strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Visioni dell’Apocalisse

Sono estremamente orgoglioso di poter annunciare l’uscita di Visioni dell’Apocalisse: l’Immaginario Cinematografico della Fine del Mondo, curato dalla dottoressa Stella Marega dell’Università di Trieste, e pubblicato di fresco da Mimesis nella collana Il Caffé dei Filosofi.

Il volume raccoglie una serie di saggi accademici su – beh, come dice il sottotitolo, il cinema dell’apocalisse. I saggi spaziano dall’immaginario urbano della Los Angeles futura e futuribile alle serie televisive che hanno mostrato la fine del mondo come noi lo conosciamo. E ci sono gli zombie, naturalmente.

Fra i saggi contenuti nel volume c’è anche Niente Margherite nella Terra Promessa: Ecologia dell’Apocalisse. Un saggio che ripercorre la storia della catastrofe ambientale nella letteratura e – soprattutto – nel cinema, da Grant Allen e H.G. Wells fino a Mad Max: Fury Road, e che ha come titolo una citazione da King of the World, degli Steely Dan.
L’ho scritto io.

Lavorare a questo saggio e con la dottoressa Marega è stata un’esperienza estremamente piacevole, e mi ha dato l’opportunità di coniugare le mie due identità, quella del ricercatore in campo ambientale e quella dello scrittore di fantascienza.
Se voi dovesse capitare di leggerlo, fatemi sapere cosa ne pensate.


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Vita su Marte

Parlavo poco fa con un amico col quale ci vedremo una di queste sere per una pizza. Gli spiegavo che la mia ultima prodezza – un saggio e due novelle in trenta giorni, più un pitch accettato da una antologia in Gran Bretagna, è frutto non di particolare abilità, ma semplicemente di vivere in un posto in cui l’unica persona con la quale fare quattro chiacchiere è un complottaro convinto che la Bibbia parli di alieni che hanno bioingegnerato l’umanità e che le scie chimiche siano uno strumento col quale i militari stanno portando avanti un piano di geoengeneering.
Perché sì. Le prove? Sono su Youtube.

Al di là di questo, il paesaggio è desolante, per cui ci si chiude in casa e si scrive.

È come vivere su Marte.

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Odds and Ends n°12

L’ultimo numero di Odds and Ends per marzo ha appena raggiunto i miei sostenitori su Patreon nella “Five Bucks Brigade” (che si becca quattro numeri al mese invece di solo due). Questo mese: la storia dell’universo in trenta minuti, un libro infiammatorio sul clima, gratis, un nuovo social network che vale la pena esplorare, un viaggio in Africa in cerca di Atlantide in compagnia di una testolina mummificata, i Toto e Talbot Mundy, e un piccolo grande gioco di ruolo.
Perché è bello essere miei sostenitori su Patreon.


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I Figli del Corvo

La prima parte de I Figli del Corvo, il mio nuovo ebook e – si presume – il primo di una nuova serie science-fantasy, è stata appena caricata (mobi + epub + PDF) sul mio Patreon come promesso a tutti i miei sostenitori italiani.
Perché è bello essere miei sostenitori su Patreon. O così si dice in giro.

Per motivi di tempo, pubblicherò la versione italiana di questa prima novella nella serie delle avventure di Garr lo Scaltro, in tre parti, una al mese, in esclusiva per tutti i miei follower su Patreon.

La versione standard in inglese, Sons of the Crow, che è un po’ più povera di quella che i miei supporter hanno ricevuto a inizio Marzo, si può preordinare su Amazon, e sarà disponibile in circa 48 ore.
Non è prevista una versione commerciale in italiano.


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Invisibili e trasparenti

Oggi qui nel Blocco C della Blogsfera, il mio vicino di cella, Alessandro Girola, ha preso il cucchiaio che di solito usiamo per cercare di scavare un tunnel che ci porti oltre la recinzione e lo ha usato per incidere alcune parole sul muro di blocchi di calcestruzzo del cortile dove trascorriamo l’ora d’aria. Ci ha messo un po’, perché un cucchiaio non è lo strumento adatto a scrivere, ma ha scritto:

Quella bella sensazione di essere invisibile a questo mondo e ad altri.

