strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una storia di scrivere

Riprendiamo i lavori dopo il Pinerole.
It’s a new dawn, come disse a suo tempo Grace Slick.
E potrei dilungarmi su quanto sia stato divertente incontrare i Selvaggi aPinerolo, e la partita a Hope & Glory, e lo yeti, e la minaccia dei misteriosi Unkara, e quanto è spettacolare la versione cartacea del mio gioco.
Ma ci sono cose che, se non più urgenti, sono per me più immediatamente interessanti.
Immagino abbiate sentito tutti di Catriona Lally.

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Se non avete saputo, facciamo un breve riassunto e ci ragioniamo su. Continua a leggere


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Santi & Fattucchiere di carta, e un po’ di zombie

santi e fattucchiere coverPost disgustosamente commerciale, per segnalare che BUSCAFUSCO: Santi & Fattucchiere è formalmente disponibile in cartaceo – formalmente nel senso che come sempre tra la disponibilità ufficiale e quella reale passeranno un paio di giorni. Per motivi misteriosi, infatti, i cartacei per Amazon.it li stampano in Germania, oppure in Spagna.
Così come per motivi altrettanto misteriosi Amazon.it aggiunge 52 centesimi al prezzo stabilito in fase di produzione.
Sarà l’affrancatura per la spedizione dalla Spagna, o dalla Germania?

E tuttavia, BUSCAFUSCO: Santi & Fattucchiere c’è.
O ci sarà1.

51t6oxaeMTLCosì come c’è il primo numero di Lost Tales Horror, un volume monografico dedicato ai morti viventi, che mi pare assolutamente perfetto per il numero dell’Estate 2018.
Cosa meglio del morto vivente per rappresentare il clima intellettuale del paese nei recenti mesi estivi?
La rivista include una serie di dotti articoli, e una manciata di ottimi racconti.
Ci troverete dei nomi noti, e dei nomi meno noti.
Provate a dargli un’occhiata, potrebbe piacervi.
E nel caso fatemi sapere cosa ve ne pare.
Prometto che non dirò a nessuno che lo avete letto.

 


  1.  E presto (o magari tardi) ci sarà anche in inglese: quando c’è chi trova il tempo di smessaggiarti dalle giungle del Sud Est Asiatico per chiederti una versione tradotta, conviene accontentarlo. 


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Abbastanza strano

Prima.
Durante il regno di Enrico Ottavo vengono al mondo sette bambini dotati di una intelligenza straordinaria. Quattro maschi e tre femmine, tutti nati lo stesso giorno.
Maria Tudor vorrebbe farli eliminare, considerandoli progenie del demonio, ma quando Maria muore, Elisabetta sale sul trono. I sette bambini vengono spediti in un piccolo centro speduto nella campagna inglese, lungo il corso del fiume Rother.

Poi.
Jonah Oblong è un insegnante di storia disoccupato e senza referenze, che trova un lavoro in una scuola di un posto che si chiama Rotherweird – perché cercano proprio un insegnante senza referenze.
Una cittadina nella campagna inglese, Rotherweird, alla quale Elisabetta Prima concesse privilegi che la rendono quasi una entità sovranazionale. Una città che non accetta estranei, che scaccia al tramonto gli abitanti della campagna circostante. Una città nella quale il programma di storia non si spinge più indietro della metà dell’800, e nella quale è vietato indagare sul passato. Una città con una sua architettura, con le sue regole bizantine e palesemente assurde, con la sua popolazione di individui eccentrici.
Con la sua tecnologia.
Con i suoi misteri. Continua a leggere


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Blogathon Jack the Ripper: A Night in the Lonesome October

Questo post è il mio contributo alla blogathon su Jack lo Squartatore organizzata dal blog Redjack per il centotrentesimo anniversario degli omicidi di Whitechapel.

