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Ritorno alla musica

Acquistai il mio flauto traverso nel 1990.
Ero vecchio, per cominciare con uno strumento – per lo meno secondo l’opinione diffusa – ed avevo alle spalle una pessima esperienza musicale grazie ad un paio di insegnanti di musica semplicemnete incapaci incontrate alle scuole medie.
Non sapevo leggere la musica – se non a livello molto canino, da analfabeta.
L’unico strumento accessibile era la chitarra – il sistema era semplice: si entrava nei boy scout, eloro ti insegnavano a suonare la chitarra.
A me non piacevano i boy scout.

Il flauto aveva diverse attrattive.
Era portatile, molto più portatile di una chitarra.
Era esteticamente soddisfacente – il flauto di Boehm aveva tasti, meccaniche, un corpo di metallo argentato. È estremamente steampunk, come strumento, molto ottocento-hi-tech.
Era flessibile – ci si poteva suonare qualsiasi cosa, come sapevo avendo ascoltato per anni Nancy Hodder (rinascimentale), James Galway (classico), Herbie Mann (jazz) e Ian Anderson (rock).
E c’era un flauto usato, nella vetrina di un negozio di musica vicino a casa.
Una ragazza, mi spiegò il commesso del negozio, l’aveva comperato, e dopo una settimana l’aveva reso in cambio di una tastiera elettronica.
Lo portai a casa in cambio di sei mesi di risparmi, per quello che era, comunque, un prezzo stracciato.

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