strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Le tette di vetro di Harlan Ellison

Nel 1968 lo scrittore americano Harlan Ellison venne ingaggiato dalla Los Angeles Free Press per scrivere una rubrica settimanale di critica televisiva.
Ellison aveva lavorato a lungo per la TV e aveva vinto due premi come sceneggiatore per episodi di popolari serie televisive – Demon with a Glass Hand per The Outer Limits e City on the Edge of Forever per Star Trek1.
Era quindi la persona giusta per il lavoro.

TheGlassTeatIl risultato fu un ciclo di 102 articoli su cose diverse quali spettacoli comici, talk show, pubblicità, serie televisive.
La prima annata di articoli venne raccolta in un volume della Ace Books intitolato The Glass Teat – Ellison sosteneva infatti che la TV, uno dei mezzi di comunicazione più potenti e rivoluzionari disponibili all’uomo, era stato trasformato in una “tetta di vetro”, alla quale il pubblico si aggrappa in maniera acritica, sciroppandosi tutto ciò che viene passato, senza provare alcuno stimolo a pensare, a riflettere.
Ad immaginare.
La TV come morte dell’immaginazione.
Brutale, ma corretto. Continua a leggere


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Quel che resta di un altare

Sono andato a scavare nelle scatole e ho tirato fuori i miei (pochi, ahimé) CD della Orpheus Chamber Orchestra, per rimpiazzare High Adventure di Kenny Loggins sul mio lettore.
51vf6rrPb-L._SX298_BO1,204,203,200_La colpa, credo, è di Phil Rickman, e di The Remains of an Altar, uno dei libri ricevuti in regalo per il mio compleanno – un romanzo interamente incentrato sulla figura di Edward Elgar.
Ma è meglio di così.

The Remains of an Altar appartiene alla serie di Merrily Watkins, ma per quanto la serie abbia una sua cronologia interna, lo si può leggere indipendentemente dagli altri.
Merrily Watkins è una sacerdote1 anglicana “Deliverance consultant”, che sarebbe poi più o meno un esorcista per la chiesa anglicana.
I romanzi sono uno strano connubio di sovrannaturale e poliziesco, con il poliziesco a dominare sulla trama. È come se Phil Rickman volesse dirci che il male compiuto dagli uomini è molto più immediato e tangibile di quello – presunto – che proviene dall’aldilà. Continua a leggere


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Un’avventura senza cattivi: Children of Time

Ho letto Children of Time di Adrian Tchaikovsky, romanzo vincitore del premio Arthur C. Clarke nel 2016, in due giorni, approfittando del ponte lungo.
Non è stato uno sforzo particolare – la storia è ottima, è scritta benissimo, e la quantità di idee e di suggestioni è tale che si viene trascinati avanti nella lettura.
Ancora dieci pagine, ancora un capitolo…

Di cosa stiamo parlando: l’espansione dell’umanità nello spazio è stata interrotta brutalmente da una contrapposizione ideologica, fra una maggioranza progressista e una minoranza armata di fanatici pseudo-religiosi. A innescare l’escalation è stato probabilmente proprio ciò che gli scienziati stavano tentando di fare su Kern – terraformare il pianeta e poi colonizzarlo con degli scimpanzé, aggiungendo al mix un nanovirus progettato per accelerarne l’evoluzione.
Ma non è andata così, e mentre le luci si spegnevano sull’umanità, il progetto di uplift1 è andato a gambe all’aria, gli scimpanzé sono morti precipitando nell’atmosfera del pianeta, e solo il virus è arrivato intero sulla superficie. E si è messo a lavorara su ciò che aveva a disposizione.

