strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Dark Italy. Stile ed esercizi di stile

È sempre piacevole condividere una recensione tanto positiva…

La Fattoria dei Libri

No, non sarà una recensione equilibrata, in giacca e cravatta, alla narrativahorrorvoglio un po’ troppo bene. Perdonate l’intemperanza.

Leggendo Dark Italy,antologia edita da Acheron Books di alcuni fra i più apprezzati autori di genere (underground?) italiani, mi sono sentito chiamato in causa personalmente: sangue, maniglie dell’amore e occhiali inclusi.

Leggevo, e in corrispondenza di ogni racconto non potevo che chiedermi: questo saprei scriverlo, ne sarei capace in questo modo? Era una lettura critica, la mia. Il che va bene.

Ma anche criticona.Il che che non va affatto bene. Quindi tenetene conto. Certi giudizi potrebbero essere falsati da invidia inconscia.

Se Dark Italy permette di fare il punto su una discreta gamma di nomi di punta dell narrativa horror di casa nostra, vorrei poter esprimere un giudizio omogeneo, ma la verità è che ho letto…

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Perfetta eguaglianza e libertà

Continua la folle corsa verso il lancio del crowdfunding di Hope & Glory, ed avendo accennato molto en passant agli elementi “ideologici” del setting, è venuto il momento di parlare di James Prinsep, un personaggio che non compare da nessuna parte nei due manuali del gioco, ma il cui peso sullo sviluppo dell’ambientazione è fondamentale.
Sì, certo, H.G. Wells er Emilio Salgari, Jules Verne e S.M. Stirling, Michael Moorcock e Jeffrey Barlough—ci sono un sacco di scrittori che hanno influenzato Hope & Glory.
Ma James Prinsep è un caso a parte, come lo sono i suoi compagni d’avventura.

James Prinsep nacque in Inghilterra nel 1799, settimo figlio di John Prinsep, che era partito alla volta dell’India, venticinquenne spiantato, nel 1771, ed era tornato nel 1787 con un patrimonio di 40.000 sterline e una compartecipazione nella East India Company. Le fortune della famiglia subirono diversi alti e bassi, e nel 1819 il ventenne James, che aveva studiato architettura, fece un rapido corso di chimica e si ritrovò in India, con un posto alla zecca di Calcutta.
Prinsep divenne ben presto uno specialista nelle analisi chimiche dei metalli preziosi, e un suo lavoro a riguardo gli valse un posto nella Royal Society.
Nel tempo libero, si occupò di restauri, dipinse e tracciò mappe e nel 1832, Prinsep divenne segretario della Asiatic Society of Bengal, e editor della rivista Journal of the Asiatic Society (della quale era anche un illustratore).

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L’impronta delle pecore neozelandesi

OK, avevo detto che vi avrei raccontato la storia delle pecore neozelandesi, e proprio poche ore or sono mi è stata offerta una eccellente opportunità per farlo: un mio contatto via facebook mi ha passato, tramite messaggio privato, un link anonimo. Cliccato il quale non sono arrivato, come pare possa talvolta accadere, a un sito russo che vende armi e stupefacenti o sul blog indonesiano di una casa di malaffare.
No, mi sono invece ritrovato su una pagina facebook legata a un partito politico italiano dell’attuale coalizione di governo, dove sotto alla solita foto dell’Amato Leader con sorriso a settantotto denti, faceva bella mostra di sé questo status.

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La forma del mondo

Washington Irving si chiamava così perché la sua mamma era una fan di George Washington. Il che non è essenziale, ma da qualche parte bisogna pur cominciare – e la strada che parte da una emigrata scozzese che nel 1783 decide di chiamare suo figlio come l’eroe della Rivoluzione passa per Sleepy Hollow, e ci porta molto, molto lontano.

