strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Pitture di guerra

Mi è stato fatto notare che l’intero baraccone scatenatosi con il caso di Harvey Weinstein potrebbe essere semplicemente una cosa costruita ad arte per alimentare un’ondata di indignazine e distrarre il pubblico da cose più importanti.
Non ho modo di verificarlo, e francamente non mi interessa.
L’intera faccenda mi offre tuttavia lo spunto per fare un discorso un pochino più ampio, e vagamente tangenziale ad un sacco di altre cose.

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Così, per togliermi un po’ di pesi che mi hanno schiacciato negli ultimi mesi.
Non so se questo post sarà particolarmente divertente, o particolarmente illuminante.
Intendo parlare di potere e di dolore.
Di tanto in tanto bisogna farlo. Continua a leggere

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Sulla funzione della fantascienza – una lettera alla mia mamma

Qualche giorno addietro, sul suo profilo Facebook, la mia amica Lucia stava facendo un discorso su quello strano atteggiamento ancora molto radicato, per cui se leggi horror devi essere o un satanista, o uno che crede che ci sia il babau sotto al letto.
E se leggi fantascienza, naturalmente, “credi agli alieni”.

Nel corso della discussione è venuta fuori un’altra frase piuttosto frequente, vale a dire

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

di solito accompagnata, esplicitamente o implicitamente, dal corollario

il tuo è desiderio di evadere dalla realtà

Io questi discorsi me li sono sentiti fare dalla mia mamma per circa trentacinque anni – più o meno dall’età di 15 anni, quando la pila di Urania cominciò ad essere rimpiazzata da Fantacollana e Cosmo Oro, e poi da quei tascabili americani con quelle copertine molto dubbie.
Mia madre era un’appassionata di romanzi storici e, in maniera minore, di polizieschi, e rifiutava quasi istintivamente la fantascienza e il fantastico in genere.
Poi è vero, l’ultima cosa alla quale si appassionò prima di andarsene fu Firefly.
Mia madre era una browncoat.

Però quella domanda

ma perché non leggi qualcosa che abbia attinenza con la realtà?

è stata lì per tutta la mia vita.
E allora adesso, che la discussione di là sul profilo di Lucia me l’ha fatta tornare in mente, è ora di rimediare.
Magari c’è ancora tempo.

Oh, questo sarà un post lungo – sapete com’è quando è tanto che non ci si sente, vero?

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Differenze

Stando alla mia amica Maria Grazia, una delle ricerche più gettonate al momento su Google è

differenza tra Orgoglio e Dignità

ed è abbastanza triste che ci si debba ridurre a cercarlo su Google.
Per chi se li fossi persi, i due termini hanno il seguente significato

Orgoglio
Il termine orgoglio si riferisce ad un forte senso di autostima e fiducia nelle proprie capacità, unito all’incapacità di ricevere umiliazioni e alla gratificazione conseguente all’affermazione di sé, o di una persona, un evento, un oggetto o un gruppo con cui ci si identifica.
Un’espressione comune, sinonimo di orgoglio, è “avere un’alta opinione di sé”.

Dignità
Con il termine dignità, ci si riferisce al valore intrinseco dell’esistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di liberamente mantenerli per sé stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.

Sì, sono due cose abbastanza diverse.
E voi mi direte che sono strano, ma all’idea di qualcuno che cerchi queste differenze… Continua a leggere


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Scrittura e prostituzione

But when she’s sleeping alone
she dreams of cleansing her soul

… non si trova, su Youtube, Ruby, cantata da Ute Lemper nel suo album Sabotage, splendida canzone, con i suoi toni noir (come gran parte dell’album), e prodotta da Van Dyke Parks.
Peccato, perché Ruby sarebbe davvero on-topic

Allora, la questione che è venuta fuori su Facebook è che qualcuno si è messo a parlare di scrittura e prostituzione. Che non è proprio un’idea nuovissima, ammettiamolo, ma non è poi alla fine un discorso sbagliato.
Poco elegante, forse, certo non proprio il massimo, ma si tratta di un modello che ha il suo perché: vendere intrattenimento.

