strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Mettersi in proprio

E non è che stessi scherzando, eh, sulla faccenda del leggersi un po’ di libri su come vviare una startup.

51qxnQ0xbDL._SX322_BO1,204,203,200_E a questo punto devo consigliare assolutamente (ammesso che io non lo abbia già fatto, ma comunque, perché no?) The 100 $ Startup, di Chris Guillebeau.
Un libro che, a partire da una serie di interviste con persone che si sono reinventate un lavoro partendo da zero – o da sotto zero – descrive una serie di strategie per avviare una attività alternativa con un capitale iniziale minimo, ed utiolizzando la rete, i social network e i servizi di pagamento online.

OK, appena smettete di ridere andiamo avanti. Continua a leggere

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Un bel falò per riunire tutta la comunità

Succedono cose strane.
Questo non è il post che avrei voluto fare.
Da una parte, sto leggendo… perché non importa qiuanto impegnati o disperati possiamo essere, dobbiamo sempre riuscire a trovare il tempo per leggere…
Da una parte, dicevo, sto leggendo Melinda Camber Porter in conversation with Joyce Carol Oates, e dall’altra… Continua a leggere


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3 e 50, che sarebbero 5 ma però…

Informati, vai a fare la raccolta dell’uva.

Me lo ripetono da diciotto mesi.
Me lo hanno detto anche sabato sera, mentre sedevo su una panchina sulla Via Maestra di Nizza Monferrato, a bere una gazzosa da un euro.
Ti danno tre euro e mezzo all’ora, mi hanno detto.
Sarebbero cinque, in effetti, ma il tipo che ti porta col pulmino nel posto dove devi lavorare se ne tiene uno e mezzo perché… boh, lui guida il pulmino, presumo.
Si chiama caporalato.
È vivo e sta bene e vi saluta tutti.

Informati, vai a fare la raccolta dell’uva.

Con le migliori intenzioni, naturalmente, ma da queste parti questa è l’unica proposta, anche se hai una laurea e un dottorato – tre euro e mezzo all’ora, per dieci ore ma pagate otto, a fare il bracciante.
Mezz’ora di pausa, mezzo litro di acqua da bere per la giornata. Continua a leggere


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Efficienza e cortesia

E poi dicono dove trovi le idee per le tue storie?

Nel marzo del 2013 rimasi vittima di un incidente che richiese una rapida corsa al Pronto Soccorso di Nizza Monferrato1, dove le infermiere mi rappezzarono a dovere.
Ne parlai qui.

Stamani, la ASL di Asti ha provvediuto a recapitarmi una lettera dal tono piuttosto minaccioso.
Pare che io quella sera del 15 marzo 2013 non abbia pagato il ticket per la mia “operazione cardiovascolare” ( = fasciarmi la gamba).
Ed in effetti è vero: non pagai un centesimo.
Non solo nessuno mi chiese di pagare il ticket, ma quando io chiesi se ci fosse qualcosa da pagare, mi assicurarono che non c’erano ticket di sorta. Né mi accennarono a pagamenti di ticket in sospeso nelle settimane successive, quando mi presentai per le visite di controllo.

Ma ora sono passati quattro anni e tre mesi, e la ASL, sempre sul pezzo, non ha nessuna intenzione di farsi fregare da noi furbastri campagnoli, che poi il sistema va in perdita e si chiudono i prontosoccorsi. Per cui la missiva è brutale e inequivocabile: o pago entro trenta giorni i 23 euro e 10 centesimi del ticket, o scatteranno le sanzioni e il pignoramento.

E io mi vedo questi due tizi, un po’ svaccati, con un camice bianco stropicciato e macchiato di sostanze innominabili, che vengono a presentarsi alla mia porta. Uno ha un sacchetto di quelli per congelare, bello grosso, e l’altro una sega da falegname.

Siamo qui per il pignoramento.

Vogliono la mia gamba destra, tra il ginocchio e la caviglia. Posso tenermi il piede.
Hanno anche il modulo per fare domanda, successivamente, per una gamba di legno modello Long John Silver. Misura unica, stampella a parte, non coperta dal sistema sanitario nazionale.
Prima si fa la domanda, naturalmente, prima si ottiene la protesi.
Ci vorranno sei-otto mesi.

Come potete constatare, l’Astigianistan non cessa di sorprendermi con le sue meraviglie, e di ispirarmi ogni giorno nuove idee.

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  1. all’epoca a Nizza c’era ancora il Pronto Soccorso, oggi si tratterebbe di fare uan rapida corsa a 35 kilometri di distanza. 


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Vai a lavorare, barbone!

Torniamo a parlare del web per un attimo, vi và?
Mi segnalano un post su un sito che normalmente non frequento – questo qui.

