strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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L’inizio del terzo atto

La struttura in tre atti è un classico di molta narrativa popolare – ed è stata resa famosa e “canonica” dal lavoro di Syd Field, che nel 1978 ne fece la base del suo classico Screenwriting.
La sceneggaitura standard, come molta narrativa popolare ha un inizio, una parte centrale, ed una fine – una introduzione, uno sviluppo con complicazioni, ed una risoluzione finale, un climax.
Che si dirà, è banale, ma forse non tanto quanto crediamo.

E poi naturalmente c’è la vita di tutti i giorni, e c’è chi sostiene che la vita delle persone, esattamente come una sceneggiatura hollywoodiana, si possa dividere in tre parti, in tre atti – e dopotutto, la risoluzione finale non avviene in quella parte della storia anche chiamata “terza età”?

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Persuasione o selezione naturale?

Book_burning_(4)Succedono cose strane.
Ieri Amazon, che non manca mai di deliziarmi con una mail piena di proposte inguardabili per i miei acquisti, ha superato se stessa: mi ha suggerito l’ebook di un tale che ha scritto ed autopubblicato un libro per scoraggiare i lettori dallo scrivere ed autopubblicare.
Perché non è una bella esperienza, dice.
Si resta delusi, dice.
Si incontrano un sacco di difficoltà, dice.

E badate, non è che abbia tutti i torti.

Però ha fatto un po’ l’equivalente dell’organizzare una grigliata a favore del vegetarianesimo.

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Il miglior autore autoprodotto d’Italia

self-publishing-2Un post sull’autopubblicazione – il primo dell’anno credo.
Ormai probabilmente sapete – o se non lo sapete lo potete leggere qui – che Wired Italia ha lanciato la sua caccia al miglior autore autopubblicato del nostro paese.

Uno degli scopi dichiarati del progetto è

Avere una prima idea embrionale di quello che sarà la letteratura di domani, perché di una cosa siamo certi: così come ieri romanzieri e poeti fiorivano nei caffè letterari, nelle stanze dei bordelli o nelle trincee della guerra, oggi proliferano in rete e lottano e scrivono alla ricerca di un riconoscimento che li faccia emergere dal magma caotico e primordiale del web.

Wow, eh? Continua a leggere


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L’autopubblicazione di testi accademici

Come forse sapete – o forse no – ho all’attivo tre saggi autopubblicati e disponibili in rete…

Il Crocevia del Mondo

Il Destino dell’Iguanodonte

Marte

Si tratta di agili volumetti lemuriani – vale a dire saggi (relativamente) brevi, su argomenti diversi, fra scienza, storia, e avventura.

E sì, già che ci siamo, qualora doveste leggerli e vi dovessero piacere, potreste sempre offrire una granita al limone all’autore usando il sempre efficiente Bottone di Paypal.

In questo modo, capirete, l’autoproduzione di ebook mi permette di soddisfare due delle tre necessità vitali dell’autore di saggi:

a . ho migliaia di lettori adoranti
b . ho forzieri colmi di dobloni d’oro

Ciò che manca, per rendermi completamente felice e soddisfatto di me stesso, è naturalmente il rispetto e l’approvazione dei miei pari, dell’establishment accademico.

O, per dirla in altre parole, sarebbe bello se i miei agili volumetti contassero qualcosa in termini di curriculum.
Su questo versante, la situazione è ancora piuttosto desolata. Continua a leggere


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E-book – curiose convergenze

Curiouser and curiouser, come avrebbe detto Alice.
In capo a tre giorni mi capitano sul desktop tre post provenienti da tre blog diversi, che sembrano far parte di un unico bouquet.

Prima, il post di Massimo Citi su Fronte & Retro, intitolato “Problemi tecnici” – nel quale l’autore si scusa per alcuni disguidi nell’impaginazione dei file scaricabili dei suoi racconti…

Un volenteroso lettore mi ha segnalato che i file di testo aperti a video sono troppo piccoli e scaricati e stampati rimangono troppo piccoli, al limite dell’illeggibile.

Poi c’è “Stamperesti su carta i numeri del cellulare”, comparso su CORDEF, nel quale Corrado de Francesco lamenta una certa insensibilità del pubblico nel maneggiare gli e-book….

Mi viene da pensare così tutte le volte che vedo qualcuno stampare su carta un e-book nato per essere usato a video. Eppure alcuni lo fanno o lo chiedono manifestando un’irritazione involontaria: a loro la tecnologia dà fastidio specie se li costringe a cambiare.

