strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Paura & Delirio – Speciale Richard Donner: Superman (1978)

Cambio di programma: la settimana passata, appena chiuso l’ultimo episodio did Paura & Delirio, abbiamo saputo della scomparsa di Richard Donner. Il regista di The Omen, di Superman, di Ladyhawke, di Goonies, di tutta la serie di Arma Letale. Un regista che ha dato forma all’immaginario di una generazione (o forse due), e ha cambiatola storia del cinema.

Impossibile non fare un episodio su Donner, e parlare di Donner significa parlare di Superman.
Che è ciò che abbiamo fatto, per oltre due ore, tra Marlon Brando in forma di valigia e produttori russi progressivamente sempre più nervosi, Gene Hackman e Margo Kidder, gli Steely Dan e i Supertramp, l’Uomo Ragno e Zack Snyder, i Tre Moschettieri e Lo Squalo, il cinema prima ed il cinema dopo Superman.
Era il 1978.
Tutti dobbiamo qualcosa a Richard Donner, e questo episodio per noi è un modo per salutarlo.
Buon ascolto.


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Paura & Delirio: Elvira’s Haunted Hills (2001)

Consapevoli del fatto che questa scelta ci perseguiterà per gli anni a venire, è con una certa emozione che questa settimana ci addentriamo fra le colline infestate di Elvira, volgendo il nostro sguardo verso questa pellicola del 2001, scritta e prodotta da Cassandra Peterson, e girata con un budget ridicolo in Transilvania.

Un film dedicato alla memoria di Vincent Price che è una lettera d’amore per i Poe Movies di Roger Corman. E quindi noi parleremo di Corman (come spesso accade), di Poe, del Rocky Horror Show e di Fabio, di come sia possibile essere scemi e intelligenti allo stesso tempo, di horror in TV e di sovversione dei cliché, di doppiaggi infingardi e di doppisensi scollacciati, di pestilenza e narcolessia, e del più redditizio franchise legato ad Halloween di sempre.

E prima di cominciare, la Posta del Cuore.


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La logistica di Cartagine

(questo post è anche disponibile, gratuitamente, sulla mia pagina Patreon)

Rats and Gargoyles di Mary Gentle (Il tramonto degli dei in Italia, perché noi valiamo), è uno dei miei romanzi preferiti di sempre, e Mary Gentle è sempre stata nella lista di autori dai quali spero, un giorno, di imparare qualcosa.
Ciò che trovo particolarmente attraente, nel lavoro della Gentle, è l’idea che il lettore debba fare il proprio lavoro: ragionare, collegare i punti, riempire gli spazi vuoti. Questo è parte di ciò che rende la Gentle tanto “difficile” ma anche, io credo, tanto gratificante per coloro che hanno la voglia di affrontarne la lettura.

Nei giorni passati ho ricevuto in regalo una copia di Cartomancy, il volume che riunisce tutta la narrativa breve dell’autrice (escludendo le storie della serie di White Crow, che si trovano in un volume aparte). Si tratta di una delle molte raccolte di racconti che mi sono arrivate per il mio compleanno – e ho pensato… perché non fare un pezzo su ciascun racconto?
E perché non cominciare proprio con le storie in Cartomancy? ( e se interessa lo trovate qui)

Proviamo.

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E per il tuo compleanno, cosa ti hanno regalato?

Dei libri.
Cos’altro vuoi che mi regalino per il mio compleanno. E paradossalmente, più passano gli anni, e più libri mi regalano, e meno tempo mi rimane per leggerli.
Perché invecchiare è questo: avere meno tempo per leggere.

Però ho un’amica che mi dice che si può avere una buona idea di una persona, sulla base dei libri che le regalano, per Natale o per il compleanno.
E allora perché non provare a vedere che aspetto ha il mio profilo personale di quest’anno?
Così, come ringraziamento per chi mi ha pensato…

Eccoli qui – un paio sono doppi ma sono comunque graditi perché sono dei regali, un paio li avevo già letti in italiano ora li leggo in originale o viceversa, un paio credo di essermeli persi per strada (e chiedo scusa a chi me li ha regalati).

Si può avere una buona idea su di me da queste copertine?
Chissà…


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Paura & Delirio: Strade di Fuoco (1984)

Che non è un horror, diciamolo subito.
La proposta di Lucia era un horror-musical, e ne avevamo anche trovato uno interesantissimo, certo il miglior horror western musical sul gioco del biliardo nell’era della Thatcher mai girato.
Ma, primo, non lo conosce nessuno, e se c’è un dato che è emerso da un anno di podcast è che il nostro pubblico è molto più entusiasta di sentir parlare di film che conosce già che non di film che non conosce; e secondo, e molto più importante, non siamo riusciti a reperire una copia dignitosa della pellicola, e soprattutto una sottotitolata – perché gente che canta con accento cockney, ed usando lo slang degli anni ’80, mentre gioca a biliardo, può rappresentare una sfida anche per quelli bravi.
Quindi, bella idea, un giorno ne parleremo, ma quel giorno non è oggi.

