strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La paura dell’ignoto

Una premessa: questo post qui sotto l’avrei voluto scrivere in italiano, stamani, dopo una chiacchierata online con persone che voi non conoscete, ma poi mi sono detto no, lascia perdere, che poi vengon fuori solo delle polemiche.
Già ti dicono che sei un insopportabile radicale ed un estremista…

A nessuno piace perdere degli amici e venire additato come quello che, sai, non è cattivo ma…

E così l’ho scritto in inglese, e l’ho postato su Karavansara.
Ma poi l’ho riletto, ci ho riflettuto un attimo e mi sono detto… ha senso permettere alla paura di zittirci?
Paura di cosa? Di chi non ha voglia di sentire delle opinioni che non gli piacciono?
E così…

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Fra quattro pareti

Gli effetti di questo lungo periodo di reclusione si stanno facendo sentire – non sono mai stato una persona particolarmente attiva; più che altro mi è sempre piaciuto camminare. Non correre, ma semplicemente macinare chilometri a piedi. Un buon modo, il più semplice ed il più economico, per cercare di rallentare il lento ma inesorabile decadimento fisico.
Nei mesi passati non è stato facile.
Maltempo, problemi alle gambe dovuti alla circolazione, cattiva salute, troppe cose da fare…
Ecco, quella delle troppe cose da fare è una scusa – come il maltempo, o il fatto di vivere in un posto in cui non c’è nulla. Il trucco è trovare mezz’ora, coprirsi bene, e uscire.

Ora uscire non è più un’opzione – posso camminare in circolo nel cortile, il che è molto zen, ma fare kinhin, la meditazione zen che si fa camminando, non è lo stesso di andarsi a fare una bella passeggiata sull’argine del Belbo.

E così, dopo che un mese di inattività forzata mi ha ridotto a uno straccio, col fiato corto e gli attacchi di panico, ho deciso di fare qualcosa a riguardo.

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Alla (micro)ventura

Ho sempre invidiato molto Peter Fleming, non solo perché era uno scrittore decisamente migliore di suo fratello Ian, con uno straordinario controllo della propria prosa, capace di coniugare classe, ironia e una chiarezza esemplare, non solo perché attraversò tre quarti dell’Asia in maniera avventurosissima, spesso in compagnia di Ella Maillart, ma perché aveva sui documenti, alla voce Professione, la dicitura Avventuriero.

Ho qui di fianco al mouse il minuscolo ma indispensabile Piccolo Manuale del Perfetto Avventuriero, di Pier Mac Orlan, che qui da noi viene pubblicato da Adelphi – ma credo che neanche un volume Adelphi riesca a sdoganare sui nostri lidi la dignità dell’avventuriero.
Nazione di cialtroni, l’Italia resta un paese perbenista, nel quale gli avventurieri – e dio ci scampi, le avventuriere – vengono visti come qualcosa di aberrante, di impresentabile, con una ben definita aura di malaffare.

I genitori di un giovane futuro avventuriero rinuncerebbero volentieri a un po’ della loro parte di Paradiso pur di vederlo sparire senza esserne ritenuti responsabili.

Pierre Mac Orlan, Piccolo Manuale (ecc..), 1920

Diversa cosa sono le avventure, naturalmente – quelle ce le offrono regolarmente agenzie turistiche e travel & lifestyle blog.
Basta potersele permettere.

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L’altra faccia del lifestyle

C’è molta gente, lo ripetiamo spesso, che vuole lo stile di vita e non il lavoro di scrittura. Non le lunghe ore alla tastiera, le mail di rifiuto e le trame che divagano e non arrivano da nessuna parte, ma piuttosto le interviste, le presentazioni e le sessioni autografi, il mescolarsi con la bella gente in luoghi esotici, le macchine veloci e il cibo da gourmet.

Alcuni di costoro probabilmente avrebbero invidiato il modo in cui ho passato la notte dello scorso sabato, seduto attorno a un tavolo in una pizzeria con un gruppo di scrittori, parlando (tra le altre cose) di aristocratici russi squilibrati, strani studenti portoghesi e delle copertine dei romanzi rosa.

Queste sono grandi opportunità, per trovare divertimento e istruzione, e buon cibo.
Quindi, sì, mi possono invidiare.
Ma c’è un rovescio della medaglia.

