strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


20 commenti

La vendetta del Leprotto Prussiano

Quando, mi pare al secondo anno di università, feci notare che molti corsi erano clamorosamente carenti dal punto di vista didattico… che certi docenti insomma, pur essendo certamente professionisti eccelsi e molto preparati, non erano capaci ad insegnare, un compagno di corso sussiegoso mi spiegò che il docente universitario non deve insegnare.
Se tu sei iscritto a quel corso, la materia ti interessa e quindi dovresti essertela già studiata da solo – il docente deve solo darti delle linee guida e verificare il tuo percorso e alla fine, con un esame che dovrebbe essere una formalità, accertare la tua conformità al  programma.

Idiozie, naturalmente*.

Però mi son tornate in mente con il discorso sulla scuola e l’immaginazione.
La “troppa immaginazione”.
Seconda portata del pork chop express – perché noi valiamo. Continua a leggere


14 commenti

Un Caffé del Mondo a Vaglio Serra

Nessuno l’ha mai fatto prima.
Con alcuni complici, in questi giorni, stiamo cercando di costruire un evento, utilizzando un modello di comunicazione conosciuto come World Café.
Vogliamo farlo a Vaglio Serra, fra le colline del Monferrato, il mese prossimo.

Poiché non è mai stato fatto prima, nel nostro paese*, e poiché parlandone si è generata una certa curiosità, proverò a mettere giù qui di seguito una piccola introduzione, qualche considerazione e un paio di idee sfuse.

L’idea è semplice – una conferenza tradizionale, per quanto brillanti possano essere i relatori, comporta sempre il rischio di perdersi per strada una fetta del pubblico.
E non dico che debbano necessariamente addormentarsi, ma abbiamo sperimentato tutti – come relatori o come membri del pubblico – il lungo silenzio imbarazzato quando si arriva al fatidico “ci sono domande?”
E poi tutti abbiamo attraversato con il cervello in progressivo spegnimento lunghi sproloqui di relatori certo preparatissimi, ma meno che comunicativi.
E rimane sempre quell’impressione, quella vaga sensazione di insoddisfazione… “avrei dovuto chiedere…”/”chissà perché nessuno mi ha chiesto…?”

Perciò, proviamo a definire un nuovo modo di comunicare col pubblico, un modo che lo coinvolga, che lo invogli a partecipare, a dire la sua.
E che permetta ai relatori di sentire, chiaramente e con precisione, il polso dell’auditorium.
Il tutto, possibilmente, garantendo il divertimento di tutte le persone coinvolte. Continua a leggere


11 commenti

Due escursioni nella mente

Fra i (parecchi) saggi letti nel periodo estivo, due avevano la parola “mente” nel titolo.
E pur con taglio, tono e scopo diverso, non solo si sono rivelati letture estremamente interessanti, ma anche curiosamente in sintonia.

Ma forse, considerando gli autori…
Entrambi sono esperti di educazione, con una lunga esperienza come consulenti di aziende e governi.
Uno è nato nel 1942 e l’altro nel 1950.
Entrambi sono self-made-men.
Entrambi sono inglesi.
Entrambi hanno rivoluzionato il proprio ambito di laoro e venduto milioni di copie dei propri libri.
Uno è diventato ricchissimo.
L’altro si è beccato un cavalierato dalla regina d’Inghilterra.
Uno ha il taglio un po’ cialtronesco del venditore assoluto, l’altro il piglio un po’ cialtronesco della persona che non ce la fa a prendersi sul serio.

Veniamo ai libri.

Continua a leggere


19 commenti

Nuova pubblicazione

Segnalo con estremo piacere che il primo aprile, come una sorta di colossale pesce d’aprile ai danni di tutto ciò che è ragionevole e decoroso nel mondo accademico, è stato pubblicato un mio ebook.

Intitolato Mappe Mentali – Una Introduzione, è esatatmente ciò che dice sull’etichetta: una breve e disordinata introduzione alle tecniche di mappatura mentale, esposte da me medesimo.

