strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


3 commenti

Eroi e banditi – Van Dyke Parks

Van Dyke Parks in  1970 wearing sunglasses and cowboy hatFacciamo uno di quei post che non si fila nessuno.
Avevo detto, tempo addietro, che avremmo dovuto parlare di Van Dyke Parks.
Parliamone – perché è un colosso che conoscono pochissimi, e perché è un musicista e un compositore che racconta delle storie, e come ho detto in passato, a me piacciono i musicisti che raccontano storie.

Proveniente da una famiglia di musicisti, bambino prodigio e attore, Van Dyke Parks si fece le ossa nei primi anni ’60 sulla scena folk californiana, suonando con una quantità di persone diverse, da Bob Dylan a Ry Cooder, passando per Charles Manson (sì, quel Charles Manson).
Fu lui a suggerire a Stephen Stills di chiamare la sua band Buffalo Springfield.
E fu frequentando i locali folk che – secondo una sua recente intervista – il serio musicista Van Dyke Parks si rese conto che la musica pop sarebbe diventata la nuova musica seria – quella che importava alla gente. Continua a leggere


Lascia un commento

Un po’ impossibile

Mi sto trascinando sul blog di Land of Visual e inciampo su un commento che mi lascia un po’ così.
Il webmaster lamenta il fatto che mentre i gruppi musicali giapponesi alla base del movimento “visual” non trovano un buco nel nostro paese per suonare, i loro cloni tedeschi spopolano e sono seguiti da orde di ragazzine urlanti.
È un fatto.

Uno dei lettori del blog commenta…

Ovviamente introdurre delle novità nel panorama musicale è un po’ impossibile.

… ed a me vengono in mente i Divine Comedy, con la loro Perfect Lovesong

Give me your love
And I’ll give you the perfect lovesong
With a divine Beatles bassline
And a big old Beach Boys sound

E hanno ragione – mescolando i giusti ingredienti collaudati si può costruire il prodotto perfetto.
Che tuttavia rimane prodotto, costruito a tavolino per piacere.
L’originalità è un’altra cosa – e grazie al cielo l’originalità esiste.

Il fatto che si costruisca sempre sui resti – più o meno conservati – di ciò che è venuto prima non significa che ci si debba limitare a seguirne la struttura pedestremente.
Il rassegnarsi al trionfo delle copie, nell’illusione che ci sia sempre il tempo per scoprire gli originali alle loro spalle, è una bella speranza – che forse funzionerebbe se non esistesse un mercato interessato (legittimamente) a fare prima di tutto numeri, e poi divulgazione.

Potremmo estendere il discorso alla letteratura, al cinema, e fare un po’ di nomi, e di titoli.
Ma oggi proprio non ne ho voglia.

Piuttosto, ascoltiamoci i Divine Comedy…