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Vi invito a seguire il link e a dare un’occhiata aglia ltri post della blogathon, e poi a tornare qui.
Parleremo di una notte nel solitario mese di Ottobre… Continua a leggere


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Due manuali per il podcasting

Mentre siamo ancora tutti nel caos per il lancio di Hope & Glory, e mentre le cose da scrivere si accumulano, sto cercando di trovare il tempo per completare il corso di podcasting della Knight Foundation, e così in queste serate, quando tutto è buio e silenzioso, alterno la lettura di due libri.

52835362 (1)Il primo è Podcasting For Dummies, la nuova edizione. Avevo parlato del libro di Tee Morris quando avevo fatto un post sul mio equipaggiamento per i podcast. Avevo detto che il libro di Morris, uscito oltre dieci anni or sono, sembrava a tratti un incunabulo medievale.
La nuova edizione sistema un sacco dei problemi che col tempo si riscontravano con il vecchio volume, e rimane un buon manuale che copre le basi, ed integra ed espande la tonnellata di articoli che sto salvando su hard disk dopo ogni nuova lezione del corso.

Nota volante: se andate a fare un giro su Amazon di manuali per il podcasting ce ne sono a migliaia. Hanno tutti un prezzo attorno ai dieci centesimi a pagina – nel senso che sono costosi e brevi.
Se è la brevità che cercate, conviene spazzolare la rete – date un’occhiata a Transom, ad esempio: una valanga di articoli specifici e approfonditi, e gratuiti.
Se invece siete come me e avete bisogno di un manuale per non soffrire di crisi di panico, allora meglio 20 euro per le 400 e rotte pagine del manuale di Morris & Tomasi di trenta pagine di uno sconosciuto a tre euro.

audacityIl secondo libro su cui passo le mie serate è The Book of Audacity, di Carla Schroder, pubblicato da No Starch Press, una casa editrice specializzata in manuali di informatica. Della No Starch avevo preso a suo tempo un bundle di ottimi manuali, a cominciare dal classico The Linux Command Line.
Audacity, per chi se lo fosse perso, è il più diffuso software open di registrazione ed editing di file audio. Con Audacity è possibile fare di tutto, dal riversare dischi in vinile su supporto digitale, incidere suoni dal vivo o remixare tracce registrate altrove e sì, anche incidere dei podcast – e questo libro dedica un capitolo ad ogni possibile impiego di Audacity, scendendo nel dettaglio e rivelando molte delle funzioni nascoste all’interno di questo software.
Non un manuale a buon mercato, neanche nella sua versione digitale, ma se si intende fare sul serio usando Audacity (e su una macchina Linux, quella è la scelta più immediata), il testo della Schroder diventa indispensabile.

Ora si tratta solo di trovare il tempo per registrare il primo episodio di Cartoline dalla Periferia.
Ci stiamo lavorando.


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L’evoluzione fra virgolette

Ci sono cose minuscole che però destano la mia infinita perplessità.
Dev’essere quella che Fritz Leiber chiamava la Maledizione delle Piccole Cose e delle Stelle – un inequivocabile segno della vecchiaia che avanza.

51tuolRbYcL._SX314_BO1,204,203,200_Mi hanno regalato una copia di La Sesta Estinzione, il bel saggio di Elizabeth Kolbert. Le estinzioni di massa sono state una parte consistente del mio percorso accademico, e mi piace leggere a riguardo.
Lo so, è macabro, ma preferisco una bella estinzione di massa a un brutto libro di narrativa.

Ma c’è una cosa…
La quarta di copertina recita…

La specie che, a un certo punto della sua storia, si è autonominata “specie dell’homo sapiens”, nel corso della sua “evoluzione” ha alterato profondamente la vita del pianeta.

… e io mi domando, perché le virgolette attorno a evoluzione?
Le virgolette per specie dell’homo sapiens (metterci la maiuscola al genus Homo sarebbe stato carino, ma OK) sono a sproposito, ma si tratta quasi di una citazione dal prologo del volume, quindi possiamo passargliela.
Ma evoluzione?
Perché virgolettato?