Il volumino – che spero prossimamente di poter espandere, qualora ce ne fosse la richiesta – è parte della collana edita da BBN, Visioni Condivise.

Cito senza alcuna vergogna la lusinghiera introduzione di Maria Grazia Fiore

Questo blog conserva traccia del contributo di Davide Mana all’esperienza di formazione tra pari, nata e sviluppatasi nell’ambito della sperimentazione Lab: una mappa, tanti itinerari.

In quella che ho definito una blogo-redazione avevo chiesto agli abitanti della Rete che hanno dato vita e sostanza alla sperimentazione (docenti e non), di realizzare un testo articolato in una serie di post – indipendenti e complementari al tempo stesso – tramite cui ampliare il materiale condiviso con gli altri membri della community. Davide Mana ci ha così introdotto in maniera semplice e spiritosa all’uso delle mappe mentali, segnalandoci strumenti ma anche criticità del loro utilizzo in un mondo che parla e insegna in maniera “lineare”. Una introduzione – ribadiamo – ma che fa venire voglia di approfondire l’argomento.

Accanto al testo di Anna Rita Vizzari, riponiamo dunque anche quello di Davide Mana, aggiungendo un’altra perla alla nostra collana.


5 commenti

Vedere la luna

Cominciamo subito con un’affermazione categorica ma dovuta: le maestre di Venaria Reale sono fantastiche.
E non solo perché hanno fatto delle mappe mentali insieme con i loro alunni usando (anche) i miei appunti (ci vuole coraggio!), ma proprio perché sono la dimostrazione vivente del fatto che – al di fuori e al di là delle imposizioni ministeriali – la scuola sta cambiando, sta cambiando in meglio e sta cambiando per merito di chi è in prima linea.
Che di solito si becca un sacco di stampa negativa.

Il lavoro dei ragazzi di Venaria presentato all’ebookfest costituisce uno dei momenti entusiasmanti dell’evento perchè vediamo cosa sta succedendo invece di stare a discutere di cosa dovrebbe succedere.

Il progresso ha questo strano vezzo – tu stai seduto a parlarne, e lui capita.
Tu stai guardando il dito, e ti sei perso la luna.

L’ebookfest di Fosdinovo è un buon posto in cui scoprire cosa sta succedendo – e scoprire così che molte di quelle che ci sembravano buone idee lo sono davvero, tant’è che le hanno già avute anche altri.

O per testare le proprie idee su cavie vive.

Il primo giorno, mentre aspetto di entrare a sentire l’intervento di Andreas Formiconi, tre ragazzi mi bloccano per una intervista.
Due o tre domande classiche – chi sono, da dove vengo, cosa faccio.
Spiego di cosa parlerò domani.
Vado troppo in fretta.
Loro prendono appunti a matita… no, non è èsatto, loro scrivono parola per parola ciò che sto dicendo.
E quando viene fuori il discorso del lasciare che siano gli studenti a decidere come studiare, in quale ordine disporre gli argomenti, diavolo, sono interessati!
Una ragazzina bionda mi dice addirittura che di sicuro i partecipanti saranno interessati
E perciò o si tratta di tre eccellenti e consumati attori, oppure…

Oppure ci è mai venuta l’idea di chiedere ai ragazzi cosa gliene pare del programma del corso?
Del libro di testo?
Del fatto che matematica, fisica e musica siano tre materie separate, per dire?

Non sarà – facciamo un po’ di fantascienza – che i giovani sono disinteressati allo studio, ostili verso gli insegnanti e in generale vuoti e demotivati e stupidi perché non sono coinvolti nel processo di apprendimento se non come utenti passivi?
O per brevità – non sarà che si comportano come bestiame perché sono trattati come bestiame?
Qualcuno avrà pensato a chiedergli Vi piace, ciò che stiamo facendo?
Voi lo fareste diversamente?
O semplicemente dirgli a cosa serve studiare la storia, o la fisica, o il disegno…

O ci limitiamo a segarli se fanno cinquanta giorni d’assenza?
(perché? Sono malati, moribondi, li han rapiti gli alieni, hanno tagliato per andare al museo, o magari in biblioteca…?)

