strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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OK, facciamo un esperimento

A titolo completamente ipotetico, diciamo che io abbia 100 euro da bruciare, cento sonanti monete da un euro disposte in dieci ordinate pile da dieci. Non si tratta di una cifra astronomica, ma per me non è una cifra da nulla. Per incassarla devo come minimo vendere una flash fiction a un mercato professionale.
Ma ipotizziamo che ci siano, qui sulla mia scrivania, 100 euro che urlano per essere spesi.

La domanda è, cosa scelgo fra:

  • Un corso di storytelling con Neil Gaiman.
  • Un corso di narrativa young adult con R.L. Stine
  • Un corso di scrittura creativa con Margaret Atwood
  • Un corso di scrittura focalizzato alle storie brevi di Joyce Carol Oates
  • Un corso di creatività e film-making con David Lynch

Un bel dubbio, eh?
Certo, con poco più di quindici euro, sulla piattaforma Masterclass, potrei avere accesso a TUTTI i corsi (questi, più gli altri sessanta al momento disponibili, da Penn & Teller che insegnano magia a Gordon Ramsey che mi insegna a cucinare a Helen Mirren che mi insegna recitazione), ma restiamo su una cifra modesta e per me gestibile – 100 euro, un corso.
Su cosa li spendo, questi ipotetici 100 euro?

E no, questa non è una pubblicità occulta per Masterclass – come potete vedere non ci sono link o altre cose. E non si tratta di voler fare concorrenza sleale a chi ci offre corsi di scrittura con un cartellino del prezzo a tre zeri.
È che non ci si può mai fermare nello sviluppare la nostra professione, bisogna tenersi aggiornati, imparare nuove cose, mi piacerebbe, seguire un corso di scrittura tenuto da qualcuno davvero bravo, oltretutto a un prezzo onesto, ma la scelta… ah!


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Ciao [nome]!

Oggi mi ha scritto il Signor Prestito, che pare convinto che io abbia bisogno di soldi (chi non ne ha?) e che io abbia la possibilità di cedere a lui un quinto dello stipendio (ah! quale stipendio?!) per ottenere prontamente della liquidità.
Bene, ma non benissimo.

Mi domando tuttavia come il Signor Prestito possa sperare di convincere qualcuno a fidarsi di lui con un messaggio pubblicitario via mail come questo…

Caro Prestito… posso chiamarti Prestito?
Via, se tu puoi chiamarmi [nome], con le quadre e il minuscolo, io ti chiamerò Prestito. È più rilassato, non trovi? Più familiare. Più easy.
Ecco, allora, caro Prestito, ti stavo dicedo, io ho l’impressione che tu non ti stia impegnando davvero. In mondo degli affari è una giungla, e ormai non c’è più spazio per gli underachiever (cercalo con Google).
Una stock photo scaricata gratis da Pexels e due stringhe di codice copiate da un manuale non bastano. Ti servirebbe qualcuno che sappia cos’è il marketing, che sappia costruire una storia attorno al tuo prodotto, che sappia costruire un rspporto personale con il potenziale cliente.
Si chiama storytelling per il business – suona figo, vero?
Il tuo messaggio, Prestito, mi dice chiaramente che non solo tu stai pensando solo ai soldi, ma anche che non sei abbastanza ambizioso e lungimirante da voler ingaggiare una persona che abbia seguito uno straccio di corso su Udemy su come si fanno le campagne via mail – un corsoche costa, ad andar male, meno di venti euro. Ma tu hai chiesto a tuo nipote di farti la campagna mail, vero? Ecchessaràmai, ti sei detto, quello sta tutto il giorno attaccato alla PS4…
Non ci siamo, Prestito.
Devi dimostrarmi di essere lo specialista in Italia di ciò che fai, non dirmelo.
E poi, mai presentarsi come il Signor Prestito.
Al limite il Signor Prestito era tuo padre.
Tu sei solo Prestito. Immagino che gli amici ti chiamino Tito.
Ma non non siamo amici.
Però se ti serve qualcuno che ti faccia lo storytelling per il tuo business, chiamami. Dubito che tu sia in grado di permetterti i miei servizi, ma che vdiamine, parliamone – lo so che sono tempi duri per tutti, potrei venirti incontro.
Chiamami.
Lo sai qual’è il mio nome, giusto?


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1300 Lunedì

Sto leggendo un bel libro, che si intitola The Doorstep Mile. Lo ha scritto un inglese che si chiama Alastair Humphreys, e che di professione fa l’avventuriero. Ne ho seguito lo sviluppo online. L’autore ha infatti coinvolto i membri della sua mailing list nella stesura del volume – ci ha rivolto domande, ci ha fatto leggere in anteprima i capitoli. Il tema del volume – come trovare l’avventura nella vita di tutti i giorni. Ho ricevuto The Doorstep Mile in regalo, e mi ha fatto molto piacere, ma di fatto l’avevo già letto, sbirciando da sopra la spalla dell’autore. È stato interessante – come è interessante ora vedere la versione post-editing.

Ora, nel primo cpaitolo, presentandosi ai lettori, Alastair Humphreys osserva…

Mi rimangono meno di 2000 Lunedì da vivere. Voglio ricavarne il più possibile, non solo spuntarli dal calendario!

Alastair Humphreys, The Doorstep Mile, 2019

La cosa mi ha dato da pensare.
Quanti Lunedì mi rimangono?, mi sono domandato.