E questa potrebbe, dopotutto, essere una storia di cialtronaggine – Irving divenne uno scrittore, e si abbandonò spesso a cialtronaggini letterarie.
Come nel 1809, quando si inventò Diedrich Knickerbocker, storico newyorkese misteriosamente scomparso, e autore del postumo A History of New-York from the Beginning of the World to the End of the Dutch Dynasty, by Diedrich Knickerbocker – che non è una vera storia di New York, ma una satira di una certa storiografia farlocca e pretenziosa. Solo che i newyorkesi ci cascarono – e non solo presero per storia alcune delle invenzioni di Irving alias Knickerbocker (tipo ad esempio che un nome dell’antica New York fosse stato Gotham), ma venne anche avviata una ricerca per rintracciare il dotto storico, misteriosamente scomparso dal suo albergo.

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Ma è steampunk?

Continuiamo col diario di questo crowdfunding per Hope & Glory, mentre la data del lancio si avvicina inesorabile.
È davvero steampunk, Hope & Glory?
La prima volta che mi sono sentito chiedere in che modo Hope & Glory sarebbe steampunk è stato nel 2016, in una diretta con Lucca, dove si trovavano Gionata dal Farra di GGStudio (alias, l’editore) e Angelo Montanini (alias, l’artista), che aveva creato i bozzetti dei costumi per alcune delle culture presenti nel mondo di gioco.

Ma dove sarebbe l’elemento steam in tutto questo?

Perché è vero, la prima cosa della quale mi pare il caso di parlare, quando parlo di Hope & Glory, è la varietà culturale del setting: c’è il Raj Anglo-Indiano scaturito dalla fusione di cultura vittoriana e cultura indiana; c’è la Cina dei Taiping con la sua polizia psichica ela sua teocrazia pseudo-cristiana; c’è la Russia nella quale la popolazione si sta inesorabilmente separando in Eloi e Morlock; c’è la Federazione Africana che ha buttato i colonialisti fuori a calci e si è trovata un posto fra le Grandi Potenze.
E ci sono i giapponesi della Repubblica di Iezo che combattono contro i kaiju. Perché io valgo.

Ma dove sarebbe l’elemento steam in tutto questo?

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Crisi di Mezza Età

È possibile avere una crisi di mezza età a 51 anni?
Apparentemente è il momento giusto, per lo meno secondo Wikipedia (e chi siamo noi per contraddire Wikipedia?), che ci tiene a informarci che…

Con crisi di mezza età si identifica una particolare condizione vissuta da talune persone a partire all’incirca dai 45-65 anni. In generale consiste in una condizione psicologica negativa che comporta una miscela di depressione, sfiducia, spaesamento, delusione date nel tracciare un bilancio tra attese e desideri di vita e la percezione di quanto ottenuto o stabilito come inadeguato o insufficiente.
Il fenomeno sembra colpire un po’ di più il sesso maschile, soprattutto a causa delle aspettative riposte negli obiettivi che, una volta disattese, danno luogo a quel senso di sconcerto ed impotenza che contribuiscono a caratterizzare il disturbo.

Curiosamente Wikipedia non dice nulla della motocicletta, del saxofono, della fidanzata di vent’anni più giovane…

Né d’altra parte spiega come sia possibile che il caso più devastante di crisi di mezza età del quale io sia stato recentemente testimone coinvolga un tale che ha da poco superato i trentacinque, e diavolo se gli è presa brutta.

Ma al di là di questo, ll motivo per cui mi sono ritrovato a pensare alla crisi di mezza età… alla mia crisi di mezza età… è stato un buono da 9.99 euro.
È andata così…

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Sì, sono uno scrittore commerciale

Non posso che ribloggare e sottoscrivere.

La Fattoria dei Libri

Essere uno scrittore e camparci. In Italia pressoché impossibile.

Di recente ho chiacchierato con un autore Bompiani e quotidianamente leggo il blog di uno scrittore indipendente. Entrambiveri scrittori, non dilettanti. Professionisti.

Da cosa si riconosce uno scrittore professionista

Dal punto di vista artistico: quando leggi le sue pagine dimentichi che stai leggendo.

Dal punto di vista pratico: qualcuno paga il suo lavoro. Un committente, i lettori, un mecenate, i suoi sostenitori… Tutte le cose insieme.

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