strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Solo cattivi o molto cattivi: Blake’s 7

B7-Logo1E così in una settimana, tra pranzo e cena, ho finito la prima stagione di Blake’s 7, ed ho iniziato la seconda – e la seconda l’avevo in effetti già vista, tanti anni fa, ma senza la prima ci si perde un po’ per strada.

Di cosa stiamo parlando?
Di una serie messa in piedi dalla BBC, per un totale di quattro stagioni, fra 1978 e 1981, 52 episodi in tutto.
Serie povera, poverissima, Blake’s 7, che spendeva nel 1978 per una intera stagione il budget che dodici anni prima Star Trek aveva avuto a disposizione per un singolo episodio.
Effetti speciali tristi, vecchi, al limite del ridicolo.
Ma non è sugli effetti speciali che si costruiscono le leggende, e Blake’s 7 è una leggenda, per un sacco di ottimi motivi.

L’idea di partenza, proposta dall’autore Terry Nation: quella sporca dozzina nello spazio.
Ma è molto meglio di così. Continua a leggere


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Jonathan Creek

Succedono strane cose…

Cominciamo con un dato autobiografico – nel lontano 1984 (o forse era il 1985), mi venne quella che consideravo una buona idea per una serie di racconti.
L’idea era semplice – un anziano prestigiatore, costretto all’inattività per via di una grave artrosi alle mani, si ricicla come “debunker”, una di quelle persone che vanno a sbugiardare i falsi medium e i ciarlatani in genere.
L’idea era di farne una serie di gialli all’inglese, con il presunto sovrannaturale frutto di abili maneggi.

250px-Jcreek_titleNon ne feci mai nulla – l’idea era ed è ancora, io credo, piuttosto buona (se non proprio il culmine dell’originalità), ma semplicemente io, a metà anni ’80, non avevo la capacità per gestirla.

Poi, una settimana fa, per vie molto molto traverse, ho scoperto Jonathan Creek. Continua a leggere


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Lovejoy

253361d96cb3371b1b4bc862fa30a2dbec9e1f1aCome accade di solito d’estate, sto leggendo un sacco, e sto guardando un sacco di film e telefilm – di vecchi film e telefilm.

Complice il nulla che alligna sui nostri video, gli orari strambi che ho dovuto tenere nelle ultime settimane e il caldo soffocante, mi sono preso qualche notte per rivedermi la prima stagione di Lovejoy.
Ed è stata un’esperienza particolarmente interessante.

Lovejoy è una serie della BBC – la prima stagione venne trasmessa nel 1986. Continua a leggere


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Figli o Apprendisti

www.inmondadori.itL’incendio della biblioteca è il grande spartiacque di Titus Groan – c’è un prima l’incendio, c’è un dopo l’incendio.

L’incendio della biblioteca è un momento centrale perché rappresenta il grande capolavoro di Steerpike – che nelle ultime sessanta pagine ha circuito le due allucinanti sorelle di Sepulchrafve, Cora e Clarice, ha approfittato dell’animo romantico di Fuchsia, ha stimolato in maniera quasi oscena la vanità di Irma Prunesquallor, ha spiato, manipolato e organizzato.

L’idea è semplice – accoppare quanti più membri possibile dei vertici di Gormenghast, e poi sistemarsi come eminenza grigia alle spalle delle povere Cora e Clarice.
E quindi, perché non approfittare della riunione di famiglia in biblioteca? Continua a leggere


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La Beeb e il Times hanno toppato

Strana giornata per gli appassionati di genere.
Da dove cominciamo, dall’America o dall’Inghilterra?
Da Game of Thrones o dall’incacchiatura generica ma feroce di decine di autori di fantascienza e fantasy?

Cominciamo con l’America, perché il caso del New York Time è un esempio a più alto profilo di ciò che ha scatenato la crociata in UK, e perché voi siete comunque fan di George R. R. Martin…

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Adam Adamant è vivo!

Nel 1966, la BBC si trovò a dover fronteggiare un problema.
Anzi, due.
Da una parte, la rivale ITV dominava ormai da un paio d’anni le classifiche di gradimento con la serie The Avengers (Agente Speciale per noi italiani).
Dall’altra, i diritti sui personaggi e le storie di Sexton Blake (il clone di Holmes del quale abbiamo già parlato), vennero negati, cancellando la possibilità di mettere in campo l’altro segugio di Baker Street contro John Steed & Emma Peel.

