strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Robert M. Pirsing, 1928-2017

pic0904-pirsig002E poi vieni a sapere che se ne è andato Robert M. Pirsing, autore de Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta, e tutto quello che hai scritto e che stai scrivendo ti pare davvero una poca cosa.
Pirsing aveva 88 anni.

Il suo libro, che ha per sottotitolo Un’inchiesta nel concetto di Valore e che non parla né di zen né di manutenzione di motociclette, è stato un libro al quale ho voluto molto bene – letto a metà anni ’80, mentre cominciavo ad accumulare sul mio scaffale libri sullo zen.
Mi piacque anche Lila, che lessi in inglese nel ’91, appena uscito, con la sua Metafisica della Qualità.

Uno studente brillante, veterano della guerra in Corea, nel 1962 Pirsing era stato diagnosticato come schizofrenico paranoide, e sottoposto a terapie che avevano incluso l’elettroshock.

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Scopro, cercando materiale per questo inadeguato post, che Zen è il bestseller più respinto della storia: 121 editori lo rifiutarono, prima che Morrow & Co si decidesse aprovarci.
Scopro anche che ha venduto cinque milioni di copie in tutto il mondo.

È uno di quei libri ai quali non penso mai, ma che hanno fatto di me ciò che sono.
Se non lo avete letto, dovreste provare a leggerlo.


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42.000 parole in sette giorni: la formula di Dean Wesley Smith

Allora, ne ho parlato di là su Karavansara, perché non parlarne anche qui?
Tutto comincia con un libro, un libricino di una settantina di pagine, scritto da Dean Wesley Smith, che si intitola Writing a novel in seven days – a hands-on example, e che fa esattamente ciò che dice: si tratta della radiocronaca di un esperimento fatto dallo scrittore americano, uno dei prolifici fautori della scrittura come duro lavoro, un paio di anni or sono.
Sette giorni, 42.000 parole, che sarebbe il numero minimo perché il manoscritto venga considerato nella categoria “romanzo”.

Writing_a_Novel_Cover_FinalLo schema è semplice:

giorno 1 – 3000 parole
giorno 2 – 4000 parole
giorno 3 – 5000 parole
giorno 4 – 6000 parole
giorno 5 – 7000 parole
giorno 6 – 8000 parole
giorno 7 – 9000 parole
= 42.000 parole

Bello liscio.
Il trucco è farlo, come nel caso di Smith, senza alterare significativamente la propria routine quotidiana.
E senza lascirci la pelle. Continua a leggere


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Il kit di Carl Sagan per rilevare le sciocchezze

Facciamo una specie di post di servizio.

Da anni continuo a dire che The Demon-Haunted World, il libro di Carl Sagan del 1997, andrebbe fatto leggere nelle scuole, come primo e indispensabile baluardo contro l’analfabetismo scientifico che sta trasformando la nostra civiltà in un ricettacolo di imbecilli orgogliosi di esserlo.

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Beh, un paio d’ore fa, leggendo un articolo su un blog in giro per la rete, ho scoperto1 che il volume, in inglese, è disponibile gratis e legalmente sull’Internet Archive – perché a quanto pare Sagan lo considerava abbastanza importante da darlo via gratis. Potete sfogliarlo online, o scaricarlo in una quantità di formati.

Ora, mi dicono che se lo volete leggere in italiano vi tocca battere le bancarelle o farvi un giro in biblioteca e sperare in bene. Ma qui oggi mi piacerebbe rifare ciò che ha fatto il blog che dicevo, e riportare un breve brano del testo di Sagan, a titolo di citazione. Traducendolo in italiano, in modo che non ci possano essere fraintendimenti.
Perché vedete, il volume contiene un comodo Kit anti-sciocchezze, che rappresenta la base della cultura scientifica, e serve ad evitare di finire a credere ai rettiliani, alle scie chimiche o alla teoria della terra piatta…

