strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Non è sempre caviale: Full English

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La lunga notte dei panettoni

Homemade Panettone Fruit CakeDevo ringraziare, per l’ispirazione di questo post, i miei amici Maner Samuel e Angelo Benuzzi, coi quali ho chiacchierato, in momenti diversi, di amici che a Natale ti portano il panettone. Ora sapete chi sono i colpevoli.
Senza stare a girare troppo attorno alla faccenda: Natale. Luminarie, canzoncine caramellose, Last Christmas, magari la neve, e su tutto, in ogni supermercato e negozio di alimentari, i panettoni.
Natale, panettone. È un dato assodato.
E sì, poi ci sono quelli che preferiscono senza canditi, o senza l’uvetta, alto alla milanese o basso alla piemontese, mandorlato, farcito, ricoperto al cioccolato…
Ma noi lo sappiamo che, comunque lo si rigiri, in queste settimane il panettone è lì ad attenderci. Vediamo di conoscerlo meglio, cominciando con le basi. Continua a leggere


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere


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Terroir, il Sapore della Terra

Da alcuni anni – e credo di averne già parlato in passato – mi occupo (anche) di geologia del vino, vale a dire di quella branca della geologia che si occupa dello studio dei terroir.
Argomento interessante, che mescola geologia, antropologia, storia e pratiche commerciali e, mi sono sempre detto, una buona freccia all’arco di uno che si ritrovi seduto nel bel mezzo del Monferrato, dove il vino, e i terroir, dovrebbero essere il pane quotidiano.

Dal 2009 ho frequentemente offerto i miei servizi a produttori di vino, associazioni di produttori e altre realtà locali, per cercare di fare qualcosa sui terroir. C’era una ipotesi di studio in collaborazione con Urbino quando ero ricercatore, ci sono state infinite offerte di conferenze gratuite, di corsi brevi, di eventi con degustazione del terroir, che vorrebbe poi dire far assaggiare al pubblico un po’ di vini ricavati dallo stesso vitigno ma cresciuti su terroir diversi, ad esempio.
Dal 2009 ho sempre e solo ricevuto picche – con la sola eccezione di un articolo, pubblicato nel 2010 su una rivista specializzata.
Ma al di là di quello, a quanto pare in Astigianistan l’argomento non interessa.
Per lo meno non se lo presento io. Tocca faresene una ragione. Continua a leggere


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Oriental Saloon, Tombstone

Tombstone, Arizona.
Una città (beh, una piccola città) zeppa di pistoleri, cercatori d’oro, giocatori d’azzardo, donne di malaffare e Wyatt Earp.
La storia la conosciamo tutti – ce l’ha anche raccontata il Capitano Kirk.

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Il 22 Luglio 1880, l’Oriental Saloon aprì i battenti all’angolo fra la Quinta Strada e Allen Street – il proprietario Lou Rickabaugh forniva una vasta scelta di bevande, una selezione di periodici, interni di lusso e musica (c’erano un pianista e un violinista).
Roba di lusso – che portò il nuovo saloon ad essere definito “il meglio a est del Golden Gate” e uno dei due migliori locali a Tombstone (l’altro era il Crystal Palace).
Wyatt Earp aveva un investimento nel locale, e il suo amico Bat Masterson si occupava dei tavoli da gioco.

Il gioco d’azzardo costituiva una ricca fonte di introiti ma poteva causare qualche problema. Continua a leggere


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Non è sempre caviale: Ostriche & Champagne

OysterHalfShellConsider the Oyster è un volumetto del 1941, ed è considerato il più popolare libro sulle ostriche mai pubblicato.
Non che ne abbiano pubblicati molti, immagino.
Ma d’altra parte, ioc on le ostriche ho un rapporto strano – dopotutto, ho studiato paleontologia, e faccio molta fatica a considerare cibo ciò che ho studiato per un semestre allo stato fossile.

D’altra parte, il post su fish & chips, evidentemente troppo plebeo, come manicaretto, non ha destato l’entusiasmo sperato nel raffinato pubblico di strategie evolutive.
Sappiamo bene che non è sempre caviale, e perciò, se fish & chips è inadeguato, perché non provare con ostriche e champagne?

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Non è sempre caviale: Chippers

Era un po’ che non parlavo di cucina, è ora di rimettere in funzione la serie Non è sempre caviale.
Ma non temete, c’entra anche Dickens, che ci crediate o meno.

Sarà il fatto che abbiamo rimesso in funzione la friggitrice, sarà che – come ha osservato qualcuno nelle settimane passate – sono simpaticamente plebeo, ma in questa fine estate/inizio autunno 2015, il principale piatto della cucina da strada britannica compare frequentemente sulla mia tavola.
Stiamo parlando di fish & chips, naturalmente.

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E se è vero che il pescado frito arriva nelle isole britanniche dalla penisola iberica,portato dai profughi ebrei nel sedicesimo secolo, è anche vero che solo la rivoluzioneindustriale, con lo sviluppo della grande pesca a strascico nel mare del nord fa di fish & chips il pasto di base della working class britannica.
Un piatto steampunk, direbbe qualcuno.
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Infusione fredda

Ho sentito parlare per la prima volta di cold brewing mentre girovagavo su siti dedicati al camminare.
Un’azienda americana offriva a circa tredici euro al pezzo delle bottiglie per farsi il tè a freddo mentre si è in cammino.
La cosa mi ha incuriosito.

Tè freddo, pronto in dieci minuti, a partire dal tè in foglia.
In dieci minuti, davvero?

E così ho fatto qualche indagine. Continua a leggere