strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un’antologia indispensabile

In questi giorni tutti – ma dico tutti – vi hanno consigliato dei libri dell’orrore, delle storie di spettri, dei film di paura e quant’altro.
La maggior parte non sono stati neanche originali.
E allora proviamo ad andare controcorrente.

514cty2p6glWomen of Future Past è una raccolta di racconti di fantascienza scritti da donne.
Curato da Krisine Kathryn Rusch, è una sorta di breviario, una collezione di titoli eccellenti, di storie che è necessario leggere.

Un volume da acquistare in cartaceo, per sbatterlo sulla testa a quelli che dicono che la fantascienza non è una cosa da donne (no, davvero, ce ne sono un paio che ragionano ancora così.)
La raccolta include storie di Leigh Brackett, Lois McMaster Bujold, Pat Cadigan, CJ Cherryh, Zenna Henderson, Nancy Kress, Ursula K. Le Guin, Anne McCaffrey, C.L. Moore, Andre Norton, James Tiptree, Jr., e Connie Willis.
E ha una copertina splendida.

Naturalmente se siete appassionati, le storie nell’antologia le avete già lette tutte1, ma l’introduzione della Rusch da sola vale il prezzo del biglietto.


  1. o, in caso contrario, eccovi un’ottima occasione per porre rimedio alla vostra inammissibile ignoranza. 


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Sentimenti

OK; cominciamo la settimana con qualcosa di un po’ diverso dal solito – ma anche no.
Parliamo di scrittura, ma facendo un giro molto largo.

Ve lo ricordate North to Alaska, del 1960?
In italiano lo intitolarono Pugni, Pupe e Pepite*.
Se non ve lo ricordate, qui c’è il trailer…

Se ancora non lo ricordate, ai fini di questa discussione si tratta di quel film nel quale John Wayne va in crisi, si ubriaca e sfascia tutto perché si innamora di Capucine.
No, ragazzi, seriamente… va in crisi perché si innamora di Capucine?! Continua a leggere


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Storico sì, ma forse non fantasy

Questo è un post che dovevo da tempo alla mia amica Chiara, che sta di là nel Braccio Femminile del Blocco C.
Si tratta di un post che porta avanti la nostra lunga e abbastanza confusa chiacchierata a distanza sul fantasy storico.
Una sorta di piano bar del fantastico, ma per due pianoforti in due stanze separate.
Sarebbe piaciuta a Scarlatti, come cosa.

FrtizLeiberLeggevo qualche settimana addietro una bella intervista rilasciata da Fritz Leiber a Darrell Schweitzer, una delle ultime interviste di Leiber.
È noto che a Leiber si deve la definizione di sword & sorcery, quel particolare sottogenere del fantasy che viene anche definito a volte low fantasy – storie di personaggi non esageratamente nobili, che affrontano minacce non esageratamente globali per scopi non esageratamente altruistici.
Leiber stesso, naturalmente, contribuì un testo definitivo alla sword & sorcery con le storie di Fafhrd e del Gray Mouser.
E in un bel colpo di teatro – Leiber fu attore shakespeareano, dopotutto – il vecchio Fritz spiazza Schweitzer negando di aver mai scritto fantasy.

Io ho sempre scritto narrativa sovrannaturale, orrore sovrannaturale. Non fantasy.

E non ha mica tutti i torti.
Ma, qual’è la differenza fra la narrativa sovrannaturale e il fantasy? Continua a leggere


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La Storia del Cesso

Sta girando, qui nel Blocco C, è una specie di meme, ma non è stato studiato a tavolino.
Il nome è poco elegante ma è ok perché  è preso da un film.
Il primo ad usarlo è stato Germano su Book & Negative, poi è stata la volta di Marina e Alessandro.
Oggi tocca a me – non che ci si sia accordati, però funziona.
Perché ha un senso.

Perché secondo me quelli che pensano ai motivi del come e perché hanno cominciato e si preparano la “storia del cesso”, sono quelli che non scrivono. Che il libro rimane nel cassetto perché ha bisogno della limatura eterna. Che non hanno mai tempo. E vivono aggrappati al sogno che sfuma sempre più. E non hanno nemmeno il brivido del rischio, come i poliziotti infiltrati, ma possiedono un Mac da tremila euro per sfogare la loro creatività, che è sempre in potenza e mai atto.