Questi sono tutti casi di provata o sospetta saciocchezza. Sorgono degli inganni, talvolta in maniera innocente ma collaborativa, talvolta con cinica premeditazione. Di solito la vittima è intrappolata da una potente emozione – meraviglia, paura, avidità, dolore. La credula accettazione delle sciocchezze vi costa dei soldi. È questo ciò a cui si riferiva PT Barnum quando disse “Ogni minuto nasce uno sciocco”. Ma può anche essere più pericoloso di così, e quando i governi e le società perdono la capacità dipensare criticamente, i risultati possono essere catastrofici, per quanta simpatia noi si possa provare per coloro che hanno creduto alle sciocchezze.

Il kit di Carl Sagan fa più o meno così Continua a leggere


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere


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Un’idea che non poteva fallire: Yellowthread Street (1990)

Era il 1990, e un produttore della britannica ITV ebbe un’idea folgorante, il pitch definitivo, la madre di tutti gli high concept:

Miami Vice a Hong Kong

Come dargli torto?
Con Miami Vice, Michael Mann aveva ridato vita al poliziesco televisivo, riuscendo a combinare forma e sostanza, MTV-generation e neo-noir – e nel 1990 andava in onda l’ultima stagione della serie, che quindi si apprestava a lasciare libera una succosa nicchia del palinsesto.
Al contempo, John Woo era uscito l’anno precedente con The Killer, segnalando un momento di rinascita e diinteresse per il cinema di Hong Kong. E si parlava molto, di Hong Kong, nel 1990, perché l’Handover, il passaggio della colonia britannica alla Cina, era sempre più prossimo, e veniva vissuto con crescente inquietudine dalla popolazione della città.
Come avrebbe potuto fallire un’idea tanto semplice?
Immagino quel produttore inglese che ripeteva quella sua idea, rigirandosela in bocca come una caramella

Miami Vice a Hong Kong

Ora toccava solo trovare delle storie. Continua a leggere


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Editori, adulteri, principi e palazzinari

WickedbibletitlepageL’anno è il 1631, e due gentiluomini londinesi, Robert Barker e Martin Lucas, hanno una fiorente attività come editori.
A differenza di ciò che accade oggidì, Barker e Lucas, essendo editori, sono considerati persone di classe e altolocate, degne di grande considerazione, per certi versi al di sopra della massa di straccioni che circola per le strade invase dal fango di Londra.
Tale è il prestigio di Barker e Lucas, che i due ricevono un incarico dalla corona, e Carlo I d’Inghilterra li incarica di curare la nuova edizione della Bibbia di Re Giacomo, l’edizione standard di lingua inglese del testo sacro. Il Libro per eccellenza. Migliaia di copie, una montagna di soldi. E non solo… Un lavoro che promette di proiettare Barker e Lucas nell’empireo dell’alta borghesia britannica. Potrebbe esserci a seguire un titolo, magari altri incarichi di lusso.

E i due arriveranno, in effetti, fra le stelle, ma non come credono o sperano.
Perché questa è la Storia fatta coi Cialtroni. Continua a leggere


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Per una buona causa: Favole Migranti

51xy6EGrBBLFacciamo un po’ di pubblicità progresso, perché è uscito un libro del quale non ho visto parlare granché, e che invece vale la pena di far circolare.

Si tratta della raccolta Favole Migranti, della quale faccio seguire la sinossi.

“Favole migranti” nasce da un progetto condiviso, sostenere le associazioni che tutelano e aiutano i piccoli migranti, bambini e ragazzi, spesso non accompagnati, che in questi anni stanno attraversando il Mediterraneo per venire in Europa, e più precisamente in Italia. Perché non scrivere un libro di favole dedicato ai bambini e ragazzi italiani, ma anche agli adulti che condividono il nostro progetto e devolverne l’intero ricavato a queste associazioni?

A questa richiesta numerose sono state le adesioni sia come semplici supporter, che come autori proprio mettendosi in gioco, scrivendo una favola. Continua a leggere