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Non c’era nulla di sbagliato nel piano

Questo non è il post che avrei voluto scrivere – avevo voglia di raccontarvi di quella volta che per un soffio non diventai un esperto di calcestruzzo refrigerato, ma quella magari ce la teniamo per un’altra puntata.
Oggi vorrei cominciare parlando di musica, per poi finire naturalmente in un posto molto diverso, e magari ci scappa anche il calcestruzzo…

E sì, questo dipende (anche) dal fatto che The Earphones Diaries è partito ormai da 36 ore e non se lo sta filando nessuno, ma non importa perché è molto divertente andare a scavare nella mia vecchia collezione di vinili e CD e tirar fuori cose che non ascoltavo da vent’anni almeno.

Musica, si diceva…

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L’altra faccia del lifestyle

C’è molta gente, lo ripetiamo spesso, che vuole lo stile di vita e non il lavoro di scrittura. Non le lunghe ore alla tastiera, le mail di rifiuto e le trame che divagano e non arrivano da nessuna parte, ma piuttosto le interviste, le presentazioni e le sessioni autografi, il mescolarsi con la bella gente in luoghi esotici, le macchine veloci e il cibo da gourmet.

Alcuni di costoro probabilmente avrebbero invidiato il modo in cui ho passato la notte dello scorso sabato, seduto attorno a un tavolo in una pizzeria con un gruppo di scrittori, parlando (tra le altre cose) di aristocratici russi squilibrati, strani studenti portoghesi e delle copertine dei romanzi rosa.

Queste sono grandi opportunità, per trovare divertimento e istruzione, e buon cibo.
Quindi, sì, mi possono invidiare.
Ma c’è un rovescio della medaglia.

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Senza una mappa

È una specie di post a reti unificate, questo – ne sta uscendo uno simile su Karavansara. Simile ma non uguale, perché cambiando la lingua cambia tutto, i ritmi, i toni. Si conserva, speriamo, il significato. Il post di là si chiama Uncharted, e giocherà sull’equivoco dei motori di ricerca e farà un disastro di visite fra i gamers o i fan di Sarah Bareilles. Questo no.

Fra un paio di giorni sarà l’8 di Maggio, e il terzo anniversario della morte di mio padre, la data che segna anche l’inizio della mia attività come scrittore a tempo pieno. Prima ero un geologo (prevalentemente disoccupato) che scriveva nel tempo libero. Poi, conto in banca azzerato, nessuna prospettiva di “un lavoro vero”, scrivere è stata una scelta di sopravvivenza.

E si è trattato di un percorso non pianificato, un viaggio “a sentimento”, senza una mappa. Senza traguardi o piani a lungo tempo che andassero oltre il pagare i conti prima che arrivassero i solleciti di pagamento.
Come diceva quel tale, fin qui tutto bene.

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Aiutati che dio ti aiuta

Sto leggendo due libri, in questi giorni, uno durante la pausa del pranzo ed uno durante la cena. Mio fratello sta seguendo una studentessa cinese alla quale sta facendo tutoring per la programmazione in Android (meraviglie del telelavoro), e quindi viviamo con fusi orari diversi. Se devo mangiare da solo, posso per lo meno godere della compagnia di un buon libro.

A pranzo sto leggendo Monkeys with Typewriters, gli appunti del corso sul romanzo tenuto da Scarlett Thomas all’Università del Kent. Mi piacciono i libri della Thomas, ed il suo “manuale di scrittura” si sta rivelando estremamente interessante. Le radici universitarie si vedono, non è la solita zuppa a base di show don’t tell e POV – ci sono tutti gli argomenti fondamentali, ma trattati in maniera diversa dal solito.
Ottimo.

Curiosamente ho ripensato alla Thomas qualche giorno addietro (prima, in effetti, di acquistare con un buono il suo manuale), quando mi sono trovato a discutere con alcuni contatti oltremanica della recente reazione che si sta sviluppando contro i cosiddetti manuali di self-help. Quelle cose del tipo Come Farsi degli Amici e Influenzare la Gente, ma anche i corsi di lingue su CD, le diete e i manuali per riordinare la casa e la guida alla lettura dei tarocchi. Ricade tutto, merceologicamente parlando, nel calderone del self-help.

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L’oscuro destino del quoll

Nel post di ieri, ho detto che il quoll dalla coda a pois è una creatura reale, sta bene e vi saluta tutti. Nei commenti, Melocipede (solo uno dei molti lettori malfidenti di strategie che ha interrotto la lettura per verificare che non lo stessi perculando inventandomi il quoll quale novello sarchiapone – devo davvero avere una pessima fama come blogger) ha osservato

il quoll comunque l’ho cercato su wikipedia prima di arrivare a metà e lo dà prossimo alla minaccia, quindi magari non sta proprio un fiore.

Melocipede

Ed è vero. L’habitat del quoll si sta riducendo anno dopo anno – la povera bestiola ha sempre meno spazio in cui vivere, sempre meno risorse.
Esistono essenzialmente due meccanismi legati all’estinzione, uguali ed opposti – uno è la contrazione dell’habitat, per cui c’è sempre meno spazio in cui la specie possa vivere, e l’altro è l’espansione esplosiva per cui la specie prolifera al punto che arriva ad occupare completamente lo spazio a sua disposizione. Alla fine il risultato è lo stesso.

Se il secondo meccanismo vi suona familiare, è perché è quello che sta succedendo a noi.
Anche noi non è che stiamo proprio un fiore.

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