strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Pizza, Cinese o Kebab (4) – Lucia Patrizi

Intervistare un blogger non ha molto senso – dopotutto, per sapere cosa gli piace, cosa gli interessa, come si pone nei confronti dei grandi quesiti dell’universo, basta leggere il suo blog, giusto?

E allora proviamo a fare qualcosa di diverso – proviamo a chiedere ai blogger quelle cose che nessuno gli chiede, quelle cose delle quali non necessariamente parlano sui propri blog.
Proviamo a fare qualcosa di divertente.

Lucia Patrizi ha un blog che si chiama Il Giorno degli Zombi, che si occupa di cinema, prevalentemente horror ma non solo, ed ha pubblicato due ottimi ebook. E non sa cosa l’aspetta… Continua a leggere


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Mary Stewart, 1916-2014

MarystewartScopro solo ora la scomparsa, avvenuta il 9 di questo mese, di Mary Stewart.
Nel 1970, la Stewart pubblicò The Crystal Cave, il primo dei tre volumi della Trilogia di Merlino.
Mary Stewart era una popolare autrice mainstream, che aveva esordito negli anni ’50 come autrice di narrativa storica e romantica e per ragazzi, ed uno dei suoi romanzi – The Moon Weavers – era anche stato adattato per lo schermo dalla Disney.
Furono tuttavia i romanzi del ciclo di Merlino a renderla una autrice da best-seller internazionale.
I tre romanzi (a Crystal Cave seguirono The Hollow Hills e The Last Enchantment) entrarono nella lista dei bestseller in molti paesi e rappresentano uno dei cicli fantasy più popolari anche fra i lettori non orientati al genere.

27689La trilogia – che l’autrice ampliò con due altri volumi, nel 1983 e nel 1995 – è uno dei primi fantasy arturiani che mantengano un forte elemento storico.
In questo senso si tratta di romanzi indispensabili, che hanno gettato un’ombra lunga su una quantità di testi successivi (a cominciare dai lavori arturiani di Marion Zimmer Bradley).

Si tratta naturalmente di una lettura vivamente consigliata (per lo meno la trilogia originale).
D’altra parte, mi domando davvero se ci sia qualcuno là fuori che non l’abbia letta – quando andavo al liceo era alla pari con i libri di Stephen King fra i miei compagni di scuola.
Possibile che sia stata dimenticata?

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Numeri – parte seconda: i numeri del best seller

OK, ho pensato che sia meglio partire con qualcosa di semplice prima di arrivare alla gran baraonda finale.

Quindi, partriamo con l’analisi di un singolo autore: Stephen King.

I motivi della scelta sono molteplici.
Alcuni ovvii – King ha la certificazione di bestseller assoluto – altri meno immediati – è più facile reperire su Amazon.com i dati di King che non quelli, per dire, di Lovecraft.

Amazon.com infattinon fornisce “fun statistics” per tutti i libri in catalogo – ma tende aprivilegiare i bestseller, americani, e ristampati di fresco.

Vediamo allora cosa riusciamo a cavareda uncampione composto da

  • Insomnia
  • Christine
  • Firestarter
  • Dead Zone
  • The Stand
  • Cujo
  • Misery
  • Dolores Clayborne
  • Dark Half
  • Rose Madder
  • Gunslinger
  • Talisman
  • Black House

Sono tutti bestseller.
Spaziano su unbuon arco della carriera dell’autore – si noterà un’evoluzione?
E di che tipo?
Uno solo è partre della serie della Torre Nera – sarà diverso dagli altri?
E in cosa?
Due (Talisman e Black House) sono scritti in combutta con Peter Straub – saranno diversi?
E come?

Per ciascun volume consideriamo

  • percentuale diparole complesse (più di tre sillabe)
  • lunghezza media delle parole usate
  • numero in media di parole per frase
  • parole in totale
  • frasi in totale

dati kingI risultati sono inquietanti.
Il che è abbastanza opportuno.
Forse.

La struttura delle frasi di Stephen King appare scolpita nella roccia.
Un solido 6/7% di termini forbiti (che solo in Dolores Clayborne scende a 4, ma si tratta della narrativa in prima persona di una donna semplice, quindi il linguaggio è stato evidentemente adeguato), frasi consistentemente da 11-14 parole; ancora una volta, la povera Dolores, nel narrare le sue disavventure, si sbrodola un po’, con frasi mediamente più lunghe.
Il numero di sillabe per parola è un granitico 1,4 – ma vedremo che si tratta dello standard inferiore dell’inglese popolare.
Ancora una volta Dolores Clayborne è un’eccezione – la protagonista usa se possibile parole ancora più semplici, più brevi – e un sacco di articoli e interiezioni, probabilmente.

E’ questa la ricetta del bestseller?

Frasi brevi con parole corte e semplici?

Una Analisi Componenti Principali ci aiuta a vedere meglio il lavoro di King.
Si tratta di un tipo di analisi che, partendo dai dati a disposizione, determina quali siano i fattori di controllo sull’associazione.
In altre parole, otterrò un grafico che dovrebbe aiutarmi a rispondere alla domanda “In cosa sono diversi Dolores Clayborne, The Stand e Cujo?”

pca king largeNella lunghezza.
I romanzi di Stephen King cadono tutti in un campo di lunghezza (numero di parole o numero di frasi) e di lunghezza media delle frasi estremamente ristretto.
The Stand, una specie di fermaporte da quasi 500 mila parole, da una parte, e Gunslinger (appena 62 mila parole ma può permetterselo, è la prima puntata di una serie), dall’altra, definiscono un asse che da solo è responsabile del 57% della varietà nel campione.
In altre parole, se i tredici libri di King che abbiamo considerato vi sembrano diversi, per il 57% è per via di quanto sono spessi.
Per un altro 32% la differenza è data dalla lunghezza media delle frasi, con Dolores Clayborne contrapposta a La Zona Morta.

Questo, ovviamente, senza considerare la trama, i personaggi, la storia, l’abilità dell’autore.
Attenzione – non stiamo cercando la formula matematica del bestseller, stiamo piuttosto osservando la matematica che sottende un bestseller.
E dobbiamo ammettere che da un punto di vista strettamente meccanico, tutti i romanzi di King sono uguali, salvo una certa variabilità nella lunghezza, ed una (minore) varietà nella struttura delle frasi.

Il dettaglio più interessante del grafico dei componenti principali, tuttavia, è proprio quella stretta nube centrale, che ci dice che la varietà strutturale è un’eccezione notevole nella produzione di King.
Notate i due romanzi scritti in società con Straub, appena discosti ma comunque coerenti con lo standard di King.

Ora sarebbe bello rifare l’analisi inserendo i libri di Richard Bachman (era davvero così diverso da King?) e It – che con tutta probabilità, vista la mole, cascherebbe vicino a The Stand.

Ma per ora abbiamo u’altra domanda più pressante, io credo.
A questo punto, la domanda logica infatti è – se facessilo stesso lavoro con Terry Brooks, otterrei un risultato simile?