strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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3 e 50, che sarebbero 5 ma però…

Informati, vai a fare la raccolta dell’uva.

Me lo ripetono da diciotto mesi.
Me lo hanno detto anche sabato sera, mentre sedevo su una panchina sulla Via Maestra di Nizza Monferrato, a bere una gazzosa da un euro.
Ti danno tre euro e mezzo all’ora, mi hanno detto.
Sarebbero cinque, in effetti, ma il tipo che ti porta col pulmino nel posto dove devi lavorare se ne tiene uno e mezzo perché… boh, lui guida il pulmino, presumo.
Si chiama caporalato.
È vivo e sta bene e vi saluta tutti.

Informati, vai a fare la raccolta dell’uva.

Con le migliori intenzioni, naturalmente, ma da queste parti questa è l’unica proposta, anche se hai una laurea e un dottorato – tre euro e mezzo all’ora, per dieci ore ma pagate otto, a fare il bracciante.
Mezz’ora di pausa, mezzo litro di acqua da bere per la giornata. Continua a leggere

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Terroir, il Sapore della Terra

Da alcuni anni – e credo di averne già parlato in passato – mi occupo (anche) di geologia del vino, vale a dire di quella branca della geologia che si occupa dello studio dei terroir.
Argomento interessante, che mescola geologia, antropologia, storia e pratiche commerciali e, mi sono sempre detto, una buona freccia all’arco di uno che si ritrovi seduto nel bel mezzo del Monferrato, dove il vino, e i terroir, dovrebbero essere il pane quotidiano.

Dal 2009 ho frequentemente offerto i miei servizi a produttori di vino, associazioni di produttori e altre realtà locali, per cercare di fare qualcosa sui terroir. C’era una ipotesi di studio in collaborazione con Urbino quando ero ricercatore, ci sono state infinite offerte di conferenze gratuite, di corsi brevi, di eventi con degustazione del terroir, che vorrebbe poi dire far assaggiare al pubblico un po’ di vini ricavati dallo stesso vitigno ma cresciuti su terroir diversi, ad esempio.
Dal 2009 ho sempre e solo ricevuto picche – con la sola eccezione di un articolo, pubblicato nel 2010 su una rivista specializzata.
Ma al di là di quello, a quanto pare in Astigianistan l’argomento non interessa.
Per lo meno non se lo presento io. Tocca faresene una ragione. Continua a leggere


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Una Storia Inventata

$(KGrHqMOKpYFJJ-60F)ZBSVoo+qU-Q~~60_35Oggi vi racconto una storia, volete?
Una storia che ho voglia di dedicare alla memoria di due miei vecchi amici che non ci son più da tanto tempo, e che si chiamavano Gideon e Edward.
Nomi improbabili, non vi pare?
Ma dopotutto, questa è una storia assolutamente inventata, che non ha alcun legame con la realtà.

È la storia di un ragazzo al quale piacevano i dinosauri e i vulcani, e che quindi – essendo uno di quelli che “non crescono” e i dinosauri e i vulcani continuano a piacergli anche “da grandi” – si iscrisse alla facoltà di geologia.
E da studente, al primo, al secondo anno, vagava per le colline della sua zona – un paese inventato che chiameremo Astigianistan. Continua a leggere


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Ci sono donne ti cambiano la vita

rainDiciamo che piove.
A secchiate.
Diciamo che sei a fare una lunga passeggiata fra le colline per favorire la circolazione, hai un dolore maledetto a un ginocchio e ti stai inzuppando come un derelitto.
Diciamo che arrivi in un posto dove c’è un bar.
Diciamo che ti fermi e ordini qualcosa da bere e ti siedi.
Diciamo che ci sia anche la TV accesa, e RaiNews che va, magari in attesa del Giro d’Italia, e che al momento su schermo ci sia un pezzo sull’ennesima violenza sulle donne, che passa in sottofondo.

Ecco, diciamo tutto questo.
E uno degli avventori del bar guarda il video e dice…

“Però della violenza delle donne sugli uomini non ne parlano mai.”

