strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La retorica del ciabattino

Questo è instant blogging.

Sono qui che traffico al computer col televisore acceso in attesa di Report.
Il programma in corso monta una colossale marchetta per il nuovo disco di Adriano celentano.
Che a quanto pare, tra le altre cose, annuncia “la resurrezione dei ciabattini”.

Perché, questa è la trovata geniale, visti gli sfracelli fatti dalla finanza e dai “saperi virtuali”, è bello annunciare il ritorno del lavoro manuale.

Vogliamo composizione chimica, mineralogia, storia evolutiva, range di stabilità, nome e origine. Avete mezz'ora.

Con tutto il rispetto per i ciabattini, vorrei vedere questi fautori dell ritorno all’artigianato, questi profeti del “lavorare con le mani”, preparare l’esame di petrografia dell’Università di Torino, squadrandosi il culo per un anno al microscopio per imparare a riconoscere, classificare e delineare in termini genetici delle rocce sulla base di un francobollo di pietra spesso mezzo millimetro.

Lavorare con le mani ha tutta la dignità e il merito di questo mondo.
Ma ciò non significa che lavorare col cervello significhi fare finta.

E per chi ha speso parte della propria vita ad affilare il cervello per fare un certo lavoro, sentirsi dire di andare a fare un “lavoro vero”, che sia da un ministro o da un cantante, o dai loro relativi leccaculi, è insultante.

Era meglio quando i cantanti si limitavano a narrare la gloria dello scopare sulla spiaggia.
Quando provano a parlare di realtà, salvo pochissime eccezioni, il risultato è imbarazzante.