strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Jack lo Squartatore e la morte del blog

Ve lo hanno detto, di recente, che la blogsfera è morta?
Che si è parlato troppo, di cose futili?
Che i blogger erano arroganti e presuntuosi, e si erano illusi di fare soldi a palate o di essere “scoperti” da qualche grande editore, e poi invece nulla?
L’avete saputo?

A me lo hanno ribadito un paio di volte, nelle settimane passate.
E io come al solito mi sono chiesto, sarà vero?
E così, durante l’ora d’aria qui nel Blocco C della blogsfera, ho chiesto ai miei vicini di cella se era vero, che i blog sono alla canna del gas, se davvero l’arroganza e la presunzione dei blogger hanno portato alla morte – nel nostro paese e solo nel nostro paese – del blog come mezzo di comunicazione.

E i miei compagni di prigionia, certo, mi hanno detto. Guarda Redjack.

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E io non ho potuto fare a meno di guardare Redjack – anche perché Redjack è il blog di mio fratello1. Continua a leggere


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Come potete essere utili – una Top Five

Una top five anomala, per aprire questa settimana e segnalare che sta arrivando il periodo dei post disimpegnati delle vacanze.

Anomala, questa top five, perché vuole essere non solo un giochino, non vuole lanciare un meme, ma vuole essere di aiuto e supporto ai blogger, che troppo spesso sentono come un senso di vuoto, come se il vasto mondo là fuori non li considerasse.

Ecco quindi cinque modi in cui i blogger possono essere utili alle persone là fuori.

blog1 . Come cassa di risonanza – potete fornire esposizione a progetti ed eventi organizzati da altri, aiutarli a spargere la voce, ampliare il bacino di utenza dell’iniziativa, darle risalto, persino darle una certa dignità (“ne parlano anche alcuni blog…”)
In fondo non costa nulla, e se andrà bene gli organizzatori potranno far notare quanto anche la blogsfera abbia recepito l’importanza dell’evento.
Se dovesse andar male, naturalmente, sarà evidente che i blogger avrebbero potuto fare di più, ma non sono poi così affidabili.
D’altra parte si sa, giusto, che non sono affidabili?

2 . Come fonte di contenuti – perché la rete ha fame di contenuti, ma non solo: ci sono articoli, tesine, proposte da documentare.
Il semplice copia-incolla dal vostro blog può risparmiare ad una persona che non ha tempo per sciocchezze come bloggare, la fatica di doversi spremere le meningi o, peggio, documentarsi. Il vostro materiale potrà essere riciclato e spacciato come farina del sacco altrui – sempre meglio di Wikipedia, perché a copiare da Wikipedia si viene beccati in un attimo.

3 . Come passepartout – perché, per sconcertante che possa essere, presso certi ambienti il blogger ha una sua mistica, per cui presentarsi in compagnia dell’amico blogger che ha n-mila lettori al giorno potrebbe essere un buon modo, per alcuni, per arrembare contatti accademici, assessori, consiglieri, autori, editori, glitterati vari.
Non che il blogger serva a qualcosa, badate, ma averlo a portata di mano è un buon modo per aprire certe porte, per attaccare certi bottoni che altrimenti non si potrebbero attaccare.
Qualora andasse male, la figura dell’invadente la facciamo fare a lui.
Se invece andrà bene, poi il blogger lo si sgancia.
Non è un problema.

36_258698_unbekannt_galley-slaves-of-the-barbary-corsairs4 . Come fornitore di skill ad hoc – perché nessuno può sapere tutto, ma alla pari dei contenuti dei blog, le conoscenze dei blogger sono là fuori per essere usate, e sono gratuite; questa è gente che lo fa per passione (= NON PER SOLDI!) e quindi una mail ben studiata, che esponga il più chiaramente possibile il problema, probabilmente risulterà in una rapida spiegazione del problema stesso, un elenco delle possibili soluzioni e magari anche una webbografia.
La mail di risposta si chiuderà probabilmente con una frase del tipo “spero che queste info possano tornarti utili, nel caso fammi sapere se posso aiutarti ulteriormente.”
Che fresconi!

