strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La dignità delle puttane

Quanto segue è una versione accorciata ed editata di unpost che i miei follower su Patreon hanno ricevuto pochi minuti fa.
Poiché è bello essere miei sostenitori su Patreon, la loro versione è completa – e si va ad incastrare in una cosa che si chiama Nuts & Bolts – lo zen e l’arte di scrivere per pagare i conti.
O qualcosa del genere. Si tratta di una serie di articoli (14, finora) con cadenza per lo meno mensile, spesso bisettimanale. esclusivi per i miei sostenitori, per parlare di quegli aspetti della scrittura che di solito non si trovano coperti nei manuali.
Ma questo argomento specifico mi interessa, questo post è (anche) una risposta alla mia amica Silvia, e quindi metto la versione raccordiata qui per tutti.

Questo post è iniziato con una conversazione che ho avuto con la mia amica Silvia, una conversazione che è iniziata a causa di questa copertina e di questo libro.

Ammetto di non conoscere l’autrice, né la coautrice/ghostwriter menzionata in copertina. Capisco che si tratti di una sorta di instant-book pubblicato (dal più grande editore in Italia) per capitalizzare sulla popolarità dell’autrice, che sarebbe la giovane donna in copertina.
Dal titolo possiamo presumere che non sia un libro di cucina o una raccolta di meditazioni zen, ma chi lo sa?

La mia amica Silvia ha pubblicato la copertina di cui sopra e ha notato …

Io ho solo una domanda che mi frulla in testa: ma per il ghostwriter ne vale la pena?

La mia amica Silvia
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Non c’era nulla di sbagliato nel piano

Questo non è il post che avrei voluto scrivere – avevo voglia di raccontarvi di quella volta che per un soffio non diventai un esperto di calcestruzzo refrigerato, ma quella magari ce la teniamo per un’altra puntata.
Oggi vorrei cominciare parlando di musica, per poi finire naturalmente in un posto molto diverso, e magari ci scappa anche il calcestruzzo…

E sì, questo dipende (anche) dal fatto che The Earphones Diaries è partito ormai da 36 ore e non se lo sta filando nessuno, ma non importa perché è molto divertente andare a scavare nella mia vecchia collezione di vinili e CD e tirar fuori cose che non ascoltavo da vent’anni almeno.

Musica, si diceva…

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L’altra faccia del lifestyle

C’è molta gente, lo ripetiamo spesso, che vuole lo stile di vita e non il lavoro di scrittura. Non le lunghe ore alla tastiera, le mail di rifiuto e le trame che divagano e non arrivano da nessuna parte, ma piuttosto le interviste, le presentazioni e le sessioni autografi, il mescolarsi con la bella gente in luoghi esotici, le macchine veloci e il cibo da gourmet.

Alcuni di costoro probabilmente avrebbero invidiato il modo in cui ho passato la notte dello scorso sabato, seduto attorno a un tavolo in una pizzeria con un gruppo di scrittori, parlando (tra le altre cose) di aristocratici russi squilibrati, strani studenti portoghesi e delle copertine dei romanzi rosa.

Queste sono grandi opportunità, per trovare divertimento e istruzione, e buon cibo.
Quindi, sì, mi possono invidiare.
Ma c’è un rovescio della medaglia.

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Due in un giorno

Nella giornata di ieri ho venduto due racconti.
Che detto così pare una cosa abbastanza blah, ma è il genere di cosa che ti tira su di morale, ed un passo avanti per il mio lavoro. Dimostra – forse – che sto lavorando nel modo giusto, e che Bradbury e Heinlein avevano ragione. E un po’ scoccia, ammettiamolo, dare ragione a Bob Heinlein.
Ma Heinlein conosceva il mercato, e bisogna sempre ascoltare chi conosce il mercato.

