strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


54 commenti

La fine del Progetto CAS

Quattro giorni or sono, i cinque ebook delle mie traduzioni di Clark Ashton Smith sono stati segnalati ad Amazon, da un utente italiano, come in aperta infrazione di copyright.
Cosa alquanto curiosa, considerando che i racconti sono dichiaratamente di dominio pubblico e indicati come tali da fonti facilmente accessibili, e le mie traduzioni, essendo un lavoro originale eseguito ex novo, sono di mia proprietà.
Tuttavia, Amazon ha applicato le sue pratiche estremamente restrittive per tutelarsi da eventuali azioni legali, e appena ricevuta la segnalazione ha immediatamente sospeso il mio acocunt di KDP per 24 ore.
Dopo di che, in seguito a mie tempestive (e preoccupate!) comunicazioni, ha ripristinato l’account, ma ha mantenuto offline i cinque volumi incriminati, che come alcuni potrebbero aver notato, non sono più dispoonibili per l’acquisto.

Su invito di Amazon, che mi ha fornito gli estremi, ho immediatamente contattato la persona che mi ha segnalato, chiedendo lumi a riguardo – lo ripeto, sono più che ragionevolmente certo di essere nel giusto, ma poiché è sempre possibile una svista, ed essendo io in buona fede, sarei ben felice di sapere dove ho sbagliato, e quali dettagli ho trascurato.

Tale chiarimento sarebbe inoltre indispensabile per sbloccare i cinque ebook, o per procedere alla cancellazione definitiva, ma dopo quattro giorni non ho ancora ricevuto alcuna risposta.
In mancanza di risposta, Amazon tiene gli ebook nel limbo degli impubblicati.

Il progetto CAS è quindi fermo fino a data da stabilirsi ma, in tutta franchezza, vista la situazione, non ho più intenzione di procedere comunque.
I cinque ebook restano offline, e qualora la situazione dovesse chiarirsi, provvederò comunque ad eliminarli. Allo stesso modo, i miei progetti di traduzioni di altri lavori di Smith o di altri autori le cui opere sono notoriamente di dominio pubblico (ad esempio Robert W. Chambers e Talbot Mundy, sui quali stavo lavorando) sono cancellati.

D’ora in avanti mi concentrerò sulla mia produzione di lingua inglese, lasciando il mercato italiano ad altri

Voglio comunque ringraziare tutti per l’appoggio dato al progetto CAS e per l’entusiasmo e la gentilezza dimostrati.
Buona lettura.


10 commenti

… e poi un giro a Poseidonis

Questa faccenda di tradurre Cark Ashton Smith è strana, sapete.

ombra2

Il quinto volume, La Doppia Ombra è un racconto decisamente minore, apartenente al breve ciclo di Poseidonis (e non come sostengono alcuni al ciclo di Hyperborea – anche se Hyperborea viene ciytata nella storia) ma chissà, magari anche divertente – di sicuro Clark Ashton Smith se lo autopubblicò nel 1933, insieme a quelli che considerava i suoi racconti migliori.
Ed è già in classifica su Amazon, in effetti, ed ha anche già una recensione a quattro stelle.

Tutti e cinque i racconti fin qui tradotti sono in classifica di Amazon, a dire il vero, tutti più o meno in Top 4 nela categoria Dark Fantasy.
Il progetto procede bene, quindi, ed è solo un peccato che nessuno apparentemente si sia accorto di niente.
O voi avete letto qualcosa in giro, chessò, su qualche sito specializzato, su qualche webzine?
Ne avete sentito parlare in gruppi su Facebook?
Nel caso segnalatemi articoli o avvistamenti nei commenti.
Grazie!