Questo, nel primo capitolo.
Il secondo capitolo comincia duemila anni dopo. Continua a leggere


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L’ascesa e la caduta di Lady Marian

In un futuro prossimo, il cambiamento climatico ha trasformato gli Stati Uniti occidentali in una distesa brulla e senz’acqua. Il flusso di profughi verso est ha obbligato Washington a schierare la Guardia Nazionale, di fattoo trasfromando le Montagne Rocciose in un confine invalicabile.
A Portland l’acqua viene razionata, non c’è lavoro, la polizia mantiene un controllo precario su parte della città, i sobborghi orientali sono sprofondati nell’anarchia.
E ci sono i ricchi, che l’acqua ce l’hanno in barba al razionamento, servita da furgoni anonimi, perché il denaro è potere.
Poi, un giorno, un gruppo abbastanza velleitario di antagonisti attacca un furgone anonimo.
Renee è una laureata in storia senza lavoro, la cui qualifica più apprezzata è il fatto di saper ricamare sulla schiuma dei cappuccini – ha lavorato come barista, ma poi il bar ha chiuso.
Durante l’attacco al furgone viene quasi messa sotto. E quando una folla si raccoglie lì attorno, e comincia a strapazare l’autista, lei si mette a distribuire le bottiglie d’acqua.
Ripresa dalle telecamere di sicurezza, Renee viene trasformata dai media in “Maid Marion” – eroe popolare, personaggio mediatico, ricercata dalla polizia.
Renee deve fuggire.
Ma forse ora ha un arma per cambiare le cose.
Forse ora È un’arma per cambiare le cose. Continua a leggere


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Radio Girls: la BBC, le donne e la Siemens

Ho parlato qualche tempo addietro di Hilda Matheson, la donna che sviluppò la sezione Talk della BBC, di fatto creando quella che si chiama talk radio, e contribuendo forse più di chiunque altro a fare della BBC ciò che è stata ed è tutt’ora.

Hilda Matheson compare come personaggio centrale in un interessante romanzo intitolato Radio Girls, pubblicato nel 2016 da Sarah Jane Stratford. Si tratta di un buon romanzo storico, nel quale si intrecciano due o tre trame apparentemente inconciliabili ma di fatto inseparabili.
Da una parte, attraverso il personaggio di Maisie Musgrave, la Stratford ci racconta l’ambiente caotico ed eccentrico della BBC tra il 1926 ed il 1930 circa. Continua a leggere


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È uscito Explorer Pulp!

… e io sono estremamente felice e orgoglioso di essere in compagnia di tre eccellenti autori, e sotto ad una splendida copertina, nella nuova collezione di narativa new pulp1 pubblicata da Pro Se: EXPLORER PULP.

Giungle, caverne, deserti… nella tradizione di vecchie riviste come Adventure o Oriental Stories o Argosy, ma con un picolo twist – perché questo è il ventunesimo secolo.

Disponibile sia in formato digitale che in cartaceo attraverso Amazon o Smashwords.

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  1. quella vera 


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Sul ponte delle ombre

{39FBE9E3-26CD-4EAF-BC05-FC7D4F5A2A24}Img400Ci risiamo.
Ero assolutamente certo di aver recensito Lyrec di Gregory Frost, letto tanti anni fa, all’alba di questo blog.
E invece no.
Eppure io me lo ricordo quell’articolo.

OK, proviamo a fare un rapido riassunto: Lyrec e Borregad sono viaggiatori che si spostano da un universo all’altro, adattandosi di volta in volta alla nuova realtà. I due sono sulle tracce di Miradomon, che ha distrutto il loro mondo e ora sta bruciando una pista di realtà traumatizzate, correndo attraverso il multiverso.
Lyrec e Borregad cercano giustizia, forse vendetta. Lyrec cerca anche la sua amata, che Miradomon ha rapito, forse consumato.
E ora eccoli qui, alla fine della corsa – in un universo in cui Lyrec è un giovane aitante, in cui Borregad è un infastidito gatto che parla, e Miradomon è … dio.

Narrazione ingannevolmente semplice di una storia terribilmente complicata, Lyrec, romanzo del 19841, è la storia di un uomo che vuole vendicarsi di dio perché gli ha rapito la fidanzata.51ji172kNvL
Ma è molto meglio di così.
È anche il primo romanzo di Gregory Frost, un autore che ho riscoperto di recente leggendo Shadowbridge, romanzo del 2008. Che sarebbe poi il libro di cui volevo parlare.
E dico riscoperto perché è stata una cosa a tre stadi, del tipo
… ah, ma che bravo questo autore, ma che ha scritto d’altro …?
… ah, ma aspetta, è uno di quelli del collettivo di Liavek …!
… ah, ma è quello di Lyrec! Continua a leggere