E c’è di peggio – perché le maestre di Venaria sono fantastiche, ok, è un dato di fatto…
Ma poi alle medie?
Alle superiori?

Non parliamo dell’università – sono stato segato a più di un esame solo per non aver preparato la materia sul testo consigliato.

Mi spieghi la figura a pagina 35 del testo del Rigault

è stata una vera domanda che mi è stata davvero rivolta ad un esame.
Io il testo del professor Rigault, su suggerimento del profesor Rigault, non l’avevo neanche aperto.
(per gli amanti del dato tecnico avevo studiato l’argomento sul Cornelis-Klein, che aveva seicento pagine e duecento anni in più rispetto al testo consigliato)

E perciò, per quel che mi riguarda, il primo effetto benefico dell’ebookfest – al di là delle idee e delle suggestioni – è che mi riconcilia con le giovani generazioni, mi aiuta ad avvicinarmi un poco alla fiducia in questi piccoli mostri che ripone il mio amico Iguana…

E mi porta a pensare – ecco, si diceva, le idee – che forse scuole elementari e medie (io le chiamo ancora così, fatemi causa) dovrebbero preparare agli studi successivi, sì, certo, ma soprattutto nel senso di dare ai ragazzi una corazza, una difesa, una via d’uscita personale, contro quella cappa di plumbea indifferenza che se non viene abbracciata con entusiasmo da molti docenti, certo è imposta e agevolata.

Lavorare all’insegnamento per dare agli studenti glistrumenti per sopravvivere alle brutture del sistema.
Per aiutarli ad aiutare i propri insegnanti nelle classi che verranno.

Mica roba da poco.

Poi c’è l’intervento di Andreas Formiconi.
Ma quello richiede un post a parte.

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo


27 commenti

Slide dell’ebookfest – director’s cut

Come promesso, le slide dell’ebookfest… beh, ok, del mio lavoro all’ebookfest, sono online su SlideShare.

Con un piccolo extra.
Da qualche tempo cerco di ridurre al minimo il testo nelle mie slide – anche perché i tempi di presentazione sono stretti e comunque il pubblico non vuole leggere.
Quindi io proietto immagini e (poco) testo, e ci parlo sopra.
E, Dio, quanto ci parlo sopra.

Ora, su SlideShare non posso parlarci sopra.
Perciò ho modificato la presentazione aggiungendo

a . più testo, per renderla più comprensibile.

b nuove slide relative a punti toccati durante la presentazione che son venuti fuori a causa del contesto, e non avevano una diapositiva a rappresentarli.

c . una breve introduzione (con Charles Mingus) che riprende queste righe, perché non tutti leggeranno le slide passando da questo blog

Riconoscerete facilmente le slide extra – sono quelle zeppe di chiacchiere.
Per il resto, i contenuti son tutti lì.
Ci troverete un sacco dei miei classici – fatevene una ragione.

I commenti – su formae contenuto – sono graditi.


39 commenti

In che posizione rispetto alla filiera?

Primo di una serie di post ad argomento e-book, e-learning, e-publishing, e-ccetera, stimolati dalla tre-giorni di Fosdinovo, l’ebookfest del quale abbiamo già parlato poco prima della partenza.

E tanto per andare controcorrente, comincerò subito con le note dolenti.
Non che sia stata una brutta esperienza, o inutile – tutt’altro.
È stato fantastico, ho assistito ad un paio di presentazioni assolutamente entusiasmanti e il livello di scambio e generazione di idee è stato elevatissimo.

Una fatica improba?
Potete scommetterci il vostro beneamato e-reader, che è stata una sfacchinata – mi ci vorrà una settimana per digerire tutto (da cui la serie ipotetica di post a tema) e posso immaginare quanto il peso dell’organizzazione abbia spremuto fino all’ultima goccia di energia dalle organizzatrici dell’evento, Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore.
Viste al volo poco prima di prendere la strada verso casa, parevano appena sbarcate dalle scialuppe di salvataggio della “Glen Carrig”.