5 . Come antistress – perché è sempre possibile guardare al blogger e dirsi che, sì, ok, ma alla fine cosa ha concluso nella vita? Ha un blog, wow, sai che roba.
Un dilettante con manie di grandezza, uno che parla anziché fare, uno che non ha le qualifiche necessarie per farlo seriamente, uno che è meglio perderlo che trovarlo.
Non certo confrontabile con chi ha organizzato eventi ampiamente pubblicizzati, prodotto articoli dettagliati, incontrato gente, fatto cose…
Senza contare che poi, magari è una blogger, e allora sarà possibile infestare viscidissimi la sua area commenti, assumere toni di superiorità,  tempestarla di profferte oscene, e in generale, titillarsi con la convinzione di essere dei meravigliosi maschi alpha che portano avanti la loro sofisticata opera di seduzione.

E poi, naturalmente, il bonus…

6 . Come fonte di legittima indignazione  – ma questa forse non c’è bisogno che ve la spieghi, vero?

Visto?
Non è il caso di buttarsi giù, amici della blogsfera.
I nostri blog rendono migliore la vita di un sacco di persone.


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Spacciatori di “Realtà”

reality (250 x 311)Facciamo un bel pork chop express, volete?

Robert Anton Wilson, che non era esattamente l’ultimo arrivato, sosteneva che La Realtà è Ciò Che Riesci a Spacciare (traduciamola così, via).
La visione di Wilson si sta concretizzando con una inquietante precisione attorno a noi.

Volete un esempio?
Ieri, sul web, qualcuno ha raccontato al pubblico plaudente che Capitan Futuro fu un fumetto scritto da Edmund Hamilton, pubblicato in America nel 1940.
Non serve essere cultori di narrativa pulp o collezionisti di vecchie riviste ammuffite – basta verificare su Wikipedia per scoprire che Capitan Futuro, di Hamilton, era una serie di romanzi*.

Oppure, qualche settimana addietro, l’accalorato articolo – non ho il link, scusatemi – in cui si difendeva la dignità della fanfiction, che mostrava una certa confusione fra fanfiction, spin-off e pastiche.
Differenza che, una volta segnalata, veniva spiegata col fatto che si davano interpretazioni diverse ai termini.

Interpretazioni?!

Un po’ come l’interpretazione dell’espressione narrativa pulp, ricordate – che ha un suo preciso significato, ma chissenefrega, noi la usiamo a sproposito.
O la storia che Ray Bradbury non fu un personaggio significativo nell’ambito della fantascienza.

Attenzione, ora viene la parte difficile.
Non me ne importa un fico dell’articolo farlocco su Capitan Futuro**.
Quello è un sintomo.
A me interessa la malattia. Continua a leggere


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Più che una piattaforma, una zattera

Raft_colorizedOK, post sui blog e sulla crisi dei medesimi, parte seconda*.

Ricapitolando.
La blogsfera è in crisi.
Visite e commenti sono in calo.
I lettori sono rimbambiti**.

Cosa può fare il blogger per contrastare l’inesorabile (?) declino?

Cominciamo col toglierci subito dai piedi la questione dei nuovi algoritmi di Google.
Sì, il calo c’è stato – io lo fatturo in un 30% secco di visite in meno.
E non credo esista una soluzione pret-a-porter.
Ho spulciato il web in cerca di informazioni – senza trovare alcunché di costruttivo.
Conosco un sacco di persone che hanno sperimentato diverse soluzioni che circolano via web – senza risultati degni di nota.
C’è gente al momento che, online, vende a caro prezzo supposte cure miracolose.
Ecco, la parola chiave è supposte.

Alla fine, l’unico consiglio che pare promettere bene, è poi un consiglio che ha sempre avuto senso: postare contenuti di qualità.

Detto questo, ed eliminata così la questione strettamente tecnologica, cosa posso fare, come blogger, per cercare di frenare il calo precipitoso delle visite? Continua a leggere


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Il silenzio della blogsfera

The_Roaring_SilenceLo sentite anche voi?
O è solo qualcosa che sentiamo noi, qui da questo lato dell’interfaccia di WordPress?
Questo senso che improvvisamente la blogsfera nazionale sia diventata maledettamente vuota, e futile, e silenziosa?

Se ne parla parecchio, nei luoghi nei quali i blogger si incontrano, lontano dagli occhi dei non blogger.