Gli altri avventori borbottano assenso.
E tu, che hai un ginocchio dolorante ma non sai tacere, gli fai notare che in effetti, non capita spesso di uomini che arrivino in terapia intensiva con quattro costole rotte, la milza distrutta e una emorragia interna da paura, perché la fidanzata li ha malmenati.

E quello, mentre il resto degli avventori annuisce saputo, ti spiega che non è mica necessario arrivare a quello.

“Ci son donne che ti cambiano la vita. Ti fanno fare quello che vogliono. E dopo che tu hai lasciato tutto per loro, quelle ti dicono che ne hanno trovato un altro, e ti lasciano. Non è violenza, quella?”

E tu ribadisci che quello è venire scaricati, e capita.
Capita a tutti almeno una volta.
Capita ovunque.
Capita da sempre.
E comunque non è una cosa che ti spacca le costole, non ti spappola la milza, non ti manda in terapia intensiva con una emorragia interna da paura.

Ma quello ripete solo che

“Non importa. Le donne ti cambiano la vita.”

E tutti ti guardano, lì seduto, con la tua coca cola e il tuo cappello grondante sulla sedia di fianco.
flat,550x550,075,fE così ti domandi se per caso questa non sia una di quelle storie in cui sei andato a fare una passeggiata sotto la pioggia per la circolazione, e sei finito in un posto dove vivono i lupi mannari, o dove nelle notti di luna piena i maschi della comunità adorano Shub-Niggurath nei boschi, cibandosi delle carni di quelli che passano per caso, marinate nella coca cola.
E poi paghi la tua coca cola, ti rimetti il capello, e esci, seguito dagli sguardi di queste strane persone, che non sono lupi mannari e non sono cultisti cannibali di Shub-Niggurath, ma solo cinquanta-settantenni che hanno col sesso opposto un rapporto così alieno, difficile e strano, così immaturo e primitivo, che per loro pestare a sangue una donna è una cosa che, in fondo, può capitare, ma essere scaricati, eh, quella non è solo una tragedia inarrivabile.
È una violenza.

E son tutti padri di famiglia.

E ti spieghi un sacco di cose.

 


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Tre più tre

Giorni malinconici e depressi.

Fra una cosa e l’altra, sto scrivendo tre libri e sto leggendo tre libri.
Come sempre, l’avere cose in sospeso da scrivere (ci sono anche un articolo praticamente già venduto, e un resoconto annuale, da preparare, e un romanzo scritto in una settimana su cui fare l’editing) mi rende odioso, scorbutico ed intrattabile.
Leggo male, sono discontinuo e salto da una cosa all’altra.
Mi detesto, e non provo sentimenti migliori nei confronti del genere umano.

Fra i tre libri che sto scrivendo, il più importante è naturalmente Micro-hydro – a quest for independent energy, che sarà il titolo commerciale della mia tesi di dottorato.
L’idea è quella di farlo uscire come ebook e come paperback attraverso Createspace di Amazon.
Scritto direttamente in inglese, questo è al contempo il più facile da scrivere, ed il più difficile.
Il più facile, perché se non lo chiudo entro il 15 di novembre, bye bye dottorato.
Il più difficile perché è maledettamente difficile mettere insieme le componenti disparate dei tre anni di lavoro svolti fin qui.
Comunque, per quanto al momento sia fermo ad un terzo (senza contare grafici, tabelle, bibliografia e quant’altro), questo è quello che mi preoccupa di meno.

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Vita in campagna, tre anni dopo…

Nel 2009, in procinto di trasferirmi definitivamente in Astigianistan, pubblicai sul mio ormai latargico blog Fra le Province quella che definivo

Una semplice lista, che chiunque stia pensando di traslocare dovrebbe tener presente.

Una lista di pro e contro.
Tre anni dopo, come sono cambiate le cose?
Ci avevo preso?
È stata utile?

Vediamo.

