strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Fare cose (non potendo vedere gente)

L’estate è ufficialmente iniziata – e se è vero che sono sepolto sotto ad una valanga di lavori da fare, è anche vero che è assolutamente indispensabile spezzare il ritmo. Il rischio altrimenti è che tutti i giorni, sempre e comunque, diventino tutti uguali. Si finisce con l’entrare in un continuum dal quale non c’è via di uscita, e che porta, inevitabilmente, alla depressione ed all’infelicità.

Le restrizioni dovute alle precauzioni che sono ancora necessarie per contrastare il COVID-19 non aiutano.
Perciò, proprio per sopravvivere, ho cercato di preparare un piano per, come si diceva, spezzare il ritmo. E visto che non è possibile vedere gente, l’unica possibilità è fare cose.

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Quindicesimo giorno, quattordicesima lezione

sticker,375x360Si comincia col trauma – io sapevo che il compleanno si diceva tanjoobi, ora invece pare che lo chiamino baasudee (che sarebbe poi birthday in giapponese).
Ancora scosso, passo ad un’altra infilata di verbi – andare venire, entrare uscire.
E di posti in cui andare.
E una bella serie di mezzi di trasporto coi quali andarci.
Shigoto e jitensha de ikimasu – vado al lavoro in bicicletta.
Perché fa bene alla salute.
C’è altro?
Poche, tristi parole su come si comporta la padrona di casa quando siamo ospiti.
E anche oggi è fatta.