In tre parole: alcuni grossi investitori pubblicitari si sono sganciati da Youtube dopo che le loro pubblicità sono state agganciate a video “poco consoni” (e non so dirvi se significhi atti sessuali contronatura con attrezzi da giardinaggio o propaganda nazista, ma insomma… poco consoni). Ne consegue che molti Youtuber hanno visto crollare i propri introiti dalla monetizzazione dei video – anche se loro magari i contenuti ce li hanno consoni assai.

tumblr_nw429o193Q1rixjg1o1_500Si tratta di una situazione che potrebbe cambiare l’aspetto di Youtube – e che rischia di lasciare alcuni youtuber senza la loro principale fonte di sostentamento. Magari a fronte dell’investimento per l’equipaggiamento necessario a fare video professionali.
Ora, dato di fatto – è un diritto delle aziende investire in pubblicità come preferiscono, e certamente, come mi è stato fatto notare, ci sono youtuber anche molto popolari che i contenuti non ce li hanno, né consoni né altrimenti, e campano di clickbait.

Quindi diciamo che esprimere un giudizio sensato sull’intera faccenda non è facile.
Ma non è degli Youtuber senza pubblicità che vorrei parlare, ma piuttosto delle reazioni all’articolo che vi ho linkato qui sopra. Continua a leggere


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Senza rete

18yptzqv5fdd8jpgLa colpa, naturalmente, è della mia amica Maria Grazia, che un paio di giorni addietro ha condiviso il link al post di Stefano Epifani riguardo all’organizzazione delle conferenze TEDx di Roma 2017.
Il link ve lo passo anch’io, così ve lo leggete e vi fate un’idea.
Fatto?

OK, ora, cominciamo con un dato personale – lo sappiamo benissimo che i dati personali sono una cosa antipatica e poco elegante, ma spero che voi ormai ci siate abituati alla mia antipatia e ineleganza: io vivo in un’area che viene definita in digital divide, e nonostante Telecom mi contatti quasi quotidianamente promettendomi connessioni a 10 o 20 giga, in maniera sempre più invadente e aggressiva, la realtà dei fatti è che io ho una media di 80k in download e 20K in upload.

Detto ciò, la prima cosa che mi colpisce del post di Epifani è quindi la frase

Ma passiamo alla visione del futuro delle città, affidata a Tarik Oualalou e Mohammed Hawar, che predicano un futuro di urbanizzazione delle città, veri epicentri della cultura e del progresso, a sfavore delle campagne, abitate da zotici villani. Nulla di male, in sé: è un punto di vista.

La cosa vedamente tragica è che, sulla base delle mie esperienze, è un’opinione, questa delle campagne popolate di zotici villani che della rete non saprebbero cosa farsene, che è ampiamente condivisa, non senza una punta di orgoglio, proprio dagli zotici villani stessi. Anche dagli zotici villani di successo, i bifolchi col Maserati. Continua a leggere


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Perché la fiducia è tutto

«Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum»

Lo ha detto il Ministro del Lavoro.
E io lo sapevo che c’era qualcosa che non andava. Lo sapevo lo sapevo lo sapevo.
E tutti a dirmi di ripulire il curriculum, di riorganizzarlo, reimpaginarlo, al limite di mentire – mentire sull’età, sulle qualifiche e sulle esperienze, sull’indirizzo di casa, sui miei hobby e sui miei interessi.

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E invece sarebbe bastato mettersi a giocare a calcetto.
Perché la fiducia è tutto.
Non  ci si può fidare, se non si gioca a calcetto assieme.
Che orribile buco nel mio portfolio, che carenza inammissibile – io non gioco a calcetto.
Che poi, detto da uno che è appassionato di pallamano… Continua a leggere


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Le finestre di Benedetto Croce

Questo post è un po’ il seguito del post di ieri, quello sul compleanno di Galileo.
La faccenda della discussione fra Calvino a Cassola ha sollevato un po’ di domande e ha condotto ad un paio di discussioni online piuttosto interessanti.

Ora, il dibattito se esistano davvero le due, o tre, culture, o se P.C. Snow si sia inventato tutto e in effetti abbia aggravato la situazione anziché contribuire a risolverla, è una faccenda annosa e complicata, e non si può certamente risolvere su facebook o in chat, però le discussioni segnalano un interesse per il problema.
Che magari si risolve in un “di chi è la colpa?”, ma anche questo è un punto interessante per la discussione.

benedetto-croceOra, quando in Italia si cerca un colpevole per il fatto che la cultura scientifica è stata a lungo disprezzata e considerata “di serie B”, si finisce con l’andare sotto casa di Benedetto Croce a tirargli i sassi nelle finestre.
Per chi se lo fosse perso, Benedetto Croce, filosofo, storico, politico, critico letterario e scrittore, è quello che disse

Gli uomini di scienza […] sono l’incarnazione della barbarie mentale, proveniente dalla sostituzione degli schemi ai concetti, dei mucchietti di notizie all’organismo filosofico-storico.

È bello essere apprezzati. Continua a leggere