strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un certo senso di futilità

Sono successe due cose, oggi.
Beh, no, ne sono successe anche di più.
Ad esempio – ho lavorato tutto il giorno ad una traduzione. È stata una giornata discretamente produttiva, ma arrivato alle cinque del pomeriggio ero fermamente convinto che fosse martedì anziché lunedì, e mi stavo preparando a registrare la prossima puntata di Paura & Delirio.
Poi, oops, no, come non detto, sono avanti di un giorno. È ora di fare una pausa.

È stata una giornata pesante, ed è sempre bene trovare il modo di staccare e ricaricarsi – ho un ottimo libro che sto leggendo. Due, in effetti.

Ma sono successe due cose.

La prima, è che il brano della Storia della Terra di Mezzo, Volume XII, che ho tradotto alla svelta stamani qui sul blog è stato citato, verbatim, per dimostrare la tesi opposta a quella che io stavo sostenendo – il testo di Tolkien è stato usato, in altre parole, per dimostrare che no, Galadriel nei testi originali non è mai stata una guerriera, non ha mai combattuto. Leggete il testo, se non lo ricordate.

Persino dopo lo spietato assalto ai Teleri e lo stupro delle loro navi, pur combattendo con ferocia contro Feanor in difesa dei parenti della propria madre, lei non si voltò mai indietro.

Però no, questa frase significa esattamente il contrario di ciò che dice.
Il bianco è nero, il nero è bianco. George Orwell ne sarebbe orgoglioso.

La seconda è che è stato pubblicato un video nel quale ciò che io ed il mio complice Germano Hell Greco abbiamo detto nell’ultimo episodio del podcast Chiodi Rossi è stato ultrasemplificato, generalizzato e travisato, e siamo stati accusati di aver sostenuto delle tesi deliranti e offensive che non abbiamo mai sostenuto. E il nostro podcast è là fuori, e lo potete ascoltare gratis, ma ci hanno accusati di aver detto qualcosa di diverso da ciò che abbiamo detto.
Il bianco è nero, il nero è bianco.

Comunque, avrei dovuto staccare, rendermi conto che è lunedì e non martedì (hey! è come avere un giorno di vita in più!), e andare a leggermi un altro paio di capitoli di Seven Devils, un libro che sto trovando decisamente divertente e a riguardo del quale farò un post nei prossimi giorni (ammesso che io riesca a finirlo).

Ma quelle due cose a cui ho accennato mi hanno fatto un po’ di malinconia – perché dimostrano che comunicare è impossibile, e provarci è futile. Il muro di rumore è ormai tale che tutto ciò che ci viene offerto è di unirci a un coro, uno qualsiasi, o stare a guardare mentre ciò che sosteniamo – e che probabilmente consideriamo la verità, o un aspetto di essa, o comunque qualcosa di importante, o interessante, o divertente – viene masticato e risputato, senza alcun argomento, senza alcuna classe.

E questo si ricollega, io credo, almeno in parte, al discorso che si faceva un paio di giorni addietro sulla morte o sull’agonia dei blog – perché forse a morire non sono tanto i blog, quanto la voglia di continuare a combattere contro i mulini a vento, quando il tempo che investiamo a squadrarci il culo sulla sella in groppa a Ronzinante lo potremmo passare molto più tranquillamente seduti da qualche parte a leggere, lasciando che ciascuno continui a vivere nell’inferno di sua scelta, in compagnia di “quelli giusti”, che “ne sanno a pacchi”.
Perché continuare a cercare di comunicare, quando la comunicazione è completamente compromessa?

C’è un terribile senso di futilità, in tutto questo.
O forse è solo la stanchezza, che sembra non trovare più alcun sollievo.