E per chiudere l’ultima uscita di Gamberi Fantasy, “Come creare un e-book decente”, nel quale Gamberetta applica la sua abituale esaustiva capacità analitica al problema dell’autopubblicazione….

L’idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l’ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)

Ora, è impossibile che questi tre eccellenti post mi capitino sotto agli occhi senza stimolare qualche vuota considerazione.

La mia vuota considerazione è – ma è corretto considerare l’e-book come un libro, applicando ad esso i criteri della stampa in cartaceo?
In fondo, non è l’e-book un software, e non sarebbe quindi più logico applicare dei principi di accessibilità del software?
Logico, a questo punto, il discorso di Gamberetta – tocca capire come viene letto l’e-book.
Ma molto logico il discorso di CORDEF – perché volerlo stampare a tutti i costi?
E perchè dovrei poi essere io a scegliere?
E se poi i font che ho scelto – o che erano selezionati per default – risultano troppo piccoli o troppo grossi, come nei file di Max Citi?

Sono notoriamente un fautore dell’autopubblicazione.
Con l’editoria tradizionale, questioni come la scelta di font e criteri di impaginazione non sono responsabilità dell’autore.
Esistono persone pagate dall’editore per curare il lato tipografico ed artistico della produzione.
In prima battuta, l’autoproduzione conferisce all’autore anche il controllo sulla tipografia della pagina scritta.
Una libertà in più, della quale di solito l’autore non sa che farsene.
Ma perché fermarsi qui?
Perché non approfittare della tecnologia e mettere la scelta della modalità di lettura al lettore?
Molti e-book readers forniscono già questa opzione – yBook mi permette di scegliere il formato della pagina, la visione in pagina singola o doppia pagina, il colore e il formato dei caratteri, addirittura il colore della carta.
Ma allora, fatemi causa, perché arrovellarsi con tante questioni, quando posso distribuire i miei lavori in un file zip che includa il testo in ASCII e yBook?
Bello liscio.

Il guaio, io credo, è che la pubblicazione degli e-book è ancora troppo legata a certi parametri editoriali della carta stampata.
Questa faccenda di stampare i .pdf, ad esempio.
“Alla gente non piace leggere a schermo,” ci dicono.
Volete dire che avete stampato questo blog, per poterlo leggere?
La gente non ha problemi a leggere a schermo ciò che è stato progettato per essere letto in quel modo – le pagine web, ad esempio.
I vecchi file Help.

Eppure se ci sono .pdf che o li stampi o non li leggi, è semplicemente perché sono stati creati senza pensare che qualcuno avrebbe potuto leggerli a schermo.
Molti, moltissimi, sono solo il riversamento del file LaTeX usato dal tipografo per stampare la versione cartacea.
Persino Lulu.com vi vende il .pdf da cui è prodotto il volume a stampa.
L’idea di riversare tutto su carta è implicita nella forma.

Ma nessuno ci obbliga a produrre i nostri file come se fossero una trasposizione su schermo della forma, anziché del contenuto.

Una sciocchezza?
L’uso della pagina con orientazione “portrait” anziché quella “landscape”.
Perché non passare a quest’ultima – che si adatta meglio allo schermo?
Se ne sono accorti gli editor di Full Circle, rivista in pdf che è passata dopo tre numeri dal formato verticale a quello orizzontale.
Molto più leggibile.
Semplice.

E perché non lasciare al lettore la scelta del font che più gli aggrada?
Con Firefox, premo Ctrl & +, ed ingrandisco il carattere, premo Ctrl & – e lo riduco.

Per fare ciò, sarebbe necessario disaccoppiare contenuti e tipografia.
Che è poi quello che fanno i file CSS nelle pagine web.
Si potrebbe allora offrire il nostro e-book come un file HTML con il testo ed una serie di CSS, con i criteri di stile per l’impaginazione da stampa, da lettura a video eccetera.
Al lettore la scelta di quale implementare in base alle sue necessità ed ai suoi gusti.

Eppure, sicuramente, fintanto che gli e-book continueranno ad essere percepiti come una specie di libro (= basta aggiungere carta) anziché come un software (=basta aggiungere un computer), continueremo ad avere problemi tipografici, continueremo a fare la fortuna delle copisterie, e dovremo farci un sacco di problemi per divulgare il nostro materiale.
E la tecnologia dovrebbe rendere le cose più facili, non più complicate.