strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un altro arcobaleno

Dove andremo a finire con questa storia del gender, eh?
È quello che mi ha chiesto un contatto (straordinariamente sporadico) su facebook, pochi minuti dopo che ho aggiornato la copertina del mio profilo, stamani.
Perché sì, uguali diritti per tutti e tutto quanto, ma non si potrebbe fare a meno di portare avanti questa faccenda in maniera così visibile?

Che ovviamente è il punto dell’intera faccenda.
Ma in effetti diventa anche meglio di così, perché “la bandiera arcobaleno” che ho messo sul mio profilo ed ha risvegliato il “sì, ma allora…” del mio “contatto sporadico” … beh, non è una bandiera, e non è un arcobaleno.
È questo…

Non c’è il verde, vedete?
Arcobaleno = rays of young girls blessed in virginity = red orange yellow green blue indigo violet.
Rosso, Arancio, Giallo, Verde, Blu, Indaco e Violetto.
E lo sappiamo che nessuno ha proprio chiara l’idea di cosa sia l’indaco, e che Newton ce lo mise perché sette colori gli suonava “più mistico” e quindi meglio di sei.

E potremmo discutere per qualche minuto sul fatto che ci siano questi “contatti sporadici”, appostati al largo dei nostri profili Facebook come U-boot al largo di Gibilterra, in attesa di veder passare la nostra nave per silurarla, ma quello lo lasciamo magari per un’altra volta.

Come lasciamo per un’altra volta il fatto che, con la piega che sta prendendo il nostro paese, forse “esporsi”, come dicono questi “contatti sporadici”, potrebbe avere delle conseguenze spiacevoli, in futuro.
Che sia sui diritti di chi ha inclinazioni diverse dalle nostre, o anche su problemi diversi.
Ma anche di questo parleremo un’altra volta.

Ciò che è interessante invece è che questo qui sopra non è un arcobaleno, e non ha nulla a che vedere col Pride Month. Aumentiamo il livello dei dati, e vediamo se così diventa più chiaro.

Già.
L’andamento delle temperature anno per anno, nel nostro paese, negli ultimi 120 anni.

E trovo sommamente curioso che ci siano persone che quotidianamente, proprio su Facebook, postano status su quanto odiano l’estate, e nessuno di costoro pare aver ancora notato che le estati non sono più quelle di una volta.
E gli inverni nemmeno.

Non è per quello che serve Facebook, si dirà.
Facebook serve per attirare l’attenzione e sembrare interessanti.
Parlare della crisi climatica è noioso.

Il grafico qui sopra arriva da un sito dell’Università di Reading, chiamato #ShowYourStripes.
È disponibile anche il grafico dell’andamento globale.
Non è bello neanche quello.

Ne abbiamo parlato in passato.
La nostra civiltà si sta suicidando, e si sta suicidando per continuare a garantire i profitti di una ristretta cerchia di persone. E non parrebbe un problema così complicato – perché si riduce al classico “o la borsa o la vita”.

Ma a quanto pare stiamo scegliendo la borsa.
Sempre e comunque.
Perché la vita, ci illudiamo, e sempre quella degli altri.

Ma forse non è vero.
Forse quelle strisce colorate sono qualcosa che si sono inventati gli scienziati malvagi per ingannarci!
O forse è vero ma non è colpa nostra, è un andamento naturale, e tutto tornerà normale dopo che saremo morti male.
O magari è vero, ma non ci possiamo fare nulla, e sprecheremmo solo dei soldi senza alcun risultato.

Che sono alibi mechini, che si riducono alla fine al semplice “perché dovrei sbattermi?”

Ed è interessante, perché è come la storia di una persona che prova un dolore sordo e continuo al fianco, per giorni, settimane, mesi.
E va dal medico, ed il medico gli fa una serie di visite ed esami, e gli dice, “mi dispiace, sei messo male, devi cambiare stile di vita, dare un taglio a sigarette, alcoolici, carni rosse e bevande gassate, e magari metterti a fare delle lunghe passeggiate.”
Ed il tipo si dice “cosa ne sa il medico? Perché dovrei fidarmi? E se poi non cambia nulla?”
E se ne torna a casa, domandandosi a cosa sia dovuto quel dolore al fianco.
Magari dando un’occhiata su Facebook troverà una risposta che gli piaccia.

Avendo osservato la campagna di disinformazione che dai primissimi anni ’80 venne messa in campo per delegittimare le posizioni dei ricercatori sulla crisi climatica, mi domando se la nostra attuale relazione conflittuale coi fatti, e con le opinioni dei tecnici, non derivi da lì.
I terrapiattisti, gli antivaccinisti, i complottari assortiti, i respiriani, i difensori della civiltà dagli orrori del gender, i “contatti sporadici”… tutti figli di una martellante campagna stampa voluta da un cartello di aziende per non dover modificare il proprio modello imprenditoriale.

