strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il Tempo Geologico – Numero Uno

Sono particolarmente soddisfatto del piazzamento al primo posto nella classifica dei Best Seller di Amazon del mio piccolo La Misura del Tempo Geologico.
Lo sono perché Misura è un libriccino piccolo, appunto.
Ed è certamente quello che ho spinto di meno, fra i miei ebook.
Ed è – fra gli ebook attualmente disponibili tramite Kindle – quello più strettamente legato al mio lavoro.

E poi c’è un altro motivo, ovviamente – proprio quello più ovvio.
Ma parlarne sarebbe una terribile caduta di classe.

Screenshot from 2013-09-20 11:14:05Ancora una volta, grazie a tutti i miei lettori.


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Tolkien Light

OK, facciamoci ancora qualche amico fra i tolkieniani (perché dovrebbero odiarmi solo i trekkies, giusto?)

L’input, per questa performance del piano bar del fantastico fa più o meno così…

Cosa ne pensi di Shannara?

E la reazione è sempre la solita – se posso, cerco di non pensarci.
Nel senso che, ok, mi piace la letteratura d’immaginazione, mi piace la fantascienza, mi piace il fantasy, perché no, anche l’horror, ma non è che io passi le mie giornate a far scorrere nel mio cervello la lista dei libri che ho letto, spostandoli avanti e indietro secondo una certa classifica mia personale.
Insomma, io una vita, anche se non proprio straordinaria, ce l’avrei…

Ma se proprio ci devo pensare, all’opera di Terry Brooks,

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Numeri – parte terza – Shannara e dintorni

Di Terry Brooks, altro autore da bestseller, prenderemo qui in considerazione un campione costituito da

  • Jarka_Ruus
  • Tanequil
  • Morgawr
  • Antrax
  • First King of Shannara
  • Druid of Shannara
  • Wishsong of Shannara
  • Sword of Shannara
  • Elfstones ofShannara

Insomma, un buon campionario dei diversi cicli di Shannara.

I parametri considerati sono gli stessi di prima.

dati brooksE in prima battuta, anche Terry Brooks ci riserva le stesse sorprese di Stephen King.
Ancora una volta, la parolamedia è lunga 1,4 sillabe, con una sola eccezione notevole (ma ne riparleremo).
Meglio di King la percentuale di parole colte o desuete – 7/8% invece di 6/7%, con un inusitatto 10% per Sword of Shannara.
Ma si tratta di unfantasy di ambientazione medioevale, mentre ilibri di King avevano tutti una ambientazione moderna – logico aspettarsi parole fuori dallo standard quotidiano.
Come nel caso di King, e forse ancora di più, la lunghezza media della frase è assolutamente stabile, attorno alle tredici parole.
Anche qui, il primo romanzo del ciclo devia malamente dalla media, con frasi decisamente lunghe (quasi venti parole per frase).

Come potrete immaginare, il grafico delle componenti principali per il campione di Terry Brooks avrebbe più o meno lo stesso aspetto di quello relativo alla produzione di King – con La Spada di Shannara ad un estremo, ed una nube molto stretta di tutti gli altri romanzi, accomunati da strutture simili e lunghezze comparabili.

shannara clusterProviamo allora qualcosa di diverso.
Proviamo una Cluster Analysis, un metodo grafico che cerca di mettere in evidenza all’interno del campione, gruppi di oggetti simili.
I nove volumi considerati qui sopra appartengonoa tre generazioni di libri di Shannara.
E’ possibile, sulla base dei soli numeri (incidenza di parole desuete, lunghezza di frase, lunghezza totale del libro) distinguere i primi libri del ciclo dai successivi?

La risposta è decisamente si.

Il grafico qui a destra (è piccolino, mi spiace), mostra chiaramente due grappoli principali.
Quello più in basso riunisce i romanzi più vecchi, mentre il grappolo superiore riunisce le ultime uscite di Brooks.
E non solo, all’interno del cluster inferiore, La Spada di Shannara e Le Pietre Magiche di Shannara, i primi due romanzi del ciclo, sono nettamente separati dalle opere successive.

Non solo Brooks ha ampliato i propri temi cercando dove possibile di allontanarsi dall’originario modello Tolkieniano, ma ha anche mutato il proprio linguaggio.
Frasi più brevi.
Una terminologia più semplice.

Evoluzione o involuzione dell’autore?
Ai suoi fan la decisione, naturalmente.
Di sicuro, col progredire della serie vi è stata unamaggiore standardizzazione.
Se poi dipenda da una maggiore disciplina autorale, o da un editor più invadente, i numeri non ce lo dicono.

