strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Nelle spire del pitone

Noi vecchi eroi dei pulp la monotonia non sappiamo cosa sia.

Mi hanno detto che avere un posto fisso è una gran monotonia.
Beh, non devono venirlo a dire a me.
Negli ultimi vent’anni sono stato pagato per essere…

. geologo d’esplorazione junior per una compagnia petrolifera
. programmatore e designer di modelli matematici per l’amministrazione regionale piemontese
. spaventapasseri
. centralinista
. analista di dati telefonici
. traduttore
. venditore di automobili
. promotore di prodotti finanziari
. insegnante di italiano per stranieri
. insegnante d’inglese per italiani
. ricercatore universitario
. consulente freelance nel campo delle analisi ambientali
. insegnante di analisi statistica per naturalisti in corsi post-laurea
. game designer nel settore giochi di ruolo
. conferenziere freelance
. creatore di siti web
. pubblicista
. autore

(e non mettiamo neanche in lista i lavori non retribuiti, svolti in cambio di qualifiche, di esperienza, o della possibilità di provare a fare ciò che si è lavorato tanto per imparare – dall’organizzare mostre d’arte al curare antologie di racconti, organizzare gruppi di lettura per i ragazzini delle scuole e riparare biciclette)

Monotonia?!
Neanche l’ombra – ero troppo impegnato a pagare i conti ed a saltare da una attività all’altra.
Purtroppo, se in questo modo la monotonia non è mai stata un problema, c’è una contropartita – il mio curriculum è talmente variegato che me ne servono quattro a seconda del posto dove mi presento (sarebbe brutto presentare le mie qualifiche come venditore all’azienda che vuole un esperto in scienze ambientali, perché si richiede sempre e comunque dedizione assoluta alla vocazione), e comunque non mi riesco a scrostare di dosso questa opinione generale…

Eh, sai, è uno che non ha mai avuto un lavoro fisso…

Perché il sistema della monotonia se ne frega, naturalmente.
Il sistema semplicemente se non hai mai avuto il posto fisso ti bolla come inaffidabile.
Se fossi affidabile, non avresti avuto bisogno di cambiare lavoro, giusto?
Se hai fatto malamente un lavoro schifoso che non ti piaceva per vent’anni, rubando lo stipendio quando potevi e mostrando zero lealtà per l’azienda e i colleghi, ehi, sei chiaramente un elemento sano della società.
Ma fare bene venti lavori diversi dimostrando adattabilità, coraggio al limite della disperazione e una gran voglia di lavorare, riuscendo a non impazzire ed oltretutto divertendosi?
Ah, fallito!

E tuttavia, allo stato attuale delle cose, l’unica possibilità per pagare i conti è quella di potenziare ulteriormente il curriculum.
Aggiungere voci, attività, opzioni.

Perciò, se nel tempo libero continuo a fare esercizio con le tre palle colorate per imparare a fare il giocoliere (nel caso, potete cominciare ad informarvi qui), dall’altra ho deciso che era tempo di aggiungere un linguaggio di programmazione al curriculum.

Ho dato un’occhiata in giro, e pare che Python sia abbastanza facile e relativamente richiesto.
E poi lo ammetto – ok, datemi del deficiente – mi piace l’idea che la RAD per Python si chiami Boa Constructor.
Ha un che di avventuroso che noi poco di buono inaffidabili apprezziamo.
Come dice il saggio (beh, ok, Wikipedia)

Python è un linguaggio multi-paradigma, che fa della dinamicità, semplicità e flessibilità i suoi principali obiettivi. Supporta il paradigma object oriented, la programmazione strutturata e molte caratteristiche di programmazione funzionale e riflessione.

Perciò, scaricato Python for Beginners dal sito della Python Foundation.
Acquistata per 20 centesimi una copia usatissima ma in buono stato di Python for Dummies.
Recuperat i tutorial di Python pubblicai su Full Circle Magazine (con un po’ di pazienza sul sito si reperiscono i tre volumi del corso di Python pubblicati dalla rivista).
Installati sul PC i software indispensabili… IDLE, Boa Constructor, Geanie, etc.
Ora si comincia.

Il piano è dedicare un’ora al giorno allo studio del linguaggio, in maniera assolutamente inflessibile.
Leggere il manuale, fare gli esercizi, smanettare il necessario.
Piuttosto non si cena, piuttosto non si legge narrativa da diporto.
Piuttosto non si scrive… beh, ok, non tanto.
E poi postare qui di quando in quando, dei brevi reality check che mi obblighino, di riffa o di raffa, a restare in carreggiata.

E così si continua a correre per restare nello stesso posto.
Si continua a reinventarsi ogni sei mesi.
Sarà questa la strada verso la ricchezza la fama e la gloria?
O sarà solo un modo per finire a fare lo schiavo agli ordini di un solido elemento della società, che pensa che si scriva compiuter e che ha come qualifica solo la vecchia ECDL?

Vedremo.