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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Alza le mani, Bill Shakes, e voltati lentamente!

Il Bardo di Stratford-o-Avon, ma noi che siamo suoi amici lo chiamiamo Bill Shakes

Il 2012 comincia a scaldarsi, e le cose delle quali chiacchierare si moltiplicano.
Del tipo…

Le scuole dell’Arizona hanno rimosso e stoccato tutta una serie di libri dichiarati fuorilegge da una recente delibera dell’amministrazione dello stato.
Fra i titoli cassati – poiché potrebbe indurre all’odio razziale, e favorire lo sviluppo di gang urbane – insieme con rispettati saggi storici e testi sulla società multietnica, c’è La Tempesta, di William Shakespeare.

Già – un ragazzino potrebbe leggere La Tempesta di Shakespeare e decidere di unirsi ad una delle gang ispaniche che infestano le cittadine dell’arizona.

Non è d’altra parte la prima volta che Bill Shakes viene bandito dalle scuole americane.
C’è la questione dell’antisemitismo che ha portato all’eliminazione de Il Mercante di Venezia da molti istituti.
E Romeo & Giulietta è stato rimosso da molte biblioteche scolastiche perché promuove i rapporti sessuali fra minori.
E c’è la vecchia storia di quel giudice dello stato di New York che fece chiudere Come Vi Piace la sera della prima perché dal titolo si intuiva che era una cosa sconcia.

Ma cosa sta succedendo in Arizona? Continua a leggere


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Perché censurarli se li puoi rovinare?

E poi dicono che Facebook non serve a nulla.
La notizia mi arriva attraverso Facebook – e magari è arrivata anche a voi, se battete i miei stessi ambienti.
L’originatore dell’informazione su Facebook è il blog Televacation, ma è confermata da una rapida ricerca in rete…

mamma Rai non garantisce più ai giornalisti di Report la copertura legale. Che storia è questa?! Roba da paralizzare anche i professionisti più coraggiosi! Significa che gli inviati di Milena Gabanelli, da sempre attivi nel denunciare le illegalità e i soprusi che ci circondano, dovranno provvedere di tasca propria alle spese legali cui, da bravi inchiestisti, vanno continuamente incontro.

Già.
In fondo, perché non utilizzare il sistema legale contro chi cerca di colpire l’illegalità?
Beccano l’assessore che intasca mazette?
L’assessore monta una causa per diffamazione, danni morali e procurata perdita della qualità della vita (lo stress, sapete, la vergogna…)
E poiché l’azienda non copre le spese legali dei dipendenti, i giornalisti devono pagarsi gli avvocati di tasca.
Due o tre cause (vale a dire dueo tre trasmissioni) e sono tutti alla canna del gas.
Specie considerando che per Report lavorano dei freelance.

E deve anche esserci, da parte del malandrino che ne esce pulito, un senso di gratificazione quasi fisica, nel vedere avverarsi nella pratica la vecchia vuota minaccia di tutti i prepotenti, “Io ti rovino!”

Ora, prima di cominciare a strillare “Cospirazione!” o cose di questo genere, concediamoci dieci secondi di consapevolezza.
Non si tratta di una cospirazione.
È semplicemente il sistema che si difende, gli anticorpi di una classe dirigente sostanzialmente in malafede che prendono posizioni.
Non c’è bisogno di una cospirazione, se tutti coloro che hanno il controllo hanno paura di essere scoperti, poiché col controllo si accede ad un potere del quale è difficile non abusare – specie quando “tanto lo fanno tutti” – e se ne è abusato, e si intende continuare ad abusarne.

E poi, si arriverà davvero alle cause legali?
Dopotutto, ritirando la copertura legale ai propri reporter, l’azienda RAI implicitamente ne delegittima la correttezza.
Si tratta di persone che l’azienda non ritiene opportuno tutelare legalmente.
Persone che compiono azioni dalle quali l’azienda si dissocia a priori.

