strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un pezzo su Kate Bush

il_340x270.1262356096_ju3aPer chi fosse interessato a leggere ciò che io scrivo quando non scrivo storie o scrivo su questo blog o su quell’altro, o altrove… Per chi fosse interessato, si diceva, la rivista online HVSR ha appena pubblicato un mio pezzo su un disco uscito nel 1978, e che è particolarmente vicino al mio cuore, ovunque esso sia.

Buttateci un occhio, se vi và.

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Godetevi ogni panino

Da qualche parte bisogna cominciare, e quindi cominciamo da qui: la notte del 31 dicembre 2017, durante la trasmissione RAI che doveva salutare l’anno nuovo, Patty Pravo ha augurato a tutti gli italiani un felice 1918.

Ma non è della notte del 31, che voglio parlare, ma della notte del 30.
Io la notte del 30 avrei dovuto incidere la prima prova del podcast di strategie evolutive, ma avendo un pessimo mal di gola e una voce sottoterra, ho lasciato perdere, mi sono fattop un brodino, e ho guardato due programmi televisivi.
Uno era il primo episodio della quarta stagione di Black Mirror, e l’altro un documentario sull’incisione di The Wind, l’album di Warren Zevon uscito il 26 agosto del 2003.

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Ed è di uno solo di questi due programmi televisivi che vorrei scrivere, adesso. Perché come forse avrete notato, il taglio vagamente ottimista del primo episodio della quarta di Darrk Mirror ha sollevato parecchie lamentele fra coloro che amano la serie britannica soprattutto per il suo mainagioia. Continua a leggere


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Per trentatré anni, ininterrottamente

Bella_Donna_(album)Allora, cerchiamo di fare il punto.
Doveva essere il 1984.
Che anno, il 1984.
Avevo appena scoperto Belladonna, il primo album solista di Stebie Nicks, e in belladonna c’era un duetto con un tizio dalla voce strangolata che si chiamava Tom Petty.
Mai sentito.
Per cui feci un giro at the sacred store e scoprii un bel po’ di vinili di questo tipo magro che di fatto aveva la faccia che andava d’accordo con la voce, e per amore dell’avventura, scelsi quello col titolo che mi piaceva di più.
Damn the Torpedoes. Continua a leggere


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Sprofondato in niente di particolare, sulla cresta di un’onda che si infrange a ovest di Hollywood.

Avevo diciotto anni, credo.
Era quindi il 1985.
Ungiorno, facendo una delle mie solite scorrerie in uno dei negozi del centro a Torino, vidi un disco.
Lo aveva inciso una band di cui avevo letto spesso, sempre in tomi al limite della mitologia classica, ed aveva una copertina assolutamente spettacolare.

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