Anche perché qui, ora, le domande sono altre.
Ad esempio, se io possedessi i dati de Il Signore degli Anelli, e li inserissi nel data pool di Shannara, dove si collocherebe la trilogia di Tolkien?
E se inserissi anche i dati sui libri di Guy Gavriel Key -autore infinitamente più dotato di Brooks – ma talmente simile a Tolkien da essere ingaggiato per rendere pubblicabile il Silmarillion?


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La lista dei bestseller

A volte la vita imita l’arte.

E mentre sui piccoli blog nostrani si dibatte di qualità letterarie, hype e payola, lo stesso meccanismo che ha inguaiato il blog di Elvezio Sciallis con i legali di Ciccio and the Comets viene analizzato in unainteressante, costruttiva polemica a distanza su alcuni blog ad alto profilo della blogsfera anglofona.

Tutto comincia il 21 ottobre, con un articolo del New York Times sulla New York Times Best Seller List, certo la più autorevole e influente Top ten della carta stampata al mondo.
Entrare nella NYT Best Seller List è come vincere l’Oscar – unacertificazione di qualità, uno sprone alle vendite, unapataca da appiccicare sulla copertina del libro.
Un autore inclusoi nella lista può chiedere un extra di circa 100.000 dollari sul prossimo contratto – e se l’editore è intelligente glieli darà: dopotutto, l’autore è una macchina certificata per fabbricare best-seller.

L’articolo del New York Times spiega come siano necessari meccanismo statistici particolari per evitare manipolazioni del mercato da parte degli editori (essendo una lista di vendite, la classifica del NYT rischia di risentire fortemente di campagne aggressive di sconto o vendite in blocco) e per evitareche classici persistenti mascherino il successo di novità emergenti.

A standard like this has a commercial benefit for the newspaper. Publishers tend not to advertise titles that are perpetual-motion strong sellers, like “Night,” “To Kill a Mockingbird” and “The Catcher in the Rye.” Clearing them off the list creates room for new books that publishers will advertise.

Il 22 di ottobre l’articolo viene ripreso dal blog 800-CEO-READ Blog, nel quale viene sottolineato come i misteriosi meccanismi della lista del New York Times giustifichino le spesso osservate discrepanze fra la lista dei best seller pubblicata e altre classifiche di vendita o gradimento. ça chiusura è positiva…

While the article doesn’t go deep into the science of the bestseller list, it does show it has been set up to generate an interesting list that is a reflection of real sales and consumers’ current interests.

Ed è su questo post che entra a gamba tesa il nostro amico Seth Godin, economista ed analista di mercato con un occhio alla rete ed uno all’ingegneria sociale, con la semplice osservazione che è tutto molto bello, certo, ma le liste di best-seller sono essenzialmente artefatti del marketing.

The Times’ list is completely fictional. Made up. Divorced from reality. The stated goal of the list is to find (and promote) books that Times editors want people to read, not books that are actually selling a lot.

Quando Hary Potter cominciò avendere come un dannato, la New York Times Best Seller List si inventò una nuova categoria per evitare che uno schifoso fantasy per ragazzi inquinasse la lista dei libri “seri”.

When diet and other books started selling a lot, they made up a new ghetto (miscellaneous) for those books. When books started selling in places like Wal-Mart (thus driving the snootiness factor down) the Times penalized sales in chain outlets. And books like the Bible are banished because they’re not current enough.

Cattivo, eh?
Il fatto è che le sue osservazioni hanno un certo senso.

E come se non bastasse, osserva Godin, manipolare la lista è facilissimo.
Sono ormai noti i librai che forniscono i dati al computer che compila la lista.
Basta che gli autosi si comprino una quantità sufficiente dei propri libri in quelle librerie.

Ed alla fine tutto questo non ha importanza.
Mentre il mercato si fa sempre più connesso, gli unici a dare peso alla lista dei best seller del New York Times sono autori ed editori quando negoziano i loro contratti.
I lettori seguono altre strade, più difficili da manipolare coi metodi classici, più aperte ad iniziative di guerriglia.
Nel conquistare il pubblico, il singolo – di solitol’autore – ha ancora una certa forza contrattuale.

Nel complesso, una analisi interessante sotto tutti i punti di vista.

Solleva punti interessanti, che sarebbe bello vedere esplorati riguardo alle liste italiane – a cominciare da quella pubblicata da TuttoLIbri de La Stampa – l’equivalente, per autorevolezza, a quella americana del NYT.

Ma naturalmente non la vedremo mai, una cosa del genere.