parlare, più alcuni altri sparsi, ma – e qui sorge un secondo problema – temo di non avere il tempo per poterli rileggere e per poterne scrivere in maniera sensata.
e se non posso parlarne in maniera sensata, allora non ne parlo.
Oltretutto, esistono altri blog che da qualche tempo a questa parte stanno postando delle eccellenti recensioni dei vecchi volumi della Fantacollana – la “missione” della mia serie, quindi, non è più così prioritaria.
Le persone ricordano, e questo è bene.

Non escludo di riunire tutte le schede fatte fin qui – più quelle dei titoli che ritengo interessanti – in un volume di qualche genere, prima o poi.
Ma quelle, come tutto il resto, sono cose a venire.


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Elric il Negromante

Il trentesimo volume della Fantacollana è Elric il Negromante, di Michael Moorcock, che riunisce i tre volumi conclusivi della “serie classica” di avventure dell’Albino.
La copertina è di Michael Whelan.

elricn1_350Come nel caso del volume precedente, le storie sono apparse nel corso degli anni in riviste e antologie diverse, e successivamente Moorcock le ha assemblate in una cronologia completa.

In una simmetria crudele, molti degli eventi del secondo volume rispecchiano specularmente quelli del primo – Elric ha una nuova compagna, ha nuovamente l’occasione per trovare la pace che desidera, ancora una volta dovrà scendere in campo nella battaglia fra Ordine e Caos.
La saga procede verso la sua conclusione tragica, quando l’Albino dovrà impugnare per l’ultima volta la Spada nera.

Moorcock ha perfezionato, nello scrivere le storie di Elric, un metodo molto economico di composizione della storia – su una trama lineare, si procede per accumulo di elementi surreali e visivamente sorprendenti.
Il risultato è una narrativa curiosamente scarna, ed al contempo barocca, che rimane inconfondibile.

Melodrammatico, spesso ironico al limite della farsa – ma in quanti non se ne resero conto – insolito, sovversivo, Elric lasciò il segno nel panorama del fantasy nazionale, suscitando una antipatia che ancora oggi tiene Moorcock lontano dai nostri scaffali, complice una immeritata e asinina critica negativa.

Michael Moorcock

Michael Moorcock

In futuro, l’autore londinese tornerà al personaggio di Elric con una serie di prequel e di volumi sistemati durante la continuity del ciclo principale – ma il meglio, per ciò che riguarda l’albino, si trova fra le copertine di questo volume e del suo predecessore.

Insieme col volume precedente, anche Elric il Negromante fu a lungo un oscuro oggetto del desiderio degli appassionati -si diceva che la Nord ne avesse un magazzino pieno, ma ne mettesse sul mercato solo una manciata all’anno, per speculare sul collezionismo.
Una sciocchezza, ovviamente.
Poi lo ristamparono in brossura.

Resta fortissima l’impressione che Elric sia uno dei personaggi del fantasy del quale tutti parlano, ma pochissimi hanno letto.
Ma questa è una mia cattiveria gratuita.

Sciocco dettaglio personale – ho l’originale.
Non prestai anche quello, e quindi la mia copia della prima edizione c’è, ed è sullo scaffale.
All’epoca mi mise addosso una grande tristezza – ma riletto di recente, ha retto abbastanza bene agli anni.
I miei lavori preferiti di Michael Moorcock sono altri, ma Elric rimane una lettura imprescindibile.


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Tre Cuori e Tre Leoni

cuorileoniIl ventinovesimo volume della Fantacollana è Tre Cuori e Tre Leoni, di Poul Anderson; l’originale Three Hearts and Three Lions è a sua volta l’ampliamento di una storia dallo stesso titolo comparsa nel 1953 su Fantasy & Science fiction.
La copertina è di Frank Frazetta e non c’entra nulla, però è impressionante.

Il romanzo rientra nel filone del fantasy razionalizzato “alla maniera di Unknown”, nel quale si narra una storia fantastica, ma incorniciandola in una costruzione moderna, con tanto di spiegazione pseudoscientifica…

L’ingegnere Holger Carlsen, durante una operazione di commando durante il secondo conflitto, si ritrova catapultato in un mondo parallelo modellato sulle leggende medievali europee, dove si trova a dover ricoprire il ruolo di Oggieri il Danese, uno dei cavalieri di Carlo Magno.
Ma le cose sono forse più complicate di così – forse Holger è davvero il cavaliere della leggenda…
E il problema non è solo decidere se combattere o meno – il problema è decidere da che parte stare.

Il romanzo di Anderson ha in effetti per lo meno due antenati notevoli – da una parte, The Dark World, di Henry Kuttner (un titolo straordinariamente influente sullo sviluppo del fantasy moderno, e in generale dimenticato) e dall’altra, The Land of Unreason di Pratt & De Camp, col quale condivide i riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale, il ruolo duale del protagonista, e una certa leggerezza.