Contro

Solitudine – specie se si vive lontani dal centro abitato, e soprattutto nelle prime fasi, quando ci si deve inserire nella nuova comunità

Assolutamente sì – e inserirsi nella nuova comunità non è affatto facile.
A tre anni di distanza, mi sento ancora dire “Ma davvero lei fa il geologo e vive a Castelnuovo Belbo?”

Elevate spese di trasporto – specie se parte delle nostre attività rimangono legate al nostro luogo d’origine, e ci tocca fare i pendolari.

Sì sì sì, ancora una volta.
Oltretutto, quando questa lista venne stilata e pubblicata, la benzina costava 1.60 euro. Ora ne costa 1.90
Il fatto che il trasporto pubblico sia disastrato e demente non aiuta.

Insetti e altri animali nocivi – le formiche sono ovunque. Per i topi campagnoli basta un buon gatto aggressivo e motivato.

Falso – ci vuole una trappola innescata con del formaggio, e che sia di marca. Poi ci sono le vespe, che proliferano.

Malattia – non sempre è possibile fare semplicemente un salto in farmacia… vivendo da soli in campagna la malattia è una infinita fonte di grattacapi.

Pensavo peggio – ma il fatto che siano stati aperti gli uffici della ASL a 100 metri da casa mia aiuta.

L’impatto del clima – si sente molto di più che in città, soprattutto in inverno.

Vero, ma non traumatico.

Il buio – la campagna di notte è infinitamente più buia della città.

… ma la città si sta adeguando. Anche qui, niente di traumatico.

I ficcanaso – in una piccola comunità, tutti bene o male sanno i fatti vostri; può succedere anche in un condominio, d’altra parte.

Vero – e soprattutto, se non sanno i fatti vostri, li inventano con entusiasmo.
Perciò si arriva alla schizofrenia – zero rapporti sociali, e pettegolezzi rampanti.

Animali da compagnia – cani e gatti possono avere delle difficoltà di adattamento; o adattarsi troppo (specie i gatti) e scomparire per lunghi periodi senza lasciar traccia.

Ma a volte ritornano.

Rapporti di vicinato – sono molto più importanti che in città, e richiedono un’attenzione in più.

Discutibile.
A parte la vicina che prende il sole in topless tra maggio e settembre, e il deragliato che tutti i weekend dalle cinque alle sette si esercita con la batteria, e il tipo che fa andare il trattore in folle mentre lui si fa i fatti suoi per un’ora tutte le mattine affumicandomi… no, a parte queti, il vicinato non desta problemi.

Crimine – se l’incidenza del crimine a basso profilo (scippi, borseggi) è infinitamente più bassa, gli ultimi anni hanno visto una crescita degli assalti armati alle case isolate.

Vero.
Ma qui non c’è nulla da rubare.

Pro

Minori spese – applicando un minimo di strategia, è possibile ridurre drasticamente le spese di mantenimento; in campagna, in generale, la vita costa meno.

Molto meno.
Bisogna organizzarsi con un frigorifero capiente e poi mappare i supermercati.

Aria più pulita – è una generalizzazione, ma di fatto i livelli di inquinamento dell’aria sono più bassi.

Tranne quando il vicino lascia in folle il trattore inondandoci di fumi azzurri la stanza da letto…

Scarso inquinamento acustico e luminoso – se il buio e il silenzio non vi danno fastidio…

Ed il cane che ulula per dare risposta alle campane, il trattore in folle, qualche strano tipo che deve assolutamente usare una levigatrice all’ora di pranzo… ah, il silenzio della campagna.

Più spazio abitativo a parità di prezzo – niente costa come un appartamentop in centro…

Sì, casa spaziosa, disordinatissima, una faticaccia da tener pulita…

La possibilità di svolgere attività che in città ci sarebbero precluse – provate a fare tai-chi all’alba nel cortile del vostro condominio… o a piazzare un telescopio sul terrazzo di casa…

Ma anche no.
Anche solamente uscire per una passeggiata significa essere guardati come si fosse appena scesi dal disco volante.
Potete, certo, svolgere un sacco di attività nel chiuso di casa vostra – ma questo nega un po’ le premesse…

Minore pressione demografica – se vi va di star soli, è facile star soli.

