strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il ritorno degli Acquanauti

Vengon fuori strane cose, mentre si cercano indirizzi ai quali spedire dei curricula…

Fu durante la seconda guerra mondiale che Jacques Cousteau cominciò a fare esperimenti con quell’aggeggio che sarebbe poi diventato l’Aqualung – l’apparato per la respirazione subacquea, non il disco dei Jethro Tull.

E tuttavia, da quei tempi gloriosi, meno persone hanno vissuto sotto la superficie del mare in insediamenti stabili, di quante abbiano visitato lo spazio oltre l’atmosfera del nostro pianeta.
Abbiamo avuto più astronauti che acquanauti.
Non che le occasioni siano mancate -a partire dagli anni ’70, una serie di progetti si sono susseguiti, nelle profondità dell’oceano, per valutare la possibilità di stabilire insediamenti stabili.
Ma non ne è venuto fuori nulla.
E se ormai abbiamo apparentemente voltato le spalle all’esplorazione ed alla colonizzazione spaziale, beh, pare che lo stesso valga per l’esplorazione e la colonizzazione subacquea.
Oh, abbiamo una gran voglia di trivellare, di raccattare i noduli di manganese, di sfruttare i giacimenti attorno ai fumatori neri del Medio Atlantico.
Ci scarichiamo molto molto volentieri i nostri rifiuti.
Ma andare a viverci?
Naaa… 

Ma non è scritto da nessuna parte che debba essere per forza così. Continua a leggere


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Prigionieri della linearità

L’altra notte ho fatto un sogno.
No, ok… lo sappiamo – l’unico che potesse cavarsela raccontando in pubblico cosa aveva sognato era la buonanima di Martin Luther King.
Io non sono nella stessa lega.
Non gioco neanche allo stesso gioco.
Ma datemi un attimo, ok?

L’altra notte ho fatto un sogno, ed ho sognato un ebook.
La cosa deve essere stata causata da un malaugurato panino notturno mal digerito, ed innescata da una discussione fatta nel pomeriggio con un tale che, avendo trasecolato per il fatto che anche io possegga un ereader (da due anni, ma ehi, non avevo pensato fosse il caso di informarne la stampa), se ne è uscito con la solita storia che

l’ebook rivoluzionerà il modo in cui si leggono i libri così come l’mp3 ha rivoluzionato il modo in cui si ascolta la musica.

Il che naturalmente è una sciocchezza.
Molto popolare, ma una sciocchezza.

Permettetemi di spiegare.
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Una pausa nei lavori

E che diamine, è sabato sera.

Brano scoperto da pochi minuti – l’han messo solo sulla ristampa in CD, ed io, ovviamente, c’ho il vinile.

Seven Rooms of Gloom.
Pare in tema.
Originariamente incisa dai Four Tops, anni dopo ripresa da Pat Benatar, ma nel frattempo, signore e signori, live la notte di capodanno del 1979, Blondie…


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Via dalla pazza folla?

L’ho già detto.
A me la crisi dei ’40 non è venuta.
E neanche quella dei 42.
Niente auto rosse sportive, niente fidanzate con metà dei miei anni e un quinto del mio QI, niente fughe verso i mari del sud.
Sarà perché ho avuto giusto il tempo di arrivare ai 42 che ho cambiato casa e lavoro in un sol colpo.
Chissà.
Certo, per quanto ora con la primavera il panorama sia interessante, il Monferrato rimane sempre il Monferrato.
La Transilvania d’Italia, come la chiamava Danilo Arona.
Mica male.

Per fortuna che c’è La Stampa, ormai sempre più surreale combinazione di inchiostri e cellulosa.

Ora anche il marketing punta sul fenomeno dell’«adesso basta, mollo tutto». Scopre lo slogan e lo fa proprio per promuovere quello che anche l’industria, nel frattempo, ha pensato: fornire un mezzo, uno strumento a chi della vita tutta casa e ufficio non ne può proprio più.
È il caso di una barca. Chi non sogna di lasciare la città e navigare? AluYacht, un cantiere italiano, ha progettato un’imbarcazione a vela che consente di chiudersi la porta di casa dietro le spalle e gettare la chiave, scegliendo il mare. «La nostra mission è realizzare barche per chi ha una gran voglia di “mollare gli ormeggi”, di lasciarsi trasportare dal vento in giro per il mondo, lungo rotte che tracciano i meridiani dei loro sogni» spiega Luca Benigni, industriale bergamasco, che s’è messo a costruire vele in alluminio con una delle sue aziende, la Metalmec.

Che sciocchi, eh, a non averci pensato subito? Continua a leggere


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Ottimismo terminale – La soluzione anticrisi definitiva

Pare che spendere i nostri soldi aumentando i consumi aiuterà l’economia a restare in carreggiata.
Già – non sono più le industrie che producono in funzione delle nostre necessità, siamo noi che dobbiamo consumare in funzione delle necessità delle industrie.
Curioso.

ma allora, perché non spendere TUTTO.
E dico proprio tutto – conti in banca, BOT, azioni, mobili e immobili, televisione e impianto stereo, i dischi, i libri, il 75% degli abiti e delle scarpe…
MOnetizzare TUTTO.
Scopo ultimo – capitalizzare.
E poi, con i nostri ultimi averi in una bella borsa da 40 litri, raggiungere l’isola acquistata con quei sudati quattrini.

Peché c’è chi le vende
Che dire di Nukupule, nel gruppo delle Tonga, in concessione (rinnovabile) per 99 anni a 250.000 dollari?

The island is about 12 miles from the main island of Lifuka where the main town is located called Pangai. Supplies, banks, hospital and airport are only a few minutes away by a fast boat. The locals on the main island say sea turtles hatch their young out there.

Certo, tocca filtrare l’acqua piovana.
Ma d’altra parte hanno appena privatizzato l’acqua nel nostro paese – noi non potremo più filtrare l’acqua piovana!

E poi, come dicevano i Blondie…