strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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L’altra faccia del lifestyle

C’è molta gente, lo ripetiamo spesso, che vuole lo stile di vita e non il lavoro di scrittura. Non le lunghe ore alla tastiera, le mail di rifiuto e le trame che divagano e non arrivano da nessuna parte, ma piuttosto le interviste, le presentazioni e le sessioni autografi, il mescolarsi con la bella gente in luoghi esotici, le macchine veloci e il cibo da gourmet.

Alcuni di costoro probabilmente avrebbero invidiato il modo in cui ho passato la notte dello scorso sabato, seduto attorno a un tavolo in una pizzeria con un gruppo di scrittori, parlando (tra le altre cose) di aristocratici russi squilibrati, strani studenti portoghesi e delle copertine dei romanzi rosa.

Queste sono grandi opportunità, per trovare divertimento e istruzione, e buon cibo.
Quindi, sì, mi possono invidiare.
Ma c’è un rovescio della medaglia.

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Due in un giorno

Nella giornata di ieri ho venduto due racconti.
Che detto così pare una cosa abbastanza blah, ma è il genere di cosa che ti tira su di morale, ed un passo avanti per il mio lavoro. Dimostra – forse – che sto lavorando nel modo giusto, e che Bradbury e Heinlein avevano ragione. E un po’ scoccia, ammettiamolo, dare ragione a Bob Heinlein.
Ma Heinlein conosceva il mercato, e bisogna sempre ascoltare chi conosce il mercato.

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Senza una mappa

È una specie di post a reti unificate, questo – ne sta uscendo uno simile su Karavansara. Simile ma non uguale, perché cambiando la lingua cambia tutto, i ritmi, i toni. Si conserva, speriamo, il significato. Il post di là si chiama Uncharted, e giocherà sull’equivoco dei motori di ricerca e farà un disastro di visite fra i gamers o i fan di Sarah Bareilles. Questo no.

Fra un paio di giorni sarà l’8 di Maggio, e il terzo anniversario della morte di mio padre, la data che segna anche l’inizio della mia attività come scrittore a tempo pieno. Prima ero un geologo (prevalentemente disoccupato) che scriveva nel tempo libero. Poi, conto in banca azzerato, nessuna prospettiva di “un lavoro vero”, scrivere è stata una scelta di sopravvivenza.

E si è trattato di un percorso non pianificato, un viaggio “a sentimento”, senza una mappa. Senza traguardi o piani a lungo tempo che andassero oltre il pagare i conti prima che arrivassero i solleciti di pagamento.
Come diceva quel tale, fin qui tutto bene.

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Pieni di dubbi

È stata una settimana strana, pesante, aggravata da questa specie di distorsione spazio-temporale che si genera quando si entra nel campo gravitazionale del sistema ternario Pasqua/25 Aprile/1° Maggio.
E in non meno di quattro occasioni, negli ultimi sette giorni, mi sono imbattuto in riflessioni di colleghi che rispetto, e che ventilano seri dubbi sulle proprie capacità come scrittori.

Sarà la primavera, mi dico, sarà questo strano spazio-tempo dilatato.
Poca voglia di scrivere, un sacco di inizi che non vanno da nessuna parte, racconti che non vogliono chiudersi, idee che scappano da tutte le parti, editor che ti restituiscono (cortesissimi, sempre cortesissimi) lavori respinti o da riscrivere, e la profonda ed intima sensazione che non serva a nulla, e che non si stia andando da nessuna parte.

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Scrivere per vendetta

Sono appena capitato su una discussione, su Facebook, riguardo all’agonia dei blog – e ho commentato che entrambi i miei blog godono di buona salute. Ora credo sia il caso di fare un post, per evitare che qualche infermiere troppo zelante passi di qui e stacchi le macchine.

Mi si vede poco in giro in questi giorni perché sto scrivendo un sacco – sono comparse all’orizzonte delle spese inaspettate, e il panico è sempre uno stimolo straordinario, una fonte d’ispirazione inesauribile.

Intanto continuano ad arrivare delle lettere di ìrifiuto – in generale, ho un rapporto di 1/6 fra storie accettate e storie rifiutate. Che non è spaventoso, però sarebbe bello se fosse 1/4, o magari 1/3.

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Visioni dell’Apocalisse

Sono estremamente orgoglioso di poter annunciare l’uscita di Visioni dell’Apocalisse: l’Immaginario Cinematografico della Fine del Mondo, curato dalla dottoressa Stella Marega dell’Università di Trieste, e pubblicato di fresco da Mimesis nella collana Il Caffé dei Filosofi.

Il volume raccoglie una serie di saggi accademici su – beh, come dice il sottotitolo, il cinema dell’apocalisse. I saggi spaziano dall’immaginario urbano della Los Angeles futura e futuribile alle serie televisive che hanno mostrato la fine del mondo come noi lo conosciamo. E ci sono gli zombie, naturalmente.

Fra i saggi contenuti nel volume c’è anche Niente Margherite nella Terra Promessa: Ecologia dell’Apocalisse. Un saggio che ripercorre la storia della catastrofe ambientale nella letteratura e – soprattutto – nel cinema, da Grant Allen e H.G. Wells fino a Mad Max: Fury Road, e che ha come titolo una citazione da King of the World, degli Steely Dan.
L’ho scritto io.

Lavorare a questo saggio e con la dottoressa Marega è stata un’esperienza estremamente piacevole, e mi ha dato l’opportunità di coniugare le mie due identità, quella del ricercatore in campo ambientale e quella dello scrittore di fantascienza.
Se voi dovesse capitare di leggerlo, fatemi sapere cosa ne pensate.


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Invisibili e trasparenti

Oggi qui nel Blocco C della Blogsfera, il mio vicino di cella, Alessandro Girola, ha preso il cucchiaio che di solito usiamo per cercare di scavare un tunnel che ci porti oltre la recinzione e lo ha usato per incidere alcune parole sul muro di blocchi di calcestruzzo del cortile dove trascorriamo l’ora d’aria. Ci ha messo un po’, perché un cucchiaio non è lo strumento adatto a scrivere, ma ha scritto:

Quella bella sensazione di essere invisibile a questo mondo e ad altri.

E in fondo è anche per quello che si viene rinchiusi, no? Non tanto per farci espiare i nostri crimini o per farci redimere, ma semplicemente per farci sparire. Eliminare l’imbarazzo.
Le esecuzioni pubbliche creano martiri, e i martiri attirano seguaci. Molto meglio l’oblio, in silenzio e con discrezione.

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Scrittori e Personaggi

Cominciamo con un paio di link. Qualche giorno addietro, il mio vicino di cella Alessandro Girola ha pubblicato un post intitolato Lo Scrittore: Internet vs Realtà, in cui discuteva di un po’ di luoghi comuni che circolano sul rutilante mondo della scrittura e che vengono attivamente propagandati da una certa parte della comunità degli scrittori. Il pezzo di Alex è stato abbastanza discusso durante l’ora d’aria qui nel Blocco C, e di là nel braccio femminile, Kara Lafayette ha detto la sua, spostandosi sui problemi di un genere ben definito, ed esplorando una diversa faccia del problema, in un post intitolato Il ghetto degli autori horror. Ne è venuta fuori un’altra bella tornata di discussioni mentre eravamo in fila in mensa, o fuor di metafora su De Ebook Mysteriis.

Perciò io ora faccio un Pork Chop Express, e vi racconto la storia di Cristiane Serruya.

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