strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La patacca

Non ci si può distrarre un attimo, vero?
Io mi prendo tre giorni liberi, e il caos erutta.
Ora capisco perché Batman non va mai in vacanza.
Ma io scherzavo, quando dicevo che ho una doppia vita, come Bruce Wayne ma spiantato.
No stinking badges, The Monkees 1967[17]

Comunque – l’avete saputo della patacca, vero?
No?
Ok, è una storia che fa più o meno così – esiste una associazione.
Voi vi associate.
Poi spedite loro il vostro ebook autoprodotto.
Se secondo loro il vostro ebook fa schifo, loro vi spiegano perché.
Se secondo loro il vostro ebook non fa schifo, loro vi appiccicano una patacca sulla copertina, che certifica la qualità del vostro ebook.

Siamo di nuovo al problema della certificazione, e del gatekeeping.
Ne abbiamo parlato pochi giorni addietro.
Buttate un occhio a quel post, se vi serve una rinfrescata, poi andiamo avanti, questo è un pork chop express. Continua a leggere


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Dritte per i Bugiardi

Quando cominciai a scrivere di scrittura su questo blog, mi venne fatto presente, col tono un po’ secco di chi sottintende “ora ti spiego perché è chiaro che non hai capito”, che quelli che scrivono scrivono, i perdenti e i wannabe scrivono di scrittura.
Prendi e porta a casa, come si suol dire.

Ora, una simile considerazione è alquanto stupida, se non altro perchè esiste un vero e proprio genere letterario, costituito da libri nei quali gli autori parlano della propria attività, nei quali riflettono sulla propria scrittura – o su quella altrui – sul proprio genere di elezione, sulle proprie abitudini, sulle proprie letture.
Ed è divertente, anche perché gli autori veramente in gamba di solito non si presentano come insopportabili tromboni, in questi libri, ma come esseri umani divertenti e divertiti, disposti a mettere in comune la propria esperienza coi lettori, e con gli altri scrittori.
Questa umiltà non è un fatto scontato.

9781453218549Nei giorni passati, una fan mi ha regalato una copia in formato kindle di The Liar’s Companion, di Lawrence Block*.
Per chi se lo fosse perso, Lawrence Block è un popolare giallista che negli ultimi cinquant’anni ha allineato qualcosa come un centinaio di volumi – di solito organizzati in serie – ed una marea di racconti su una quantità di antologie e raccolte.
A proprio nome o con una manciata di pseudonimi.
Ha vinto dei premi – incluso l’Edgar per il poliziesco – ripetutamente, fino al Grand Master del poliziesco.
Telling Lies for Fun and ProfitEd ha anche pubblicato una serie di libri sulla scrittura che da anni godono di una notevole considerazione – a cominciare da Telling Lies for Fun & Profit (anche questo parte del dono della mia fan**), che è considerato da molti il miglior libro sulla scrittura scritto da uno scrittore.
Il Liar’s Companion, che è parte di una serie, è una raccolta di articoli, pubblicati nella seconda metà degli anni ’80, nei quali Block parla della propria scrittura, di avventure e disavventure editoriali… e nel frattempo parla di inizi e di finali, di adattamenti e revisioni, di come si diventa scrittori a tempo pieno e cosa questo possa comportare.

Block si concentra sul lavoro dello scrittore – un lavoro che non finisce mai, per cui anche andare a vedere la partita è lavoro, come leggere, come guardarsi attorno ed ascoltare la gente che parla. E poi avanti – il valore dei sentimenti e del sentimentalismo, l’importanza della documentazione ed i limiti della medesima, la scelta del titolo, la necessità di cambiare e di restare simili a se stessi, la serialità e la non serialità…
E fedele al suo ruolo di autore che ha spesso per protagonisti dei criminali o dei personaggi moralmente discutibili, Block porta avanti questa idea dello scrittore come bugiardo che viene pagato per mentire.

Lawrence-Block-author-300I pezzi non sono affatto datati, e si leggono velocemente.
Da molti, da tutti, si possono ricavare delle ottime idee, o degli spunti.
Risolvono dei problemi, rispondono a delle domande o ne sollevano altre.
Suggeriscono nuovi post per il blog, e confermano il fatto che l’osservazione alla quale accennavo qui sopra è una baggianata colossale.
Non che avessimo dubbi a riguardo, naturalmente.
Ma è bello avere una conferma.

Lawrence Block rimane arguto e umile anche quando sommariamente annienta un libro, analizzandolo a fondo, e salvandone quell’unica scintilla che ne ha fatto un best seller.
Non è schizzinoso col genere, non si perde in vuote divagazioni – ma è ricco di polpose divagazioni – è tecnico senza essere ossessivo, è umano, è divertente.

Un difetto di questo manuale per bugiardi?
Vista l’epoca in cui vennero scritti gli articoli, mancano opinioni ed osservazioni di Block sull’editoria elettronica, sull’autoproduzione, e su tutte queste cose.

