strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La verità non ha importanza

Stamani il bancomat ha rifiutato la mia carta – segno che i soldi che dovevano arrivare sul conto non sono ancora arrivati. Si sa c’è stato di mezzo il weekend lungo di Pasqua, son cose che succedono.
Sta succedendo a un sacco di gente, là fuori, che il bancomat risputi fuori la tessera con scritto Operazione Non Autorizzata. In molti casi, non è per colpa del finesettimana lungo di Pasqua.

E sarei tentato, a questo punto, di dire che se invece di preoccuparci del vaccino (che al momento non esiste) che ci farà diventare tutti zombi, come sostiene un tale che non ha mai creduto alla teoria dell’evoluzione perché, dice “intuitivamente non mi pare credibile” … se invece di perdere tempo a divulgare la storia del vaccino fabbricazombi, dicevo, ci preoccupassimo del destino di quelli ai quali il bancomat risputa la carta … ecco, forse sarebbe un passo nella giusta direzione.

Ma certo, il vaccino fabbricazombi è molto più semplice – non richiede di riflettere e di pensare, non richiede di prendersi alcuna responsabilità. Basta premere “Condividi”, e poi sedersi e sentirsi parte di una comunità di individui illuminati che cercano di salvare il mondo.
Come essere gli Avengers, ma avendo solo l’ignoranza come superpotere.

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Una breve lezione sull’importanza del dialogo

C’è una cosa che dovete vedere, e poi parliamo.
È un filmato, e non è lungo – cinque minuti. Sono oggettivamente cinque minuti orribili, ma credetemi, poi, come cantavano i 10cc, ne sentirete il beneficio.
Il filmato è questo… guardatelo.

Nel caso non vi fosse chiaro il discorso, stiamo parlando di contratti pubblicitari.
La gente sta a casa, ha della disponibilità (beati loro), e quindi spendono, e possiamo approfittare di questa situazione con delle pubblicità mirate…
Si parla di centinaia di migliaia di euro, si fanno dei nomi, si citano dei marchi.
Ascoltato, digerito, presi appunti?
Bene, cominciamo con la nostra lezione…

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Soldi, insicurezza, cambiamento e deumanizzazione

Qualche giorno fa ho visto un tale usare un iPhone di ultima generazione e la rete wifi locale per scrivere su Facebook che non è possibile condurre una esistenza in armonia con l’ambiente finché si continua ad usare la tecnologia, che è cattiva e “innaturale.”

Nell’assurdità assoluta della situazione, ciò che mi interessa, in prima battuta, è questa strana convinzione che ciò che noi facciamo col nostro cervello non sia “naturale”. Mi ricorda il vecchio How to Be an Alien: a handbook for beginners and more advanced pupils, di George Mikes, che ha il suo avvio nella scoperta, da parte dell’autore ungherese, che trasferitosi in Inghilterra potrà chiedere la cittadinanza e venire “naturalizzato” – perché gli inglesi se non sei nato in Inghilterra non ti considerano evidentemente “un prodotto della natura”. Per essere naturalizzati è indispensabile mangiare il porridge e dire che ci piace. Il libro di Mikes è del 1946, è uno dei libri più divertenti che io abbia mai letto, ed alla luce della Brexit è di una comicità agghiacciante.

Ma per tornare alla tecnologia cattiva e innaturale, se è vero che il concetto in sé è stupido, è anche vero che la tecnologia sta diventando un oggetto del crescente risentimento di molte persone.

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Una storia che potrebbe esservi familiare, e come va a finire

Nel 20° secolo l’aumento della popolazione e la domanda di beni materiali spinge a una maggiore produzione industriale, che cresce a una velocità maggiore rispetto alla popolazione. L’inquinamento causato dall’aumento dell’attività economica aumenta, ma a partire da un livello molto basso e non influisce seriamente sulla popolazione o sull’ambiente.
Tuttavia, la maggiore attività industriale richiede input di risorse sempre crescenti (nonostante il miglioramento dell’efficienza) e l’estrazione delle risorse richiede capitale prodotto dal settore industriale (che produce anche beni di consumo). Fino a che la base di risorse non rinnovabili non è ridotta a circa il 50% del livello originale o finale, solo una piccola parte (5 per cento) del capitale totale viene allocata al settore delle risorse, essendo queste ancora facilmente ottenibili o di alta qualità. Tuttavia, poiché le risorse scendono al di sotto del livello del 50% nella prima parte di il 21° secolo e quelle rimaste diventano più difficili da estrarre e elaborare, inizia ad aumentare l’investimento del capitale necessario. Ad esempio, nel momento in cui si scende al 30% della base di risorse originale, la frazione del capitale totale che è assegnato al settore delle risorse raggiunge il 50% e continua ad aumentare mentre la base di risorse viene ulteriormente esaurita.
Con una significativa percentuale del capitale destinato all’estrazione di risorse, nonostante una intensificata attività industriale (per soddisfare le molteplici richieste di tutti i settori), la produzione industriale effettiva (pro capite), non avendo fondi allocati sufficienti (li stiamo usando per le risorse) inizia a diminuire precipitosamente attorno al 2015, mentre l’inquinamento derivante dall’attività industriale continua a crescere. La riduzione degli input per l’agricoltura da parte dell’industria (che deve focalizzarsi sulla ricerca di risorse), combinata con gli impatti dell’inquinamento sui terreni agricoli, porta a un calo delle rese agricole e quindi una diminuzione della quantità di cibo prodotto pro capite. Allo stesso modo, i servizi (ad es. Salute e istruzione) non sono mantenuti a dovere a causa di capitale e input insufficienti.
La diminuzione della fornitura pro capite di servizi e alimenti provoca un aumento del tasso di mortalità a partire dal 2020 circa. La popolazione globale quindi diminuisce, al ritmo di circa mezzo miliardo per decennio. A partire dal 2030 circa gli standard di vita medi per la popolazione aggregata (ricchezza materiale, cibo e servizi pro capite) riflettono sostanzialmente le condizioni dell’inizio del 20° secolo.

