strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ciò che non volete vedere: Years & Years (2019)

Sto guardando, nelle pause di pranzo, la nuova serie di Russel T. Davies, quello di Doctor Who; una coproduzione BBC One/HBO intitolata Years & Years.
Sei episodi, ottimo cast, scrittura di altissimo livello.
Guardo mezzo episodio alla volta, perché è una sofferenza indescrivibile.
Per cui credo dovreste guardarlo anche voi.

La sofferenza… è lo stesso genere di sofferenza per via della quale sto impiegando quasi sei mesi a leggere Morte ad Asti, del mio amico Fabrizio Borgio. Perché è troppo vicino alla realtà, mette sulla pagina (il libro di Borgio – sul video la serie della Beeb) cose che sono così orribilmente familiari che non si può far finta di niente.
Il colpo arriva a segno, e fa malissimo.
Credo dovreste leggere anche Morte ad Asti di Borgio, e forse a voi farebbe meno male perché non siete naufragati in Astigianistan, non avete vissuto gli anni ’90 del Piemonte della Provincia da Bere.

Years & Years invece è garantito per devastarvi, se avete uno straccio di anima da qualche parte.

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Una lunga notte a Crickley Hall

Nel 2006, prostrati dopo la scomparsa del figlio (il bambino è sparito mentre giocava in un parco), Gabe ed Eve Caleigh si trasferiscono per una stagione a Crickley Hall, nella campagna inglese. La scusa è un incarico di lavoro di Gabe, ma la coppia spera che lasciarsi alle spalle Londra permetta loro ed alle loro due figlie di riprendersi dalla tragedia. Appena arrivati, i Caleigh incontrano Percy Judd, un pensionato locale che in termini abbastanza sbrigativi consiglia loro di tornare a Londra, e soprattutto di portare via le due ragazzine da quel posto.
Gabe minimizza, Eve si sente strana, la piccola Cally e l’adolescente Loren sono convinte che il posto sia infestato (il che, naturalmente, “è una figata”). E ci sono tutte quelle lapidi con la stessa data del 1943, nel cimitero locale…

Nel 1943, la giovane Nancy Linnet viene sfollata da Londra e trova un impiego a Crickley Hall, un orfanotrofio gestito con brutalità estrema dai fratelli Augustus e Magda Cribben. Pogressivamente sempre più preoccupata per la violenza e gli abusi dei quali i bambini sono palesemente vittime, Nancy cerca di denunciare la situazione, ma viene rapidamente isolata: i Cribben sono persone timorate di dio e pilastri della comunità. L’unico che crede a ciò che Nancy racconta è Percy Judd, un giovane in procinto di partire per la guerra, che cerca di aiutarla…

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Una mente adatta a cose migliori

Ci sono in tutto ventisei volumi in quarto, di carta buona, ottima qualità della rilegatura, scritti fitti, a mano, parzialmente in codice.
Diari, ecco cosa sono, scritti tra il 1806 ed il 1840. Ventisei volumi. Quattro milioni di parole, delle quali quasi seicentomila in codice, una miscela di algebra e lettere greche, simboli zodiacali e punteggiatura assortita.
Un mistero. Qualcosa di cui non si parla volentieri.

Negli anni ’30 due amici, John Lister e Arthur Burrell, ci si mettono per gioco e riescono a decriptare il codice, a leggere i paragrafi in codice. I contenuti li sorprendono, ma solo fino a un certo punto. Circolavano delle voci, dopotutto…
Burrell sarebbe dell’idea di bruciarli, quei diari, tutti e ventisei, subito. Lister decide invece di nasconderli – dietro i pannelli di legno di una parete nella casa di famiglia, ad Halifax nello Yorshire.
Riemergono qualche decennio dopo, durante dei lavori di ristrutturazione.
Ventisei volumi.
I diari di Anne Lister. O, come la chiamavano le brave persone di Halifax, ma solo dietro le sue spalle, Gentleman Jack.

… Sono felice tra i miei libri. Non sono felice senza di loro. Follie come pensare a Miss Hobart e alla sua strana negligenza mi vengono in mente, e simili bazzecole mi inquietano. Sono così indegne di una mente adatta a cose migliori …

Diari di Anne Lister, Aprile 1819

Questo è un post col doppiofondo, e se la prima parte è certamente una porzione sostanziosa di Storia Fatta coi Cialtroni, la seconda parte… beh, ci arriveremo.