Quindi, mettiamolo subito in chiaro – è stato grande.

Avrebbe potuto essere più grande?
Avrebbe potuto essere meglio?
Certamente sì.
Ogni cosa è perfettibile.

E allora, che note dolenti?
Beh, per una interessante coincidenza, quasi un espediente narrativo giocato dagli eventi, entrambi i motivi di una certa delusione sono sintetizzati da un breve dialogo.
Che vado a riferire.

Si cenava.
Ora io sono della vecchia scuola – se è vero come diceva un mio insegnante che i problemi di terreno si risolvono sul terreno, non nel lounge dell’albergo, è anche vero che seminari, conferenze, tavole rotonde e dotti interventi non contano nulla: le idee fermentano e germogliano a tavola, è a cena che ci si confronta, si chiacchiera, si diventa una squadra.

Perciò, cena.
Chiacchiere.
Breve, informale e inevitabile post-mortem delle prime due giornate.
C’è stato molto di buono, si dice.
Ci sono state cose che non hanno funzionato.
Notoriamente incapace di tacere e di mantenere un profilo basso, dico la mia.

Ciò che è davvero mancato, io credo, sono stati i lettori. Gli utenti ultimi dell’ebook, qui all’ebookfest, non si sono visti.

Mi guardo attorno in cerca di reazioni, conferme, spunti.
Un commensale due sedie più in là mi guarda e mi domanda…

Tu che posizione occupi esattamente nella filiera dell’ebook?

Caspita!
Cerco di spiegare.
L’insegnamento, le nuove tecnologie, l’Atlante Online dei Foraminiferi, i lunghi dibattiti qui, su questo blog, fra appassionati di lettura (in ogni forma, su ogni supporto)…
Cerco.
Lui si volta, comincia a parlare con qualcun’altro.
Fine della discussione, per lo meno su quel versante.

OK.
Ora ricapitoliamo.

L’assenza dei lettori è critica.
È legata io credo solo in parte alla diffusione della notizia, e discuteremo magari fra un paio di giorni (o nei commenti!) sul perché i lettori se ne sono stati a casa – a leggere, presumibilmente.
Di sicuro, tuttavia, la struttura aperta di molte discussioni – affascinantissime, utili, stimolanti – ha sentito fortissima la mancanza del punto di vista dell’utilizzatore finale.
Hanno parlato gli autori.
Gli editori.
I distributori.
I fornitori di supporto logistico.
Gli accademici.
Persino uno stravolto come il sottoscritto (le slide del mio intervento vanno on-line in capo a 24 ore, e poi le linko qui, e ne parliamo).
Ma non i lettori.

Riguardo alla mia posizione rispetto alla filiera dell’ebook, si tratta certamente della forma più convoluta che mai io abbia incontrato del semplice “E tu chi cazzo saresti?”
Sottointende – e il successivo sganciarsi dalla discussione conferma il sospetto – che l’opinione sia nulla senza un curriculum approvato a supportarlo.
Resta da vedere chi debba essere a fornire l’approvazione del curriculum.
E da questo deriva forte, fortissima, l’idea che alcuni siano qui non per gli ebook, l’elearning, l’epublishing o quant’altro, ma stiano semplicemente manovrando, come da sempre si manovra nel mondo accademico, per occupare quel posto, quella poltrona, quel ruolo – la posizione di quello che approva i curricula.
L’ipotesi della presenza di simili manovre politiche passatiste (si può dire passatiste?) dove invece si dovrebbe discutere della realtà e del futuro è sufficiente ad avvilirmi.
Possibile che sia ancora una volta la solita corsa a diventare il padrone dell’argomento di ricerca per poi saturare le solite riviste dei soliti articoli che nessuno (ma davvero nessuno) si fila?

Comunque sia, la mia risposta alla domanda è stata palesemente la risposta sbagliata.
Non so quale avrebbe potuto essere quella giusta.
Di certo, il mio tentativo di spiegare la presenza di un paleontologo fra tanti cultori della letteratura, ha fallito, ed ha automaticamente delegittimato la mia opinione agli occhi dell’interlocutore.