E in fondo è anche per quello che si viene rinchiusi, no? Non tanto per farci espiare i nostri crimini o per farci redimere, ma semplicemente per farci sparire. Eliminare l’imbarazzo.
Le esecuzioni pubbliche creano martiri, e i martiri attirano seguaci. Molto meglio l’oblio, in silenzio e con discrezione.

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Il culto dei morti

Fonda Lee è una brava scrittrice che ha in corso un a serie fantasy che va sotto al titolo collettivo di Green Bone Saga. Ho qui il primo volume, Jade City, ed è un ottimo romanzo, originale e intelligente, che ha vinto il World Fantasy Award. Mi è piaciuto il romanzo, mi piace ciò che la Lee sta facendo col fantasy, e credo sia un’autrice che vale la pena tenere d’occhio.

Ai primi del mese, la scrittrice ha pubblicato sul suo canale twitter un paio di fotografie di scaffali di una filiale di Barnes & Noble, la grande libreria di catena americana, scrivendo (traduco a braccio)

Questo è ciò che i moderni scrittori di fantasy devono affrontare. Nel B&N della mia zona, la maggior parte degli autori è fortunata se trova una copia del proprio libro, super fortunata se è esposta di faccia. Ci sono 3,5 scaffali per Tolkien. 1.5 per la Jordan. Ecco con chi competiamo per lo spazio sugli scaffali: non fra di noi, ma con la gente morta.

E i fanz sono esplosi perché “Fonda Lee odia Tolkien e Jordan.”

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Tre libri, forse quattro

Un paio di sere or sono mi hanno rivolto una di quelle domande ipotetiche e sostanzialmente inutili che servono a far partire delle discussioni che si protraggono a lungo nel cuore della notte. La domanda in questo caso specifico era

Supponiamo che tu debba andare a parlare a una terza superiore, a dei sedicenni, e che tu gli debba presentare un solo libro, un volume di narrativa che secondo te è fondamentale che leggano. Cosa gli consiglieresti?

Ed è venuto fuori naturalmente che io di libri gliene consiglierei tre, forse quattro, magari anche cinque. Ed è stato interessante sentire opinioni alternative e suggerimenti incrociati.
Non so se mai avrò l’occasione di fare una presentazione del genere – ne dubito profondamente, ma credo sarebbe divertente. Per intanto, infliggo le mie opinioni non richieste a voi.

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Aiutati che dio ti aiuta

Sto leggendo due libri, in questi giorni, uno durante la pausa del pranzo ed uno durante la cena. Mio fratello sta seguendo una studentessa cinese alla quale sta facendo tutoring per la programmazione in Android (meraviglie del telelavoro), e quindi viviamo con fusi orari diversi. Se devo mangiare da solo, posso per lo meno godere della compagnia di un buon libro.

A pranzo sto leggendo Monkeys with Typewriters, gli appunti del corso sul romanzo tenuto da Scarlett Thomas all’Università del Kent. Mi piacciono i libri della Thomas, ed il suo “manuale di scrittura” si sta rivelando estremamente interessante. Le radici universitarie si vedono, non è la solita zuppa a base di show don’t tell e POV – ci sono tutti gli argomenti fondamentali, ma trattati in maniera diversa dal solito.
Ottimo.

Curiosamente ho ripensato alla Thomas qualche giorno addietro (prima, in effetti, di acquistare con un buono il suo manuale), quando mi sono trovato a discutere con alcuni contatti oltremanica della recente reazione che si sta sviluppando contro i cosiddetti manuali di self-help. Quelle cose del tipo Come Farsi degli Amici e Influenzare la Gente, ma anche i corsi di lingue su CD, le diete e i manuali per riordinare la casa e la guida alla lettura dei tarocchi. Ricade tutto, merceologicamente parlando, nel calderone del self-help.

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