E così, Strade di Fuoco, film a suo modo sperimentale girato nel 1984 da Walter hill. All’epoca ignorato dal pubblico e colato a picco dalla critica, che lo considerava colpevole di essere troppo vicino allo stile di MTv, è risultato sulla lunga distanza uno dei film più influenti sull’immaginario visivo e sonoro di almeno due decenni.
Ed avrebbe dovuto essere il primo di una trilogia.
E noi ne parliamo a lungo, facendo spoiler, ed approfittandone per parlare anche di vampiri e abbigliamento di pelle, personaggi scritti per uomini e interpretati da donne, Jim Steinman, eccesso e parodia, e discutiamo del perché nessuno può parlare di questo film se non aveva 17 anni nel 1984.
E poi, la Posta del Cuore, alla quale vi invitiamo come sempre a mandare le vostre domande.


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Il principe dal mantello scarlatto

Mi capita di compiere gli anni, di tanto in tanto, ed è un’occasione per sperperare in libri una parte dei miei miseri risparmi (incredibile che io riesca ancora a mettere da parte qualcosa per le letture, di questi tempi). Di solito durante l’ultimo weekend di maggio posto una lista delle mie prede – libri acquistati, libri regalati da amici.
Ma qui ed ora, mi prendo un post per segnalare uno dei regali più graditi di questo cinquantaquattresimo compleanno (Cinquantaquattro? Possibile? Ci deve essere un errore…)

Come diceva quel tale, “arrivati alla mia età non si legge più, si rilegge”, ed infatti questo volumone che siede ora sul mio scaffale è un “doppio” – ho già letto tutti e sei i romanzi che contiene, in un passato lontano ed ormai ammantato dalle nebbie del mito.
Ma questo naturalmente sigifica che possiamo parlarne con cognizione di causa.

Ennesima proposta della collana I Draghi Mondadori, Il ciclo del Principe Corum è un bel volumone cartonato di quasi ottocento pagine, e raccoglie sotto alla sua copertina i sei romanzi che Michael Moorcock dedicò, negli anni ’70, ad una nuova incarnazione del Campione Eterno – Corum Jhaelen Irsei, che i lettori di Elric hanno già incontrato in compagnia dell’Albino ne La Torre che Svaniva ed in altre storie (ed il cui nome è un anagramma la risoluzione del quale viene lasciata agli studenti come compito a casa)

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Paura & Delirio: La Maschera della Morte Rossa (1964)

In occasione del compleanno di Vincent Price e della Festa delle Ombre Lunghe, rivolgiamo il nostro sguardo e le nostre chiacchiere su La Maschera della Morte Rossa, il film del 1964 che fa parte del ciclo dedicato ad Edgar Allan Poe dal regista e produttore Roger Corman.
Girato in Inghilterra, ambientato in Italia, fotografato da Nicholas Roeg e scritto da Charles Beaumont, questo è uno dei momenti più alti della carriera pluri-decennale di Corman, ed un classico del cinema horror.

E noi ne approfitteremo per parlare di Poe e di Bergman, di detto e non detto, di corruzione e violenza, di economia narrativa e di scollature vertiginose, di eleganza e di drive-in.
Arriveremo persino a definire Roger Corman un regista di classe.
Accade l’incredibile, su Paura & Delirio.
Ed in apertura, la Posta del Cuore.


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World Dracula Day: a caccia di vampiri nel futuro

Oggi è il World Dracula Day, e quindi mi pare una buona occasione per fare un post su un progetto sul quale sto lavorando da un mesetto a questa parte, e che i miei sostenitori su Patreon stanno suben… ehm, stanno esplorando in esclusiva (per ora?).

Avendo trascorso la maggior parte del 2020 a scrivere per un malaugurato progetto di ghostwriting e poi cercando di scrivere e vendere abbastanza narrativa per le riviste per coprire le spese, quando nel 2021, la situazione è tornata, se non alla normalità, almeno in un stato stabile, dopo così tanto lavoro di scrittura orientata strettamente al mercato, ho deciso di dedicare un po’ di tempo al divertimento della scrittura, senza blocchi, obiettivi o la necessità di accontentare un editore o, peggio ancora, un cliente.

E così ho iniziato a scrivere, una sera dopo cena, senza una meta o un tema preciso. Ho immaginato due personaggi, Cal e Amy, e ho scritto circa duemila parole di una loro storia.
Uno science-fantasy, sottogenere ormai dimenticato: terra futura, tecnologia antica, forse alieni (o umani ingegnerizzati biologicamente, o forse altro), rovine perdute, strane creature. Una scienza abbastanza avanzata da sembrare magia, o viceversa, una magia abbastanza avanzata da sembrare scienza.
Duemilaparole scritte in una sera, e poi la storia si è piantata.
Non stava andando da nessuna parte. Avevo ancora bisogno di trovare i personaggi e, cosa più importante, trovare qualcosa da fargli fare.
Ma ho continuato a scrivere ogni sera dopo cena, per questo mio progetto “delle vacanze” – frasi buttate, descrizioni alla deriva, e appunti, un sacco di appunti. Ma non una storia.
E se c’è un modo per esplorare un mondo che fatica a crescere, è farlo attraverso gli occhi di un diverso personaggio.
O cinque.

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