strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Lettera aperta ad un critico inadeguato

Ciao.

Lo so, questa non te l’aspettavi, ma onestamente siamo arrivati a un punto in cui, o comincio a sbattere ripetutamente la testa sulla tastiera, o ti scrivo due righe.
Perciò, ti scrivo due righe.
Sai com’è.

Il fatto è, vedi, che l’imbarazzo comincia a farsi doloroso.
Sai quando vedi uno che si sta rendendo a tal punto ridicolo, in maniera così ferocemente imbarazzante, che cominci a sentirti male per lui, senti una fitta allo stomaco, una pressione sul diaframma, non riesci a staccare gli occhi da quello spettacolo orrendo ma ti senti male, male male…?
Così.
È l’empatia, dicono.

Ossessionato dall’empatia (e da un sacco di altre cose)

Philip Dick, per dirne uno, era fssato con l’empatia – ciò che distingue gli esseri umani dagli androidi, diceva.
Ecco, è anche colpa di Dick.
E di Clarke.
E di Vance.
E di tutti gli altri.
Il punto, per capirci, è che io amo molto la fantascienza, e la leggo da trentacinque anni (dio, mi sento vecchio), e non ho mai… MAI, credimi… mai letto opinioni così abominevolmente imbarazzanti, quanto quelle che tu scrivi.
Al confronto, la vecchia storia dei calamari parlanti in orbita è… no davvero, è una seria e circostanziata analisi critica del genere fantastico.

Però no, aspetta.
Cerchiamo di rendere costruttivo questo discorso.
A me non piace fare discorsi distruttivi e odiosi – sono uno scienziato, e voglio che ciò che faccio contribuisca a rendere le cose migliori. Continua a leggere


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Cambiare il mondo

Sulla questione generi, Alex McNab è lapidario (e fa bene)

io scrivo di determinate cose perché mi piace innanzitutto leggerle. E, nella sconfinata presunzione tipica di ogni scribacchino, penso e spero di poterle “riscriverle” (prendi questo termine con le pinze) meglio. Meglio per me e meglio per i lettori.

E se torniamo all’originaria osservazione di IguanaJo,

Io credo che anche il più mercenario degli autori in fondo scriva per cambiare il mondo, ma oh… si accettano anche proposte alternative.

Esiste forse una presunzione più sconfinata, di quella di voler cambiare il mondo?
Però. il caso vuole che proprio stasera, prima di mettermi a scrivere queste righe, io abbia finito un bel libro (postrò domani o dopo le mie impressioni), e due pagine prima della fine ho trovato questa frase.

L’arte è un’azione generosa – succede quando un essere umano crea una connessione con un altro essere umano, e genera un cambiamento.

Che non è una frase di Pablo Picasso (quella si trova nella pagina successiva), ma di Seth Godin.
E per quanto io sia sempre estremamente restio ad usare la parola arte, perché l’ho trovata spesso come marchio dei palloni gonfiati, credo che sia corretta, come interpretazione.

Scriviamo davvero per cambiare il mondo, o per indurre un cambiamento nel prossimo?
E se è così, come speriamo di riuscirci, racontando la storia di un centurione romano un po’ burino che si spintona con gli uomini-sciacallo e si spupazza (o si fa spupazzare da) una polposa principessa egizia?
Non siamo un po’ lontani, per dire, dal Cantico dei Cantici, o dal Sutra del Loto, o dal Come fare amicizia e influenzare le persone?

Il genere, abbiamo detto, è prima di tutto un set di aspettative e poi, una collezione di restrizioni che tuttavia non limitano, ma piuttosto disciplinano la scrittura.
Strumenti, non ostacoli.
Basta imparare ad usarli (dici niente). Continua a leggere