strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


7 commenti

Terroir, il Sapore della Terra

Da alcuni anni – e credo di averne già parlato in passato – mi occupo (anche) di geologia del vino, vale a dire di quella branca della geologia che si occupa dello studio dei terroir.
Argomento interessante, che mescola geologia, antropologia, storia e pratiche commerciali e, mi sono sempre detto, una buona freccia all’arco di uno che si ritrovi seduto nel bel mezzo del Monferrato, dove il vino, e i terroir, dovrebbero essere il pane quotidiano.

Dal 2009 ho frequentemente offerto i miei servizi a produttori di vino, associazioni di produttori e altre realtà locali, per cercare di fare qualcosa sui terroir. C’era una ipotesi di studio in collaborazione con Urbino quando ero ricercatore, ci sono state infinite offerte di conferenze gratuite, di corsi brevi, di eventi con degustazione del terroir, che vorrebbe poi dire far assaggiare al pubblico un po’ di vini ricavati dallo stesso vitigno ma cresciuti su terroir diversi, ad esempio.
Dal 2009 ho sempre e solo ricevuto picche – con la sola eccezione di un articolo, pubblicato nel 2010 su una rivista specializzata.
Ma al di là di quello, a quanto pare in Astigianistan l’argomento non interessa.
Per lo meno non se lo presento io. Tocca faresene una ragione. Continua a leggere


6 commenti

Oriental Saloon, Tombstone

Tombstone, Arizona.
Una città (beh, una piccola città) zeppa di pistoleri, cercatori d’oro, giocatori d’azzardo, donne di malaffare e Wyatt Earp.
La storia la conosciamo tutti – ce l’ha anche raccontata il Capitano Kirk.

Tombstone before 1881 fire-500

Il 22 Luglio 1880, l’Oriental Saloon aprì i battenti all’angolo fra la Quinta Strada e Allen Street – il proprietario Lou Rickabaugh forniva una vasta scelta di bevande, una selezione di periodici, interni di lusso e musica (c’erano un pianista e un violinista).
Roba di lusso – che portò il nuovo saloon ad essere definito “il meglio a est del Golden Gate” e uno dei due migliori locali a Tombstone (l’altro era il Crystal Palace).
Wyatt Earp aveva un investimento nel locale, e il suo amico Bat Masterson si occupava dei tavoli da gioco.

Il gioco d’azzardo costituiva una ricca fonte di introiti ma poteva causare qualche problema. Continua a leggere


6 commenti

Non è sempre caviale: Ostriche & Champagne

OysterHalfShellConsider the Oyster è un volumetto del 1941, ed è considerato il più popolare libro sulle ostriche mai pubblicato.
Non che ne abbiano pubblicati molti, immagino.
Ma d’altra parte, ioc on le ostriche ho un rapporto strano – dopotutto, ho studiato paleontologia, e faccio molta fatica a considerare cibo ciò che ho studiato per un semestre allo stato fossile.

D’altra parte, il post su fish & chips, evidentemente troppo plebeo, come manicaretto, non ha destato l’entusiasmo sperato nel raffinato pubblico di strategie evolutive.
Sappiamo bene che non è sempre caviale, e perciò, se fish & chips è inadeguato, perché non provare con ostriche e champagne?

Continua a leggere


3 commenti

Non è sempre caviale: Chippers

Era un po’ che non parlavo di cucina, è ora di rimettere in funzione la serie Non è sempre caviale.
Ma non temete, c’entra anche Dickens, che ci crediate o meno.

Sarà il fatto che abbiamo rimesso in funzione la friggitrice, sarà che – come ha osservato qualcuno nelle settimane passate – sono simpaticamente plebeo, ma in questa fine estate/inizio autunno 2015, il principale piatto della cucina da strada britannica compare frequentemente sulla mia tavola.
Stiamo parlando di fish & chips, naturalmente.

fish-and-chips-628x356

E se è vero che il pescado frito arriva nelle isole britanniche dalla penisola iberica,portato dai profughi ebrei nel sedicesimo secolo, è anche vero che solo la rivoluzioneindustriale, con lo sviluppo della grande pesca a strascico nel mare del nord fa di fish & chips il pasto di base della working class britannica.
Un piatto steampunk, direbbe qualcuno.
Continua a leggere


5 commenti

Infusione fredda

Ho sentito parlare per la prima volta di cold brewing mentre girovagavo su siti dedicati al camminare.
Un’azienda americana offriva a circa tredici euro al pezzo delle bottiglie per farsi il tè a freddo mentre si è in cammino.
La cosa mi ha incuriosito.

Tè freddo, pronto in dieci minuti, a partire dal tè in foglia.
In dieci minuti, davvero?

E così ho fatto qualche indagine. Continua a leggere


2 commenti

L’hamburger di Hemingway

Estate, tempo di grigliate.
E di cibo disordinato.
Non è sempre caviale, e questo lo sappiamo, e può capitare, spulciando siti improbabili, di trovare ricette improbabili.
Possibile che The Paris Review abbia davvero pubblicato la ricetta dell’hamburger più gradito a Ernest Hemingway?
Possibile.

Ernest-Hemingway_2180155b

Ed è quasi una impresa di archeologia gastronomica, metterlo assieme.
Però suona… interessante. Continua a leggere


1 Commento

Leggere e mangiare (o viceversa) – una Top Five

Ci sono cose che le nostre madri non ci hanno insegnato, ma avremmo dovuto apprendere per osmosi.
E in un certo senso lo abbiamo appreso, solo che lo abbiamo capito quando era ormai troppo tardi.
Per dire, quando un’amica chiedeva una ricetta a mia madre, lei rispondeva

te la trascrivo, e la prima volta che ci vediamo te la passo

o qualcosa di simile.
Non rispondeva

ecco, ti presto il mio libro in cui c’è la ricetta

$T2eC16F,!)0E9s37F,yLBRb8nHYC8g~~60_35Ed è per questo che mia madre ha avuto una copia di Cucina Internazionale ed Esotica, di Ginette Mathiot, per quasi quarant’anni, e poi io l’ho prestato a una persona che voleva una ricetta, e quella non me l’ha mai più restituito.
Se avrò tempo e voglia ne cercherò una copia su eBay (so che si trovano) ma naturalmente mancherà il valore affettivo – così come mancheranno le ricette ritagliate dai giornali che mia mamma aveva infilato fra le pagine.

La cosa che mi fa assolutamente infuriare, al di là del valore affettivo (era un libro della mia mamma), è che Cucina Internazionale ed Esotica è stato il primo libro di cucina che io abbia avuto modo di leggere.
Si tratta, com’è ovvo, di un ricettario – una collezione di circa 600 ricette da tutto il mondo, illustrate con fotografie a colori.

Si tratterebbe certamente di uno dei cinque libri di cucina che io inserirei in una lista ideale.
E a questo punto, lo avrete capito, vi infliggo i restanti quattro.
perché dopotutto, non è sempre caviale, giusto? Continua a leggere


7 commenti

Ho sognato una frittata di cipolle

urlHo fatto un sogno.
Si lo so, voi li odiate, quelli che il giorno dopo vi attaccano un botone che non finisce più per raccontarvi cos’hanno sognato la notte prima.
Anch’io li detesto.
Però che, dire, ho fatto un sogno, ed ora ve lo racconto.

Ho sognato che ero un cuoco.
Non un cuoco particolarmente famoso o titolato, non uno di quei cuochi che vanno in TV.
Non Gordon Ramsay, insomma.
Ma un cuoco competente, di quelli che sanno fare il loro lavoro. Continua a leggere