La frase incriminata faceva più o meno così:

Autopubblicarsi e definirsi scrittori è come andare a puttane e definirsi playboy.

E qui francamente ho cominciato a storcere il naso, né la risposta

Essere pubblicati da una casa editrice e definirsi scrittori è come essere portati a un puttan-tour dagli amici e definirsi playboy.

è riuscita a impressionarmi positivamente.
Perché se è lecito – per quanto antipatico – parlare di scrittura e prostituzione, è anche vero che c’è un errore alla base dell’intero discorso. Continua a leggere


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Storie e sandwich

Un post adatto, io credo, all’ora di pranzo.
Scopro con non poca sorpresa che in uno degli incontri a corollario della fiera dei libri di Milano si è svolto sul tema

Il panino come racconto di un’infinita combinazione armonica

Il che se vogliamo dimostra che certi miei post della serie Non è sempre caviale non erano poi così bizzarri e fuori luogo come alcuni avevano lasciato intendere.

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… questa è sottile …

L’idea, tuttavia, del panino come racconto ha stimolato la mia fantasia.
E dopo essermi sparato una trilogia di salame tipo Milano e baguette – praticamente un romance, lui rude membro della lower class operaia meneghina, lei raffinata designer di moda di Parigi – mi sono detto che non sarebbe una cattiva idea, quella di mettere giù una raccolta di racconti come panini.
O viceversa. Continua a leggere


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Astronavi e mostri

5c38c1e9e07ff2d7d1ec1167185c8699Dev’essere la vecchiaia.
Gli anni incalzano inesorabili, il fisico decade, la vista cala, la musica improvvisamente è troppo rumorosa, e quando qualcuno annuncia garrulo

ho scoperto che la fantascienza non è fatta solo di astronavi e di mostri dagli occhi d’insetto!

la reazione istintiva è

#mavaffanculo

Sì, con l’hashtag.

O forse non è la vecchiaia.
Forse è che davvero, nel 2016, sentire certe cose causa un certo… scoramento. Continua a leggere


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Il parrucchiere di Conan e l’autorevolezza dei blog

Ho appena letto un post su un blog che non conoscevo e che sto cercando di dimenticare, che mi ha spiegato cosa non mettere in una storia fantasy.
A differenza del mio amico Andrea, che

a “nessuno sa di che colore erano i capelli di Conan il barbaro” ho smesso di leggere

… io ho continuato fino in fondo.

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E, nel momento in cui ho finalmente smesso di ridere scompostamente, mi sono ritrovato a riflettere sul concetto, caro ai guru americani del web, secondo il quale

il blog serve a costruire l’autorevolezza

… perché siamo arrivati al punto per cui un buon template per il blog è sufficiente a dare una impressione di autorevolezza.
E ho  provato un brivido.
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Il coraggio di mettersi in gioco

Qualche giorno addietro, in maniera quantomai velata ma inequivocabile, mi è stato detto che gli autori veri sono quelli che hanno il coraggio di affrontare la dura e inflessibile selezione di una casa editrice.
Significa “mettersi in gioco”.
Decidere di autopubblicarsi è “la strada più facile”.

the_gillman_by_joelrcarrollDa autore ibrido – che quindi si autoproduce ma pubblica anche con case editrici vere – la cosa mi ha urtato profondamente.
La stupidità spacciata per saggezza ha sempre il potere di farmi infuriare.

E avevo anche preparato un bel post, a riguardo, incentrato soprattutto sulla paura, e avrei voluto postarlo sabato.
Poi non mi è parso il caso.

Ma l’irritazione profonda è ancora lì, e quindi, riproviamoci oggi.
Pork chop express, ladies and gentlemen. Continua a leggere