strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il panino retroingegnerato

Come ho accennato nel post precedente, stavo retroingegnerando un sandwich mangiato in un ristorante di una nota catena, qualche giorno addietro, con mio fratello e con l’amico Fabrizio Borgio.

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Una volta ricostruita la ricetta (non particolarmente complicato), abbiamo testato su noi stessi il risultato (senza Fabrizio, che spero si unirà a noi in una prossima occasione), ed i risultati sono stati tutto sommato eccellenti – pur considerando l’Effetto IKEA.

L’Effetto IKEA sarebbe quel mecanismo psicologico per cui se l’ho fatto io allora è meglio. Difficile sfuggire a certe trappole.
Ma che diamine, il panino era ottimo, per cui – a grande richiesta – segue la ricetta, con alcune considerazioni. Perché come sappiamo, non è sempre caviale. Continua a leggere

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Hobby: perché bisogna pure mangiare…

Si era parlato di parlare di hobby, ma si è finiti a parlare (o a cominciare a parlare) di tempo e di denaro. Perché in fondo è quello che ci dicono dei nostri hobby, no?
Che sono uno spreco di tempo e di denaro.
Se lo fate per lavoro vi pagano, se lo fate per hobby siete voi a pagare.
Me è molto più complicato di così, e anche queste regole possono essere piegate e adattate. Perciò, cominciamo con un post su un hobby.

La premessa: l’idea, come ho spiegato in un post precedente, l’ho rubata (adattandola entro i limiti del possibile) a Scarlett Thomas, che ha scritto un libro in cui la protagonista decide di scrivere una serie di articoli dopo aver provato dipersona una serie di hobby. Ma poi forse non lo fa.
L’idea mi pareva ottima, ma giocando sul fatto che

Il ragazzo ha troppi interessi

Come dicevano i miei insegnanti, io di hobby in curriculum ne ho parecchi, alcuni che ho abbandonato, altri che pratico ancora. Per cui comincerò a scrivere di quelli.
Così, tanto per evitare il solito

Ecco, parla sempre solo di se stesso

Per cui si diceva, parliamo di un hobby. Continua a leggere


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Zuppa di cipolle alla francese

E così ci siamo detti, ma noi, per la Notte di Natale, cosa ci potremmo preparare per cena?
Ormai qui ci siamo solo più io e mio fratello – amici e parenti sono lontani, e hanno le loro famiglie e le loro compagnie. A Castelnuovo Belbo, al calar del sole, ci saranno una decina di gradi sotto zero, il Belbo ghiacciato, i gatti rintanati nelle legnaie o nei capanni, e quello che i They Might be Giants chiamavano the sound of the call of the wild overcoming the fear of the unknown.
E noi?

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Si, certo, una fetta di panettone – magari fritto, perché no – ma prima?
Io e mio fratello siamo una strana combinazione di frugalità e gola. Ci piace mangiar bene – anche perché quando le cose non vanno benissimo, è necessario volersi bene, e una buona cena è il modo migliore per tenersi su.
Ma senza cose stravaganti e soprattutto, costose.
Sarebbe bello provare a fare qualcosa di buono, sano, nutriente e un po’ fuori dai nostri soliti schemi. È Natale, facciamo qualcosa che non facciamo di solito.
Certo, lo sappiamo, non è sempre caviale, ma allora perché non farci una bella zuppa di cipolle alla francese, ad esempio? Continua a leggere


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La lunga notte dei panettoni

Homemade Panettone Fruit CakeDevo ringraziare, per l’ispirazione di questo post, i miei amici Maner Samuel e Angelo Benuzzi, coi quali ho chiacchierato, in momenti diversi, di amici che a Natale ti portano il panettone. Ora sapete chi sono i colpevoli.
Senza stare a girare troppo attorno alla faccenda: Natale. Luminarie, canzoncine caramellose, Last Christmas, magari la neve, e su tutto, in ogni supermercato e negozio di alimentari, i panettoni.
Natale, panettone. È un dato assodato.
E sì, poi ci sono quelli che preferiscono senza canditi, o senza l’uvetta, alto alla milanese o basso alla piemontese, mandorlato, farcito, ricoperto al cioccolato…
Ma noi lo sappiamo che, comunque lo si rigiri, in queste settimane il panettone è lì ad attenderci. Vediamo di conoscerlo meglio, cominciando con le basi. Continua a leggere


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere


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Terroir, il Sapore della Terra

Da alcuni anni – e credo di averne già parlato in passato – mi occupo (anche) di geologia del vino, vale a dire di quella branca della geologia che si occupa dello studio dei terroir.
Argomento interessante, che mescola geologia, antropologia, storia e pratiche commerciali e, mi sono sempre detto, una buona freccia all’arco di uno che si ritrovi seduto nel bel mezzo del Monferrato, dove il vino, e i terroir, dovrebbero essere il pane quotidiano.

Dal 2009 ho frequentemente offerto i miei servizi a produttori di vino, associazioni di produttori e altre realtà locali, per cercare di fare qualcosa sui terroir. C’era una ipotesi di studio in collaborazione con Urbino quando ero ricercatore, ci sono state infinite offerte di conferenze gratuite, di corsi brevi, di eventi con degustazione del terroir, che vorrebbe poi dire far assaggiare al pubblico un po’ di vini ricavati dallo stesso vitigno ma cresciuti su terroir diversi, ad esempio.
Dal 2009 ho sempre e solo ricevuto picche – con la sola eccezione di un articolo, pubblicato nel 2010 su una rivista specializzata.
Ma al di là di quello, a quanto pare in Astigianistan l’argomento non interessa.
Per lo meno non se lo presento io. Tocca faresene una ragione. Continua a leggere


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Oriental Saloon, Tombstone

Tombstone, Arizona.
Una città (beh, una piccola città) zeppa di pistoleri, cercatori d’oro, giocatori d’azzardo, donne di malaffare e Wyatt Earp.
La storia la conosciamo tutti – ce l’ha anche raccontata il Capitano Kirk.

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Il 22 Luglio 1880, l’Oriental Saloon aprì i battenti all’angolo fra la Quinta Strada e Allen Street – il proprietario Lou Rickabaugh forniva una vasta scelta di bevande, una selezione di periodici, interni di lusso e musica (c’erano un pianista e un violinista).
Roba di lusso – che portò il nuovo saloon ad essere definito “il meglio a est del Golden Gate” e uno dei due migliori locali a Tombstone (l’altro era il Crystal Palace).
Wyatt Earp aveva un investimento nel locale, e il suo amico Bat Masterson si occupava dei tavoli da gioco.

Il gioco d’azzardo costituiva una ricca fonte di introiti ma poteva causare qualche problema. Continua a leggere