strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Fare cose (non potendo vedere gente)

L’estate è ufficialmente iniziata – e se è vero che sono sepolto sotto ad una valanga di lavori da fare, è anche vero che è assolutamente indispensabile spezzare il ritmo. Il rischio altrimenti è che tutti i giorni, sempre e comunque, diventino tutti uguali. Si finisce con l’entrare in un continuum dal quale non c’è via di uscita, e che porta, inevitabilmente, alla depressione ed all’infelicità.

Le restrizioni dovute alle precauzioni che sono ancora necessarie per contrastare il COVID-19 non aiutano.
Perciò, proprio per sopravvivere, ho cercato di preparare un piano per, come si diceva, spezzare il ritmo. E visto che non è possibile vedere gente, l’unica possibilità è fare cose.

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Nelle profondità dello spazio, in direzione del Cigno

Uno dei grandi piaceri della lettura è certamente quello di incontrare un nuovo autore, il cui lavoro riesce a sorprenderci e a catturarci. Viviamo in un periodo interessante, e nell’ambito del fantastico e della narrativa d’immaginazione c’è l’imbarazzo della scelta.
Una quantità di ciarpame puerile scritto da cani, mirato a un pubblico che non riesce ad andare oltre il puerile? Certo.
Ma anche cose davvero entusiasmanti. E non da ieri.

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La ricetta e l’ambiente

Un paio di sere or sono ho avuto il piacere di trascorrere una serata col mio vicino di cella Fabrizio Borgio. Abbiamo mangiato un’eccellente (e costosissima!) pizza, ed abbiamo chiacchierato di cose, film, libri, fumetti, progetti passati e futuri. Una di quelle cose che fanno bene al cuore.

Ora, io e Fabrizio non siamo solo conterranei e colleghi- siamo anche praticamente coetanei, ed abbiamo una lunga storia come lettori di fantascienza. Ed essendo stati lettori di fantascienza nello stesso periodo, condividiamo un sacco di letture, ed i nostri gusti si sovrappongono abbastanza bene.

L’altra sera, fra un boccone di pizza e un altro, ci siamo trovati a chiacchierare dei vecchi classiconi coi quali siamo cresciuti – Vance, per dire, o Poul Anderson, o John Brunner – e di come la fantascienza nazionale sembri essersi fermata da qualche parte negli anni ’80, fatta di cyberpunk e di una venerazione abbastanza acritica di Philip Dick, che spesso scivola in una emulazione fallimentare ed imbarazzante.

Fabrizio tra l’altro ha appena pubblicato un suo romanzo di fantascienza – No Gasole – che ha una qualità molto elevata, una bella storia e delle idee interessanti, ma è anche molto molto diverso da ciò che esce mediamente nel nostro paese.
Sarebbe il classico romanzo da presentare come

è fantascienza ma non solo…

… se certi atteggiamenti non ci puzzassero lontano un miglio come sospetti e in bancarotta intellettuale.

Ma com’è, ci siamo domandati, che all’estero – e non solo nei paesi di lingua inglese – la produzione è così vivace, e con punte di qualità tanto elevata, e con una tale varietà e diversità?

Abbiamo provato a darci delle risposte, e poi da lì la discussione ha preso altre pieghe…

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Ritorno ai fondamentali

Questo post è una specie di piano bar del fantastico, e nasce da una osservazione che mi è stata fatta durante il weekend, e che faceva più o meno

sì, OK, facile sfottere chi conosce solo Conan e il Signore degli Anelli, citando titoli in inglese – cosa dovrebbe leggere secondo te, in italiano, uno che non voglia sentirsi dare dell’ignorante quando parla a vanvera del fantastico?

