strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Strategie per il futuro

Mi dicono che in fondo la faccenda delle “troppe qualifiche” è sacrosanta.
Mettiamoci nei panni del povero responsabile del personale, che si ritrova davanti il curriculum di un quasi cinquantenne con una qualifica elevata.
Come può questo serio professionista non domandarsi come mai una persona tanto qualificata si stia proponendo per un lavoro così al di sotto delle sue qualifiche.
C’è, è ovvio, qualcosa di sospetto1.
O, al limite, esiste il rischio che quello, trovando poi un posto migliore, se ne vada2.
Perciò, no, mi spiace, ma davvero lei ha troppe qualifiche.

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(non trovate inquietante anche voi – inquietante ma significativo – che i due che si strinono la man indossino la stessa giacca e la stessa camicia?)

Quindi, vedete, è come imparare un’altra lingua.
Lei ha troppe qualifiche si traduce in non mi fido/sei un rischio.
OK, perché no.
Ci sta.
Allora cambiamo gioco – mi presento ad una amministrazione pubblica (target principale) o a una realtà aziendale3, con tanto di giacca, cravatta, curriculum e un bel progetto di strategic foresight che vorrei proporre come consulenza. Continua a leggere

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l Tao e la Top100 di Amazon

Accadde parecchi anni fa.
Per festeggiare la mia laurea, mio padre mi iscrisse a tradimento al corso per agenti e rappresentanti della Camera di Commercio di Torino.
Ora che mi ero “tolto la soddisfazione” di laurearmi, potevo prendermi una licenza da agente e rappresentante e andare a fare “un lavoro vero” – vendere auto usate, ad esempio1.

Questo fa di me, credo, l’unico geologo in Italia con alle spalle – fra le altre cose – un corso di marketing.
Che divenne utile in seguito, quando mi ritrovai proporre i miei corsi di aggiornamento post-laurea, e ancora dopo, quando ebbi occasione di partecipare alle discussioni del gruppo Marketing for Scientists.

E poi ho letto un sacco di altre cose – un po’ perché sono una persona curiosa, un po’ perché, nel momento in cui si entra nel meraviglioso mondo del self-publishing, un sacco di cose cascano sul tavolo dell’autore/editore.
Tutte quelle cose di cui normalmente si dovrebbe occupare un editore – copertina, editing… e sì, anche marketing.
E quindi ho dovuto imparare.
Soprattutto dai miei errori.

E a questo punto, perché non farci un ebook? Continua a leggere


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Qualche nota sui launch parties virtuali

Le feste per il lancio dei libri si sono sempre fatte – in piccolo, organizzate a casa dell’autore per bersi un bicchiere con gli amici e fare festa perché sì, alla fine il libro è uscito, o in grande, a Cannes, a spese dell’editore, che ha anche ingaggiato una band emergente e un po’ di glitterati, e preparato un press-kit di lusso.

Da questi due estremi – la festa casereccia e l’evento sociale ultra-strutturato – emergono i due obiettivi principali di un launch party.
E che sia un launch party virtuale cambia poco le cose.

A&A collection banner text

Ora, quando io ero un ragazzino e andavo alle elementari, c’erano questi tizi, fuori dalle scuole, che distribuivano biglietti gratis per il cinema.
Ricordo una volta – la possibilità di andare in due a vedere gratis L’Isola Misteriosa e il Capitano Nemo, il film del ’73.
Ci andai, e vidi metà del film.
Perché nell’intervallo fra il primo e il secondo tempo un tizio salì sul palco antistante lo schermo, e per due ore – non dico unnumero a caso, due ore d’orologio – cercò di convincere i genitori che avevano accompagnato noi ragazzi ad acquistare una enciclopedia.
Finito il malaugurato e sfortunatissimo tentativo di vendita, ci venne detto che il cinema doveva chiudere – niente secondo tempo.
Racconto questo aneddoto perché capisco la diffidenza del pubblico nazionale davanti a una iniziativa come un launch party virtuale – che non è che si faccia tutto i giorni.
Eccolo qui, questo vuole venderci i suoi libri!

Ma l’idea non è questa.

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… e se invece pagassero i lettori?

… e allora capovolgiamo il discorso.

prostitute-on-the-streetDalla discussione scaturita stamani riguardo al servizio a pagamento che recensisce e pubblicizza il mio ebook per sette dollari al mese è emersa quella che potremmo definire Prima Legge del Mercimonio

In qualunque lavoro che comporti il prendere delle decisioni o esprimere dei giudizi, la persona che viene pagata prenderà delle decisioni o esprimerà giudizi favorevoli a chi la paga.

Potremmo anche definirla Prima Legge della Malafede, ma non è di questo, che voglio parlare.

Posto che il recensore è una disonesta puttana che farà sempre delle recensioni per accontentare chi paga – allora perché non farsi pagare dai lettori? Continua a leggere


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Sette dollari per trenta giorni

swamp god cover final smallHo scovato un servizio – limitato agli ebook in inglese – che, a patto che il mio ebook costi meno di 6 dollari ed abbia almeno dieci recensioni e una media di 4/5 su Amazon, mi permette di inserire il mio ebook nel loro database per una piccola cifra.

Io non posso usarlo – Bride of the Swamp God, il mio ebook in inglese che ha il maggior numero di recensioni, arriva a 8 recensioni su Amazon.it e, cosa più importante, 7 recensioni su Amazon.com.
Ma la media è buona – 4.5, così ad occhio – ed il prezzo è giusto.

Supponiamo allora che prossimamente tre volenterosi recensiscano Bride su a.com e non abbassino esageratamente la media. Continua a leggere


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Pro Bono

artist_work_for_free_closeupQuesto è un post difficile.
L’ho cominciato e cestinato una dozzina di volte.
Proviamo così:

Con maggio, finiti gli ultimi due lavori che avevo promesso a due amici e che ho consegnato a inizio settimana, non sarò più disponibile a scrivere pro bono.
Non ho più intenzione, in altre parole, di regalare i miei racconti, i miei articoli o le mie traduzioni a progetti editoriali altrui.

I motivi sono sostanzialmente due, e si riducono a due concetti piuttosto semplici, il tempo ed il rispetto.

Vediamo di ragionarci un po’ su. Continua a leggere


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SLIDE, guida per sopravvivere a Power Point

interesting-man-powerpointNel 2010, dopo anni di lezioni soporifere subite da studente universitario (non tutte, badate, ma una buona parte) e di conferenze e seminari soporiferi se non imbarazzanti, ed anni passati a cercare di tenere dei corsi che non uccidesero i miei studenti (che dopotutto erano quelli che mi pagavano la biada) mi decisi a mettere insieme un rapido corso su come si fa una presentazione in Power Point.
Considerando la quantità di conferenze, lezioni e tesi discusse ogni giorno in università, mi dissi, i clienti non sarebbero mancati.
Invece zero.
Così come chiunque abbia fatto un tema in terza media è fermamente convinto di saper scrivere, chiunque abbia una copia di Power Point sul proprio hard disk è convinto di saper fare delle presentazioni eccelenti.
Quindi, il mio corso non andò da nessuna parte.
Ed io continuai a sciropparmi conferenze nelle quali il relatore legge le slide dando le spalle al pubblico, si scusa per il fatto di avere degli appunti, e ha uno schiavo che fa scorrere le immagini a comando… Continua a leggere