strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una generazione che non conosce l’umiltà

postbanaleQuesto non è il post che avrei voluto scrivere.
Mi sarebbe piaciuto parlare della natura personale e intima della scrittura, di come lo scrittore debba scrivere solo ed esclusivamente per se stesso, ignorando i lettori come si ignora una fastidiosa distrazione.

Ma poi, ieri, Il Corriere della Sera mi ha regalato un articolo che mi ha spinto a cambiare tema.

Il problema del lavoro giovanile nel nostro paese si fa sempre più pressante, e mentre da più oparti si levano irrealistiche e pretestuose richieste di intervento da parte di governo e aziende*, resta palese la causa principale di questa crisi – i giovani non hanno voglia di lavorare.

mal consigliati da madri apprensive e possessive, da insegnanti delle superiori avulsi dal mondo del lavoro e da amici scapestrati, i giovani italiani hanno preferito farsi mantenere dalla famiglia, iscrivendosi a stravaganti corsi universitari, trascorrendo le proprie giornate fra bar e discoteche, tranquilli per il fatto che l’auto potente, l’alloggio in centro, la vacanza esotica, gli abiti firmati e la fidanzata bionda glieli avrebbe pagatì papà.

E così, anziché tuffarsi a capofitto nel vibrante mondo del lavoro – accettando anche lavori umili, consci del fatto che il lavoro in se è un valore imprescindibile** – anziché contribuire alla crescita e generare fatturati, questi fannulloni hanno eroso il risparmio delle famiglie, precipitando il paese nella crisi che tutti conosciamo.

Ed hanno pure la faccia di lamentarsi – sostenendo di avere studiato per anni al fine di ottenere una laurea in una materia inutile***, laurea sulla validità della quale, oltretutto, abbiamo solo la loro parola e la dubbia pergamena rilasciata da qualche fantomatica Università (un accrocchio di fannulloni di tutte le età, incapaci di fare impresa).
Se avessero davvero voglia di lavorare, questi parassiti sociali non dovrebbero guardarsi attorno troppo a lungo – la penuria di netturbini soffoca le nostre città nel pattume, la latitanza dei bracciati obbliga i nostri agricoltori ad impiegare costose macchine agricole, gli operai – forti della loro crescente scarsità – accampano ridicole pretese su salari, orari di lavoro, diritti. E la sfida della libera professione è aperta a chiunque abbia la fibra morale elo spirito per accettarla.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAEd al contempo, questa folle corsa alla qualifica universitaria mostra lacune sconcertanti nel nostro mercato del lavoro – ed è pressoché impossibile trovare, a titolo di esempio, una venticinquenne laureata in ingegneria gestionale, fluente in tre lingue ed in grado di programmare ad oggetti in ambiente SmallTalk che sia disposta a lavorare part-time, fuori sede, venendo pagata in buoni acquisto, e che sia disposta a lavorare tre mesi in prova previa firma di una lettera postdatata di dimissioni e la garanzia di non avere in preventivo gravidanze o matrimoni.

E il tempo prezioso dei nostri manager, che meglio sarebbe speso nello strategic planning della mission media-savvy di una futura startup che si occupi di knowledge transfer e rebranding online nel settore nanotech… il tempo dei manager viene buttato nella lettura di interminabili ed improbabili curricula, pieni naturalmente di falsità ed esagerazioni, e spesso accompagnati da fotografie dei candidati false, o photoshoppate!

Un paese nel quale una intera generazione si dimostra tanto criminalmente irresponsabile, non può che versare nelle pietose condizioni che tutti vediamo ogni giorno, e che grazie al cielo non sono nostra responsabilità.

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* Come se governo ed aziende avessero qualche interesse o qualche responsabilità nei confronti del Paese e dei suoi abitanti

** Non si dice forse, stupiti, quando un onesto lavoratore sbrocca e uccide la moglie a martellate, “e pensare che era un grande lavoratore!”

*** a cosa potrebbe servire, in Italia, una laurea in Archeologia, in Beni Culturali, in Sistemi Ambientali o in Ingegneria?


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Simpatia & Fiducia

Torino ospita gli eventi, i seminari e le conferenze di ESOF 2010 – una settimana di scienza aperta a tutti.