E la prima risposta è naturalmente “il più possibile”, ma ammettiamolo, sarebbe barare.
Uno dei seri problemi, per un lettore che si avvicini in questo momento alla letteratura di genere è non la povertà degli scaffali, quanto l’assenza di una memoria storica. Io sono stato fortunato (e con me quelli della mia generazione): andando in libreria trovavamo una certa quantità di novità, è vero, ma anche i classici, il più recente Premio Hugo e una ristampa di storie apparse su Astounding o Weird Tales negli anni ’30. E avevamo delle ricche introduzioni, per cui si leggeva un romanzo e se ne scoprivano altri sette. Era un mondo perfetto? No – io cominciai a leggere in inglese per spendere di meno e per poter leggere cose che in italiano non si trovavano, ma c’era una grande varietà, ed era possibile vedere lo sviluppo del genere dalle sue origini al presente, lì, sullo scaffale.
Possiamo farlo ancora oggi?
Certo, possiamo battere le bancarelle per cercare quegli artefatti di un’epoca più civile, ma se volessimo qualcosa che non sia stampato su carta ingiallita e fragile? Magari delle traduzioni aggiornate? Magari un po’ di apparato critico moderno che ci faccia venire delle idee?

Una risposta me la suggerisce la seconda risposta che ho dato al mio interlocutore…

Beh, stanno per ristampare tutto Lankhmar, no?

Perché difficilmente qualcuno che abbia letto le storie di Fafhrd e del Gray Mouser se ne uscirà con la storia che la sword & sorcery è il genere letterario popolato di uomini muscolosi. E la nuova edizione Mondadori, da quello che ho visto nelle anteprime, è meravigliosa.
E tra parentesi è Fa’ferd, non Fatfard.
Ma torniamo al problema di partenza – cosa leggiamo?

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Una educazione in 5 volumi (più uno)

Questo è un po’ il post che faccio tutti gli anni, o quasi, più o meno in questo periodo – si avvicina l’estate (già inizia a fare caldo), presto le scuole chiuderanno ed ai ragazzi verrà raccomandato di leggere, magari con una bella lista di titoli consigliati dall’insegnante di italiano.

Io di solito provo a presentare la mia lista alternativa.
E questa volta faccio un giro un po’ lungo, un percorso un po’ tortuoso, per spiegare come io sia arrivato a questi titoli.

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(Non) Dieci Libri – sei anni prima

Questo è un post strano. Ho fatto quattro chiacchiere con un’amica, parlando di romanzi gotici. È tristemente noto che quando si parla di romanzo gotico, esistono tre schieramenti, tre squadre, tre tre scuole – come nie film di kung fu…

  • ci sono quelli che stanno con Horace “Otranto” Walpole
  • ci sono i fedelissimi di “Monk” Lewis
  • ci sono quelli che restano fedeli a William “Vathek” Beckford

Io sono notoriamente #TeamVathek, e mi era venuta a questo punto l’idea di fare un post, in questa serie, per parlare del romanzo di Beckford, che ci starebbe benissimo.

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Il principe del brivido

L’inverno passato mi sono imbattuto in un articolo entusiasta, pubblicato su Facebook da un grande appassionato e conoscitore – così mi dicono – della letteratura orrifica. Il giovanotto (hey, sto per compiere 53 anni, chiunque abbia anche solo sei mesi meno di me è automaticamente un giovanotto) aveva appena scoperto un poco noto ma estremamente valido autore di narrativa horror. Un certo Clive Barker.

Ora sarebbe facile fare dell’ironia su questa incresciosa ma ahimé non poi così insolita faccenda, ma è certamente vero che esistono autori che per alcuni di noi sono colossi, e per altri sono semi-sconosciuti scrittori “che da un po’ non vengono ristampati”.
Dovremmo essere felici per il fatto di poter riscoprire autori che le ferree regole dell’editoria, e la cronica memoria corta del fandom, tendono a spingere nelle ombre.

As esempio, l’uomo che in Inghilterra era noto come “the prince of chill” – e che molti, troppi non conoscono. O non sanno di conoscere, come vedremo.
E mentre la Festa delle Ombre Lunghe si avvicina, come vedremo il Principe del Brivido merita di essere citato a buon diritto.

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