strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Fantascienza sottomarina: The Deep (2010)

2010
L’Hermes, un sottomarino sperimentale in missione di studio fra i black smokers nel Lomonosov Ridge, nella zona di esclusione artica, scompare misteriosamente. Sei mesi dopo, l’Orpheus, vascello gemello dell’Hermes, in procinto di riprendere gli studi nella stessa area, viene dirottato per recuperare la scatola nera del vascello scomparso.

Questo, in sintesi, il concept alla base di The Deep, miniserie della BBC del 2010, che è il genere di claustrofobico e soffocante intrattenimento hard SF col quale ci si può distrarre in queste serate di ora legale. Continua a leggere


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Solo cattivi o molto cattivi: Blake’s 7

B7-Logo1E così in una settimana, tra pranzo e cena, ho finito la prima stagione di Blake’s 7, ed ho iniziato la seconda – e la seconda l’avevo in effetti già vista, tanti anni fa, ma senza la prima ci si perde un po’ per strada.

Di cosa stiamo parlando?
Di una serie messa in piedi dalla BBC, per un totale di quattro stagioni, fra 1978 e 1981, 52 episodi in tutto.
Serie povera, poverissima, Blake’s 7, che spendeva nel 1978 per una intera stagione il budget che dodici anni prima Star Trek aveva avuto a disposizione per un singolo episodio.
Effetti speciali tristi, vecchi, al limite del ridicolo.
Ma non è sugli effetti speciali che si costruiscono le leggende, e Blake’s 7 è una leggenda, per un sacco di ottimi motivi.

L’idea di partenza, proposta dall’autore Terry Nation: quella sporca dozzina nello spazio.
Ma è molto meglio di così. Continua a leggere


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Jonathan Creek

Succedono strane cose…

Cominciamo con un dato autobiografico – nel lontano 1984 (o forse era il 1985), mi venne quella che consideravo una buona idea per una serie di racconti.
L’idea era semplice – un anziano prestigiatore, costretto all’inattività per via di una grave artrosi alle mani, si ricicla come “debunker”, una di quelle persone che vanno a sbugiardare i falsi medium e i ciarlatani in genere.
L’idea era di farne una serie di gialli all’inglese, con il presunto sovrannaturale frutto di abili maneggi.

250px-Jcreek_titleNon ne feci mai nulla – l’idea era ed è ancora, io credo, piuttosto buona (se non proprio il culmine dell’originalità), ma semplicemente io, a metà anni ’80, non avevo la capacità per gestirla.

Poi, una settimana fa, per vie molto molto traverse, ho scoperto Jonathan Creek. Continua a leggere


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Lovejoy

253361d96cb3371b1b4bc862fa30a2dbec9e1f1aCome accade di solito d’estate, sto leggendo un sacco, e sto guardando un sacco di film e telefilm – di vecchi film e telefilm.

Complice il nulla che alligna sui nostri video, gli orari strambi che ho dovuto tenere nelle ultime settimane e il caldo soffocante, mi sono preso qualche notte per rivedermi la prima stagione di Lovejoy.
Ed è stata un’esperienza particolarmente interessante.

Lovejoy è una serie della BBC – la prima stagione venne trasmessa nel 1986. Continua a leggere


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Figli o Apprendisti

www.inmondadori.itL’incendio della biblioteca è il grande spartiacque di Titus Groan – c’è un prima l’incendio, c’è un dopo l’incendio.

L’incendio della biblioteca è un momento centrale perché rappresenta il grande capolavoro di Steerpike – che nelle ultime sessanta pagine ha circuito le due allucinanti sorelle di Sepulchrafve, Cora e Clarice, ha approfittato dell’animo romantico di Fuchsia, ha stimolato in maniera quasi oscena la vanità di Irma Prunesquallor, ha spiato, manipolato e organizzato.

L’idea è semplice – accoppare quanti più membri possibile dei vertici di Gormenghast, e poi sistemarsi come eminenza grigia alle spalle delle povere Cora e Clarice.
E quindi, perché non approfittare della riunione di famiglia in biblioteca? Continua a leggere


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La Beeb e il Times hanno toppato

Strana giornata per gli appassionati di genere.
Da dove cominciamo, dall’America o dall’Inghilterra?
Da Game of Thrones o dall’incacchiatura generica ma feroce di decine di autori di fantascienza e fantasy?

Cominciamo con l’America, perché il caso del New York Time è un esempio a più alto profilo di ciò che ha scatenato la crociata in UK, e perché voi siete comunque fan di George R. R. Martin…

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Adam Adamant è vivo!

Nel 1966, la BBC si trovò a dover fronteggiare un problema.
Anzi, due.
Da una parte, la rivale ITV dominava ormai da un paio d’anni le classifiche di gradimento con la serie The Avengers (Agente Speciale per noi italiani).
Dall’altra, i diritti sui personaggi e le storie di Sexton Blake (il clone di Holmes del quale abbiamo già parlato), vennero negati, cancellando la possibilità di mettere in campo l’altro segugio di Baker Street contro John Steed & Emma Peel.