È interessante, se ci fate caso.
Metteteci le virgolette, e improvvisamente in quella frase si percepisce un senso diverso, come se l’evoluzione umana fosse un’evoluzione per modo di dire.
Non una vera evoluzione1.
Aggiungeteci che la specie “si è autonominata” ed aleggia su quella frase un vago senso di arroganza dei sapiens, che si sono dati un nome da soli e pretendono pure di essere evoluti.

Il volume – che è vivamente consigliato, tra l’altro – ha un utile indice analitico che permette in un paio di minuti di appurare che no, da nessuna parte nel testo la parola evoluzione appare virgolettata, e in effetti il saggio prende la teoria dell’evoluzione umana molto sul serio.

Quelle malaugurate virgolette sono quindi una scelta dell’editore.
Perché?

Lo so, sono minuzie, ma che ci volete fare, io sto diventando vecchio. E mi urta che un saggio scientifico venga presentato con quel virgolettato antiscientifico in quarta di copertina.
Me lo hanno regalato.
Se l’avessi visto in libreria, preso in mano, guardata la quarta, con quella semplice coppia di virgolette forse l’avrei lasciato dov’era, perché l’impressione che si ricava è che si tratti di un testo che porta avanti teorie antiscientifiche.


  1. e potrebbe anche trattarsi di evoluzione sociale, o culturale… ma sempre comunque senza virgolette. 


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Corsi e ricorsi

Mi capita spesso, su questo blog, di considerare come, avendo avuto la ventura di nascere nella seconda metà degli anni ‘60, io abbia avuto la fortuna di essere esposto a una quantità di stimoli che successivamente passarono di moda.
0000247221Io appartengo (certo non per merito, ma per mero accidente) alla generazione di quelli che volevano diventare astronauti, e gli astronauti li vedevano in televisione tutti i giorni e quindi sapevano che era possibile diventare astronauti, per l’orrore e la disperazione dei nostri genitori che sognavano per noi un lavoro vero.
Un posto in banca oppure alle poste. Magari in ferrovia.
Oppure il Sacro Graal della mia generazione: l’INPS!
Per i nostri genitori l’INPS era infinitamente più reale dello Skylab.

Io ritengo perciò di essere stato abbastanza fortunato.
Il segnale che la fortuna era finita arrivò con l’università, ma solo dopo. Continua a leggere


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La cuociriso elettrica

Si era detto di fare un post sulla cuociriso – un po’ perché lo sappiamo che non è sempre caviale (a volte è riso), un po’ perché a quanto pare questo si sta trasformando in un lifestyle blog, un po’ perché ancora una volta questo aggeggio non ha una sua pagina Wikipedia in italiano.
E chissà poi perché.

Traduciamo allora la Wikipedia degli inglesi, tanto per aver chiaro di cosa stiamo parlando…

Una cuociriso o cuociriso a vapore è un elettrodomestico da cucina progettato per bollire o cuocere a vapore il riso. Consiste di una fonte di calore, una ciotola di cottura e un termostato. Il termostato misura la temperatura della ciotola di cottura e controlla il calore. Le cuociriso più complesse possono avere molti più sensori e altri componenti e possono essere multiuso. […] Il termine cuociriso era precedentemente applicato a utensili per la cottura del riso dedicati non automatizzati, che hanno una storia antica (una cuociriso a vapore in ceramica risalente al 1250 aC è esposta nel British Museum). Ora il termine si applica principalmente ad elettrodomestici automatici. Le cuociriso elettriche sono state sviluppate in Giappone, dove sono conosciute come suihanki (炊 飯 器).

Bello liscio.

Ma ci mettiamo subito un avviso – esiste anche una cosa chiamata cuociriso per il microonde, di base un contenitore speciale in plastica per la cottura del riso in microonde. Non mi occuperò di quello, in questo post. Continua a leggere