strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Scienza e progresso nello steampunk esotico di Hope & Glory

Si parla di Hope & Glory su OggiScienza.
Perché noi valiamo.

OggiScienza

Hope & Glory è la nuova ambientazione per il gioco di ruolo Savage Worlds. Un primo assaggio è nella novella Glass Houses, scritta da Davide Mana. Crediti: Alberto Bontempi

STRANIMONDI – Cappelli a cilindro, occhiali da aviatore, corsetti, cinghie e ingranaggi dorati. Questi gli elementi ricorrenti dell’estetica steampunk, quel filone fantascientifico caratterizzato da una tecnologia anacronistica basata su vapore ed elettricità, spesso ambientato in un Ottocento alternativo. Un genere nato alla fine degli anni Ottanta, che riprendeva il nome del cyberpunk ma discostandosene, essendo più interessato alla meccanica e ad ambientazioni retrò e ucroniche che all’elettronica e alle distopie futuristiche urbane. Un genere che a sua volta ha pescato a piene mani dai romanzi scientifici ottocenteschi di autori come Jules Verne e H. G. Wells, e che ha ispirato e contaminato diversi autori moderni; influenze steampunk si ritrovano nell’eccellente La lega degli straordinari gentiluomini di Alan Moore…

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Lo detesti e sai che te ne devi andare

Ieri sera abbiamo avuto un piccolo festeggiamento, qui a casa: mio fratello ha superato il secondo livello di selezione ed è stato ammesso ad un nanodegree come sviluppatore Android.
La notizia è arrivata dopo un primo ciclo di lezioni e prove, al termine delle quali 1.250 dei 10.000 partecipanti (che avevano superato la prima prova di ammissione) hanno ottenuto la borsa di studio di Google, mio fratello uno di loro.
Ora lo aspettano tre mesi di prove e lezioni coi tutor, al termine dei quali avrà una nuova qualifica professionale in un campo lavorativo piuttosto vivace, con una bella certificazione rilasciata da un colosso come Google.
Un bel colpo – e solo io e pochi altri sappiamo quanto lavoro abbia fatto mio fratello per arrivare a questo.

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Il primo effetto di questa piccola ma importante vittoria digitale sarà però completamente analogico: mio fratello dovrà trovarsi un posto in cui dormire lontano da Castelnuovo Belbo, per i prossimi tre mesi. Un posto dal quale poter accedere alla rete a una velocità normale. Continua a leggere


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Perché il Barbera non sarà mai come il Bordeax

Mi piacerebbe fare una conferenza. Mi trovo nella splendida posizione di essere la persona giusta nelposto giusto, quindi perché non dovrei?
La mia conferenza si intitolerebbe

Perché il Barbera non sarà mai come il Bordeaux

Qui dove sono seduto in questo momento, dopotutto, sone le Terre del Barbera, quale posto migliore?
Nizza Monferrato sarebbe la sede ideale – il cuore del territorio del Barbera di Nizza, circondato da una costellazione di aziende vitivinicole e cantine sociali, con una nascente industria del turismo enogastronomico…

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Non servirebbero grandi cose – una sala con un po’ di sedie, a voler esagerare un proiettore per poter mostrare qualche slide.
Si tratterebbe di una cosa leggera, della durata di un’oretta, per parlare del territorio, della storia geologica, dei criteri attraverso i quali si definisce il terroir, del perché il Bodeaux sia il Bordeaux e il Barbera sia il Barbera.
Proprio a voler fare le cose per bene, si potrebbe cercare un complice, fra i vignaioli locali, o nelle cantine sociali del territorio, per fornire anche una degustazione del vino che rappresenta il terroir di Nizza.

L’ideale una cosa del genere sarebbe naturalmente farla a pagamento, ma come recita il mantra nazionale, non ci sono soldi per la cultura, quindi potremmo anche farla gratis, con la scusa di ottenere un poco di visibilità1, e per restituire al territorio un po’ di ciò che mi ha dato in tutti questi anni.

terroir cover smallSarebbe anche una buona occasione per spingere un poco il mio libriccino, Terroir: il Sapore della Terra, che è uscito da poco e non pare abbia destato tutto questo grande interesse2.
Se ne potrebbero stampare una trentina di copie, da vendere a fine conferenza.

Non sarebbe difficile, non credete?
Vediamo cosa ne viene fuori?

Oh, sì, è vero – a parlarne così in pubblico, sul mio blog, il rischio è che in capo a un paio d’ore qualcuno si fiondi a fare il tour delle cantine sociali e in una settimana metta in piedi Perché il Barbera non sarà mai come il Bordeaux, senza averne le competenze ma sulla scorta di una grande simpatia e di un paio di amicizie giuste.
Ma è un rischio che sono disposto a correre.
Anche perché quando (non se, quando) la conferenza verrà annunciata – che sia io a tenerla, o qualcun altro – non mancherò di segnalarlo qui sul mio blog, così ne potremo riparlare.


  1. certo, aiuterebbe se il giornale locale non sbagliasse a scrivere il mio nome (in effetti complicatissimo) come è già accaduto in tre occasioni precedenti. 
  2. ma ha una recensione a cinque stelle, della quale sono grato e orgoglioso. 