Per riempire il buco nei palinsesti in tempi brevi, la Beeb precettò uno staff di autori provenienti dal pool creativo che già aveva dato vita a Doctor Who, e su un budget inesistente mise in piedi una serie che sopravvisse solo due stagioni.
Una serie avventurosa e retrofuturista, con venature quasi-steampunk.
In parte diretta da Ridley Scott.
Con colonna sonora dei Rolling Stones sui primi due episodi.
La intitolarono Adam Adamant Lives!

L’idea di base
1902: l’inflessibile Adam Adamant, gentleman adventurer,  sventa un attentato omicida contro Edoardo VII, ma viene gabato dal suo arcinemico che, con la complicità della fedifraga Louise, lo intrappola e, poichè “la morte è troppo poco”, lo imprigiona in un blocco di ghiaccio condannandolo ad una eterna esistenza fra la vita e la morte (ah, i cattivi di una volta!)
1966: alcuni operai intenti a demolire un vecchio edificio scoprono in una cantina murata da anni un blocco di ghiaccio. Liberato dalla sua gelida bara, Adam Adamant (è vivo!) fugge dall’ospedale nel quale è trattenuto per accertamenti e, mentre vaga sbarellatissimo per Soho, viene tratto in salvo da una giovane donna che lavora come disc-jockey in un night club.
[e questi sono i primi dieci/dodici minuti del primo episodio]
Giusto il tempo per riprendersi dallo sbarellamento, ed il nostro eroe, accompagnato dalla sua nuova assistente, è pronto a tornare alle proprie attività di difensore dell’Impero Britannico.
Ciò che ne rimane, per lo meno.
Tempo di arrivare al secondo episodio, e si procura anche un maggiordomo.

Dei trenta episodi prodotti (29 episodi regolari più un pilot) oggi ne sopravvivono solo 17 – perduto è il pilot, perduta gran parte della seconda stagione.
Non vedremo mai episodi intitolati Black Echo, The Resurrectionist, Wish You Were Here
Un episodio, D for Destruction, creduto perduto per oltre trent’anni, è stato ritrovato nel 2003, negli archivi BBC – era stato erroneamente etichettato.
Nel 2006, il materiale sopravvissuto – inclusi stralci audio di due episodi altrimenti non disponibili – è stato rimasterizzato e distribuito in un sontuoso cofanetto, sotto forma di cinque DVD, con abbondanti extra.

Se non ha lo charme di The Avengers o i producition values del classico Arsenio Lupin, Adam Adamant Lives rimane un curioso esperimento abortito – probabilmente – prima di riuscire a trovare una identità precisa.
Eppure non è fossilizzato.
Il profilo quasi da cartone animato di Gerald Harper, volutamente accentuato dal make-up per renderlo quanto più alieno possibile…
Le riprese on location quasi documentaristiche…
La miscela di quelli che ormai, per lo spettatore, sono due tempi passati altamente stilizzati…
Qualcosa riesce a mantenere ciò che resta di Adam Adamant, nonostante tutto, ancora in vita.

Il cofanetto si trova ormai a prezzi politici e garantisce quindici ore di solido intrattenimento (di solito sottotitolato in olandese).
Mancano solo i pezzi degli Stones, che non concessero i diritti di riproduzione della propria musica quando venne realizzato il remaster.

E si rimane con il dubbio di come mai un simile personaggio sia stato rimosso.
Possibile che se ne ricordasse solo Mike Mayers?

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La vita (…) imita l’arte (…)

I bempensanti rabbrividiscono e gli appassionati di fantascienza sogghignano e fanno spallucce.
Noi l’avevamo già visto succedere, naturalmente, nelle Storie dello Spazio Conosciuto di Larry Niven.
Roba degli anni ’70.
Che oggi inaspettatamente compare sulla BBC – e non è più solo una storia a formula scritta da un (sopravvalutato?) autore americano.

Il governo cinese ha ammesso di utilizzare i condannati a morte come fonte primaria di organi da trapianto…

According to the China Daily newspaper, executed prisoners currently provide two-thirds of all transplant organs.

Ma, esattamente come previsto da Larry Niven, la richiesta supera abbondantemente la domanda (“solo” 1718 esecuzioni nel 2008), spingendo da una parte la crescita di un fiorente mercato nero e dall’altra ad un movimento popolare che vuole pene più severe anche per crimini “minori”.
Più ne condanniamo a morte…

Il governo cinese, in quella che è probabilmente una mossa disperata, sta tentando una terza via.

