strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


5 commenti

Scottature

Avrei voluto intitolare questo post “Il peggior libro letto negli ultimi trent’anni”, ma sarebbe stato dargli troppa importanza.
Ho citato en-passant Bimbos of the Death Sun sul blog di Fulvio Gatti.
Poiché mi rendo conto che si trattadi una citazione quantomai criptica, passo ora a spiegarla.
Il volume – comparso nell’ormai lontano 1988 – si trova ancora, usato, su Amazon.com per un centesimo di dollaro, e vale la pena di possederne una copia, visto che nelle 224 pagine del volumetto, l’autrice Sharyn McCrumb (oggi rispettata giallista nel mercato dei paperback) riesce a mettere tutti i possibili errori che un narratore potrebbe commettere.
E ci ha pure vinto un premio Edgar.

Ipoteticamente un romanzo poliziesco, Bimbos è ambientato ad una convention di appassionati di fantascienza e fantasy.
Qui, uno sprovveduto ingegnere informatico che ha pubblicato un romanzo di fantascienza sotto pseudonimo si ritrova ad indagare, con l’aiuto di un’amica, sull’omicidio di un odiosissimo ospite d’onore in odore di plagio. Per risolvere il caso, verrà organizzata una partita di Dungeons & Dragons nella quale il colpevole sarà obbligato a rivelarsi.

Che buttata lì così non sarebbe neanche male, come idea, no?
Peccato che sorgano due problemi terminali, probabilmente legati strettamente l’uno all’altro.
Primo problema, l’autrice decide di fare di questo romanzo un romanzo umoristico.
Secondo problema, l’autrice ha palesemente un conto aperto con il fandom (nella prefazione ammette che l’ex-marito era un wargamer).

Ecco allora che il romanzo si popola di tutti i cliché noti a chi frequenta l’ambiente:

  • i fan di fantascienza e fantasy, tutti monoliticamente quattr’occhi brutti, sporchi, sovrappeso, brufolosi e con i denti storti; ed ovviamente vergini
  • le ragazze, tutte uniformemente gotiche obese e prepotenti, che cercano disperatamente una gratificazione sessuale di qualsiasi genere
  • gli scrittori di fantascienza tutti semi-illetterati, perseguitati dalla vergogna,  che invidiano profondamente “i veri scrittori”
  • i giocatori di ruolo completamente alienati
  • i wargamer fascistoidi e militaristi, con un’ossessione quasi sessuale per le armi
  • i collezionisti avidi e infantili
  • gli informatici incapaci di comprendere le emozioni umane e impacciati se allontanati dal loro hardware.

Sulla galleria di personaggi francamente turpi – e in ultima analisi indistinti, poiché tutti uguali –  giganteggia solo la protagonista femminile, Marion, palesemente una idealizzazione dell’autrice medesima: capitata per caso alla convention, Marion è docente di letterature comparate, naturalmente strafiga, elegantissima e con una vita sociale gratificante e intensa – a differenza (già, ve l’aspettavate, eh?) di tutti quegli sfigati che leggono fantascienza.
A pagina tre già ci pare odiosa.
Dopo cento pagine ci domandiamo perché il killer non abbia ammazzato lei.

La caratterizzazione pietosa sarebbe già di per se un peccato inammissibile.
Il protagonista maschile, il tipo in camicia di flanella che arrossisce se una donna gli rivolge la parola e pensa in termini di baud e bitrate, si chiama James Owen Mega – ma pubblica SF con lo pseudonimo di Jay Omega.
Sottile, eh?
Il fatto che il protagonista abbia un nome scemo è probabilmente una delle ragioni per cui il romanzo, decorato da un premio importante e pubblicato da un editore specializzato in lunghe serie, ebbe un solo sequel.

Ma le cose si complicano ulteriormente quando andiamo a leggere col cervello acceso la storia della McCrumb.
Che confonde hardware e software, ripetutamente, e non ha chiaramenteidea di come funzioni un computer.
Che sembra convinta che per giocare a D&D ci si debba mettere in costume, e consultare la biblioteca per capire da quale opera sia tratta la trama che si sta giocando.
Che sembra convinta che esista un rapporto causale diretto fra obesità e passione per il fantastico (dimagrite, e comincerete a leggere “vera letteratura”).
Che confonde il folk (genere musicale mainstream) con il filk (genere musicale parodistico, esclusivo del fandom).

La scrittura è trasandata – personaggi che mai si sono visti prima si chiamano per nome, altri devono essere convinti con lunghi spiegoni della validità dell’ipotesi che loro per primi hanno presentato.
Il punto di vista sbandiera, e spesso non si capisce attraverso gli occhi di chi noi si stia assistendo ad una scena.

E non riesce a far ridere.
La McCrumb ci prova, ma c’è troppa amarezza, nelle sue battute, troppo astio represso troppo a lungo, per poter dare vita a dell’autentico umorismo.
Il risultato è stato definito da alcuni lettori benevoli come “bitter and nasty”.
È qui che mi ricollego al post sul blog di Fulvio, per ribadire che la parodia è impossibile senza una conoscenza ed una passione profonde per l’oggetto dellanostra parodia.

