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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Blogtour: Rondini d’Inverno

19987350_1787667934582807_1343908926_nstrategie evolutive partecipa al blog tour per il lancio del nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni, Rondini d’Inverno una nuova avventura del Commissario Ricciardi.
La serie, che condisce il poliziesco con una punta di sovrannaturale, ha esordito nel 2006, e con questo romanzo Maurizio de Giovanni doppiano la boa dei dieci anni con un nuovo romanzo ambientato negli anni ’30, a Napoli.

Il tour è articolato in sei tappe, delle quali questa è la terza:

  1. 10 luglio Recensione – [The Mad Otter]
  2. 11 luglio Intervista – [Liberi di scrivereLiberi di scrivere]
  3. 12 luglio Gli abiti del tempo – [Strategie evolutive]
  4. 13 luglio Cibi e bevande e cucina tipica napoletana (cilentana) [Livingamongthebookspage]
  5. 14 luglio Dreamcast – [Milioni di particelle]
  6. 15 luglio Profilo personaggi – [Contorni di noir]

E per questa tappa del blog tour daremo un’occhiata an elemento tanto impalpabile quanto indispensabile quando cerchiamo di immaginare un’altra epoca – l’abbigliamento, la moda, lo stile dell’epoca.
Lo stesso personaggio di Ricciardi, facoltoso e attento all’abbigliamento, ha nell’immagine uno dei suoi tratti distintivi. E poi l’azione si svolge a Napoli, e a Napoli l’eleganza ha sempre avuto una sua importanza, anche nei momenti meno piacevoli. Continua a leggere


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Blog Tour – Il Segreto del Mandylion

all-ombra-dell-imperoIl post di oggi è qualcosa di un po’ diverso dal solito – ed è una interessante “prima volta” per strategie evolutive.
Oggi per la prima volta, strategie evolutive ospita una tappa – la terza – del blog tour di Alberto Custerlina, autore di All’ombra dell’Impero – Il segreto del Mandylion, il primo volume in una trilogia storica ed avventurosa di notevole fascino ed interesse.
Il motivo per cui strategie evolutive ospita questa iniziativa è estremamente semplice – ho letto il libro di Alberto Custerlina, e lo avrei recensito a breve – quando mi si è offerta la possibilità di fare un po’ di più e provare qualcosa di nuovo… perché no?

Le prime due tappe del tour sono state sui blog Liberidiscrivere e SognandoLeggendo.
Altre tappe verranno postate nei prossimi giorni.

Cominciamo allora col grigliare l’autore, che proviene dal noir e ora affronta l’avventura storica.
custerlina b&nAlberto Custerlina è stato così gentile da subire con classe ed eleganza le mie curiosità riguardo al suo lavoro ed alla sua scrittura.
Ecco quindi le mie cinque domande per Alberto Custerlina

DM: Il segreto del Mandylion ha in Trieste uno dei suoi personaggi principali. Si svolge a Trieste e avrebbe solo potuto solo svolgersi a Trieste. È venuta prima l’idea della storia, o la città?
AC: Ci sono due motivi che mi hanno spinto a scrivere questo romanzo (che per inciso è il primo episodio di una trilogia). Il primo riguarda il genere del mistero e dell’avventura, che io amo da sempre e che volevo esplorare alla mia maniera. Il secondo, invece, riguarda proprio Trieste, che durante la prima metà del ‘900 ha avuto una storia tormentata che vale la pena di far conoscere al resto d’Italia. Comunque, per rispondere alla tua domanda, è venuta prima la città e poi l’idea della storia.

DM: Uno dei piaceri e dei tormenti dello scrivere narrativa a sfondo storico è la ricerca delle informazioni. È stato facile documentare il tuo romanzo? Hai incontrato delle difficoltà o dei problemi? E quando si arriva al dunque, quando bisogna cominciare a raccontare, capita mai che la documentazione si riveli un intralcio anziché un aiuto?
AC: È stato facile, nel senso che riguardo alla Trieste asburgica si trovano moltissime informazioni sotto forma di fotografie, documenti archiviati, giornali d’epoca, saggi storici e romanzi scritti e ambientati in quell’epoca. Viceversa, va anche detto che avere a disposizione tante fonti si tramuta in tormento, perché bisogna leggere tutto, distillare le informazioni e poi fare le verifiche incrociate ove necessario, per evitare di portare avanti errori fatti da altri che si sono stratificati nel tempo.
Per quanto riguarda la tua ultima domanda risponderei con un no. Le informazioni storiche non sono mai d’intralcio, piuttosto sono fonte d’ispirazione. E poi stiamo sempre parlando di un romanzo, per cui l’autore – a necessità – si può anche prendere qualche libertà.