Le visite sono calate – colpa dei nuovi algoritmi di Google, che penalizzano in maniera barocca i nostri blog. Il che vuol dire meno visitatori occasionali.
Like e share non sono mai stati altissimi – il surfista italiano ha il terrore di condividere o cliccare pulsanti, a meno che a offrirglieli non sia un sito pornografico lituano.
Ma sono calati anche i commenti – è come se le persone che leggono le nostre pagine non avessero più voglia di dire la loro.
O non avessero più nulla da dire.
O forse sono i nostri contenuti, che si sono troppo diluiti?

Ci sono cose che quelli che se ne intendono ci dicono che non tirano più – le recensioni (anche perché lo sapete, potrebbero manipolarvi), i film (anche perché i lettori arrivano solo a cercar polemica), la vita di tutti i giorni.
Tirano molto cucina e gossip.
Che sorpresa.

Ora, è mia ferma convinzione che quando su un blog si comincia a parlare con troppa frequenza di blogging, è segno che la bestia si sta nutrendo della sua stessa carogna, ed è ora di correre ai ripari.

Ma questo è un post sul blogging, così come lo sarà quello di domani.
E poi, per un po’, basta.

Quindi, tesi : i blog sono in crisi.
Ipotesi 1 – è colpa del pubblico.
Ipotesi 2 – è colpa dei blogger.

Personalmente, trovo più interessante l’ipotesi 2, l’unica sulla quale io abbia un minimo di controllo.
Ma di quella discuterò domani.
Oggi, mettiamo giù un po’ di osservazioni sfuse…
Continua a leggere


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Difensori dell’orticello

Si avvicina il Natale, siamo tutti più buoni.
Apriamo dunque questo pork chop express con una citazione che in un sol colpo coinvolge due blog (e due blogger) che rispetto moltissimo…

Proprio pochi minuti fa, tornato dal lavoro, stavo leggendo un post di Iguana Jo, su L’uomo che fissava le capre (film che mi ha divertito molto, btw) e il post si intitola “La gentilezza è rivoluzionaria”.

Ecco, ritengo che il momento preciso in cui questo sito è cambiato e ha cominciato a ingranare una marcia che mi piace molto è proprio quando alla fermezza, alla critica feroce e a certa irriverenza verso metodi e schermi abituali ho innestato (o perlomeno, ci provo) pazienza e gentilezza, cercando di rispondere sempre a tutti senza offendere.
Mi ha dato ottimi risultati, che prima non avevo e intendo continuare su questo binario.

Io vorrei partire da questo per fare un discorso un po’ diverso.

Negli ultimi mesi ho visto emergere sulla rete un comportamento che già mi aveva profondamente scosso quando lo avevo scoperto ad annidarsi fra i corridoi e le aule dell’accademia.
L’atteggiamento in questione, che viene spesso definito tattica della terra bruciata, si può agevolmente riassumere con le parole di un famoso docente universitario italiano:

Se qualcuno pubblica nel mio ambito di studio, io ho il dovere di distruggerlo.

Agghiacciante, eh?https://i1.wp.com/www.best-norman-rockwell-art.com/images/1921-06-04-The-Country-Gentleman-Norman-Rockwell-cover-Bully-Before-no-logo-400-Digimarc.jpg
E invece si tratta di una semplice procedura.

  1. Si definisce l’ambito all’interno del quale si desidera essere riconosciuti come autorità.
  2. Si delimita un perimetro e vi si pianta la propria bandiera – con pubblicazioni, conferenze pubbliche, un blog, una presenza martellante su forum…
  3. Ed a questo punto si attacca senza riserve e senza pietà chiunque abbia l’ardire di occuparsi dello stesso argomento.

Anche quelli che dicono di pensarla come noi.
Soprattutto quelli che dicono di pensarla come noi.
E affinché non ci siano dubbi: il docente citato qui sopra, stava parlando dei suoi ex studenti, gente che aveva aiutato (??) a laurearsi.

In campo accademico, questo atteggiamento è certamente co-responsabile dell’estesa necrosi che interessa il tessuto della ricerca nazionale: quando le autorità sono impegnate a silurare la concorrenza, quando pubblicazione significa umiliazione e dileggio, se il gatekeeping garantito dai processi di referaggio si trasforma in una forma di bullismo, non possiamo stupirci se le cose vanno come vanno.

