strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Buoni propositi per l’anno nuovo: una gita al Pharo

E se io cominciassi a portarmi avanti, e a mettere in cantiere i buoni propositi per il 2021 a dicembre del 2020?
Chi ha tempo non aspetti tempo, e tutto quel genere di cose, e complici un paio di disavventure lavorative, il tempo al momento è tutto quello che ho, ma magari a gennaio le cose cambieranno.
E allora avanti…

Come di solito succede quando mi trovo sepolto qui fra i colli dell’Astigianistan con un sacco di tempo libero, raggomitolato sotto ad uno spesso strato di coperte, con una teiera fumante e il vuoto esistenziale che ulula nella notte, avevo pensato di seguire un corso di qualche genere. Imparare una lingua, magari – magari il coreano.
È interessante il coreano.

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I pro ed i contro dell’essere invisibili

Un paio di anni or sono sorpresi un collega – un autore molto più apprezzato e popolare di quanto io potrò mai essere – dicendo che la mia massima aspirazione, come scrittore, era quella di scomparire.
Scomparire perché vorrei che le mie storie fossero lette per come sono scritte e cosa raccontano, non perché le ho scritte io, e perché non ho mai avuto il temperamento per lo stile agressivo e competitivo che caratterizza molti ambienti di lavoro – a cominciare dall’università.
Ci sono stato e me ne sono andato, ed ho ancora le cicatrici per dimostrarlo.

Scrivere, dopotutto, è una attività solitaria – ne abbiamo parlato spesso – e alla fine si riduce a starsene chiusi in una stanza, ad ascoltare le chiacchiere dei nostri amici immaginari, prendendo appunti.

Ma ci sono anche degli aspetti … beh, diciamo buffi.
Ad esempio…

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Il postino, il piazzista (e la talpa)

Nell’autunno dell’anno passato, prima che la pandemia arrivasse a sparigliare le carte, avevamo progettato, con mio fratello ed alcuni amici, una serie di microavventure da mettere in piedi qui fra i colli dell’Astigianistan.

Per chi se le fosse perse, le microavventure sono un’idea dell’inglese Alistair Humphreys – brevi scampagnate e pernottamenti nella natura più o meno selvaggia, tra le sei di sera e le sette del mattino. Si esce dal lavoro, si salta su un treno, si arriva in campagna o al mare o in montagna, e si parte in bici o a piedi verso la cima di una collina o un tratto di costa, si cena al sacco, si dorme all’aperto, ed al mattino successivo si arriva in tempo a riprendere il treno e si torna in ufficio o al lavoro o a casa.
Bello liscio.

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Paesaggio nella nebbia

Questo non è un post sul film del 1988 di Theo Angelopulos.
È un post che prende l’avvio da unanota lieta: è finito il periodo di isolamento; non abbiamo sviluppato sintomi sospetti, stiamo bene e possiamo tornare ad uscire di casa – fermo restando che dobbiamo mettere la mascherina, mantenere le distanze e lavarci le mani.
Possiamo perciò finalmente andare a pagare qualche bolletta, ed a fare un paio di commissioni.

Ora, come diceva Quino (che se ne è andato la settimana scorsa, ed al quale ho voluto molto bene) il problema di andare in giro con le orecchie è che si sente quello che dicono le altre persone.

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La Società 5.0

In un mondo perfetto, lo abbiamo già detto, io dovrei essere là fuori nelle terre selvagge, a dare la caccia ai dinosauri, o a navigare sugli oceani sconfinati per studiare l’ecologia del plancton, ma poiché questo non è un mondo perfetto (ci torneremo), io sono qui seduto al buio ad ascoltare le voci dei miei amici invisibili (ed anche dei miei nemici invisibili), al fine di scriverci delle storie che, vendute, mi permettano di pagare i conti.

Una parte importante dello scrivere storie – specie il genere di storie che io scrivo o che vorrei scrivere – è mantenersi informati. Le idee non crescono sugli alberi, ma in effetti si trovano ovunque, costano dieci centesimi la dozzina, al limite poi si deve trovare il modo di usarle. Ma le idee grezze? Ovunque.

È vero d’altra parte che la qualità delle idee è molto variabile – e non tutti ci garantiscono un’idea di qualità al mese come lo Story Idea Club di Schenectady (voi gli pagate 25 dollari l’anno, e loro tutti i mesi vi mandano un’ottima idea per una storia).
Quelli di noi troppo tirchi o troppo poveri per pagare lo Story Idea Club, devono cercare altrove.
Per me, un’inesauribile fonte di idee per future storie è la letteratura accademica – specie nei miei ambiti di interesse (ecologia, paleontologia, scienze della terra, oceanografia, sistemi complessi).
Il che ci porta alla Società 5.0.

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Fare cose (non potendo vedere gente)

L’estate è ufficialmente iniziata – e se è vero che sono sepolto sotto ad una valanga di lavori da fare, è anche vero che è assolutamente indispensabile spezzare il ritmo. Il rischio altrimenti è che tutti i giorni, sempre e comunque, diventino tutti uguali. Si finisce con l’entrare in un continuum dal quale non c’è via di uscita, e che porta, inevitabilmente, alla depressione ed all’infelicità.

Le restrizioni dovute alle precauzioni che sono ancora necessarie per contrastare il COVID-19 non aiutano.
Perciò, proprio per sopravvivere, ho cercato di preparare un piano per, come si diceva, spezzare il ritmo. E visto che non è possibile vedere gente, l’unica possibilità è fare cose.

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Nuages

All that Weird Jazz sta vendendo discretamente, e l’editore ha chiesto agli autori coinvolti di dargli una piccola spinta, in maniera da provare ad arrivare nella Top 100 di Amazon. Una cosa di classe, senza strillare e senza rendersi ridicoli.
E io avevo detto che avremmo riparlato della mia storia nell’antologia – Django in Paris.

E allora facciamolo, un piccolo dietro le quinte…

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