Puntuale, precisa ed intelligente come sempre, La Stampa appiccica unbel sottopancia all’articolo di Luigi Bianucci riguardo al convegno…

L’evento in corso a Torino lancia l’operazione simpatia per rinsaldare la fiducia tra cittadini e ricercatori

L’articolo di Bianucci è buono e ne consiglio la lettura.
Ma è quel grassetto che mi lascia per lo meno perplesso.

operazione simpatia è una etichetta vuota, ma che porta con se un certo qual senso di fasullo, di truffaldino; implicitamente, l’operazione simpatia la lancia chi simpatico per natura non lo è.

Sono simpatici gli scienziati?
Ne ho conosciuti di simpaticissimi, ne ho conosciuti molti che credevano di essere il dono di dio al mondo.
Di fatto, gli scienziati non sono pagati per essere simpatici – sono pagati per cercare la Verità.
La ricerca della Verità non è, normalmente, una impresa simpatica.
I pregiudizi, le balle, le fedi, possono permettersi di essere simpatici, di accontentare il pubblico, di piacere – la Verità è ciò che è, e basta.

Certo, l’immagine che viene normalmente presentata al pubblico non tende a far crescere la simpatia verso gli scienziati.
Autori e sceneggiatori paiono avere a disposizione un campionario piuttosto limitato, nel tratteggiare gli scienziati.
Pare che sia impossibile praticare la scienza senza avere delle turbe di qualche genere – insicurezza con le donne, deliri di onnipotenza, arroganza criminale, manie ossessivo-compulsive…
Ma che gente frequentano, ‘sti sceneggiatori?!

Per non parlare della stampa!
Lo sa anche Bianucci, che dice

Il problema è che la ricerca sta mettendo in crisi concetti fondamentali e senso comune, e troppo spesso l’informazione non riesce a tenere il passo, rappresenta i laboratori come un circo Barnum di meraviglie e orrori.

… senza sapere, probabilmente, del bel servizio reso al suo pezzo dal redattore capo.

E c’è poi quella seconda parte…

rinsaldare la fiducia tra cittadini e ricercatori

OK, abbocco.
Io sono un ricercatore.
Perché i cittadini non si dovrebbero fidare di me?
E poi, si sono mai fidati di noi che facciamo ricerca?
Cosa c’è, da rinsaldare?

Parliamoci chiaro.
Ammettiamo che oggi esista da parte del cittadino medio una certa sfiducia nei confronti della scienza.
Questa sfiducia non segue lunghi anni di fiducia radiosa.
Segue lunghi anni di assoluta indifferenza.

L’indifferenza dell’uomo della strada verso la scienza fu la direzione in cui sviluppai, lustri addietro, il mio tema di italiano alla Maturità Scientifica.
Tema – l’importanza della scienza per la vita di tutti i giorni.
Svolgimento (sintetizzo a memoria) – la scienza non è importante per la vita di tutti i giorni perché non viene percepita come tale dal cittadino medio.
Se va bene, l’uomo della strada la ignora, la trova noiosa, considera il tempo e lo spazio dedicati ad esse dai media come sprecato – come segno di una volontà imposta dall’alto di voler a tutti i costi “far diventare tutti dottori”.
Al peggio, all’indifferenza fa seguito la diffidenza, la paura.

L’idiota che si trovò a correggere quel tema – era il 1986 – dimostrò durante l’orale di non essere in gradi di distinguere fra scienza e tecnologia, implicitamente dimostrando la mia tesi; ammise pure che un componimento come il mio poteva solo prendere il massimo dei voti o l’insufficienza, ed optò per quest’ultima.

Io odio avere sempre ragione.

È anche vero – questo lo posso scrivere oggi, avendo speso anni nelle sale dell’accademia – che spesso è chi si occupa di scienza a non volere fra i piedi la plebe… perché così vengono spesso percepiti i non-scienziati.

Aggiungiamo alla miscela una cultura vecchia di due secoli che vede nella scienza enella tecnica materie di serie B più adatte ai meccanici che non ai gentiluomini… le cose non possono che andare al’inferno in un secchio.

E quando le cose vanno all’inferno in un secchio, c’è sempre qualcuno pronto ad approfittarne per il proprio tornaconto.

Ma la battaglia è già stata combattuta, nella testa della gente, e gli scienziati l’hanno perduta.
Macchiette o mostri, fenomeni da baraccone o “persone come noi” (frase da pronunciare con un bel sorriso dentuto), rimangono qualcosa che al pubblico non interessa.

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