strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


20 commenti

Blogger bruciati

La sindrome da burnout viene definita da wikipedia come

processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato

Di solito investe persone investite di una qualche responsabilità – medici, sacerdoti, politici*, militari, scrittori e blogger.

burnout0Già, ce l’abbiamo anche noi che scriviamo i nostri blog.
Il blogger burnout si manifesta in prima battuta come una perdita dell’entusiasmo per l’attività online.
Si perde empatia coi lettori.
Mal si sopportano i commentatori.
Poi viene la perdita di interesse, la mancanza di idee, la voglia sempre più scarsa di aggiornare le pagine, di mantenere viva la conversazione.

La scarsità di riscontri, i commentatori ostili e gli squallidi leccaculo e gli stalker, la monolitica mancanza di riconoscimento e lo sguardo da encefalogramma piatto di chi non capisce perché gestire un blog e non semplicemente farsi un giro, sono i fattori esterni dello stress alla radice del burnout.
La responsabilità verso il proprio impegno e verso i lettori, le tabelle di marcia e i piani di lavoro sono invece le pressioni interne che facilitano l’insorgere del burnout.

Conosco parecchi blogger in gamba – qui nel Blocco C della Blogsfera – e non uno è sfuggito al burnout.
Alcuni lo hanno bloccato sul nascere, altri lo hanno attraversato come si attraversa un deserto, centellinando le poche risorse rimaste.
Ma ho anche visto blog chiudere.

Soluzioni?
Ah.
Qui su strategie evolutive non vendiamo soluzioni, ci limitiamo a suggerire ipotesi.
Per dire…

a . non negare il problema
L’unico modo per risolvere un problema è ammettere che esiste. Quindi, ok, sono stanco, sfiduciato e abbastanza infastidito dalla pochezza dei miei lettori. Ora che so di avere un problema, posso lavorarci.

b . cambiare la tabella di marcia
Passare da un post al giorno a un post ogni tre giorni, un post alla settimana.
Ridurre la pressione.

noideas1c . cambiare argomenti
Statisticamente, chi gestisce blog monotematici, strettamente focalizzati su un solo argomento, corre un maggior rischio di bruciatura: si finisce aparlare sempre delle stesse cose, sempre con le stese persone.
O comunque quella è l’impressione.
Perciò, via, si cambia.
Parliamo d’altro.
Attiriamo lettori diversi.

d . cambiare ruolo
Se abbiamo un problema, può essere una buona idea chiedere aiuto agli amici.
Perciò, mollare il blog per un mese, riducendo magari a un post alla settimana la cadenza di uscita, e affidiamo a quattro o cinque amici altrettanti guest post.
Diventiamo spettatori.
Partecipiamo alle discussioni come commentatori.
Guardiamo come reqagiscono i nostri lettori a uno stile diverso, a temi diversi.

e . cambiare aria
Apriamo un altro blog.
Diverso.
Altri temi, altro pubblico, altri ritmi.
Paradossalmente, la pressione anziché crescere potrebbe diminuire.
Ricordiamoci di quando abbiamo cominciato, e potevamo scrivere quello che ci pareva, quando ci pareva.
Deve per forza cambiare?

Non è detto che questi sistemi funzionino.
L’ho detto, non sono soluzioni, sono ipotesi di lavoro.
Posso dire che funzionano per me.
L’unico, essenziale, io credo sia il primo punto.
Se siamo nei guai, non ne usciremo mai se per prima cosa non lo ammettiamo con noi stessi.

——————————————————

* sì, ok, fatemi qualche divertentissima battuta su politici e responsabilità.