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La cucina della Via della Seta

Dicono, lifestyle blogging, e allora lifestyle sia!

Uno degli aspetti divertenti dell’usare categorie così ampie, è la possibilità di riunire sotto ununico cappello elementi disparati, legati da un filo conduttore inaspettato.
Del tipo…

La mia passione per la Via della Seta è documentata – al punto che la Via della Seta è uno dei temi conduttori dell’altro mio blog, quello in inglese, Karavansara.
Beh, interessarsi della Via della Seta significa leggere narrativa, un sacco di storia, le biografie di infiniti cialtroni, splendidi volumi fotografici, cataloghi di mostre, libri d’arredamento e libri di cucina.
Et voilà – lifestyle blogging.

Il che ci porta a un libro piuttosto interessante che è entrato a far parte della mia collezione per capriccio, e si è rivelato una lettura molto interessante sotto parecchi punti di vista.

the-silk-road-gourmet-volume-one-western-and-southern-asiaThe Silk Road Gourmet, di Laura Kelley, primo di una serie prevista di due volumi, è un interessante libro di cucina.

Ora, bisogna fare una distinzione molto netta – in questo momento nel nostro paese sembra che esistano solo più libri che trattano di cibo e trasmissioni televisive relative alla cucina; siamo in preda ad una frenesia di cibo che può essere un sinistro, bulimico segnale del baratro che si avvicina (quanti animali si ingozzano, quando sentono arrivare la fine?) o un segnale della desolazione generale. In entrambi i casi è necessario fare un po’ di chiarezza.

Quando parlo di libro di cucina, ho in mente qualcosa di radicalmente diverso dal ricettario.
Il ricettario è uno stupido catalogo di ricette, un manuale operativo su come assemblare un toast o disporre delle lasagne in una teglia.
Può essere utile, ma è sostanzialmentesterile.
Lo si possiede non per leggerlo, ma per consultarlo.
Non è letteratura più di quanto sia letteratura un dizionario dei sinonimi.

Il libro di cucina è un libro nel quale, attraverso le ricette e la cultura che le circonda, si esplora uno spazio o un tempo.
Nessuno – se non un idiota – descriverebbe An Omelette and a Glass of Wine di Elizabeth David un ricettario.
Leggere il libro della David ci offre uno spaccato di una certa epoca, in un certo luogo – la Francia meridionale nei dintorni della guerra.
Con i suoi sapori, le sue convenzioni, le sue regole.
Il suo lifestyle, se volete.
Il libro di cucina, in questo senso, è un’opera letteraria che ha, come elemento unificante, il cibo e la sua cultura.

Lo stesso discorso vale per The Silk Road Gourmet, un libro di cucina scritto da una antropologa, e che esplora l’Asia occidentale e meridionale attraverso la cucina – l’uso delle spezie ma anche i percorsi del commercio delle spezie, i sapori ma anche la cultura dei popoli coinvolti, i rapporti fra salato e dolce, fra riso e latte, i condimenti, le salse, i piatti della festa e quelli di tutti i giorni.

Troppe le ricetteper citarle tutte, ma tutte estremamente… suggestive.

Polpette di carne con aglio e menta alla maniera Afghana?
Fagiolini con salsa al pomodoro alla maniera dell’Azerbaijan?
Manzo al curry con cannella e erba limoncella alla maniera di Sri Lanka?

Non è sempre caviale, ma non possiamo davvero lamentarci.

A parte il fascino delle ricette – qui siamo piuttosto lontani dalla sbobba per elite di massa* di certi locali etnici della metropoli – c’è il gusto di poter legare le ricette alla storia di un popolo, alle sue vicissitudine, ai movimenti di popolazioni attraverso i secoli.

Se è garantito per portare sulla tavola alcuni piatti decisamente insoliti, A Silk Road Gourmet è anche un gran bel libro da leggere.
È scritto bene, con un tono amichevole, ed una curiosità che coinvolge.

Questo non è uno stupido ricettario.

Il volume è disponibile sia in cartaceo che in formato elettronico, e a mio parere vale abbondantemente l’investimento in tempo e denaro.
L’autrice ha anche un bel blog, che non seguo con la regolarità che vorrei.

Attendo con non poca curiosità e interesse l’uscita del secondo volume – che dovrebbe occuparsi della varietà e della diversità della Cina, fra le altre cose.

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* No, non è una contraddizione in termini


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Crepes Suzette

Da noi si intitolava "Operazione Crepes Suzette"

Strane faccende…
I miei contatti oltre Atlantico mostrano una improvvisa ossessione per un piatto della cucina francese che io ho sempre associato alla Belle Epoque ed alla Grande Guerra – forse a causa di un vecchio film di Blake Edwards con Rock Hudson e Julie Andrews.

Perché questo improvviso interesse per le Crepes Suzette?
Perché come sostenevano i saggi, possono tramutare un cannibale in un uomo civilizzato?
Pare la cosa abbia una connessione con una speciie di esplosione anglofila legata – tra l’altro – ad uno sceneggiato della BBC.
Ma dell’anglofilia parliamo domani, in un modo o nell’altro.

Oggi parliamo di Crepes – perché come diceva quel tale, non è sempre caviale.

E perché, trattandosi di un piatto inventato nel 1895, solletica il mio gusto per lo steampunk, o anche solo per il vittorianesimo spurio.

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Giornata della Gozzoviglia

In un inspiegabile slancio festaiolo e sensuale, il comune di Torino ha organizzato – o più semplicemente permesso l’organizzazione – della fiera dei sapori tipici, nella parte pubblica dei Giardini Reali.
Posizione scomoda (difficile parcheggiare, un sacco di sali e scendi) ma colossale esposizione/mercato di cibi e prodotti da tutta europa.
Dai biscottini bretoni alle spezie provenzali…

Il posto ideale dove trascorerre la domenica mattina con la macchina fotografica.

Numerosissimi i banchi-ristorante e le mescite.
Un peccato che l’intera faccenda sia durata solo tre giorni ed abbia avuto scarsa copertura dai media.

Esperienza interessante, gustosa e da ripetere assolutamente.