strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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In coda per il BSFA Short Fiction Award

L’editor della rivista Shoreline of Infinity, che ha rfecentemente pubblicato la mia storia intitolata Singularity, mi ha appena comunicato che il mio racconto è stato inserito nella long list per il premio della British Science Fiction Association per il miglior racconto breve pubblicato nel 2020.
Ed è vero – non è un errore.

È la prima volta che il mio lavoro riceve un riconoscimento di questo genere – anche solo riuscire ad arrivare nella lista lunga è, per me, un qualcosa di inimmaginabile.
E sono in compagnia di un gruppo di autori eccellenti, un paio dei quali sono fra i miei autori preferiti.
È folle.

E così, mi pareva il caso di farci un post.



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Shoreline of Infinity #19 è disponibile

Ne avevamo parlato qualche giorno addietro, quando il numero 19 di Shoreline of Infinity era prenotabile: orala rivista è disponibilke per l’acquisto, sia in castaceo che in digitale.
Ci sono dentro un sacco di ottimi racconti, incluso uno che ho scritto io.
Perché quello è ciò che faccioper pagare i conti.

Buona lettura!


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Buoni propositi per l’anno nuovo: una gita al Pharo

E se io cominciassi a portarmi avanti, e a mettere in cantiere i buoni propositi per il 2021 a dicembre del 2020?
Chi ha tempo non aspetti tempo, e tutto quel genere di cose, e complici un paio di disavventure lavorative, il tempo al momento è tutto quello che ho, ma magari a gennaio le cose cambieranno.
E allora avanti…

Come di solito succede quando mi trovo sepolto qui fra i colli dell’Astigianistan con un sacco di tempo libero, raggomitolato sotto ad uno spesso strato di coperte, con una teiera fumante e il vuoto esistenziale che ulula nella notte, avevo pensato di seguire un corso di qualche genere. Imparare una lingua, magari – magari il coreano.
È interessante il coreano.

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Shoreline of Infinity, numero 19

Sono estremamente felice di poter annunciare che il prossimo numero della rivista Shoreline of Infinity conterrà – insieme a numerose altre meraviglie – anche un mio racconto. La risvista sarà disponibile dal 30 di Novembre, ma può già essere prenotata sul sito dell’editore, qualora foste interessati (ed io spero che lo siate).

La mia storia è un racconto breve intitolato Singularity, una storia di ferri da calza e fisica iperdimensionale. Ne vado discretamente fiero – ma d’altra parte, l’ho scritta, giusto?

Shoreline of Infinity è una splendida rivista, riccamente illustrata, ed è stata candidata al British Fantasy Award di quest’anno; è disponibile dirattamente dal sito dell’editore, sia in edizione cartacea (un bel paperback di 190 pagine) che in versione digitale.
Datele un’occhiata, se vi pare.


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L’inizio del terzo atto

La struttura in tre atti è un classico di molta narrativa popolare – ed è stata resa famosa e “canonica” dal lavoro di Syd Field, che nel 1978 ne fece la base del suo classico Screenwriting.
La sceneggaitura standard, come molta narrativa popolare ha un inizio, una parte centrale, ed una fine – una introduzione, uno sviluppo con complicazioni, ed una risoluzione finale, un climax.
Che si dirà, è banale, ma forse non tanto quanto crediamo.

E poi naturalmente c’è la vita di tutti i giorni, e c’è chi sostiene che la vita delle persone, esattamente come una sceneggiatura hollywoodiana, si possa dividere in tre parti, in tre atti – e dopotutto, la risoluzione finale non avviene in quella parte della storia anche chiamata “terza età”?

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I pro ed i contro dell’essere invisibili

Un paio di anni or sono sorpresi un collega – un autore molto più apprezzato e popolare di quanto io potrò mai essere – dicendo che la mia massima aspirazione, come scrittore, era quella di scomparire.
Scomparire perché vorrei che le mie storie fossero lette per come sono scritte e cosa raccontano, non perché le ho scritte io, e perché non ho mai avuto il temperamento per lo stile agressivo e competitivo che caratterizza molti ambienti di lavoro – a cominciare dall’università.
Ci sono stato e me ne sono andato, ed ho ancora le cicatrici per dimostrarlo.

Scrivere, dopotutto, è una attività solitaria – ne abbiamo parlato spesso – e alla fine si riduce a starsene chiusi in una stanza, ad ascoltare le chiacchiere dei nostri amici immaginari, prendendo appunti.

Ma ci sono anche degli aspetti … beh, diciamo buffi.
Ad esempio…

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Contratti

Ho appena firmato e spedito un contratto: il mio racconto Sapiens, stampato l’anno passato dalla rivista Dreamforge, verrà ristampato in una antologia de “il meglio di…”. Non è una cosa che mi porti molti soldi in cassa (si tratta dopotutto di una ristampa) ma è una notevole tacca sul calcio della macchina per scrivere. Un bel riconoscimento della qualità di ciò che scrivo.
Anche queste gratificazioni, per quanto immateriali, sono importanti.

Intanto, un mese fa, ho firmato un contratto con un editore per un nuovo libro. Loro mi hanno cercato chiedendomi se ero disponibile, io ho mandato loro un’idea, gli è piaciuta, mi hanno mandato un contratto, l’ho firmato.
E da un mese aspetto il contratto controfirmato e, possibilmente, l’anticipo patuito.

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