strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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The Earphones Diaries: il Ritorno

Sono lieto di annunciare che The Earphones Diaries, le mie recensioni quotidiane non corrisposte e per lo più indesiderate dei dischi che sto ascoltando, è tornato online dopo una pausa di due settimane a causa di qualcuno che ha segnalato il mio account Instagram.
Potete trovare The Earphones Diaries qui o in basso nella parte inferiore della barra laterale, o sul mio profilo Facebook.
È musica
Forse musica che non vi piace, forse musica che non conoscete, forse musica che vi piacerebbe provare ad ascoltare.


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Un modo inaspettato per trascorrere il Ferragosto

Mi è capitata una cosa strana: per la seconda volta in circa sei settimane, il mio profilo Instagram è stato senalato da uno o più utenti per contenuti non appropriati, ed è quindi stato sospeso fino a che non si sarà chiarita la questione. Posso visualizzare i miei vecchi post e quelli degli altri, ma non posso postare nulla di nuovo, commentare o mettere dei like.

Questo significa che da tre giorni non posso aggiornare gli Earphone Diaries, che a quanto pare hanno offeso o turbato qualcuno al punto da spingerlo a segnalarmi.

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Senza un blog: the Earphone Diaries

Avevo bisogno di staccare – trovare qualcosa da fare che potesse servire come distrazione, per ricaricare le batterie.
E così ho creato The Earphones Diaries.

The Earphone Diaries sarà – finché dura – una serie di post brevi sulla musica che sto ascoltando.
Un post al giorno, un disco al giorno. Senza limiti di genere, senza un filo logico che non sia quello che in questo momento è nelle mie cuffie.
Ancora una volta si procede senza mappa.
E senza un blog.

Questo è un progetto da guerriglia, che potrebbe avere un clamoroso successo o morire miseramente.
Ma se vivrà, vivrà sui social – i post di The Earphones Diaries usciranno ogni giorno sul mio profilo Facebook, sulla mia pagina Instagram e sul mio Pinterest, sul mio canale Twitter.
Meno lavoro, più divertimento.

Si parte stasera dopo cena col primo disco, e vediamo cosa succede.



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Nudo

Hiroo Onoda non voleva fare il militare, o per lo meno così dicono. Ma era nato nel 1922 e quindi arrivato a diciott’anni, nel 1940, venne arruolato nella fanteria dell’Esercito Imperiale Giapponese. Venne addestrato nel Futamata Bunkoo per compiere azioni di guerriglia, e nel 1944 venne sbarcato a Lubang, nelle Filippine. Non fece granché guerriglia, perché i suoi superiori non glielo permisero – era considerata un’attività disonorevole. Poi, il 28 febbraio 1945 gli americani sbarcarono a Lubang, e il tenente Onoda e tre commilitoni riuscirono ad evitare la cattura, si addentrarono nelle foreste che coprivano gran parte dell’isola, e si diedero alla macchia, svolgendo attività di guerriglia contro gli yankee.

Nell’Ottobre del ’45 Onoda e i suoi tre compagni trovarono nel fitto della foresta un volantino che diceva “La guerra è finita il 15 di Agosto! Venite fuori dalle montagne!”
Un ingenuo espediente degli americani, ovviamente.
Onoda e i suoi uomini proseguirono la loro attività di guerriglia.

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André Previn, 1929-2019

Credo che Shelly Manne and his Friends – modern jazz performances of songs from My Fair Lady sia stato il secondo o terzo disco di musica jazz che mi capitò di acquistare (i primi due, Concert by the Sea di Erroll Garner, e Time Out del Dave Brubeck Quartet). Ce l’ho ancora qui sullo scaffale, in tutta la gloria del vinile. E rimasi abbastanza sorpreso nello scoprire che il pianista della band era André Previn, che io avevo conosciuto come direttore d’orchestra su alcune incisioni di Haydn forse sei mesi prima. Era lo stesso André Previn? Era lo stesso.

André Previn, compositore e pianista jazz e classico, autore di colonne sonore e direttore d’orchestra, se ne è andato all’età di 89 anni. Noi vogliamo ricordarlo così…


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15 minuti (di vergogna)

Come non condividere?

By now we thought that there would be
Jetpacks and flying cars
Robots to do the cleaning up for us
And help with the shopping.
We’d all be famous for bit
That’s what Andy Warhol said, 
Thought we’d all get our coloured head
Well the truth would rock him  
He may be surprised
To wake up and find
That we have weaponised Humiliation  

In the future, everyone
Everyone will have
Their 15 minutes 15 minutes of shame
15 minutes where they 
Are unforgivable.  

Pick up your pitchfork and your torch
We’ll go hunt the monster down
But keep an eye out for uneven ground 
We’ll turn on you if you stumble.
Don’t need perspective or a heart
Leave humility at home
Welcome to the glasshouse, hope you brought your stones
Are you ready to rumble?  

I am scared to write
Anything that might
Upset my own tribe
But never mind, cos  

In the future, everyone
Everyone will have
Their 15 minutes 
15 minutes of shame
15 minutes where they 
Are unforgivable
Irredeemable
Inexcusable scum
Fit only to be strung up 
In the village square
I will see you there  

I am scared to say
Anything that may
Be taken the wrong way
But fuck it, baby  

In the future, everyone (eccetera)


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News Zero

Ieri in un commento Melocipede ha osservato che l’attacco di Cannonball dei Supertramp gli pare poco adatto a un programma di divulgazione scientifica.
E dire che a me pareva perfetto.
O quello, o questa versione  di Overkill dei Men at Work…

Ma al di là delle mie scelte – o mancate scelte – quell’osservazione mi ha fatto venire in mente una cosa che ho appena scoperto, ed è diventata una specie di piccola ossessione in questa settimana.
Una cosa che comincia nel 1954.
Il 4 Ottobre del 1954. Continua a leggere