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C’era una cava in Cornovaglia

L’idea di fare questo post mi è venuta la notte scorsa mentre chiacchieravo con la mia amica Silvia. Si parlava dell’impressione che le cose andranno sempre peggio, e si cercava un modo per tenersi su, e a me è venuto in mente che c’era un posto, in Cornovaglia, vicino a una cittadina chiamata St Blazey, dove per 160 anni avevano estratto argilla per ceramiche. Una cava.

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Un grosso buco nel terreno, una quindicina di metri al di sotto della falda freatica.
Nel 1981 lo usarono come set per girarci le scene della serie Guida Galattica per gli Autostoppisti ambientate sul pianeta Magrathea – che come forse ricorderete Douglas Adams descrive come un posto decisamente squallido… ”Mi divertirei di più in un cacatoio per gatti” dice Ford Prefect.
Nel 1990, la cava era esaurita, la Guida Galattica era finita, e nessuno sapeva cosa farsene, di quel buco nel terreno.
E così ci misero una foresta tropicale. Continua a leggere


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La cuociriso elettrica

Si era detto di fare un post sulla cuociriso – un po’ perché lo sappiamo che non è sempre caviale (a volte è riso), un po’ perché a quanto pare questo si sta trasformando in un lifestyle blog, un po’ perché ancora una volta questo aggeggio non ha una sua pagina Wikipedia in italiano.
E chissà poi perché.

Traduciamo allora la Wikipedia degli inglesi, tanto per aver chiaro di cosa stiamo parlando…

Una cuociriso o cuociriso a vapore è un elettrodomestico da cucina progettato per bollire o cuocere a vapore il riso. Consiste di una fonte di calore, una ciotola di cottura e un termostato. Il termostato misura la temperatura della ciotola di cottura e controlla il calore. Le cuociriso più complesse possono avere molti più sensori e altri componenti e possono essere multiuso. […] Il termine cuociriso era precedentemente applicato a utensili per la cottura del riso dedicati non automatizzati, che hanno una storia antica (una cuociriso a vapore in ceramica risalente al 1250 aC è esposta nel British Museum). Ora il termine si applica principalmente ad elettrodomestici automatici. Le cuociriso elettriche sono state sviluppate in Giappone, dove sono conosciute come suihanki (炊 飯 器).

Bello liscio.

Ma ci mettiamo subito un avviso – esiste anche una cosa chiamata cuociriso per il microonde, di base un contenitore speciale in plastica per la cottura del riso in microonde. Non mi occuperò di quello, in questo post. Continua a leggere


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Lo slow cooker

Sappiamo bene, e lo abbiamo ribadito più volte, che non è sempre caviale. Nel caso in esame, per la precisione, si trattava di un pollo – un bel pollo intero, da un chilo e mezzo pulito, soggetto di un ardito esperimento.
La domanda: è possibile fare il pollo arrosto nello slow cooker?
Ed essendo noi degli empiristi, il metodo migliore è stato provare.

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E la cosa ha causato una tale curiosità fra alcuni contatti su facebook che mi sono detto, beh, facciamoci un post. Questo è, dopotutto, un blog di servizio.

Cominciamo con quattro parole sullo slow cooker, anche noto come crock pot.
Avrei voluto mettervi qui la definizione presa da wikipedia, ma scopro con non poca sorpresa che non c’è una voce relativa sulla wikipedia italiana.
Vediamo allora quella anglosassone… Continua a leggere


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Hobby: perché bisogna pure mangiare…

Si era parlato di parlare di hobby, ma si è finiti a parlare (o a cominciare a parlare) di tempo e di denaro. Perché in fondo è quello che ci dicono dei nostri hobby, no?
Che sono uno spreco di tempo e di denaro.
Se lo fate per lavoro vi pagano, se lo fate per hobby siete voi a pagare.
Me è molto più complicato di così, e anche queste regole possono essere piegate e adattate. Perciò, cominciamo con un post su un hobby.

La premessa: l’idea, come ho spiegato in un post precedente, l’ho rubata (adattandola entro i limiti del possibile) a Scarlett Thomas, che ha scritto un libro in cui la protagonista decide di scrivere una serie di articoli dopo aver provato dipersona una serie di hobby. Ma poi forse non lo fa.
L’idea mi pareva ottima, ma giocando sul fatto che

Il ragazzo ha troppi interessi

Come dicevano i miei insegnanti, io di hobby in curriculum ne ho parecchi, alcuni che ho abbandonato, altri che pratico ancora. Per cui comincerò a scrivere di quelli.
Così, tanto per evitare il solito

Ecco, parla sempre solo di se stesso

Per cui si diceva, parliamo di un hobby. Continua a leggere