Ma in questi casi, a volte, bastano i fatti.
Divertito e incuriosito da questo libro, ho fatto un giro sul blog dell’autore – scoprendo che recentemente Block è tornato ad una delle sue serie più popolari.
Scritto il romanzo in cinque settimane, durante una crociera***, editato e prodotto in due mesi, il nuovo libro di Lawrence Block uscirà come ebook e come trade paperback autoprodotti, il 25 di dicembre di quest’anno.
L’alternativa, passando attraverso un editore tradizionale, sarebbe stata un’attesa fino al 2015.

Naturalmente, Block non fa testo.
È un “vero scrittore” certificato da scaffalate di libri di carta, ha una vasta fan base, ha un “vero editore”, scrive “veri libri”.
E vende il suo romanzo autoprodotto a dieci dollari in Kindle.
Ma qualcuno riuscirà certamenete a spiegarci perché per lui è completamente diverso.

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* Sì, ho delle fan che mi regalano libri, avendo gradito ciò che scrivo.
** In effetti, quando le fan ti regalano dei manuali per diventare autori migliori, è lecito porsi delle domande. Ma è un attimo.
*** Sarebbe bello. Ma anche solo scrivere in treno, è divertente – devo farci un post.


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Il lettore penalizzato

I bei vecchi tempi, quando c'era meno scelta

I bei vecchi tempi, quando c’era meno scelta

Bookrepublic ha pubblicato sul proprio blog un post, due giorni addietro, nel quale, fra le altre cose, si postula sostanzialmente che il lettore sia penalizzato dalle dinamiche dell’autopubblicazione.

L’idea – ma leggete il post – è che l’abbondanza dell’offerta aumenti la probabilità di beccare un libro che non ci piace.

A prescindere dalle polemiche a volte ingiuste sulla qualità, nasce un evidente gap di convenienza. Se è vero che il selfpublishing è parte della buona, o presunta tale, “economia dell’abbondanza”, continua tuttavia a scontrarsi con la scarsità della principale risorsa del lettore:il tempo. Per quanto buoni siano gli algoritmi che ci profilano, consigliano e customizzano, è estremamente probabile che il piacere che ci può derivare da una buona lettura sia mediamente più basso, perchè è più probabile che incontriamo contenuti che non ci piacciono. Si genera una diseconomia; e le diseconomie hanno dei costi.
In altre parole, il selfpublshing non conviene ai lettori.

Ora, sarà che per me leggere è indispensabile come mangiare, ma a me piace fare dei paragoni terra terra con le dinamiche gastronomiche.
L’idea è che andare in un ristorante a menù fisso sia preferibile ad un ristorante a la carte, perché se ho la possibilità di scegliere cosa mangiare, il rischio che ciò che ordino non mi piaccia aumenta.

Oppure, visto che leggere è – a volte – meglio del sesso, potremmo postulare che vivere su un’isola dove ci sono solo due donne nubili, anziché in un posto dove ci sono decine e decine di donne nubili, sia preferibile: troppa scelta significherebbe maggiori rischi di innamorarsi di quella sbagliata, ed averne il cuore infranto.

O, per restare in ambito letterario, è come decidere di bruciare una biblioteca, perché in fondo basta il Corano.

C’è un forte senso di si stava meglio quando si stava peggio, nell’idea che l’eccesso (?) di scelta comporti un calo della qualità dell’esperienza.
Ma il punto non è questo.

La logica esposta nel passaggio citato qui è fondata su un argomento fallace: l’idea è che io scelga le mie letture sulla base di un algoritmo di profilatura.
Insomma, che io accetti i consigli di Amazon, il cosiddetto Also Like.

Se ti è piaciuto [titolo], allora potrebbe piacerti [titolo].

toomanybooksMa anche no.
I criteri di selezione dei lettori, anche per ciò che riguarda gli autopubblicati, restano solidamente
. precedente conoscenza dell’autore
. consiglio di una fonte fidata (amico, critico, blogger)
. copertina
. quarta di copertina/blurb
. prezzo

La disponibilità di un’anteprima è anche un fattore significativo.

L’Also Like serve a mettere in vista autori a basso profilo – è una vetrina.
E, certamente, l’essere in vetrina (o in classifica) garantisce un extra di vendite (dal 20% al 40%, a seconda delle fonti) ma non è il criterio principale di selezione.
Anche perché è molto facile accorgersi se ci sta dando consigli ridicoli.

Ciò che non è stato considerato, nell’analisi per cui l’eccesso di varietà penalizza il fruitore, è dato dal fatto che l’aumento della varietà implica la messa in funzione di nuovi filtri.
Che non sono filtri automatici.
E che i lettori sono perfettamente in grado di sviluppare ed utilizzare tali filtri.

