strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Animali nevrotici e dove trovarli

La versione breve

A Castelnuovo Belbo, ridente (ma cosa avrà poi da ridere?) località della Valle Belbo1.

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La versione lunga

Diciamo che poiché in questo paese la connessione a internet è una cosa che capita ad altri2, succede che normalmente dalle sei del pomeriggio fino a più o meno le undici di sera, collegarsi a Internet diventi pressocché impossibile.
Inviare una mail richiede una dozzina di tentativi, aggiornare il blog è improponibile, e Pinterest vi fa una bella pernacchia perché non ha abbastanza banda per visualizzare le immagini.
La cosa non è un grosso problema, a livello di comunità, visto che la parte attiva della popolazione a Castelnuovo ci viene solo per dormire, e gli hoi polloi trascorrono la loro vita in una beata inconsapevolezza, seduti fuori dal bar ad aspettare di morire.
Ma se voi siete persone che magari con internet ci lavorano, allora dovete lavorarci fra la mezzanotte e le sei del mattino. Continua a leggere


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Due Ore daAmmazzare – Dogfight

Ieri, mentre girovagavo per i controviali in cerca di un parcheggio prima della conferenza, ho assistito ad una scena che mi è rimasta impressa, e che mi và di infliggervi.

Ero fermo al semaforo, nel controviale di Corso Vittorio, all’angolo con… boh, che via sarà, quella?
Via Principe Tommaso.
Accanto al Tempio Valdese, dove una volta facevano il mercatino dei libri in inglese usati.

Sono le tre e mezza, il traffico è opportunamente demente, il semaforo è rosso per tutti.
Sull’angolo di Via Ormea, davanti alla banca, esplode una cagnara.
Letteralmente.
Dicesi infatti cagnara “l’abbaiar di più cani insieme”.
Da manuale

I contendenti.
Da una parte un setter (così ad occhio), tenuto al guinzaglio da una donna minuta con un piumino candido.
La bestia sta abbaiando e strattonando come impazzita alla volta di un boxer, tenuto al guinzaglio da un gentiluomo sulla sessantina, del tipo brizzolato elegante, con cappotto di cammello e rayban d’ordinanza. Il boxer è in posizione di punta e solo il guinzaglio lo trattiene dal balzare in avanti.

E qui c’è la scena topica.
Perché mentre il setter pare impazzito e a forza di strattonare trascina a terra la proprietaria, il signore col boxer se ne sta immobile con un bel sorrisone serafico sui lineamenti abbronzati.
E quando lei, da stesa a terra, gli intima di allntanare il suo cane, quello ribatte…

Ma allontani il suo, che è il suo che sta abbaiando al mio!

E poi si volta verso gli astanti (non uno che stia aiutando la signora a rialzarsi), e attacca col classico maguardatù, c ‘ha il cane che abbaia e devo spostarmi io, che razza di gente che gira, machesenevadalei!

E mentre la signora si rimette in piedi, si spolvera e si allontana, lui continua ad incassare la simpatia di gran parte degli astanti.
Perché, che diavolo, era quell’altro cane, ad abbaiare.

Certo, se il gentiluomo avesse anche solo allontanato di cinque o sei passi il suo boxer, probabilmente il setter si sarebbe tranquillizzato, e la madama col piumino candido si sarebbe risparmiata un capitombolo.
Ma il sorridente barbaro col cappotto di cammello a certe cose non ci arriva.
O se ci arriva, se ne frega.
Lui vuol stare lì fermo sull’angolo, e poi comunque è quell’altro cane, che sta abbaiando.

E la cosa che mi agghiaccia, mentre parte il verde ed io riprendo la mia ricerca di uno spazio in cui parcheggiare, è che i presenti – tutti solidamente di mezza età, tutti solidamente middle-class – gli danno ragione, e si fanno con lui delle grasse risate alla faccia del ruzzolone della madama.

Ci sono, è ovvio, delle eccezioni.
Un paio di giovani cappelloni lo guardano, e attraversano la strada dandogli dello stronzo a mezza voce.
Hanno capito anche loro che abbaiare, con gente così, non serve a nulla.