Lascia un commento

Una gita ad Uccastorg

torturatori

L’Isola dei Torturatori, comparso originariamente sul numero di Marzo 193 di Weird Tales è il secondo raconto pubblicato del ciclodi Zothique, ed è uno degli esempi migliori della tavolozza creativa di Clark Ashton Smith: è oripilante ed efferato, angosciante ed ironico, crudelissimo e pieno di colori, di idee e di immagini potenti.
E lo si può avere, su Amazon, a 99 centesimi.


2 commenti

Carta intestata

Per motivi che non starò a spiegare dedico questo post al mio vicino di cella qui nel Blocco C, Alex Girola.

C’è questa battuta che gira, riguardo agli agenti letterari, che fa più o meno così…

Domanda: quali sono le qualifiche professionali per fare l’agente letterario?
Risposta: avere la carta intestata.

index

Questa battuta mi è venuta in mente qualche giorno fa, quando mi è capitato di inciampare su una storia…

Nel 1971 c’era un autore quarantenne che dopo anni di scrittura si ritrovava con due romanzi da pubblicare. Erano parecchi anni che scirveva, essenzialmenteper passare il tempo a casa la sera, visto che sua moglie lavorava al turno di notte.
Per pubblicare, gli dissero, doveva cercarsi un agente, ma questo gli risolse un po’ pochi problemi: l’autore in questione viveva in California, e tutti gli agenti letterari stavano a New York, dove le case editrici avevano le proprie sedi.
In California, gli unici agenti che c’erano erano quelli che trattavano sceneggiature e diritti cinematografici. Continua a leggere


10 commenti

Indignazione e risolutezza

Io non dovrei essere qui a scrivere queste cose.
Dovrei finire di scrivere un racconto di 6000 parole ambientato nell’universo di Hope & Glory, e che devo consegnare entro la mezzanotte al mio amico Mauro Longo, perché lo inserisca nel prossimo Almanacco dei Mondi Selvaggi.

Ma è successa questa cosa, vedete.
Un ragazzo di trent’anni, che si chiamava Michele si è suicidato.
E ha lasciato una lettera, che trovate qui, e che vi invito a leggere.
Io avevo deciso di non parlarne, ma poi la mia amica Silvia ha commentato, sul post di Angelo Sommobuta, che se ne deve parlare.
E Silvia ha ragione.

Ma come si fa a parlare di ciò che sentiva e provava una persona di trent’anni che si è uccisa?
Con che faccia, con che coraggio?
Ho vissuto gli ultimi anni al fianco di una persona che parlava di suicidio con frequenza crescente, e tuttavia ho visto la paura sulla sua faccia mentre il cuore si inceppava.
La morte è una cosa seria, non se ne deve parlare con leggerezza.
Non la nostra, non quella degli altri.

Però qualcosa è necessario dire, perché è giusto.
Andrò a ruota libera, quindi non garantisco un discorso coerente – siete stati avvisati. Continua a leggere


10 commenti

400.000 parole

Facevo due conti, l’altra sera, e così è venuto fuori che da Agosto 2016 a Gennaio 2017 ho scritto quasi 400.000 parole.
Questo contando storie proposte a riviste, ebook, traduzioni, articoli scritti per conto terzi, e i post su strategie e su Karavansara.

In base alla vecchi classificazione di Dean Wesley Smith, 400.000 parole in sei mesi farebbe 800.000 parole all’anno, e quindi saremmo ancora ben al di sotto di Pulp Speed One (che ne richiede un milione all’anno – 83.000 al mese, meno di 3000 al giorno). In altre parole (ah!), niente per cui scrivere (doppio ah!) a casa.

300315_149784581784149_149709261791681_238390_1815976337_nedewdedqd

Ma per me sono state tante.
E ora, con febbraio, mi preparo a accelerare.

Perché qui viene la cosa sulla quale pensare – se tutte quelle 400.000 parole fossero state pagate la tariffa standard professionale di 6 cent a parola, io avrei incassato 24.000 euro in sei mesi. Pagateci anche le tasse, e non sarebbe davvero male.
Niente affatto male. Continua a leggere