220px-Anderson_three_avong1127Ma Anderson non è De Camp – e se il romanzo contiene una delle scene più spassose della letteratura fantasy (il duello a base di indovinelli col troll*), è anche vero che c’è una oscurità di fondo che rende il romanzo, godibilissimo, qualcosa di più che un semplice intrattenimento.

Ritorna in particolare il tema, caro a Anderson, della guerra fra il mondo fatato e il mondo razionale e scientifico, oltre alla visione non esageratamente positiva della magia e del sovrannaturale.
Temi che tornano ne La Spada Spezzata, e che saranno l’elemento portante de I Figli del Tritone (del quale parleremo).

Per il resto, la trama scorre rapida, i personaggi sono pochi e ben delineati, la risoluzione è ampiamente soddisfacente.
Titolo ottimo, quindi, importante, e ingiustamente rimosso – come gran parte della produzione sempre di ottimo livello di Anderson – dai nostri scaffali.

Sciocco dettaglio personale – devo averlo riletto venti volte.
E sì, nella mia ingenuità, quando lo comprai mi domandai perché il cavaliere in copertina avesse un’aquila sullo scudo, e non… beh, tre cuori e tre leoni.

Extra bonus: questo è il libro da cui Michael Moorcock prese l’idea della contrapposizione Ordine/Caos, e dal quale Gary Gygax prese l’idea degli allineamenti, la classe del paladino e il template del troll per la prima edizione di D&D.

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* L’incontro col troll potrebbe anche ricordare Lo Hobbit (il libro), e segnala come sia Tolkien che Anderson fossero ottimi conoscitori della mitologia scandinava, e rubass… ehm, si ispirassero alle stesse fonti.


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Spade tra i Ghiacci

spada-dei-ghiacciIl volume numero 28 della Fantacollana è Spade tra i Ghiacci, vale a dire Swords & Ice Magic, sesta collezione delle avventure di Fafhrd e del Gray Mouser, del compianto Fritz Leiber.
La copertina è di Michael Whelan.

Alla sua uscita, Spade tra i Ghiacci venne giudicato piuttosto aspramente tanto dai critici quanto dai fan, che lo considerarono il volume più debole della serie.

Eppure la raccolta contiene storie di ottimo livello, ed è innegabile che la capacità di scrittura di Leiber non pare avere cedimenti.

Il problema, probabilmente, è che in Spade tra i Ghiacci diventa evidente come Fafhrd e il Mouser stiano invecchiando – al punto che oramai ben avviati verso la spiaggia più lontana della mezza età, i due finiscono per accasarsi.
Fatto inaudito, per un eroe della sword & sorcery – o meglio, primo passo di un destino peggiore della morte: quando Conan (complice L. Sprague de Camp) si trova una moglie, le sue imprese divengono di unanoiosità inenarrabile; ed i tentativi di Elric di trovare la quiete domestica sono foriri di caos, distruzione, e morte (a cominciare dalla morte dell’amata).

iceE invece Fafhrd e il Mouser vivono le loro avventure – ed i loro modi si fanno spicci nello spacciare i nemici, e l’intelligenza prende il sopravvento sull’esuberanza fisica – e poi si trovano un posto tranquillo e fuori mano e due brave donne – e non due ragazzine – con le quali passare gli anni che restano.
La semplice idea che la massima aspirazione per un eroe del fantasy sia ritirarsi a vita privata appare sconvolgente – persino Tolkien, autore di alcuni fra i più pantofolai personaggi del genere, ci lascia intendere che no, l’avventura è un’amante che non si dimentica.
Leiber la pensa diversamente, e la scrive, diversamente.
L’avventura è un’amante estremamente divertente, ma si arriva ad un momento in cui si cerca la stabilità.

Questo, probabilmente, insieme a molte immagini ed idee estremamente originali e ormai molto distanti da quelli che stanno diventando (siamo ai primi anni ’80) i codici del genere, causano un certo disagio in lettori ben felici di codificarsi e sedersi, e tornare a leggere le cose uscite “nei bei vecchi tempi” (cinque anni prima?)

Dovranno aspettare molti anni per una nuova serie di avventure dei due eroi di Lankhmar – e anche in quel caso, le scelte di Leiber solleveranno non pochi problemi.

Sciocco dettaglio personale – quando si dice comperare un libro per la copertina: considero quella di Michael Whelan la miglior rappresentazione dei due avventurieri (sì, meglio di quella di Mignola). Spade tra i Ghiacci mi piacque molto, e mi diede un sacco di idee – la prima delle quali, quella secondo la quale se, avessi mai voluto scrivere sword & sorcery – questo era lo standard da rispettare o battere.
Oggi so che è imbattibile – ma cerco di rispettarlo il più possibile.