The government is now launching a voluntary donation scheme, which it hopes will also curb the illegal trafficking in organs.

https://i2.wp.com/www.fantascienza.com/catalogo/Cov/04/04624.jpgPer chi volesse sapere come evolvono certe cose, il punto di partenza è naturalmente The Jigsaw Man, di Larry Niven.
E anche le storie della serie di Gil Hamilton, sempre di Niven (un vecchio Urania intitolato La Terza Mano – quanto a titoli, non non abbiamo di che scherzare) non sono poi male.

Peccato che di tutte le previsioni fatte da Niven si sia dovuta avverare proprio questa – avremmo preferito la colonizzazione di Marte, le miniere fra gli asteroidi o, al limite, l’incontro coi Burattinai…

Sempre secondo la timeline dello Spazio Conosciuto, il prossimo passo dovrebbe esere lo sviluppo della coltivazione di organi da trapianto a partire da tessuti geneticamente modificati e cellule staminali – pulito, moralmente accettabile.

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Il ventunesimo secolo è quando tutto cambia

Ho passato un paio delle ultime nottate insonni guardando qualche episodio di Torchwood.
E non posso dirmi deluso – anche se il sito della BBC mi chiude fuori per motivi di coppyright dalla pagina dei downloads, e non posso scaricarmi un sfondo per Gnome da autentico fanboy.
Chissà che strano accordo avranno gli inglesi con Jimmi – la pay TV che ha spacciato Torchwood nel nostro paese.

Ma questioni di copyright e sfondi per il desktop a parte, guardare Torchwood ha reso l’insonnia un po’ meno crudele.
OK, non è Firefly, non è Babylon 5, ma regge decisamente bene.
https://i0.wp.com/news.bbc.co.uk/media/images/44276000/jpg/_44276987_torchwood_bbc416.jpg
L’idea di base, quella di una unità supersegreta che raccoglie e studia il
pattume lasciato sulla terra dagli alieni al fine di recuperare tecnologie da poter usare contro gli alieni medesimi è divertente.
A migliorarla è la seconda idea, per cui alla fine ogni membro dell’unità, proprio per la natura stessa della propria posizione al di là di ogni controllo, abbia una propria agenda personale, e non esiti a sfruttare per i propri scopi (che possoni limitarsi a rimorchiare in discoteca) tecnologie comprese solo a metà.

OK – gli effetti speciali sono abbastanza fasulli, ma cosa ci si poteva aspettare da uno spin-off di Docrot Who?
Il budget è ridotto e tutto quanto è stato filmato in digitale a Cardiff e dintorni – non esattamente una delle dieci località più “calde” del pianeta.
Ma ancora una volta, cosa vi aspettavate da uno spin-off di Doctor Who, messo in piedi per rubare pubblico a Buffy l’Ammazzavampiri?
E d’altra parte, come ci si poteva aspettare da uno spin-off di Doctor Who, le storie sono valide e ben scritte.
Le situazioni sono interessanti.
https://i1.wp.com/z.about.com/d/scifi/1/0/k/1/-/-/14EPISODEONE_337x500.jpgGli attori sono giusti per i rispettivi ruoli.
E dopo un po’ ci si abitua all’omosessualità rampante del protagonista principale ed agli occhioni blu perennemente sgranati della leading lady (per altro una piacevole signorina, ed una brava attrice) e semplicemente ci si gode un solido intrattenimento televisivo.
Chiaramente, tutto il possibile è stato fatto per accativarsi gli interessi dei giovani adulti fra il pubblico – dal casting alla struttura delle storie.
Ma senza perdere l’equilibrio – per lo meno sulla base di ciò che ho visto finora.

E poi ci sono i weevil.
Una serie non può essere male se ci sono i weevil.

E qui, a questo punto, ci si potrebbe domandare – ma invece di tritare innumerevoli episodi di Don Matteo, insulsi cloni di ER e polizieschi sentimental-demenziali a base di carabinieri e quant’altro,  perché mamma RAI non mette in cantiere una cosa del genere?
Una bella serie fantastica.
Fatta con pochi soldi.
Scritta bene.
Girata dignitosamente in un posto fuorimano.
Chessò io, Torino.

Abbiamo gli autori, abbiamo la Film Commission, abbiamo anche dei buoni attori…
Evitando, magari, certe brutture ottenute in passato dando fondi e carta bianca a registi horror in declino, e concentrandosi su sceneggiature, ritmo, rispetto per il pubblico.

E invece è il nulla.
Rimangono i DVD di Torchwood, a frenare la malinconia.
Sarà divertente dare un’occhiata alla seconda serie.