strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Betty Page e Cthulhu, hentai in Australia: strategie evolutive di Davide Mana

Questo è un post che ha il solo scopo di far alzare il numero di visite sul blog mentre sono via per il weekend, a masterare una partita demo di Hope & Glory al Pinerole 2018.

Il titolo include infatti tutte le parole chiave più ricercate di sempre su questo blog.

Screenshot from 2018-10-05 13-01-28

Bettie+Page+Fitness+2+proof+(1)E non mi sorprende che Betty Page sia più gettonata del sottoscritto1, badate, ma cosa dirà a riguardo il povero Cthulhu?
E l’Australia?
Perché l’Australia?
E nulla, naturalmente, può battere l’hentai.

C’è di che riflettere, non credete?
È vero, abbiamo in catalogo più di 4000 post accumulati in undici anni di attività, incui abbiamo parlato di scienza e fantascienza, letteratura e cucina e chi più ne ha più ne metta.
Ma il post più visto di sempre parla di rasoi da barba, e le parole più cercate che vi hanno portati qui su strategie evolutive sono queste.

Potremmo certamente trarre delle profonde conclusioni da tutto questo, ma devo preparare i personaggi di Hope & Glory per la partita del weekend.


  1. anche se sarebbe Bettie Page a dire la verità, ma non stiamo a formalizzarci, sappiamo di chi stiamo parlando.
    Almeno credo. 


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Albert di Adelaide

Un western ambientato in Australia che ha per protagonista un ornitorinco.

Messo giù così, Albert of Adelaide, dell’americano Howard L. Anderson ha tuttele carte in regola per venire definito bizzarro.
E piuttosto improbabile.
Eppure, per quel che mi riguarda, è certamente uno dei migliori romanzi letti quest’anno, tranquillamente uno dei cinque migliori.

Trattandosi di una storia di animali che parlano, è difficile non definire Albert of Adelaide un fantasy – ed immagino che lascerà piuttosto disorientati molti fan del genere, visto che non contiene elfi o oscuri signori, non ci sono incantesimi e lo stile narrativo è quantomai piano e diretto.
E non si tratta di narrativa per ragazzi, nonostante la presenza di animali che parlano.
Albert, fuggito dallo zoo di Adelaide e in cerca della Vecchia Australia dove si dice gli animali vivano ancora liberi e felici, si ritrova invece in un paesaggio di frontiera sospeso fra 19° e 20° secolo, dove ha avventure ben poco fanciullesche e incontri tutt’altro che infantili.
Jack il Vombato piromane.
TJ il procione californiano, pulitissimo e dedito al crimine.
Alvin e Bertrand gli opossum alcoolisti.
E poi una marmaglia di wallabi attaccabrighe e canguri razzisti.
I sevaggi dingo.
E su tutti, a torreggiare leggendario, il Famoso Muldoon.

“Ciò che intendevo è, è questo il posto dove le cose non sono cambiate e l’Australia è come era una volta?”
Il vombato ci pensò a lungo prima di rispondere. “Se intendi un posto dove gli animali vanno in giro senza vestiti e sono braccati da gente con lance e boomerang, la risposta è no. È dannatamente difficile trovare il vecchio Jack in un posto del genere.”

Fra inseguimenti, sparatorie, vagabondaggi per il deserto, tradimenti e pericoli, Albert viaggia in cerca della libertà, ma ciò che scopre sono l’amicizia e la fama, ed un senso della propria identità.
Perché è impossibile essere liberi senza sapere chi siamo, è impossibile godere della libertà se non la si condivide con altri.
Anderson, sessantanovenne veterano di decine di lavori diversi e attualmente residente in Nuovo Messico, descrive con una prosa pulita i deserti e le colline dell’Australia nordoccidentale, e le sue pagine non mancano di una certa poesia.
I dialoghi sono divertenti, e la caratterizzazione è assolutamente straordinaria – quando ci scopriamo a preoccuparci per l’incolumità di un procione dal grilletto facile alle prese con un tasso psicopatico e un wallabi razzista, è segno che l’autore ha fatto perfettamente il proprio lavoro.

Attraverso le 225 pagine della storia, Anderson riesce a intrattenere e divertire, toccando alcuni argomenti fondamentali.
I legami col passato, i rimpianti e la colpa, l’amicizia e la fiducia, la tolleranza e la mancanza della medesima, i pro e i contro dell’essere unici.
È una buona lettura, che scorre veloce e lascia col desiderio di saperne di più, pur restando pienamente autoconclusivo, assolutamente soddisfacente.
Fa molto ridere, ed ha un finale davvero commovente.
Dimostra – qualora ce ne fosse bisogno – che la letteratura fantastica può toccare argomenti significativi, ed ha tutte le carte in regola per diventare un libro di culto.
Non male, per una western ambientato in Australia che ha per protagonista un ornitorinco.

[questa recensione è basata su una review copy fornita dall’editore]


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Un passo indietro in Giappone

Tramite TechDirt veniamo a sapere che non è tutto oro quel che riluce nel Paese del Sol Levante.
La nazione più tecnologicamente avanzata del pianeta, sede dimolti interessanti esperimenti sulla deregulation dell’accesso all’informazione ed alla comunicazione, si appresta infatti a dare un bel giro di vite alle libertà civili su Internet.
E non solo
Il tutto, grazie ad un semplice giochino testuale nella revisione della Legge sulle Telecomunicazioni…

The law was intended to regulate broadcast content, but by adding in the phrase “open communication” it will now also include just about any public information put on the web, including newsgroups, bulletin boards and blogs. Once that’s in place, the Japanese government will then be able to go after any content it finds “harmful,” which seems rather loosely defined itself.

Insomma, una legge che permette al governo nipponico di censurare o “correggere” (questa suona un po’ orwelliana) contenuti on-line con un minimo di motivazione formale, e perseguire legalmente chiunque diffonda tali contenuti.

Ma non è tutto…

The second change would push mobile phone operators to put in place various filters to block “harmful” content from minors — though, again that definition of harmful is loosely described.

Già – i fornitori di servizi telefonici potrebbero essere spinti per legge a inserire filtri sulle linee che blocchino contenuti dannosi per i minori.
Ma ciò che non funziona, come sempre, è che la definizione di “dannoso” rimane aperta.

Saranno cavoli amari naturalmente anche per il file sharing (di qualsivoglia natura) e per ilconcetto di open source/open content.

Un dettagliato rapporto sulla situazione attuale e sui suoi possibili sviluppi è fornito dal blog Gyaku.
Fortunatamente in Inglese.

Per combattere l’irrigidimento del sistema, si è intanto formato in Giappone un movimento spontaneo (ma molto ben organizzato) – il MIAU.
Il loro sito è tutto in Giapponese ma anche solo per il logo vale la pena di visitarlo.

Intanto i laburisti Australiani stanno preparando qualcosa di molto simile nella Terra Giù di Sotto, e che – secondo alcune fonti attendibili – potrebbe segnare la fine della collaborazione scientifica fra accademici australiani e resto del mondo.

Non male, eh?
Siamo nel 2008 da nemmeno una settimana, e già c’è gente che spinge per rimandarci nel 1700…