strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il meme dell’egiziana Amenartas

H. Rider Haggard

H. Rider Haggard (Photo credit: Wikipedia)

Passerò il weekend a rivedere un pezzo che spero di consegnare all’editor per il prossimo finesettimana – un bell’articolone sulle razze perdute della narrativa avventurosa, ed in particolare sulle regine che le governano.

Sarà un weekend in compagnia di Ayesha e di La di Opar.
All’ombra lunga, molto lunga, di Henry Rider Haggard.

Rispetto a molti altri autori del genere lost race, Rider Haggard aveva un vantaggio sostanziale – lui l’epica coloniale l’aveva vissuta davvero.

Era stato in Sud Africa, aveva servito come segretario del governatore del Natal, aveva issato personalmente la bandiera inglese su Pretoria all’atto dell’annessione del Transvaal.
Forse per questo le narrative coloniali di Rider Haggard mostrano una vena di disillusione e di pessimismo che non si trova, per dire, in Conan Doyle o, men che meno, in Burroughs.
C’è una simpatia autentica per “i nativi” che disinnesca molti dei borbottii dei moderni commentatori. Continua a leggere


6 commenti

Vecchio e Grasso

Nonostante il titolo, questo non è un post di natura autobiografica.
È successo semplicemente che mi son trovato a guardare, alcuni giorni addietro, il primo episodio restaurato del serial Drums of Fu Manchu, del 1938.

fu_and_nayland_in_drumsLa trama sposta – per comodità – il Signore delle Strane Morti dai bassifondi londinesi alla California, e dietro di lui sposta anche il suo eterno rivale, il britannico Nayland Smith.
Henry Brandon è un Fu Manchu sinistrissimo ed efficace, e William Royle, nei panni di Sir Nayland Smith… diamine, è vecchio e grasso.

O meglio, è un normale cinquantenne stempiato e baffuto, capace di sfuggire ai sicari di Fu Manchu e di affrontare il Pericolo Giallo sul suo stesso terreno, tanto a livello fisico che a livello intellettuale.
A decent chap.

E questo mi ha dato da pensare. Continua a leggere