Io, per dire, ho una fortuna sfacciata, quando si tratta di acquistare ebook di autori che non conosco.
Ma non perché io abbia poteri paranormali – leggo semplicemente i blog giusti.
Ho trovato, in altre parole, dei filtri che sono sufficientemente sintonizzati sui miei gusti, da eliminare dal mio campo visivo gran parte delle distrazioni.
Si tratta, ci tengo a dirlo, di blog e blogger.
Li ho già citati in passato – Ron Fortier per il pulp, i ragazzi e le ragazze di Black Gate Magazine per la sword & sorcery, Paul Bishop per il poliziesco e l’hard boiled, SF Signal e SF Site per la fantascienza, eccetera.
Più una certa selezione di blogger italiani.

La varietà e la diversità non sono mai un fattore negativo, se vissute in maniera sana.

O se preferite…
Era meglio quando potevo scegliere fra 80.000 titoli, e provare qualcosa di nuovo rischiando una decina di euro, o è meglio ora, che posso scegliere fra 800.000 titoli, e se voglio correre il rischio e provare qualcosa di nuovo, mi brucio 99 centesimi?


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Avventurieri sul Crocevia del Mondo – due mesi dopo

coverfinalsmallSono ormai due mesi pieni che il mio allegro piccolo ebook – Avventurieri sul Crocevia del Mondo – è disponibile sulla piattaforma Amazon al prezzo di 2.60 euro.

Per chi se lo fosse perso, si tratta di un vasto ampliamento dell’originale Il Crocevia del Mondo – circa 60.000 parole, circa 250 pagine se fosse a stampa.
E in effetti stiamo lavorando su una versione a stampa, ma richiederà ancora qualche tempo.
Magari per Natale.

Il libro è una carrellata di biografie ed aneddoti, ed un mosaico di eventi storici – la Via della Seta, fra le due guerre, e gli individui che ne percorsero la lunghezza e ne esplorarono le diramazioni, per motivi disparati quali la ricerca della conoscenza (lecita o illecita, ortodossa o occulta), il desiderio d’avventura, l’avidità, l’ambizione o il disperato tentativo di salvare la pelle.
Tutto quello che si trova in queste pagine è vero, è realmente accaduto, ed è spesso assolutamente incredibile.

Mi sono divertito molto a mettere insieme questo lavoro, e da due mesi, come dicevo, si trova su Amazon.
Su tutti gli Amazon – per quanto le vendite si siano concentrate su Amazon.it e su Amazon.com
È, dopotutto, un libro in italiano.

Ma questo non è un post autopromozionale. Continua a leggere


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Pianeta Rosso

garibaldi cover small

Cliccate sull’immagine per scaricare il file pdf.

Un’uscita a sorpresa.
Nel 2010 misi in piedi una serie di racconti ambientati su un pianeta Marte che era sostanzialmente un pastiche di tutti i principali pianeti Marte della letteratura popolare e del planetary romance, come sfondo per una serie di avventure improbabili che avevano come protagonisti una selezione di popolari cialtroni italiani.

Uscirono un paio di storie, ma poi quello che era stato progettato come un serial e potenzialmente un universo condiviso, si interruppe per sopravvenuti problemi svariati e noiosi da elencare.

Quello che trovate qui è il primo episodio della serie, intelligentemente intitolato Pianeta Rosso, opportunamente riveduto, corretto e ampliato, con un nuovo prologo mai pubblicato prima, e con un bonus extra e un po’ di note e cose.

Potete scaricarlo in formato epub dal solito Ubuntuone.
Oppure potete scaricare il pdf cliccando direttamente sull’immagine qui di fianco.
La versione in mobi è in preparazione.

Il feedback, come sempre, è molto gradito.
E c’è anche il pulsante per le donazioni – che non sono obbligatorie, ma non mi offendono affatto.

E qualora voleste saperne di più sugli originali – e non – ai quali è ispirata l’ambientazione del racconto, l’agile volumetto Marte! è sempre disponibile dalla pagina dei Saggi.

ATTENZIONE – è stato segnalato un problema con il file in versione epub, che potrebbe causare problemi di impagniazione su alcuni lettori.
Il file è stato sostituito ed il problema dovrebbe essere risolto – segnalate eventuali altri impicci, e cercheremo di risolverli.


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Radiodrammi – o dell’assenza di un pubblico

w-e_373wL’idea deriva da una serie di cose diverse.
Da una parte ci sono state delle chiacchiere sfuse con la mia amica la Clarina, che sta ad un paio di celle più in là, qui nel Blocco C della blogsfera.
Dall’altra c’è il fatto che – da ieri, e fintanto che ci riuscirò, su Karavansara, il mio blog in inglese, la domenica posterò un radiodramma d’epoca, possibilmente un adattamento di un film d’avventura.
Ieri abbiamo cominciato con Lost Horizon, versione Lux Radio Theater.
E poi c’è il fatto che recenetemente di radiodrammi ed audiobook ne ho ascoltati parecchi – ci avevo anche fatto un post – e la cosa mi piace molto.

Perciò ho ammanettato mio fratello al termosifone – lui dopotutto si occupa di musica e produzioni sonore – l’ho tormentato di domande, ed ho fatto un paio di conti.

Cosa serve, per fare un buon audiobook? Continua a leggere