Io scrivo, e pubblico, e qualcuno di quando in quando mi legge.
E la domanda – ne avevamo parlato, vero? – del “cosa fai?/perché lo fai?” viene sempre fuori, in un modo o nell’altro.
E sì, ci sono quelli in gamba che hanno i demoni interiori, la furia creative, l’impeto di non so cosa.
Io no.

dent_mainIo scrivo perché volevo essere come gli scrittori che mi piacevano.
L’ho già spiegato in passato – se si cresce leggendo fantascienza e fantasy non si viene solo esposti alle storie, ma anche al folklore.
Alla storia orale della narrativa fantastica.
Gli scambi di lettere fra H.P. Lovecraft, Robert E. Howard e C.A. Smith.
Kipling che manda lettere di complimenti a Burroughs.
Walter B. Gibson che è amico di Houdini.
de_camp_in_viking_helmetCatherine Crook De Camp che tiene testa a Robert Heinlein, L. Sprague de Camp che chiama Asimov “Ike” e Ike lo detesta.
Doc Smith che porta ciambelle per tutti.
Henry Kuttner che conosce la sua futura moglie C.L. Moore pensando che sia un uomo.
Ed Hamilton e Jack Williamson che scendono il Mississipi con una zattera.
sffy10-1834L’asma di Gordon R. Dickson, l’allergia ai graffi dei gatti di Piers Anthony, i problemi cardiaci di Cyril Kornbluth.
Michael Moorcock ospite a casa di Harlan Ellison che gioca a billiardo e piange per il proprio matrimonio in frantumi, e scrive lettere a G.J. Ballard.
Il funerale di Fritz Leiber, con la bara aperta, e qualcuno che mette un whiskey e una sigaretta accesa nelle mani del morto – perché è così che avrebbe voluto andarsene.

Io ho cominciato a scrivere perché volevo essere parte di questa leggenda, di questo folklore.
Volevo essere come gli scrittori che ammiravo – magari non ricco, magari non esageratamente felice, ma… leggendario.
Sì, certo, mi piace scrivere – ma mi piacciono anche le frittelel di mele, però non faccio il frittellaio.
E chiaramente ho delle storie da raccontare – ma quelle le hanno tutti*.

Io, se devo essere onesto con me stesso, scrivo per questo – per essere parte di una tribù, di una cultura, di una storia.
c8ef89dbfdb9539b049189ccc49329bdIl che, tra l’altro, spiega anche perché scrivo molto più volentieri in lingua inglese.
Perché oltremare la tribù l’ho trovata.
C’è, esiste, è la mia tribù.
Qui no.

Ma questa, naturalmente, non è la storia che racconto.
Quando mi chiedono come ho cominciato a scrivere, racconto di quando intrattenevo i compagni di scuola inventandomi delle storie, alle elementari.
Che non è falso.
Ed è molto più user-friendly.

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* Il che naturalmente non significa che siano in grado di raccontarle.


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Shambleau

clmooreshambleauMi son trovato a parlare di Shambleau, ieri.
Il discorso ruotava attorno a come, in mano ad un autore o ad un regista capace, anche la storia d’amore fra il vampiro e l’umano, fra il predatore e la preda, possa avere degli sviluppi interessanti.
Il che è vero.
Certo, resta sempre il fatto che un vampiro che s’innamori di un essere umano è un po’ come un essere umano che si innamori di un quarto di bue (o di un orto, se preferite un paragone vegetariano).
Ma in effetti, per quanto un’idea possa essere stramba, un buon autore può certamente cavarci qualcosa di buono.
Lo fece P.J. Farmer con The Lovers, giusto?
La storia d’amore fra un umano e un insetto che imita la forma umana, un mimetismo con fini predatori.
Erano gli anni ’60.
Ma prima ancora, non aveva perfettamente sviluppato ed esaurito il tema C.L. Moore, con Shambleau?

E qui devo fermarmi.
Perché per me, a questo punto, mettere giù un po’ di mie idee sul racconto di C.L. Moore sarebbe abbastanza immediato.
Ma viene fuori, chiacchierando, che un sacco di gente non ha letto Shambleau.
Che per me è incredibile.
In primis, perché è certamente uno dei dieci, dodici racconti fondamentali per lo sviluppo del fantastico moderno, e poi perché è un classico dei classici.
Io lo conoscevo e desideravo leggerlo prima ancora che lo la Nord, nella Fantacollana, ne facesse uscire una versione in italiano, tanta era la sua risonanza in articoli e saggi sul fantastico.
Ma come, non avete mai letto Shambleau?!