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Prigionieri delle pietre

Ieri pomeriggio, considerando che era festa e tutto quanto, mi sono riguardato Children of the Stones – ed erano qualcosa come quarant’anni che non lo vedevo.
Lo trasmise la RAI, credo tra la fine del ’77 e l’inizio del ’78, col titolo di Prigionieri delle Pietre, e da allora non mi risulta sia stato replicato.
Sono sette episodi da mezz’ora, ma togliete i titoli e il riassunto delle puntate precedenti, e ci sta tutto in circa due ore e mezza. Si trova su Youtube, in una versione decente, e me la sono riguardata, e mi ci sono voluti un paio di minuti per rendermi conto che

a . mio dio, ma è a colori! (noi all’epoca nn avevamo una TV a colori)
b . ma quello è Gareth Thomas! (l’uomo con cui ho trascorso i miei dopo-cena negli ultimi due mesi)

Alla fine degli anni ’70, in un glorioso bianco e nero, e senza sapere chi fosse Gareth Thomas, Children of the Stones mi terrorizzò alquanto, ed è probabilmente all’origine della mia persistente fascinazione per la preistoria e i siti megalitici.
Ma vorrei evitare di fare di questo post una operazione nostalgia, e parlare invece di un paio di cose che credo siano pertinenti.
Ah, ma prima di andare avanti… questa è la musica dei titoli di testa.

Già, ai vecchi tempi, i programmi per ragazzi erano una cosa diversa (ma ne riparleremo). Continua a leggere


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Allan Holdsworth, 1946-2017

Fu circa venticinque anni or sono.
Avevo un’amica che suonava il violino.
Un giorno venne a casa mia e le feci sentire questo pezzo spettacolare, e lei dissi “Oh, che bello, che bravo violinista.”
E io le spiegai che non era un violino, era una synthaxe, un sintetizzatore controllato da una chitarra.
“Mio dio che musica orribile,” disse lei.

È quello che si chiama ascoltare la musica con gli occhi.
Allan Holdsworth, maestro della synthaxe, e della chitarra in tutte le sue forme, se ne è andato da poche ore. Mi ha insegnato a non ascoltare la musica con gli occhi.


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Animali nevrotici e dove trovarli

La versione breve

A Castelnuovo Belbo, ridente (ma cosa avrà poi da ridere?) località della Valle Belbo1.

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La versione lunga

Diciamo che poiché in questo paese la connessione a internet è una cosa che capita ad altri2, succede che normalmente dalle sei del pomeriggio fino a più o meno le undici di sera, collegarsi a Internet diventi pressocché impossibile.
Inviare una mail richiede una dozzina di tentativi, aggiornare il blog è improponibile, e Pinterest vi fa una bella pernacchia perché non ha abbastanza banda per visualizzare le immagini.
La cosa non è un grosso problema, a livello di comunità, visto che la parte attiva della popolazione a Castelnuovo ci viene solo per dormire, e gli hoi polloi trascorrono la loro vita in una beata inconsapevolezza, seduti fuori dal bar ad aspettare di morire.
Ma se voi siete persone che magari con internet ci lavorano, allora dovete lavorarci fra la mezzanotte e le sei del mattino. Continua a leggere


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Dieci anni

PrintMentre ero, come si suol dire, in altre faccende affaccendato, il mese di marzo è arrivato ed è passato e così mi sono perso il decimo anniversario di strategie evolutive.
Strategie ha dieci anni e rotti, ormai, e striscia lentamente verso il milione e mezzo di visitatori.
Non male.
Nel corso di questi dieci anni, ho postato 3688 post (questo fa 3689), il che ci dà una media di un po’ più di 365 post all’anno, un post al giorno per dieci anni.
Calcolando una mendia di 600 parole per post, farebbero 2.213.400 parole.
Se invece calcoliamo una media di un’ora e mezza di lavoro per ciascun post – dal raccogliere il materiale al trovare le immagini e tutto il resto – farebbero 5532 ore1.
E, incredibile ma vero, strategie è in crescita – abbiamo superato i 500 lettori fissi.
E se è vero che ai tempi di Google Reader, cinque anni or sono, eravamo arrivati a 650, risalire da meno di 300 dopo il crash del 2013 è stata una bella scalata.

Ed ora mi piacerebbe riuscire a spiegarvi il profondo senso di inutilità di tutto questo. Il senso di vuoto e di desolazione.
Ma non oggi.
Buon finesettimana di Pasqua, che lo vogliate festeggiare come ricorrenza religiosa o come opportunità per staccare per un paio di giorni.
Ci si vede dall’altra parte.


  1. i tempi si sono nettamente allungati da quando mi sono trasferito in Astigianistan, perché qui, come abbiamo detto molte volte, internet è una cosa che succede agli altri. 


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Tutte le cospirazioni in un posto solo: Night Vale

220px-Welcome_to_Night_ValeÈ new weird?
Probabilmente.
Sì, è new weird.
Forse.
Magari anche no.
Il fatto è che dare una esatta collocazione a Welcome to Night Vale non è proprio facile. Potrebbe essere una delle più colossali truffe della storia della narrativa fantastica – ma se non altro è una truffa eseguita con grazia da persone competenti, e quindi il suo stesso essere una truffa potrebbe essere parte dell’opera d’arte.
Per cui forse Welcome to Night Vale non è una truffa proprio per il suo essere una truffa, ma fatta benissimo. Continua a leggere