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All’Insegna dell’Uomo Verde

“The Green Man”, antica stazione dellaposta sulla strada per Cambridge trasformata in elegante ristorante e albergo di charme, è infestata: il dottor Underhill, medico del ‘600 al quale venne rifiutato un funerale cristiano per via dei suoi strani esperimenti e dell’accusa, mai confermata, di aver accoppato la moglie, vaga ancoraper le stanze dell’antica locanda.
L’ultima a vederlo è stata una cameriera, nel 1850.
È passato ben più di un secolo.
Maurice Allington, cinquantenne narcisista marinato nello scotch, vittima di uno strisciante delirium tremens e attuale proprietario del Green Man, ha altri problemi.
Per Maurica al momento il principale problema è come riuscire a portarsi a letto la propria moglie e la propria amante, possibilmente insieme.
Tutto il resto passa in secondo piano: la morte improvvisa in circostanze misteriose del padre di Maurice, i problemi di comunicazione con la figlia quattordicenne Amy, la gestione del ristorante, persimno la strana donna dai capelli rossi in abiti seicenteschi che Maurice incontra sulle scale, e che nessun altro vede.
Perché forse al Green Man i fantasmi sono due.
E poi, una notte, Thomas Underhill si manifesta a Maurice, per chiedere il suo aiuto e in cambio “materializzare tutti i suoi desideri”.
Un’offerta imperdibile da parte di un uxoricida morto da secoli in odore di stregoneria e diabolismo.
Cosa potrebbe mai andar male? Continua a leggere


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Metal detector

Parliamo di qualcosa di completamente diverso.
In queste afose e soffocanti notti d’estate, ho trovato un poco di respiro guardando una cosa intitolata Detectorists.
La BBC la fiscalizza come situation comedy, ma … beh, giudicate voi.

La trama in tre parole: Lance e Andy sono due sfigati, uno fa il carrellista ai mercati generali e l’altro fa l’uomo di fatica per il comune di Danebury per pagarsi l’università. Entrambi condividono l’hobby della ricerca col metal detector, e trascorrono il tempo libero per i campi dell’Essex, in cerca di fantomatiche sepolture sassoni.

Ed è più o meno tutto qui. Continua a leggere


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Radio Girls: la BBC, le donne e la Siemens

Ho parlato qualche tempo addietro di Hilda Matheson, la donna che sviluppò la sezione Talk della BBC, di fatto creando quella che si chiama talk radio, e contribuendo forse più di chiunque altro a fare della BBC ciò che è stata ed è tutt’ora.

Hilda Matheson compare come personaggio centrale in un interessante romanzo intitolato Radio Girls, pubblicato nel 2016 da Sarah Jane Stratford. Si tratta di un buon romanzo storico, nel quale si intrecciano due o tre trame apparentemente inconciliabili ma di fatto inseparabili.
Da una parte, attraverso il personaggio di Maisie Musgrave, la Stratford ci racconta l’ambiente caotico ed eccentrico della BBC tra il 1926 ed il 1930 circa. Continua a leggere


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Fantascienza sottomarina: The Deep (2010)

2010
L’Hermes, un sottomarino sperimentale in missione di studio fra i black smokers nel Lomonosov Ridge, nella zona di esclusione artica, scompare misteriosamente. Sei mesi dopo, l’Orpheus, vascello gemello dell’Hermes, in procinto di riprendere gli studi nella stessa area, viene dirottato per recuperare la scatola nera del vascello scomparso.

Questo, in sintesi, il concept alla base di The Deep, miniserie della BBC del 2010, che è il genere di claustrofobico e soffocante intrattenimento hard SF col quale ci si può distrarre in queste serate di ora legale. Continua a leggere


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Solo cattivi o molto cattivi: Blake’s 7

B7-Logo1E così in una settimana, tra pranzo e cena, ho finito la prima stagione di Blake’s 7, ed ho iniziato la seconda – e la seconda l’avevo in effetti già vista, tanti anni fa, ma senza la prima ci si perde un po’ per strada.

Di cosa stiamo parlando?
Di una serie messa in piedi dalla BBC, per un totale di quattro stagioni, fra 1978 e 1981, 52 episodi in tutto.
Serie povera, poverissima, Blake’s 7, che spendeva nel 1978 per una intera stagione il budget che dodici anni prima Star Trek aveva avuto a disposizione per un singolo episodio.
Effetti speciali tristi, vecchi, al limite del ridicolo.
Ma non è sugli effetti speciali che si costruiscono le leggende, e Blake’s 7 è una leggenda, per un sacco di ottimi motivi.

L’idea di partenza, proposta dall’autore Terry Nation: quella sporca dozzina nello spazio.
Ma è molto meglio di così. Continua a leggere