Però è un fatto innegabile, molti là fuori non l’hanno letto (ma cosa vivono a fare?)
Per cui io ora mi fermo e vi dico – qui c’è il link dal quale scaricare legalmente una copia della storia, in inglese.
Non leggete questo post.
Leggete Shambleau.

Poi, casomai, leggete questo post.
Che da qui in avanti contiene S P O I L E R.
Siete stati avvisati.
Continua a leggere


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Marte! 150 anni di scienza e immaginazione

Nulla va mai secondo i piani, come cantavano gli Styx.

Il piano iniziale prevedeva il lancio del’agile volumetto lemuriano Marte! 150 anni di scienza e immaginazione per il 9 del mese.
La stessa data che, per una curiosa coincidenza, la Disney aveva scelto per il lancio in Italia di John carter di Marte, il blockbuster basato sui lavori di Edgar Rice Burroughs, che figurano prominentemente nell’agile volumetto.
Ma ora scopriamo che la House of Mouse ha anticipato al 7 l’uscita della pellicola – probabilmente per bruciare il lancio di Marte!
Niente di meglio allora che rendere disponibile l’agile volumetto con due ulteriori giorni d’anticipo.
Dopotutto, è un gioco che si può fare in due.

Marte! è una breve panoramica sul rapporto che ha legato i terrestri ai marziani, nella scienza e nell’immaginazione, fra il 19° ed il 21° secolo, con enfasi particolare sulla natura avventurosa della questione (si tratta, dopotutto, di un Agile Volumetto Lemuriano).

Il campionario di citazioni e di titoli, di fatti e fattoidi, si accompagna a due appendici, una per i cacciatori di libri a remainder e sulle bancarelle, ed una sulla spaventosa Maledizione del Pianeta Rosso.

Il volumino è disponibile in formato epub, dalla mia pagina degli ebook (link in alto a destra) e dal catalogo del Lemuria Social Club (dove troverete anche altri titoli, molto interessanti).

Sulla base di varie richieste ricevute nei giorni passati, il volume viene anche rilasciato in formato PDF.
Anche questo si può scaricare dalla pagina degli ebook.

Marte! è disponibile gratuitamente – per quanto le donazioni siano come sempre beneaccette.

Buona Lettura!


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Kuttner

Anno nuovo:
Apriamo con un pezzo del piano bar del fantastico – perché c’è qualcuno là fuori che non conosce Henry Kuttner.

La prima cosa che mi capitò di leggere, di Henry Kuttner, fu una storia intitolata Il Problema degli Alloggi.
Era in una bella antologia di storie di fantasmi per ragazi pubblicata a nome di Alfred Hitchcock.
La Galleria degli Spettri, edizione Rizzoli.
1978.
Dentro c’erano cose interessanti, Wells, Stevenson, Dunsany, Blackwood, un paio di storie di Robert Arthur e, appunto, una storia di Kuttner, scritta a quattro mani con C.L. Moore.
La storia mi rimase impressa (come tutte quelle del volume)…

Un tizio affitta una casetta in miniatura a degli gnomi, e ne riceve un pagamento dell’affitto sotto forma di un extra di fortuna (vincite alla lotteria, buoni sconto…); i suoi vicini ficcano il naso (lui tiene la casa in una gabbietta, coperta con un drappo, e loro pensano possa maltrattare gli uccellini). Gli gnomi non gradiscono le frequenti intrusioni, e se ne vanno. La casa risulta deprezzata (è in un “brutto quartiere” pieno di ficcanaso, giusto?), e quando una nuova famiglia di gnomi vi si insedia, sono gnomazzi beceri dei bassifondi, e pagano l’affitto (ora ai due ficcanaso) sotto forma di una fortuna laidissima (del tipo, non ti mette sotto un camion perché sei cascato in un fosso pieno di guazza).
L’intera storia è narrata dal punto di vista dei due invadenti ma ben intenzionati vicini, ed è di una quotidianità e di una semplicità formale incredibili.

… E c’entra anche poco coi fantasmi, ora che ci penso.

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