Oppure chissà – è stata la mia pettinatura, o un qualsiasi altro dettaglio idiota.

Mi resta, forte, irrisolto e chiaramente fondamentale, il problema della mia posizione nei confronti della filiera dell’ebook.
Non so.
Forse questa….?

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo


25 commenti

Verso l’ebookfest

Settembre è sempre un mese di fuoco.

Mentre si approssima la Notte dell’Iguana (quando, dove? guardate la pagina appositamente approntata qui sopra), si torna sulla strada.
A fine mese, Urbino – con i suoi nebbioni assassini ed il suo vento maledetto – per spingere avanti la tesi, e magari discutere di futuri lavori e pubblicazioni.
ebookfestE questo weekend, Fosdinovo, comune della Lunigiana dove si terrà l’ebookfest, fiera nazionale del libro elettronico.
Tre giorni di seminari, barcamp, tavole rotonde.
Alle 9.30 di sabato, dovrò intrattenere i campeggiatori appena svegli sul tema delle di narrative non lineari legate alle strategie di apprendimento.

Ed ora qualche anima candida potrebbe domandarsi cosa vada a fare io al festival del libro elettronico quando ho la fama di essere un vecchio rimbambito ancora legato al cartaceo, un’idiota che si compra su carta libri che si potrebbe scaricare gratis illegalmente in formato elettronico, uno che vuole che gli autori vengano pagati (follia!) e più in generale uno che gufa a morte sul libro elettronico.
Beh, molto semplicemente, si tratta di una fama fondata su una interpretazione molto superficiale delle mie posizioni.
Io non ho nulla contro l’ebook – ho casomai parecchio contro il modo in cui le major sembrano intenzionate ad utilizzarlo, avvantaggiandosi del fatto che i maggiori sostenitori “pop” dell’ebook si stanno concentrando sui problemi sbagliati.
E sono seriamente preoccupato che a farsi portavoce dell’ebook ci siano sostanzialmente lettori eccitati all’idea di non pagare ed editori eccitati all’idea di guadagnare a carrettate, ma maledettamente pochi autori.
E poi io vado a parlare di ebook didattici.

Ammesso che funzioni, naturalmente.
Mancano tre giorni, e non ho ancora una presentazione pronta.

Ce l’avevo, eh. Davvero.
Una bella presentazione fatta in Impress, con tutte le sue cosimne al posto giusto.
Garr Reynolds sarebbe stato fiero.
L’ho cestinata ieri pomeriggio.
Completamente – inutile portarsi dietro strascichi.

Il fatto è che è molto difficile, da un punto di vista ideologico, oltre che dal punto di vista grafico, parlare di narrative non lineari utilizzando uno strumento che è graniticamente lineare come la presentazione con le slide.
Vero, avrei potuto usare VUE, e costruire una presentazione-mappa mentale.
Ma poi sarebbe stato difficile condividerla.
L’alternativa, che mi tenta fin da quando questa faccenda delle narrative non lineari è venuta fori, è naturalmente fare una presentazione senza slide, usando solo un paio di prop.
Parlare di editoria elettronica senza strumenti elettronici.

Eppure è importante che il messaggio arrivi.
L’ebook non può limitarsi ad essere un libro cartaceo scandito e trasformato in pdf.
L’ebook, specie nella didattica, deve avvalersi di tutte le potenzialità che il formato elettronico mette a disposizione.
E deve adattarsi il più possibile al modo in cui il nostro cervello raccoglie, incasella e organizza le informazioni.
Il principale problema del libro elettronico è che è ancora troppo maledettamente legato al tentativo di emulare il cartaceo – una partita persa fin dall’inizio, visto che nulla riesce ad essere un libro meglio di un libro.

Riuscirò a penetrare le foschie mattutine e a contribuire qualcosa di costruttivo?
O finirò cacciato da Fosdinovo, braccato da una marmaglia di docenti, editori e specialisti in didattica armati di fiaccole e forconi?

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo