strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Gene Wolfe, 1931-2019

Se ne è andato, all’età di 87 anni, Gene Wolfe, l’autore del Ciclo del Nuovo Sole e di decine di altri romanzi e racconti. In assoluto uno degli autori più importanti per me come lettore, e uno dei più grandi autori che abbiano dato lustro alla narrativa di genere.

Mi stavo preparando a cominciare a rileggere i romanzi del Nuovo Sole, da Maggio in avanti, come faccio ormai da tempo ad anni alterni. Ad ogni nuova lettura scopro qualcosa di nuovo.
Quest’anno la rilettura avrà un sapore diverso.

Mi riprometto anche di recuperare nei prossimi mesi, ad Amazon piacendo, i titoli che mi mancano dell’opera di Wolfe.
Lui non c’è più, ma la sua opera rimane.


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I Figli del Corvo

La prima parte de I Figli del Corvo, il mio nuovo ebook e – si presume – il primo di una nuova serie science-fantasy, è stata appena caricata (mobi + epub + PDF) sul mio Patreon come promesso a tutti i miei sostenitori italiani.
Perché è bello essere miei sostenitori su Patreon. O così si dice in giro.

Per motivi di tempo, pubblicherò la versione italiana di questa prima novella nella serie delle avventure di Garr lo Scaltro, in tre parti, una al mese, in esclusiva per tutti i miei follower su Patreon.

La versione standard in inglese, Sons of the Crow, che è un po’ più povera di quella che i miei supporter hanno ricevuto a inizio Marzo, si può preordinare su Amazon, e sarà disponibile in circa 48 ore.
Non è prevista una versione commerciale in italiano.


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Il culto dei morti

Fonda Lee è una brava scrittrice che ha in corso un a serie fantasy che va sotto al titolo collettivo di Green Bone Saga. Ho qui il primo volume, Jade City, ed è un ottimo romanzo, originale e intelligente, che ha vinto il World Fantasy Award. Mi è piaciuto il romanzo, mi piace ciò che la Lee sta facendo col fantasy, e credo sia un’autrice che vale la pena tenere d’occhio.

Ai primi del mese, la scrittrice ha pubblicato sul suo canale twitter un paio di fotografie di scaffali di una filiale di Barnes & Noble, la grande libreria di catena americana, scrivendo (traduco a braccio)

Questo è ciò che i moderni scrittori di fantasy devono affrontare. Nel B&N della mia zona, la maggior parte degli autori è fortunata se trova una copia del proprio libro, super fortunata se è esposta di faccia. Ci sono 3,5 scaffali per Tolkien. 1.5 per la Jordan. Ecco con chi competiamo per lo spazio sugli scaffali: non fra di noi, ma con la gente morta.

E i fanz sono esplosi perché “Fonda Lee odia Tolkien e Jordan.”

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Book Club: Leggere altro

Stavo chiacchierando con la mia amica Lucia di Lonesome Dove, e di come si tratti di un libro che, primo, dimostra che i cultisti del “POV che traballa” sono dei poveri perdenti, e secondo, che andrebbe fatto leggere nelel scuole per il modo in cui, pur trattandosi di una storia di vaccari dell’800, riesce ad essere rilevante per il presente. Certo, poiché la parola “puttana” compare probabilmente più spesso della parola “cowboy” (e Lonesome Dove è un western), forse qualche genitore potrebbe trovare da ridire, se lo assegnassero come lettura estiva a dei liceali.

E comunque, stavo chiacchierando di queste cose, perché qui nel Blocco C durante l’ora d’aria ci parliamo attraverso il reticolato che separa il braccio maschile da quello femminile, e contemporaneamente mi è capitata sott’occhio una intervista a una autrice fantasy che, alla domanda su quali siano le sue influenze, ha citato tutti gli autori giusti. E autori, eh, libri – non film. Commovente, coi tempi che corrono.
E questo mi ha portato a due considerazioni separate, opposte e complementari. Che ora vi infliggo.

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I figli del corvo

Mentre scrivo questo post, tutti i miei sostenitori su Patreon hanno già ricevuto un’edizione speciale della mia nuova novella science-fantasy Sons of the Crow. Una versione standard sarà disponibile in inglese su Amazon alla fine del mese, ma i miei sostenitori lo otterranno gratis, con dieci pagine di extra.
Perché è bello essere miei sostenitori su Patreon.

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Hai detto crisi?

Alessandro Girola, che sta qui nella cella accanto nel Blocco C della blogsfera, ha fatto un post parlando della crisi del fantastico in Italia – e concentrandosi sostanzialmente sul mercato dei libri. Perché è quello che facciamo noi qui ai lavori forzati nel Blocco C: scriviamo libri.

La tesi di Alex si concentra sul fattore delle vendite e individua quattro cause principali

  • la contrazione della lettura come attività ingenerale – leggere non è (più?) un passatempo diffuso e popolare
  • il crescente disinteresse degli appassionati del fantastico per la narrativa scritta, preferendo altri media
  • la mancanza di una critica seria e accessibile che contribuisca a formare il gusto del pubblico
  • la povertà qualitativa dell’offerta

E io non posso che concordare punto su punto.
Non posso però evitare, anche, di segnalare un altro fattore che non so se sia causa o sintomo della situazione generale, ma è certamente un dato reale, e significativo – ed è la narrazione diffusa.
Ed è questo il tema di questo post o, come dicevano i Supertramp…

Crisi? Che Crisi?

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Fra le ombre con Patricia McKillip

È il compleanno di Patricia McKillip, nata il 29 Febbraio 1948, ed una delle autrici più premiate nel campo della narrativa fantasy. E neanche a farlo apposta, la notte passata, in preda a un brutto attacco di insonnia, ho messo mano a uno dei libri della McKillip che avevo qui come lettura d’emergenza. Ombria in Shadow, del 2002, che vinse il Word fantasy Award e venne persino pubblicato da noi, nel 2005, dalla Nord, per poi scomparire dai nostri scaffali. Io ce l’ho incartaceo, nella edizione della Fantasy Masterworks di Gollancz, acquistato con un buono un annetto fa.

Patricia McKillip è un’autrice che leggo sempre con piacere, per quanto mi aspetti di venire spiazzato dalla sua mano, dalle sue idee. Emersa in quel famigerato interregno prima dell’avvento del template fantasy, Patricia McKillip è l’antitesi assoluta a tutto ciò che sa di standardizzato e “solito”.

Uno degli aspetti più interessanti, per quel che mi riguarda, della narrativa della McKillip, è come l’autrice nel corso degli anni si sia progressivamente allontanata dai modelli tolkieniani – il suo ciclo del Riddlemaster venne dichiaratamente scritto per cercare di provare a fare, in modo diverso, ciò che Tolkien aveva fatto con la sua trilogia – per arrivare a sviluppare un fantastico che è suo, è personale, ed è inconfondibile.

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Gli idilli della regina

Phyllis Ann Karr è un’autrice di narrativa fantasy e poliziesca che da qualche tempo era sui miei radar, soprattutto perché i suoi lavori considerati migliori sono comparsi in quell’interregno del quale abbiamo parlato in passato, quella manciata di anni fra l’uscita del primo romanzo del ciclo di Shannara e la chiusura della prima trilogia di Terry Brooks, gli anni in cui il template fantasy si stava affermando ma non era ancora l’unica opzione sul tavolo.

E in effetti i romanzi della Karr deviano dal template fantasy e battono strade diverse. Grande esperta di leggende arturiane, la Karr ha spesso utilizzato la Tavola Rotonda ed i suoi cavalieri come base per i propri lavori. I giocatori di ruolo potrebbero ricordarla (o forse no, son passati 22 anni) come autrice dell’enciclopedico Arthurian Companion per Pendragon della Chaosium.
Un libro estremamente interessante legato a Camelot e ad Artù è The Idylls of the Queen, pubblicato originariamente nel 1982 da Ace Books, e ristampato da Wildside Press nel 2012.

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