strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Gene Wolfe, 1931-2019

Se ne è andato, all’età di 87 anni, Gene Wolfe, l’autore del Ciclo del Nuovo Sole e di decine di altri romanzi e racconti. In assoluto uno degli autori più importanti per me come lettore, e uno dei più grandi autori che abbiano dato lustro alla narrativa di genere.

Mi stavo preparando a cominciare a rileggere i romanzi del Nuovo Sole, da Maggio in avanti, come faccio ormai da tempo ad anni alterni. Ad ogni nuova lettura scopro qualcosa di nuovo.
Quest’anno la rilettura avrà un sapore diverso.

Mi riprometto anche di recuperare nei prossimi mesi, ad Amazon piacendo, i titoli che mi mancano dell’opera di Wolfe.
Lui non c’è più, ma la sua opera rimane.


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Visioni dell’Apocalisse

Sono estremamente orgoglioso di poter annunciare l’uscita di Visioni dell’Apocalisse: l’Immaginario Cinematografico della Fine del Mondo, curato dalla dottoressa Stella Marega dell’Università di Trieste, e pubblicato di fresco da Mimesis nella collana Il Caffé dei Filosofi.

Il volume raccoglie una serie di saggi accademici su – beh, come dice il sottotitolo, il cinema dell’apocalisse. I saggi spaziano dall’immaginario urbano della Los Angeles futura e futuribile alle serie televisive che hanno mostrato la fine del mondo come noi lo conosciamo. E ci sono gli zombie, naturalmente.

Fra i saggi contenuti nel volume c’è anche Niente Margherite nella Terra Promessa: Ecologia dell’Apocalisse. Un saggio che ripercorre la storia della catastrofe ambientale nella letteratura e – soprattutto – nel cinema, da Grant Allen e H.G. Wells fino a Mad Max: Fury Road, e che ha come titolo una citazione da King of the World, degli Steely Dan.
L’ho scritto io.

Lavorare a questo saggio e con la dottoressa Marega è stata un’esperienza estremamente piacevole, e mi ha dato l’opportunità di coniugare le mie due identità, quella del ricercatore in campo ambientale e quella dello scrittore di fantascienza.
Se voi dovesse capitare di leggerlo, fatemi sapere cosa ne pensate.


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Il culto dei morti

Fonda Lee è una brava scrittrice che ha in corso un a serie fantasy che va sotto al titolo collettivo di Green Bone Saga. Ho qui il primo volume, Jade City, ed è un ottimo romanzo, originale e intelligente, che ha vinto il World Fantasy Award. Mi è piaciuto il romanzo, mi piace ciò che la Lee sta facendo col fantasy, e credo sia un’autrice che vale la pena tenere d’occhio.

Ai primi del mese, la scrittrice ha pubblicato sul suo canale twitter un paio di fotografie di scaffali di una filiale di Barnes & Noble, la grande libreria di catena americana, scrivendo (traduco a braccio)

Questo è ciò che i moderni scrittori di fantasy devono affrontare. Nel B&N della mia zona, la maggior parte degli autori è fortunata se trova una copia del proprio libro, super fortunata se è esposta di faccia. Ci sono 3,5 scaffali per Tolkien. 1.5 per la Jordan. Ecco con chi competiamo per lo spazio sugli scaffali: non fra di noi, ma con la gente morta.

E i fanz sono esplosi perché “Fonda Lee odia Tolkien e Jordan.”

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Tre libri, forse quattro

Un paio di sere or sono mi hanno rivolto una di quelle domande ipotetiche e sostanzialmente inutili che servono a far partire delle discussioni che si protraggono a lungo nel cuore della notte. La domanda in questo caso specifico era

Supponiamo che tu debba andare a parlare a una terza superiore, a dei sedicenni, e che tu gli debba presentare un solo libro, un volume di narrativa che secondo te è fondamentale che leggano. Cosa gli consiglieresti?

Ed è venuto fuori naturalmente che io di libri gliene consiglierei tre, forse quattro, magari anche cinque. Ed è stato interessante sentire opinioni alternative e suggerimenti incrociati.
Non so se mai avrò l’occasione di fare una presentazione del genere – ne dubito profondamente, ma credo sarebbe divertente. Per intanto, infliggo le mie opinioni non richieste a voi.

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Aiutati che dio ti aiuta

Sto leggendo due libri, in questi giorni, uno durante la pausa del pranzo ed uno durante la cena. Mio fratello sta seguendo una studentessa cinese alla quale sta facendo tutoring per la programmazione in Android (meraviglie del telelavoro), e quindi viviamo con fusi orari diversi. Se devo mangiare da solo, posso per lo meno godere della compagnia di un buon libro.

A pranzo sto leggendo Monkeys with Typewriters, gli appunti del corso sul romanzo tenuto da Scarlett Thomas all’Università del Kent. Mi piacciono i libri della Thomas, ed il suo “manuale di scrittura” si sta rivelando estremamente interessante. Le radici universitarie si vedono, non è la solita zuppa a base di show don’t tell e POV – ci sono tutti gli argomenti fondamentali, ma trattati in maniera diversa dal solito.
Ottimo.

Curiosamente ho ripensato alla Thomas qualche giorno addietro (prima, in effetti, di acquistare con un buono il suo manuale), quando mi sono trovato a discutere con alcuni contatti oltremanica della recente reazione che si sta sviluppando contro i cosiddetti manuali di self-help. Quelle cose del tipo Come Farsi degli Amici e Influenzare la Gente, ma anche i corsi di lingue su CD, le diete e i manuali per riordinare la casa e la guida alla lettura dei tarocchi. Ricade tutto, merceologicamente parlando, nel calderone del self-help.

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Non si torna indietro

Oggi, mentre migliaia di giovani scendevano in piazza in giro per il mondo per segnalare la loro preoccupazione per le condizioni di salute del nostro pianeta, stimolati dall’esempio di una ragazzina che si chiama Greta, io ero seduto in una sala d’aspetto ad aspettare, solo per poi sentirmi dire che no, ci dispiace, ripassa.

Buona parte della giornata buttata, in altre parole, ma per solidarietà verso i ragazzi che manifestavano, mi sono messo in tasca un bel paperback spesso, da leggere nell’attesa: No Turning Back, di Richard Ellis, un volume del 2004 che un tempo si trovava a prezzi stracciati, ma ora costa caro anche in ebook.

Il libro di Ellis parla di una cosa che voi non capite.
Parla di estinzione.

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Prova a leggere altro

Una specie di incrocio fra il piano bar del fantastico e lo strategie evolutive bookclub – si era detto che si potrebbe fare una lista di libri non di genere che sarebbe bello leggere perché se leggiamo solo narrativa di genere poi finiamo col fossilizzarci. Ho imparato trent’anni fa, quando frequentavo la libreria di Riccardo Valla, che periodicamente serve una cura disintossicante. Si va in libreria (o in biblioteca o, nel ventunesimo secolo, su Amazon) e si cerca qualcosa di diverso.

Non dobbiamo mai trascurare i classici – sono tanti, sono diversi e facilmente reperibili, costano poco a comprarli, potete spacciarvela alla grande se avete qualche buon titolo sullo scaffale.
Io di solito consiglio Dickens (Il Circolo Pickwick, o sul versante opposto Casa desolata) e Dumas (Il Conte di Montecristo). Il mio consiglio è saltare le introduzioni, e buttarsi direttamente nel romanzo, lasciando il metatesto per dopo. Legerlo come lo lessero i primi lettori.
Ma questi, i classici, sono proprio le basi.
Vediamo un po’ di titoli diversi, e un po’ di cose recenti.

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