Testimoni di Geova, rappresentanti della Folletto e altri rompitasche vi troveranno comunque.

La comunità – saranno certamente diffidenti all’inizio, ma di solito le piccole comunità offrono più vantaggi che svantaggi.

E la comunità non vi vuole – fatevene una ragione.

Maggiori opportunità lavorative – con un minimo di adattabilità, è difficile restare con le mani in mano a meno che non lo si desideri.

Questa è tutta da ridere.
Nel senso che è vera – se siete amici (o meglio ancora parenti) del sindaco o di qualche assessore, o se siete parte della mafia delle bocciofile, o del racket delle maestre, se siete disposti a lavorare gratis, o a regalare le vostre idee a persone che non saranno in grado di svilupparle… ma l’individuo intraprendente che intenda provare a inventarsi un lavoro, farebbe prima a prendere le proprie cose e levarsi dai piedi.
Si guadagnerebbe così l’eterna gratitudine degli indigeni.


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Un progetto a lungo termine

Per quanto il lavoro ortodosso, curricolare e regolarmente retribuito non manchi, dopo il tramonto continuo ad essere libero di leggere e scrivere ciò che mi pare.
Almeno quello, no?

E così, mentre altri progetti si assestano o si delineano (si è visto nei commenti di alcuni ost, nei giorni passati), mi dispongo a prendere appunti e informazioni per un progetto che avvierò – credo – questo inverno, complici il freddo e l’oscurità.

Mi piacerebbe, ma mi piacerebbe davvero, mettere giù un po’ di storie ambientate qui nell’Astigianistan, nel Monferrato in particolare, fra le brume del Belbo e del Tanaro.
Delle tradizionali storie di spettri, che ruotino attorno ad un investigatore psichico, un cacciatore di fantasmi.

L’idea mi è venuta sfogliando Picture Yourself Capturing Ghosts on Film, un manuale di fotografia ectoplasmica pubblicato dalla seriosissima Course Technology e impostato come un corso professionale.
L’autore, l’evidentemente oriundo Christopher Balzano ha fondato una società per le ricerche psichiche in Massachussets, e il libro si legge con un certo piacere.
E dà delle idee.

Gli appunti stanno crescendo.
Così come la lista di libri da leggere o rileggere per documentare questo progetto.
Per dare spessore alle storie.
Per evitare di reinventare la ruota.
Un po’ di folklore locale, quindi, più qualche lunga passeggiata fra le colline, e un po’ di storie di spettri fondamentali.
A cominciare dalle storie di Carnacki, usando la bella edizione elettronica della ManyBooks.

Certo, mettere giù delle storie sovrannaturali in quello che è il territorio di Danilo Arona è un bel rischio, oltre ad una dimostrazione di sfrontatezza spaventosa.
Ma io miro molto più in basso.
Mi piacerebbe fare del buon intrattenimento, senza troppi vezzi letterari.
Del sano medio livello.
Avventura, brividi, magari una punta di ironia.
I riferimenti sono i soliti – H.P. Lovecraft e il suo circolo, il già più volte menzionato Carnacki e tutti i suoi discendenti, TravisMcGee, Nostra Signora delle Tenebre di Fritz Leiber (sì, magari!)
Uno dei punti fermi è tenersi il più lontano possibile da Dylan Dog… e non sarà facile, visto che non ne ho mai letto neanche un numero (no, ok… magari una mezza dozzina, e non mi son piaciuti).
L’altro pilastro è cercare di dare un taglio (fanta)scientifico all’intera faccenda.
Ho già un abbozzo di protagonista, un paio di idee per delle storie, qualche nota di colore locale.
Non ho troppa fretta – ci sono progetti pagati che hanno la precedenza – ma un pezzetto alla volta spero di riuscire a mettere insieme qualcosa di dignitoso.

E poi cosa ne farò?
Un volume autoprodotto su Simplicissimus o un qualche Print on Demand?
Vedremo.
Per ora, facciamoci una cultura su come si fotografano gli spettri… con una semplice Point-and-Click.
Bizzarro.

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