Ora mi si dirà che mi son svegliato tardi, e che da tempo un simile atteggiamento è presente e vivacemente attivo nella blogsfera.
Posso crederci.
Di sicuro, ne ho avute alcune dimostrazione in tempi recenti e recentissimi.
L’impegno è a difendere il proprio orticello, sempre e comunque, spendendo per delegittimare “la concorrenza” energie che sarebbero meglio spese ad ampliare l’ambito di interesse, ad arricchire costruttivamente la discussione.
Lo scopo ultimo è quello di emergere come figura di culto all’interno di una sfera di adoratori, raccolti attorno al nostro personale solipsismo.
Quanto di più intellettualmente sterile si possa immaginare.

Eppure, vi diranno, cosa c’è di più importante del’apparire, dell’essere al centro dell’attenzione, dell’avere un sacco di lettori, di abbonati al feed, di adoratori…
Dopotutto, chi gestisce un blog, desidera essere letto.
Chiunque scriva, indipendentemente dal supporto, lo fa per essere letto.
Ma ciò significa forse che chiunque scriva un blog è implicitamente in competizione con tutti gli altri blogger?
E, ammesso che sia così, la competizione non può assumere alcuna altra forma se non quella della tattica della terra bruciata?

Il post citato in apertura sembrerebbe indicare che esiste una possibile alternativa che, fatta salva la competizione (per il tempo, per l’attenzione, per l’apprezzamento dei surfisti) lascia aperta la porta alla collaborazione ed alla crescita.
Questo, oppure Elvezio Sciallis ed Iguana Jo sono ormai soltanto due vecchi pantofolai caramellosi farciti di retorica da due lire, troppo in là con gli anni per il rock’n’roll.
Io preferisco credere alla prima.
E proverò ad operare secondo regole affini, se non proprio uguali – perché fa bene all’anima, oltre che alla blogsfera.

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Per gli amici netturbini di Nizza Monferrato

Scrivo questo post come atto dovuto verso il pubblico, e in particolare verso tutte quelle persone che sono arrivate sul mio blog inserendo in un motore di ricerca la stringa

tassa raccolta rifiuti nizza monferrato

Sono questi i momenti in cui ci rendiamo conto che la Rete si muove in lungo strade misteriose.
E la delusione di chi, interessato alla situazione della raccolta differenziata nella zona di Nizza Monferrato, si è ritrovato sullo schermo i miei post su dischi dimenticati, libri improbabili e le mie prime avventure con Ubuntu, la posso solo immaginare.

Io in fondo scrivo perché desidero essere letto (diffidate dichiunque affermi di farlo per altrimotivi) e quindi, Pratt, Steely Dan o Nettezza Urbana Nicese, poco importa, fintanto che mi portan traffico.
Spero solo che quei signori (e quelle signore, indubbiamente) prima di riprendere la caccia al netturbino, si siano fermati a leggere un paio dei miei post,e magari mi abbiano bookmarcato.

Certo, sarebbe bello essere segnalati da Google alla voce “Grandi pensatori originali contemporanei”, ma non succederà mai.
E se l’intera faccenda non mi rattrista particolarmente, vi dirò ora anche il perché.

Perché scopro, seguendo un link del sempre istruttivo Tag Surfer di WordPress, un sito di una ormai celebre abitante della blogsfera, che scrive…

Approfitto del momento per condividere con voi una scioccante scoperta
avvenuta pochi minuti fa: il bello è che una si sbatte per un anno e
oltre a scrivere post sul mondo del lavoro.Non contenta, la povera deficiente, impiega una lunga notte durata otto mesi a scriverci su un libro e poi si accorge che un utente è arrivato qui perchè su google sei in prima pagina e in prima, dico prima, posizione con la chiave di ricerca “libri lavoro situazione di merda.”

C’è chi sta peggio, quindi.
Non è quella, da anni, la nostra grande consolazione?
Chissà che ora un editore nazionale non venga a corteggiare anche me….

E prima di chiudere, un caro saluto a tutti i visitatori condotti sulla mai pagina dalla ricerca

guerre stellari orsacchiotti

e il sempre solido contingente dei supporters del Chupacabra.

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