Anche l’idea che dà il titolo al libro alla fine cortocircuita – J.O. Mega ha scritto un romanzo di hard SF su un fenomeno magnetico che ha scoperto lavorando sui computer (!), e che legherebbe le macchie solari a certi malfunzionamenti dell’hardware (!!!), si è poi visto pubblicare il romanzo con il titolo Bimbos of the Death Sun da un editore in cerca di facili vendite.
Fra le altre cose, quindi, la McCrumb pare convinta che la fantascienza sia un modo per contrabbandare al pubblico scoperte scientifiche troppo marginali per meritare una pubblicazione accademica.
Siamo appena in fondo al primo capitolo.
Da qui in poi, è tutta discesa.
In capo a due pagine, l’identità dell’omicida ci verrà “telefonata” dalla narrazione.
E resteremo soli, con l’amarezza di una donna alla quale il marito, presumibilmente, ha preferito i soldatini di piombo.

C’è qualcosa di buono in questo libro, a parte la sua involontaria natura didattica?
Probabilmente che si legge in fretta.
E che poi, ributtato in rete, potrebbe fruttarvi un centesimo.
Che è infinitamente di più di quel che vale.

Powered by ScribeFire.


14 commenti

Valuta corrente

E così la notizia della bufala era una bufala.

Il film che non esisteva esiste.

Ma che, ci avevato creduto davvero? Ma siete matti? Che cacchio di fiducia riponete nel poro xxxxxx? Vabbè, il topic oltretutto si intitolava “bugia”. Una cosa però era vera.

Siamo stati manipolati.

No, pardòn… sono stato manipolato.
Ho inflitto un post pieno di legittima (credevo) indignazione ai miei lettori – che probabilmente sono più interessati a parlare di libri, di scrittura, del futuro…
E per di più un post maledettamente lungo [vero Elvis? ;-)]
Posso solo scusarmi, e incassare la giusta critica di individui più saggi.

Queste sono lezioni da imparare, soprattutto per il controllo dei nervi e dei sentimenti da parte dei navigatori e dei ‘giornalisti’ dei blog

xxxxxx dimostra quanto è cojonabile l’appassionato del sottobosco, passando per il forumista medio di Nocturno (qui però è facile), per approdare infine ai produttori di notizie sui blog

Già.
Niente controllo.
Tropo affrettato.
Aspettare e verificare, quella è la regola.
Non ho capito nulla.
Dovrei cancellare questo blog e tornare a ritagliare bamboline di carta.

O forse no?

Dovrò essere breve nella esposizione che segue, per non annoiare i surfisti.

La collaborazione fra operatori indipendenti attraverso la rete si fonda su una ragnatela di rapporti estremamente labile.
Un tipo che conosce e si fida di un tipo che mi conosce e si fida mi contatta e mi propone una collaborazione.
Siamo nomi senza volto, competenze certificate da terzi.
Navighiamo sulla fiducia.
Accumuliamo karma positivo.
Abbiamo fame di fonti autorevoli.
Operiamo sullo scambio di favori disinteressatamente interessati – io aiuto Tizio perché un giorno potrei avere bisogno dell’aiuto di Caio e Sempronio potrebbe garantire per me…

Fiducia e integrità sono la valuta corrente di chi opera al di fuori dei circuiti principali.

L’operazione dei geniali produttori del film che non esiste e che invece esiste hanno semplicemente fatto perdere potere d’acquisto alla nostra valuta di scambio.
Hanno incrinato la rete di rapporti, insinuando il dubbio della manipolazione.
E ci dicono di averci fatto un favore.
E c’è chi applaude.

toccoPerò, però… forse è più interessante ciò che non è stato smentito, rispetto a ciò che è stato annunciato.
Alcuni punti rimangono nell’ombra, e il dubbio di una forte disonestà di fondo permane.

Ed è questo il punto – oggi siamo un po’ più diffidenti di ieri, un po’ più chiusi alla collaborazione, un po’ più incazzati coi nostri amici che ci hanno coinvolti in tutto questo, un bel po’ più incazzati con noi stessi perché in fondo era solo tutto una truffa per generare hit sulla loro home page.
E sappiamo che montare una campagna per boicottare il progetto ed affossarlo, adesso come adesso, sortirebbe solo l’effetto opposto.
Non importa come si parli del progetto di questa gente – a loro interessa solo che se ne parli.
Il che ci dà anche la misura di quanta fiducia e quanto rispetto costoro abbiano nel proprio progetto.
L’unica soluzione accettabile è quindi non parlarne – evitare i nomi, rendersi trasparenti ai motori di ricerca, smettere di funzionare come cassa di risonanza per persone che non hanno capito nulla, ma che vengono a dirci che a non capire nulla siamo noi.

Reazione eccessiva?
Nervi fragili?
Troppa fretta?
Tutto questo, e molto di più.
Perché da oggi di sicuro fare ciò che ho sempre fatto, per me sarà più difficile.

E possiamo allora chiudere con un commento colto su un forum…

Comunque, scherzo o meno, il film adesso dovete farlo sul serio, altrimenti resterà sempre il sospetto che stesse venendo talmente una chiavica da dover fingere che fosse la solita burla da studenti di comunicazione…

Abbiamo fatto altri due passi indietro.
Grazie, ragazzi.
Non credo che verrò a vedere il vostro film.
Ammesso che esista.