E volete ridere?
Poi hanno cambiato il loro modello imprenditoriale.


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Un grado, forse due

Dal 14 al 21 ottobre sarà la Settimana del Pianeta Terra.
È la sesta edizione.
Da sei anni cerco di organizzare qualcosa qui in Astigianistan, ma pare che la weltanschauung locale non riesca ad arrivare oltre polenta e coniglio.
E allora?
E allora hai un blog, usa il blog.
Si comincia il 14, ma noi su strategie ci portiamo avanti col lavoro.

Immagino vi sia arrivata notizia del rapporto del comitato delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.
È uscito ieri.
E le notizie non sono buone.
E qualcuno dovrà pur parlarvene, no?
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L’ascesa e la caduta di Lady Marian

In un futuro prossimo, il cambiamento climatico ha trasformato gli Stati Uniti occidentali in una distesa brulla e senz’acqua. Il flusso di profughi verso est ha obbligato Washington a schierare la Guardia Nazionale, di fattoo trasfromando le Montagne Rocciose in un confine invalicabile.
A Portland l’acqua viene razionata, non c’è lavoro, la polizia mantiene un controllo precario su parte della città, i sobborghi orientali sono sprofondati nell’anarchia.
E ci sono i ricchi, che l’acqua ce l’hanno in barba al razionamento, servita da furgoni anonimi, perché il denaro è potere.
Poi, un giorno, un gruppo abbastanza velleitario di antagonisti attacca un furgone anonimo.
Renee è una laureata in storia senza lavoro, la cui qualifica più apprezzata è il fatto di saper ricamare sulla schiuma dei cappuccini – ha lavorato come barista, ma poi il bar ha chiuso.
Durante l’attacco al furgone viene quasi messa sotto. E quando una folla si raccoglie lì attorno, e comincia a strapazare l’autista, lei si mette a distribuire le bottiglie d’acqua.
Ripresa dalle telecamere di sicurezza, Renee viene trasformata dai media in “Maid Marion” – eroe popolare, personaggio mediatico, ricercata dalla polizia.
Renee deve fuggire.
Ma forse ora ha un arma per cambiare le cose.
Forse ora È un’arma per cambiare le cose. Continua a leggere


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I teo-con dell’Illinois!

La notizia è vecchia, ma è stata riportata all’onore della cronaca dal solito

c’era su YouTube…
YouTube l’ha cancellato, brutti bastardi!

E invece su Youtube c’è, come potte vedere, e ce n’è a sufficienza per farmi andare di traverso il té delle cinque (molto indicato, visto che fa un freddo insano).

Di cosa si tratta?

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Non tutto il male…

6a00d8341c630a53ef010534e52c59970b-800wi.jpgPost di natura ambientale, con l’ormai tradizionale Green Lady a farci da madrina – perché a noi piace così.

Ora, naturalmente, la crisi ambientale non esiste.
O se c’è, ci fa bene.
Lo ha deciso il governo, ricordate…?

E stando al National Geographic, i nostri padroni potrebbero non avere tutti i torti, in seconda battuta.
Ammesso che stiano parlando del Sahel (e chissà di cosa parlano i nostri padroni…)
Stando alle foto da satellite dell’area sahariana scattate negli ultimi 20 anni, infatti, risulta che l’incremento di piovosità causato dallo shift climatico abbia portato ad un incremento delle aree verdi in alcune porzioni del deserto.

If sustained, these rains could revitalize drought-ravaged regions, reclaiming them for farming communities.

This desert-shrinking trend is supported by climate models, which predict a return to conditions that turned the Sahara into a lush savanna some 12,000 years ago.

Un bilanciamento della crescente desertificazione dell’area mediterranea, e che innesca – o rischia di innescare, o dovrebbe/potrebbe innescare – la contrapposizione politica fra sostenitori e critici del cambiamento climatico.
Poiché se per gli abitanti delle nazioni isolane l’aumento del livello del mare è unapessima notizia, e se la siccità è una pessima notizia per Italia, Spagna e Grecia, per le popolazioni del Chad e del Sudan l’aumento di piovosità potrebbe invece rappresentare una opportunità.

Now you have people grazing their camels in areas which may not have been used for hundreds or even thousands of years. You see birds, ostriches, gazelles coming back, even sorts of amphibians coming back

Ma pare che i politici siano in catalessi, e finora l’unico che abbia affrontato il tema è, guarda guarda, un autore di fantascienza – Norman Spinrad, col suo Greenhouse Summer (pubblicato come Condizione Venere da Urania).
Ma anche lì, sono trent’anni che Spinrad pubblica narrativa stimolante – anche se non adatta ai gusti di tutti – e che il pubblico italiano se lo fila poco.

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