Per riempire il buco nei palinsesti in tempi brevi, la Beeb precettò uno staff di autori provenienti dal pool creativo che già aveva dato vita a Doctor Who, e su un budget inesistente mise in piedi una serie che sopravvisse solo due stagioni.
Una serie avventurosa e retrofuturista, con venature quasi-steampunk.
In parte diretta da Ridley Scott.
Con colonna sonora dei Rolling Stones sui primi due episodi.
La intitolarono Adam Adamant Lives!

L’idea di base
1902: l’inflessibile Adam Adamant, gentleman adventurer,  sventa un attentato omicida contro Edoardo VII, ma viene gabato dal suo arcinemico che, con la complicità della fedifraga Louise, lo intrappola e, poichè “la morte è troppo poco”, lo imprigiona in un blocco di ghiaccio condannandolo ad una eterna esistenza fra la vita e la morte (ah, i cattivi di una volta!)
1966: alcuni operai intenti a demolire un vecchio edificio scoprono in una cantina murata da anni un blocco di ghiaccio. Liberato dalla sua gelida bara, Adam Adamant (è vivo!) fugge dall’ospedale nel quale è trattenuto per accertamenti e, mentre vaga sbarellatissimo per Soho, viene tratto in salvo da una giovane donna che lavora come disc-jockey in un night club.
[e questi sono i primi dieci/dodici minuti del primo episodio]
Giusto il tempo per riprendersi dallo sbarellamento, ed il nostro eroe, accompagnato dalla sua nuova assistente, è pronto a tornare alle proprie attività di difensore dell’Impero Britannico.
Ciò che ne rimane, per lo meno.
Tempo di arrivare al secondo episodio, e si procura anche un maggiordomo.

Dei trenta episodi prodotti (29 episodi regolari più un pilot) oggi ne sopravvivono solo 17 – perduto è il pilot, perduta gran parte della seconda stagione.
Non vedremo mai episodi intitolati Black Echo, The Resurrectionist, Wish You Were Here
Un episodio, D for Destruction, creduto perduto per oltre trent’anni, è stato ritrovato nel 2003, negli archivi BBC – era stato erroneamente etichettato.
Nel 2006, il materiale sopravvissuto – inclusi stralci audio di due episodi altrimenti non disponibili – è stato rimasterizzato e distribuito in un sontuoso cofanetto, sotto forma di cinque DVD, con abbondanti extra.

Se non ha lo charme di The Avengers o i producition values del classico Arsenio Lupin, Adam Adamant Lives rimane un curioso esperimento abortito – probabilmente – prima di riuscire a trovare una identità precisa.
Eppure non è fossilizzato.
Il profilo quasi da cartone animato di Gerald Harper, volutamente accentuato dal make-up per renderlo quanto più alieno possibile…
Le riprese on location quasi documentaristiche…
La miscela di quelli che ormai, per lo spettatore, sono due tempi passati altamente stilizzati…
Qualcosa riesce a mantenere ciò che resta di Adam Adamant, nonostante tutto, ancora in vita.

Il cofanetto si trova ormai a prezzi politici e garantisce quindici ore di solido intrattenimento (di solito sottotitolato in olandese).
Mancano solo i pezzi degli Stones, che non concessero i diritti di riproduzione della propria musica quando venne realizzato il remaster.

E si rimane con il dubbio di come mai un simile personaggio sia stato rimosso.
Possibile che se ne ricordasse solo Mike Mayers?

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La vita (…) imita l’arte (…)

I bempensanti rabbrividiscono e gli appassionati di fantascienza sogghignano e fanno spallucce.
Noi l’avevamo già visto succedere, naturalmente, nelle Storie dello Spazio Conosciuto di Larry Niven.
Roba degli anni ’70.
Che oggi inaspettatamente compare sulla BBC – e non è più solo una storia a formula scritta da un (sopravvalutato?) autore americano.

Il governo cinese ha ammesso di utilizzare i condannati a morte come fonte primaria di organi da trapianto…

According to the China Daily newspaper, executed prisoners currently provide two-thirds of all transplant organs.

Ma, esattamente come previsto da Larry Niven, la richiesta supera abbondantemente la domanda (“solo” 1718 esecuzioni nel 2008), spingendo da una parte la crescita di un fiorente mercato nero e dall’altra ad un movimento popolare che vuole pene più severe anche per crimini “minori”.
Più ne condanniamo a morte…

Il governo cinese, in quella che è probabilmente una mossa disperata, sta tentando una terza via.

The government is now launching a voluntary donation scheme, which it hopes will also curb the illegal trafficking in organs.

https://i2.wp.com/www.fantascienza.com/catalogo/Cov/04/04624.jpgPer chi volesse sapere come evolvono certe cose, il punto di partenza è naturalmente The Jigsaw Man, di Larry Niven.
E anche le storie della serie di Gil Hamilton, sempre di Niven (un vecchio Urania intitolato La Terza Mano – quanto a titoli, non non abbiamo di che scherzare) non sono poi male.

Peccato che di tutte le previsioni fatte da Niven si sia dovuta avverare proprio questa – avremmo preferito la colonizzazione di Marte, le miniere fra gli asteroidi o, al limite, l’incontro coi Burattinai…

Sempre secondo la timeline dello Spazio Conosciuto, il prossimo passo dovrebbe esere lo sviluppo della coltivazione di organi da trapianto a partire da tessuti geneticamente modificati e cellule staminali – pulito, moralmente accettabile.

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