strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Biglietti da visita

Come dice il poeta…

Well the sun comes up and you stare your cup of coffee, yup
Right through the kitchen floor
You feel like hell so you might as well get out and sell
Your smart ass door to door

Le cose cambiano, e tocca organizzarci…
Si tengono lezioni, si tengono conferenze, si incontra gente, si chiacchiera, ci si fa conoscere…
Serve un biglietto da visita.

Tipografia.
Copisteria.
Macchinetta automatica al centro commerciale…

Io parto dal presupposto che dei biglietti da visita da combattimento, studiati per sopravvivere darwinianamente alla dura vita del freelance, devono essere
. essenziali
. originali
. poco costosi

Perciò mi servo da Vistaprint*.
Con… mah, qualcosa come una decina di euro, mi consegnano a domicilio 250 biglietti da visita che posso customizzare con una certa libertà.
Con 250 biglietti si va avanti una vita.
E anche i biglietti premium, se teniamo d’occhio le offerte, non ci alzano di granché la spesa. Continua a leggere


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Web 2.0 – Noi non siamo amici

Ho espresso in passato i miei dubbi sui social network.
Sull’efficienza dei social network.
E ora, mentre dedico il weekend a ristrutturare il blog e risistemare la mia presenza online, butto giù un po’ di idee sfuse, per cercare di sostituire ai dubbi qualcosa di un poco più costruttivo.
Pork chop express 2.0, quindi.

Primapuntata – Facebook… facciabuco… faccialibro…

Nelle settimane passate ho assistito ad una delle più incredibili – ed al contempo più semplici e ovvie, col senno di poi – applicazioni dei social network che mi sia mai capitato di vedere.
Poiché si trattava di qualcosa di molto sperimentale, non posso dilungarmi esageratamente su cosa, come e soprattutto chi.
Diciamo che ho visto integrare tre o quattro piattaforme Web 2.0 per creare un servizio estremamente user friendly, con tempi di setup zero, scarico e installazione zero.
Grande – e quando sarà ufficiale, ne discuterò ampiamente.

Poi ci sono quelli che ti chiedono di aiutarli a costruire il fienile.
I giovanotti malesi che scambiano il tuo cognome per un nome malese e vengono a cercare di rimorchiarti.
Gli idioti.
Gli italiani (solo sesso e pallone – entrambi come sport da spettatori).

E intanto, come un fronte atmosferico carico di tempesta, si aggira per Facebook la paranoia del fake.
Tu non sei chi dici di essere, e anche se c’è gente che dice che tu sei tu io non ci credo perché sono dei fake anche loro.
Perciò ti cancello dai miei amici.

Ecco, il punto è questo.
Noi non siamo amici.
Coi miei amici ci si vede.
Ci si telefona.
Ci si parla.
Magari ci si scambia solo qualche mail.
Magari si interagisce solo su facebook, e poco – ma il mio ex compagno di banco del liceo non ha delle strane paranoie sul fatto che io sia io oppure no.
Condividiamo un trascorso, abbiamo il nostro linguaggio in codice.
Ma tu, ti domando, chi sei?
In funzione di cosa, siamo amici?

Il problema, di fondo, è la scelta di quel termine – friend, amico.
Facebook è un motore per gestire contatti, non amicizie.
Un sistema per divulgare rapidamente informazioni.
Oh, non scherziamo – se siamo amici, possiamo anche usare Facebook.
Ma non diventeremo mai amici solo in funzion e di Facebook.

Ma allora, a cosa serve, Facebook?
In prima istanza, a mantenere contatti rapidi e a bassa intensità.
Il mio editor in America mi comunica che presto uscirà un mio lavoro, e mi chiede informazioni riguardo alle coordinate bancarie.
Che NON gli invio via facebook.
Il progetto è ormai in dirittura d’arrivo – e non servono scambi intensi, che a suo tempo vennero gestiti con delle normali mail (anche una decina in una giornata, tra andata e ritorno).
Facebook è un’ottimo servizio di segreteria telefonica.
Può anche servire, alivello esplorativo, per trovare persone che abbiano i nostri stessi interessi.
O per stabilire un primo contatto con una persona specifica che volevamo contattare.
Poi si passa alla mail, agli incontri di persona (se possibili) o alle telefonate (idem).

E parlando di Editor – Facebook è un buon sistema per monitorare le attività di editor , autori, riviste o case editrici che ci interessano.

Facebook può anche servire per informare il pubblico di una iniziativa, o per attirare o coinvolgere in una iniziativa o evento il maggior numero possibiledi persone.
È insomma un buono strumento pubblicitario (non eccellente, ma neanche pessimo).

Facebook può svolgere funzioni insolite: dopo la tragica scomparsa di Mark McFadden, la comunità di Delta Green ha istituito una informale e invisibile “rete di sicurezza” attraverso Facebook, per evitare che qualcuno di noi possa scomparire senza che gli altri ne abbiano notizia immediata.

Facebook sostituisce la vecchia, vittoriana pratica di passare da casa di un conoscente e lasciare il proprio biglietto da visita – per dire “io esisto, se vuoi contattami”.
Pensando “fuori della scatola” è possibile inventarsi utilizzi creativi.

Ma, venire a visitare il tuo acquario virtuale?
Aiutarti a far fuori i tuoi nemici in Mafia Wars?
Fare a gara su chi conosce più trivia sui LedZep?
No, grazie.