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Nella Zona

Nel 2008, la stampa finlandese salutò l’uscita di Stalker, un gioco di ruolo pubblicato dalla indipendente Burger Games, come uno degli eventi culturali dell’anno.

100243Frutto del lavoro di un solo autore, il giovane Ville “Burger” Vuorela, Stalker – dal 2012 disponibile anche in inglese – è in effetti un gioco di ruolo estremamente interessante.

In primo luogo, perché si tratta di un adattamento ludico molto fedele e molto rispettoso, del romanzo di Arkady e Boris Strugatsky – noto come Roadside Picnic o Picnic sul Ciglio della Strada – e del film tratto dal medesimo e diretto da Andrei Tarkovsky nel 1979, e intitolato appunto Stalker.
Non esattamente robetta.

L’idea di base – per chi non avesse letto il libro o visto il film – è che tredici anni or sono la Terra sia stata soggetta ad un fenomeno, noto come la Visita, che ha lasciato alcune aree del pianeta in condizioni estremamente anomale.
Cordonate dall’esercito e circondate da una terra di nessuno nella quale le strutture sociali si sfaldano progressivamente, queste Zone sono una minaccia ed una opportunità.
Perché chiunque o qualsiasi cosa abbia causato la Visita, ha lasciato dietro di sé del materiale.
Gli individui che, contro ogni legge, penetrano nelle Zone per recuperarvi artefatti e oggetti misteriosi, sono noti come Stalker.

I pericoli delle Zone sono molteplici – discontinuità spaziotemporali, abitanti impazziti per l’esposizione alla Visita, emanazioni di qualunque sia la cosa che ha generato le anomalie.
Le guardie armate sul confine, e l’Istituto che dovrebbe gestire le investigazioni sono il minore dei problemi degli Stalker.

Il secondo punto di estremo interesse è che Vourela contattò a suo tempo Boris Strugatsky, ed ottenne dall’autore russo l’autorizzazione ad adattare il romanzo.
Ne consegue che Stalker segue davvero da vicino le atmosfere e le suggestioni dell’opera originale, senza dover utilizzare gli escamotage che spesso si adottano, nel mondo del gioco di ruolo, per aggirare il fatto che non si hanno diritti sull’opera di riferimento.

E poi, naturalmente, Stalker è un gioco di ruolo diceless, con tutto ciò che questo comporta – la delicatezza e la sottigliezza nella creazione dei personaggi, la necessità, per chi gioca, a non pensare in numeri e probabilità ma in termini di interpretazione, di aderenza al personaggio.

Nel complesso, Stalker è perciò un gioco molto soddisfacente, e di una estrema eleganza.
Cupo, claustrofobico, ambientato in paesaggi surreali e popolato di personaggi borderline (nel vero senso della parola), è anche un gioco che stimola la ricerca del meraviglioso, e può risultare estremamente coinvolgente.

Il manuale di base – che si vende in pdf per circa dieci euro – è completo, molto ben scritto, e riccamente documentato.
Traspare da ogni pagina l’entusiasmo dell’autore per il suo materiale di partenza, e per il gioco come attività sociale e intellettuale.
Non si tratta probabilmente del gioco ideale per dei neofiti – ma rappresenterebbe un bel salto concettuale per una squadra cresciuta con D&D.