Per ora, stando ad altre fonti, si tratta solo di una proposta.
E spoeriamo che si levi un coro di proteste abbastanza forte da afre una differenza.
Ma poi, se ne accorgeranno davvero, i telezombie, ora che sta per ripartire il palinsesto autunnale fatto di quiz, ballerine e reality?

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Rettifica

Ovvero, questa gente pensa solo ai quattrini.

Scopro attraverso il blog di Guido Scorza una notizia preoccupante…

Il governo pone alla Camera la questione di fiducia sul ddl in materia di intercettazioni: lo ha annunciato nell’Aula di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito.

E di che si tratta?

Beh, fra le altre cose…

La toga che rilascia “pubblicamente dichiarazioni” sul procedimento affidatogli ha l’obbligo di astenersi.

Torna il carcere per i cronisti, ma la pena diventa da 6 mesi a un anno (era da uno a 3 anni) quindi oblabile: cioé trasformabile in sanzione pecuniaria.

Si potranno usare le ‘cimici’ solo per spiare luoghi nei quali si sa che si sta compiendo un’attività criminosa.

Il testo battuto dall’Ansa si trova qui.

Più immediatamente interessante per i surfisti è la facenda delle rettifiche…

il testo maxi-emendato, infatti, introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica entro 48 ore a pena di una sazione pecuniaria tra i 15 ed i 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di “siti informatici”.

Se insomma sul vostro blog doveste decidere di dire che il politico X è un aborto di tubero (cfr. Ghostbusters), potrebbe venirvi richiesto di correggere pubblicamente l’affermazione e chiedere scusa in capo a 48 ore, oppure pagare.

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Un passo indietro in Giappone

Tramite TechDirt veniamo a sapere che non è tutto oro quel che riluce nel Paese del Sol Levante.
La nazione più tecnologicamente avanzata del pianeta, sede dimolti interessanti esperimenti sulla deregulation dell’accesso all’informazione ed alla comunicazione, si appresta infatti a dare un bel giro di vite alle libertà civili su Internet.
E non solo
Il tutto, grazie ad un semplice giochino testuale nella revisione della Legge sulle Telecomunicazioni…

The law was intended to regulate broadcast content, but by adding in the phrase “open communication” it will now also include just about any public information put on the web, including newsgroups, bulletin boards and blogs. Once that’s in place, the Japanese government will then be able to go after any content it finds “harmful,” which seems rather loosely defined itself.

Insomma, una legge che permette al governo nipponico di censurare o “correggere” (questa suona un po’ orwelliana) contenuti on-line con un minimo di motivazione formale, e perseguire legalmente chiunque diffonda tali contenuti.

Ma non è tutto…

The second change would push mobile phone operators to put in place various filters to block “harmful” content from minors — though, again that definition of harmful is loosely described.

Già – i fornitori di servizi telefonici potrebbero essere spinti per legge a inserire filtri sulle linee che blocchino contenuti dannosi per i minori.
Ma ciò che non funziona, come sempre, è che la definizione di “dannoso” rimane aperta.

Saranno cavoli amari naturalmente anche per il file sharing (di qualsivoglia natura) e per ilconcetto di open source/open content.

Un dettagliato rapporto sulla situazione attuale e sui suoi possibili sviluppi è fornito dal blog Gyaku.
Fortunatamente in Inglese.

Per combattere l’irrigidimento del sistema, si è intanto formato in Giappone un movimento spontaneo (ma molto ben organizzato) – il MIAU.
Il loro sito è tutto in Giapponese ma anche solo per il logo vale la pena di visitarlo.

Intanto i laburisti Australiani stanno preparando qualcosa di molto simile nella Terra Giù di Sotto, e che – secondo alcune fonti attendibili – potrebbe segnare la fine della collaborazione scientifica fra accademici australiani e resto del mondo.

Non male, eh?
Siamo nel 2008 da nemmeno una settimana, e già c’è gente che spinge per rimandarci nel 1700…