DM:  Ho avuto modo di visitare una sola volta Trieste. Da Torinese, per me Trieste è sempre stata l’Oriente Misterioso – forse l’istanza più vicina e raggiungibile dell’Oriente Misterioso.
Si sente, questo vento d’oriente, di levante, di Est Europa, in città, o è solo una mia strana fissa? E se c’è, come si esprime?
mikadoAC: Il vento dell’Oriente Misterioso si sentiva eccome, ma con la progressiva italianizzazione e l’inesorabile riduzione dei traffici portuali, questa connessione è andata perduta. Il canto del cigno l’abbiamo avuto negli anni ’80, con la successiva sparizione degli acquirenti bosniaci durante e dopo le guerre civili Jugoslave, che ha definitivamente interrotto l’ultimo ponte con l’Oriente. Oggi, l’istanza più vicina e raggiungibile dell’Oriente Misterioso si trova a Sarajevo. Mi spiace di averti deluso. 😉

DM: Il segreto del Mandylion è un thriller avventuroso (a voler applicare un’etichetta). Un genere da sempre popolarissimo ma spesso, e ingiustamente, considerato “facile”. Che effetto fa, scrivere narrativa d’avventura in un paese che legge poco e male?
AC: Devo subito fare una rettifica: io non lo considero un “thriller” nel senso moderno del termine, anche se alla fine (e nel senso che intendi tu) pure Il conte di Montecristo sarebbe un thriller.
Per tornare alla tua domanda, scrivere un romanzo come “Il segreto del Mandylion” in Italia è un po’ come buttare una bottiglia con dentro un messaggio nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico.
È evidente che in Italia vende bene solo chi fa marketing spietato e quindi, con questo in mente, ho creduto opportuno scrivere ciò che mi piaceva, senza curarmi troppo del mercato. Devo dire, però, che il romanzo sta andando bene lo stesso (grazie anche a una distribuzione molto capillare) e quindi sono contento, perché c’è la possibilità che io abbia avuto l’intuizione giusta: forse il lettore italiano ama ancora il genere del mistero e dell’avventura di un tempo.

DM: Il tuo è un romanzo ricco di spunti e di idee. Se ti venisse garantita la sicurezza che una sola delle idee che hai messo nella tua storia venisse recepita dal lettore, quale sarebbe?
È possibile isolarne una sola?
AC: Non è possibile isolarne una sola, perché come tu hai argutamente notato, questo romanzo ha diversi piani di lettura che s’intrecciano come un nodo celtico. C’è il piano della narrazione – che sta tra il giallo e l’avventura – c’è il piano storico e politico, ci sono le riflessioni su modernità e tradizione e le digressioni su positivismo e misticismo. Ogni lettore, poi, s’addentrerà in quelle che gli sono più congeniali, senza perdere nulla della storia narrata.
Da par mio, se proprio tu mi obbligassi a scegliere uno di questi temi per indicarlo come il più importante, allora io sceglierei il piano storico-politico, che ancora oggi ha una grande influenza nella vita di Trieste.

Davvero grazie, Alberto.

Ed a questo punto dovrei dirvi che Il segreto del Mandylion è un romanzo fantastico, e che dovreste leggerlo.
Ma questo lo sapete già.

Mappa1Mi và allora di proporvi un motivo diverso per leggere questa storia complessa, soddisfacente, misteriosa ed eccitante.
E il motivo è Trieste.
Trieste, come dicevo più sopra, è per me che son cresciuto al lato opposto dell’Italia, una città che ha il sapore dell’Oriente Misterioso.
La visitai una volta sola, in un momento particolarmente importante della mia vita – ero lì per tenere per la prima volta uncorso universitario.
Nottetempo, esplorai la città – tra locali arredati instile ottocentesco, birrerie, ed un incredibile ristorante cinese con draghi che si arrotolavano attorno a colonne rosse all’ingresso.
A Trieste si incrociano le vie di terra e di mare.
Per Trieste passano, le mercanzie, le idee, gli uomini e le donne – mercanti, crociati, profughi, contrabbandieri.
Junk_in_China_Sea_-_LoC_3b37599uDell’Oriente Tireste è stata la porta – prima come tappa lungo il ramo più occidentale della Via della Seta, poi come porto mediterraneo dell’Impero Austro-Ungarico, sorta di Istambul settentrionale, e infine come porta per quell’Oriente che si trovava al di là di una cortina di ferro.
Da qui, andando ad est, il viaggiatore dell’ottocento lascia l’Europa ordinata degli orari ferroviari e delle lettere di credito, e si addentra inquell’universo confuso ed esotico del quale, forse, ha già avuto un assaggio in Italia.
Oltre Trieste, le strade si fanno polverose, treni e diligenze si fanno vieppiù erratici, gli uomini inaffidabili, le donne misteriose e sensuali.
Come Costantinopoli, come Samarcanda, come Alessandria o Casablanca, Trieste merita un posto nell’immaginario come luogo del mistero e dell’avventura, come crocevia del mondo, come luogo nel quale idee, preziosi e materiale genetico si mescolano liberamente.
In questo senso, il romanzo di Alberto Custerlina ne rivendica prepotentemente la centralità nella storia, ed al contempo nell’immaginario.
Non come un vago spettro, ma come luogo che getta la sua ombra lunga si ciò che siamo, su ciò che pensiamo.