Vi suona familiare?

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Due metri di libri rossi e un mazzo di carte

Anni addietro, quando ancora esistevano le bancarelle dei libri in Corso Siccardi a Torino, i librai e i frequentatori abituali rimasero abbastanza colpiti dall’elegante gentiluomo che chiese di poter comperare due metri di libri rossi.
Che libri? Di che genere, su quale argomento, di quali autori…?
Non aveva importanza. Aveva uno scaffale in soggiorno da riempire, e gli servivano due metri di libri rossi.
La cosa assunse toni leggendari mano a mano che, nel corso degli anni successivi, veniva ripetuta e raccontata tra risate a denti stretti, sospiri e un misto di incredulità ed oltraggio. Esiste forse qualcosa di più orribile, per chi ama leggere, che sentire una cosa del genere?
Sì.

Ora, leggevo su Town & Country stamani, mentre bevevo il mio tè… perché ammettiamolo, c’è forse qualcosa che dica più chiaramente SCRITTORE DI SUCCESSO che leggere Town & Country sorseggiando un tè nella propria casa di campagna? … leggevo, stavo dicendo, che Gwyneth Paltrow ha ingaggiato un “personal book curator” per farcirle gli scaffali di casa. Uno che compra i libri al posto suo, in modo che gli scaffali abbiano il look giusto.

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Non c’era nulla di sbagliato nel piano

Questo non è il post che avrei voluto scrivere – avevo voglia di raccontarvi di quella volta che per un soffio non diventai un esperto di calcestruzzo refrigerato, ma quella magari ce la teniamo per un’altra puntata.
Oggi vorrei cominciare parlando di musica, per poi finire naturalmente in un posto molto diverso, e magari ci scappa anche il calcestruzzo…

E sì, questo dipende (anche) dal fatto che The Earphones Diaries è partito ormai da 36 ore e non se lo sta filando nessuno, ma non importa perché è molto divertente andare a scavare nella mia vecchia collezione di vinili e CD e tirar fuori cose che non ascoltavo da vent’anni almeno.

Musica, si diceva…

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L’uomo dietro la maschera

Volevo fare un post diverso, ma poi mi sono perso nella biografia di Armando Giuseppe Catalano, e ho deciso di cambiare il taglio di ciò che avrei voluto raccontarvi. Ve lo racconterò ugualmente, ma partendo da Armando, perché… beh, capirete perché.

Armando Joseph (o Giuseppe) Catalano nacque a New York nel 1924, figlio di Attilio e Clara Catalano, che erano emigrati dalla Sicilia. Un giovane brillante, molto forte in matematica, Armando si pagò il liceo lavorando al chiosco delle bibite fuori dal liceo medesimo, e successivamente entrò in accademia militare, dove di dimostrò (anche) un eccellente giocatore di football e un abile scacchista. Gli altri suoi hobby includevano l’astronomia, la scherma, la musica classica e i pesci tropicali.

E questa non è la storia fatta coi cialtroni anche se, come vedrete, potrebbe esserlo…

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Al Salone, tutti

OK, a dire il vero io non volevo fare un post sul Salone del Libro di Torino fino a dopo esserci stato. Magari con qualche foto, e un po’ di chiacchiere sugli amici che ci ho incontrato, sui libri che ho visto, sulla baraonda, sul fatto che vendono una bottiglietta di minerale a sedici euro ma io me la son portata da casa… cose così.

Poi però è successa questa cosa, che a quanto pare c’è un editore fascista.
Non che sia una particolare novità – in effetti fin dal primo anno al salone c’era di tutto, compresa una vasta e sinistrissima rappresentanza di editori di estrema destra.
Ricordo che, forse durante il secondo salone, o il terzo, trovai in uno stand desolato e solitario un libriccino con una storia di Howard di cui non avevo mai sentito parlare. Lo comprai, e scoprii con un misto di risate isteriche e di brividi che si trattava di un’opera giovanile di Two Guns Bob, una decina di pagine, accompagnate però da una cinquantina di pagine di deliri che descrivevano il quindicenne Howard come un profeta della razza e la sua storiella (ahimé, molto mediocre) come un monito sulla minaccia costituita dalle razze inferiori.

C’erano, quindi, fin dal giorno uno, ma erano sotto traccia.
Era palese la loro linea, ma non era esplicita.
E quindi nessuno si indignava pubblicamente.
Ipocrisia spicciola, sostanzialmente.
Quieto vivere.
Quest’anno è diverso.

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