strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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San Valentino con Joan Wilder

Allora, San Valentino incombe.
Il giorno in cui essere single è considerato alla stregiua di un crimine o di una malattia terminale, e in cui i blogger si raspano il cervello alla disperata ricerca di un’idea per un post che faccia aumentare le visite.
Ci sono quelli che lo odiano, quelli che lo adorano, quelli che sono indifferenti a ci tengono comunque a dirvelo.

Io invece sto finendo di leggere un libro.
Si intitola Romancing the Stone, risulta scritto dsa Joan Wilder, popolare autrice newyorkese famosa per la sua serie di avventure romantiche di ambientazione western che hanno per protagonista la bella e tormentata Angelina.

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“Angelina! Che donna!” come disse quel tale.
Ma Romancing the Stone, che venne pubblicato nel 1985 dalla Avon Books, è tutta un’altra faccenda. Continua a leggere


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La radio, i podcast e Hilda Matheson

È agli atti la mia malsana passione per la radio, e per quella che in inglese si chiama talk radio in particolare – la radio parlata, con le interviste o anche solo con una persona che parla diciò che le pare.
Ho anche accennato in passato a come io consideri il mio blog come una specie di stazione radio, dove io mi siedo al microfono alla notte e parlodi ciò che mi pare – e in effetti i recenti esperimenti di podcast fatti su Karavansara col KaravanCast si riducono proprio a quello: io seduto davanti a un microfono, nel cuore della notte, che parlo di quel che mi pare.

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Ma oggi non voglio parlare di me, ma di Hilda Matheson.
Perché Hilda… eh, Hilda.
Vedrete.
Continua a leggere


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Una gita ad Uccastorg

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L’Isola dei Torturatori, comparso originariamente sul numero di Marzo 193 di Weird Tales è il secondo raconto pubblicato del ciclodi Zothique, ed è uno degli esempi migliori della tavolozza creativa di Clark Ashton Smith: è oripilante ed efferato, angosciante ed ironico, crudelissimo e pieno di colori, di idee e di immagini potenti.
E lo si può avere, su Amazon, a 99 centesimi.


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Carta intestata

Per motivi che non starò a spiegare dedico questo post al mio vicino di cella qui nel Blocco C, Alex Girola.

C’è questa battuta che gira, riguardo agli agenti letterari, che fa più o meno così…

Domanda: quali sono le qualifiche professionali per fare l’agente letterario?
Risposta: avere la carta intestata.

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Questa battuta mi è venuta in mente qualche giorno fa, quando mi è capitato di inciampare su una storia…

Nel 1971 c’era un autore quarantenne che dopo anni di scrittura si ritrovava con due romanzi da pubblicare. Erano parecchi anni che scirveva, essenzialmenteper passare il tempo a casa la sera, visto che sua moglie lavorava al turno di notte.
Per pubblicare, gli dissero, doveva cercarsi un agente, ma questo gli risolse un po’ pochi problemi: l’autore in questione viveva in California, e tutti gli agenti letterari stavano a New York, dove le case editrici avevano le proprie sedi.
In California, gli unici agenti che c’erano erano quelli che trattavano sceneggiature e diritti cinematografici. Continua a leggere


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Indignazione e risolutezza

Io non dovrei essere qui a scrivere queste cose.
Dovrei finire di scrivere un racconto di 6000 parole ambientato nell’universo di Hope & Glory, e che devo consegnare entro la mezzanotte al mio amico Mauro Longo, perché lo inserisca nel prossimo Almanacco dei Mondi Selvaggi.

Ma è successa questa cosa, vedete.
Un ragazzo di trent’anni, che si chiamava Michele si è suicidato.
E ha lasciato una lettera, che trovate qui, e che vi invito a leggere.
Io avevo deciso di non parlarne, ma poi la mia amica Silvia ha commentato, sul post di Angelo Sommobuta, che se ne deve parlare.
E Silvia ha ragione.

Ma come si fa a parlare di ciò che sentiva e provava una persona di trent’anni che si è uccisa?
Con che faccia, con che coraggio?
Ho vissuto gli ultimi anni al fianco di una persona che parlava di suicidio con frequenza crescente, e tuttavia ho visto la paura sulla sua faccia mentre il cuore si inceppava.
La morte è una cosa seria, non se ne deve parlare con leggerezza.
Non la nostra, non quella degli altri.

Però qualcosa è necessario dire, perché è giusto.
Andrò a ruota libera, quindi non garantisco un discorso coerente – siete stati avvisati. Continua a leggere


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Come ai tempi di Corman: The Love Witch (2016)

Qualcosa di diverso? Un film, magari?
Un horror, di quelli belli, di una volta?
Un film che magari non avete visto, e del quale sentirete parlare solo qui?

58349ec39ea60_poster_originalQuesto è una sorta di instant post, scritto di getto dopo aver passato parte della notte, complice l’insonnia, a guardare The Love Witch, l’ultimo film di Anna Biller, regista americana che negli ultimi anni si è fatta notare tanto per lo stile visivo dei suoi lavori quanto per il lavoro di (usiamo una parola difficile) decostruzione ideologica operato sul genere.
Che detto così pare una cosa pesantissima, ma non lo è affatto.

The Love Witch è un horror/thriller, o forse è la parodia di un horror/thriller, ed è meraviglioso.
La trama pare fatta apposta per fare ululare alla luna le lettrici di paranormal romance1:

Elaine (Samantha Robinson, splendida e perfetta per la parte) è una giovane donna che, nella sua ricerca del vero amore (o forse solo di una gratificazione fisica), utilizza la stregoneria per sedurre un certo numero di uomini, salvo poi eliminarli quando la relazione si rivela noiosa, o insoddisfacente, o troppo oppressiva. Ma la polizia indaga.

E la trama è tutta qui.
Ma è molto meglio di così. Continua a leggere


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Cuore

… no, non il libro di De Amicis.

Ho iniziato il corso di quattro settimane sulla salute del sistema cardiocircolatorio, curato dal dipartimento di Medicina e Biologia dell’Università di Reading.
Il genere di corso nel quale una ricercatrice sorridente e simpatica ti spiega come dissezionare un cuore d’agnello per studiarne l’anatomia, e io nelle ultime 24 ore ho sperimentato tutti i sintomidi tutte le afflizioni cardiocircolatorie note all’uomo, e un paio che credo di essermi immaginato solo io.

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Però è interessante. Continua a leggere