strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Colazione da Tiffany…

… e così si continua.

Oggi tocca a La Repubblica, fare un doppio paginone su Audrey Hepburn.
“La prima Sexy in the City”

E sorvoliamo sul fatto che il solo paragone fra un qualunque scampolo di pellicola della Hepburn e l’orrida serie con la Parker mi fa venire i capelli bianchi.

Cosa dire dell’idea che Colazione da Tiffany sia stato il film che ha preannunciato la rivoluzione sessuale?
Ma l’hanno visto ilfilm?
E meglio ancora, l’hanno letto il libro?


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Due Ore da Ammazzare 4 – Killing Me Softly

Che poi, non era neanche figa.

Però di libri ne compra due, e li porta alla cassa.

Avevo due ore da ammazzare nell’afa torinese, e sono andato da Fnac.
Fatemi causa – hanno l’aria condizionata più estrema a sud di Anchorage.
La camicia aloha sudata ti si appiccica come un sudario ghiacciato alla schiena ed improvvisamente il caldo è l’ultimo dei tuoi problemi.
Solo da Fnac puoi assiderare in piena estate.
E vendono libri – anche se non a me.

È vagando fra gli scaffali di Fnac che l’ultimo pezzo del mosaico fatto di servizi del TG, repliche televisive ed altre amenità cade al suo posto.
Stanno cercando di vendere Audrey Hepburn alle adolescenti come nuovo idolo, come modello.

Sugli scaffali, le biografie ed i photo-book su Audrey rivaleggiano con le pile e pile di vampiri emo.
E non roba di classe, eh – libercoli, biografie dubbie compilate da “giornaliste” con anni di Verissimo e Chi alle spalle, collezioni fotografiche con una qualità delle riproduzioni inferiore ad una fotocopia di terza generazione.

Stanno pompando l’Audrey-style.

Ora, lo ammetto – mi è sempre piaciuta, Audrey Hepburn.
Sabrina (con Bogart!) e Funny face (con Fred Astaire!) sono due film che guardo sempre con un certo divertimento.
Come rubare un milione di dollari e vivere felici, con Peter O’Toole, rimane un classico intramontabile, così come il “falso Hitchcock” Sciarada, con Cary Grant.
E poi Robin e Marian, con Sean Connery – il miglior Robin Hood della storia del cinema.

È vero, non mi interessano granché né Mayfair Lady (del quale esiste un’eccellente versione jazzata dello Shelly Manne Trio) né Colazione da Tiffany – pur avendo sempre e comunque un posto nel mio cuore per Miss Gologhtly.
Oh, e non mi piace granché Vacanze Romane – ma io a Gregory Peck avrei solo fatto fare Solomon Kane.
Piuttosto … e tutti risero, di Bogdanovich.

Mi piace, Audrey Hepburn.
Era intelligente, colta, elegante.
Aveva classe (non quattrini, per utilizzare la distinzione di Orson Welles).
E la rispetto profondamente per il lavoro umanitario fatto sul serio – e non per i fotografi – per conto dell’Unicef.

Ho un amico che non manca di farmi notare che mi piace la Hepburn, “una classica icona gay (hahaha)”
Fatti loro – per lo meno dimostrano buon gusto.
Il fatto che io ammiri Audrey Hepburn non significa che io voglia fare colazione da Tiffany con George Peppard.
E d’altra parte, ho scoperto che praticamente chiunque abbia recitato in un buon film in bianco e nero – da John Wayne a Elsa Lanchester passando per David Niven ed Ava Gardner, Stanlio & Olio e Ridolini, prima poi è stato o sarà un’icona gay.

La faccenda delle adolescenti mi inquieta un tantinello di più delle icone gay.

Anche perché, nel gelo e nella penombra di Fnac, questa ragazzotta onestamente orribile si rigira fra le mani un brossurato su Audrey Hepburn.
Lei e la sua amica sono insaccate in pantaloni neri troppo stretti e top a strisce nere e fuchsia assolutamente fuori luogo.
Sono truccate come panda, con tatuaggi discutibili in vista sulla pelle abronzata artificialmente ed i capelli stile hawaiiana allo stato brado, ed hanno entrambe, nonostante i tacchi da venti centimetri, il culo irrimediabilmente basso.
Portano grossi occhiali da sole che nel buio di Fnac le rendono praticamente cieche.

Lo scambio è da antologia…

Ragazzotta 1 – Miii, la Ebburn, certo che era ‘n mmito, eh…
Ragazzotta 2 (fa una smorfia) – Che poi, non era neanche figa.

Però si porta due libri alla cassa.

Che effetto farà, a queste orfane di Lady Gaga, l’imposizione di Audrey Hepbun come mmito?
Cosa comporterà la sostituzione di Audrey alla più recente velina nel loro immaginario?
Un picco di vendite per Givenchy e Chanel?
Una improvvisa ventata di classe ed eleganza nelle aule dei licei e fuori dalle discoteche?

O stiamo per essere invasi da una decerebrata, uniforme marea di squallide Holly Golightly emo, col culo bassissimo, ma fighe?

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