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Senza una mappa

È una specie di post a reti unificate, questo – ne sta uscendo uno simile su Karavansara. Simile ma non uguale, perché cambiando la lingua cambia tutto, i ritmi, i toni. Si conserva, speriamo, il significato. Il post di là si chiama Uncharted, e giocherà sull’equivoco dei motori di ricerca e farà un disastro di visite fra i gamers o i fan di Sarah Bareilles. Questo no.

Fra un paio di giorni sarà l’8 di Maggio, e il terzo anniversario della morte di mio padre, la data che segna anche l’inizio della mia attività come scrittore a tempo pieno. Prima ero un geologo (prevalentemente disoccupato) che scriveva nel tempo libero. Poi, conto in banca azzerato, nessuna prospettiva di “un lavoro vero”, scrivere è stata una scelta di sopravvivenza.

E si è trattato di un percorso non pianificato, un viaggio “a sentimento”, senza una mappa. Senza traguardi o piani a lungo tempo che andassero oltre il pagare i conti prima che arrivassero i solleciti di pagamento.
Come diceva quel tale, fin qui tutto bene.

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Pieni di dubbi

È stata una settimana strana, pesante, aggravata da questa specie di distorsione spazio-temporale che si genera quando si entra nel campo gravitazionale del sistema ternario Pasqua/25 Aprile/1° Maggio.
E in non meno di quattro occasioni, negli ultimi sette giorni, mi sono imbattuto in riflessioni di colleghi che rispetto, e che ventilano seri dubbi sulle proprie capacità come scrittori.

Sarà la primavera, mi dico, sarà questo strano spazio-tempo dilatato.
Poca voglia di scrivere, un sacco di inizi che non vanno da nessuna parte, racconti che non vogliono chiudersi, idee che scappano da tutte le parti, editor che ti restituiscono (cortesissimi, sempre cortesissimi) lavori respinti o da riscrivere, e la profonda ed intima sensazione che non serva a nulla, e che non si stia andando da nessuna parte.

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Scrivere per vendetta

Sono appena capitato su una discussione, su Facebook, riguardo all’agonia dei blog – e ho commentato che entrambi i miei blog godono di buona salute. Ora credo sia il caso di fare un post, per evitare che qualche infermiere troppo zelante passi di qui e stacchi le macchine.

Mi si vede poco in giro in questi giorni perché sto scrivendo un sacco – sono comparse all’orizzonte delle spese inaspettate, e il panico è sempre uno stimolo straordinario, una fonte d’ispirazione inesauribile.

Intanto continuano ad arrivare delle lettere di ìrifiuto – in generale, ho un rapporto di 1/6 fra storie accettate e storie rifiutate. Che non è spaventoso, però sarebbe bello se fosse 1/4, o magari 1/3.

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Visioni dell’Apocalisse

Sono estremamente orgoglioso di poter annunciare l’uscita di Visioni dell’Apocalisse: l’Immaginario Cinematografico della Fine del Mondo, curato dalla dottoressa Stella Marega dell’Università di Trieste, e pubblicato di fresco da Mimesis nella collana Il Caffé dei Filosofi.

Il volume raccoglie una serie di saggi accademici su – beh, come dice il sottotitolo, il cinema dell’apocalisse. I saggi spaziano dall’immaginario urbano della Los Angeles futura e futuribile alle serie televisive che hanno mostrato la fine del mondo come noi lo conosciamo. E ci sono gli zombie, naturalmente.

Fra i saggi contenuti nel volume c’è anche Niente Margherite nella Terra Promessa: Ecologia dell’Apocalisse. Un saggio che ripercorre la storia della catastrofe ambientale nella letteratura e – soprattutto – nel cinema, da Grant Allen e H.G. Wells fino a Mad Max: Fury Road, e che ha come titolo una citazione da King of the World, degli Steely Dan.
L’ho scritto io.

Lavorare a questo saggio e con la dottoressa Marega è stata un’esperienza estremamente piacevole, e mi ha dato l’opportunità di coniugare le mie due identità, quella del ricercatore in campo ambientale e quella dello scrittore di fantascienza.
Se voi dovesse capitare di leggerlo, fatemi sapere cosa ne pensate.