strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Sconti pandemici

Che Jeff Bezos sappia qualcosa che noi non sappiamo?
Per la seconda volta il paese si trova sull’orlo del lockdown, e per la seconda volta Amazon mi offre una buona selezione diottimi romanzi a 99 centesimi a botta.
Una coincidenza, certamente.
Vero?

Ma non stiamo a costruire ipotesi di complotto, e diamo un’occhiata – è probabile che li abbiate già letti (anche perché sono esattamente gli stessi di sei mesi fa), ma nel caso, ecco qui un paio di titoli che potrebbero tenervi compagnia nel lungo inverno che ci aspetta…

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Una educazione in 5 volumi (più uno)

Questo è un po’ il post che faccio tutti gli anni, o quasi, più o meno in questo periodo – si avvicina l’estate (già inizia a fare caldo), presto le scuole chiuderanno ed ai ragazzi verrà raccomandato di leggere, magari con una bella lista di titoli consigliati dall’insegnante di italiano.

Io di solito provo a presentare la mia lista alternativa.
E questa volta faccio un giro un po’ lungo, un percorso un po’ tortuoso, per spiegare come io sia arrivato a questi titoli.

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Blogathon: i classici della letteratura

Oggi è il 30 settembre, e il blog Liberi di Scrivere ha organizzato per oggi una blogathon sui classici della letteratura. Una iniziativa coraggiosa, in unpaese in cui si legge poco e in cui molte anime candide si domandano “ma chi ha deciso che i classici sono meglio di Twilight?”

blog

Fate un sato sul loro sito per trovare l’elenco dei partecipanti.
Ma poi tornate qui, perché anche strategie evolutive ha il suo classico pronto da servire. Continua a leggere


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Lo Scaffale dei Pulp

Sam-casablanca-1345034-360-253Si era detto pulp, e neanche a farlo apposta, attraverso Facebook mi arriva una richiesta pulp per il Piano Bar del Fantastico.
prima performance dell’anno.
Il locale è buio e fumoso, il piano verticale mostra inquietanti fori da proiettile, ma noi il pezzo lo facciamo lo stesso.
Poi canteremo in coro la Marsigliese.

La richiesta fa più o meno così…

Mi piacerebbe leggere un’avventura sul classico, tipo avventuriero in giro per il globo et silmilia. […] Una cosa anni ’30 con locali ai confini del mondo, sigarette arrotolate a mano, donne chiamate pupe.

Il genere pulp-avventuroso, in Italia, è poco frequentato.
Un editore, da qualche parte in passato, provò a pubblicare Doc Savage, ma ottenne risultati mediocri di vendite e di critica.
Il genere è più praticato al cinema (Indiana Jones, La Mummia) che non nella narrativa.
A complicare le cose ci si è pure messo Tarantino, che intitolando Pulp Fiction un film che si sarebbe potuto tradutrre con Narrativa d’Appendice, ha autorizzato qualsiasi idiota a definire pulp una storia a base di sesso, droga e violenza.

adventurehouse-spicyadventurestories-November1942In realtà, la cosa è più complicata – possiamo immaginare una ideale suddivisione in quattro periodi della storia del pulp.

  1. il proto-pulp – su riviste come i penny dreadfuls inglesi e le dime novel americane, dagli anni 90 del 19° secolo alla prima guerra mondiale. Un catalogo che spazia da Conan Doyle a Kipling, passando per decine di autori sconosciuti.
  2. il pulp propriamente detto – quello delle riviste pulp pubblicate fra le due guerre… da Black Mask a Weird Tales passando per Astounding
  3. il pulp del dopoguerra – equamente suddiviso fra i paperback della Gold Medal e le riviste tipo Men’s Adventures
  4. il New Pulp – pubblicato ora, spesso in formato elettronico

Qui ci occuperemo essenzialmente di pulp propriamente detto – quello dei racconti e dei romanzi brevi pubblicati sulle riviste.
Perciò, fermiamoci un attimo, e cerchiamo di mettere giù una delle nostre solite reading list.
Ci toccherà leggere in inglese – fatevene una ragione. Continua a leggere


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Se credete a questo, trovatevi uno psichiatra (1)

Questa è una serata anomala al piano bar del fantastico.
La cosa è partita con una chiacchierata con alcuni amici online, riguardo al treno espresso che compare nel primo capitolo del romanzo Il Signore degli Anelli.
da questo increscioso fattarello siamo passati a discorrere del genere abitualmente definito fantasy, ed il panorama si è rivelato desolante.
Quando delle persone dotate di una intelligenza vivace mi vengono a dire che George R.R. Martin è un grande autore, o peggio ancora, un autore coraggioso, è palese che qualcosa è andato molto molto storto.

Il problema, è ovvio, è che non esistono nel nostro paese né una base solida e facilmente reperibile di classici del genere, né una critica degna di questo nome che si occupi del fantastico.
Manca una memoria storica, per cui la frase colta in libreria durante le feste, che

cioè, Tolkien è quello che l’ha inventato, il fantasy…

non fa affatto ridere.
È semplicemente preoccupante.

Spinto dalla compassione, mi piacerebbe fare qualcosa, ma cosa posso fare?
Io sono un blogger di provincia.
Proporre una reading list, ecco, una bella lista di venti titoli essenziali per capire che il fantasy non è solo Gronk il Barbaro che spacca crani schizzando attorno brani di materia grigia, né solo Borlamir di Frangopian alla ricerca dell’artefatto dei Tuatha-de-Danann, né la solita storia coi soliti draghi.
Né questi mondi in cui la magia è fatta di regole, libri stampati, corsi di formazione, come un dannato lavoro da co.co.co.
Una bibliografia per rimettere Martin al suo posto (fra i mediani, non fra le punte), per mostrare che la magia può essere magica, e che il genere è ampio, vivace e colorato come un vastissimo mosaico – e si dannino i bastardi che ci vogliono ridurre a tre tessere, tutte dello stesso colore.
Piastrellisti e non editori.

Il problema, tuttavia, è che una bibliografia, per essere sensata, e utile, deve essere accessibile e disponibile.
A poco serve se cito venti titoli, e poi non li si riesce a trovare, a leggerli.
O li si trova solo in originale.
O li sitrova solo sulle bancarelle.

Vediamo.
Qualcosa proveremo a fare… questa è la prima puntata. Continua a leggere


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Oltre le Notti Arabe

Che poi ti dicono sì, ok, ma ora con ‘sti cinesi basta… cosa ci verrai a infliggere, adesso, le storie del giudice Dee?
(anche se, in effetti…)

E allora cambiamo marcia, ma proseguiamo nella indispensabile disintossicazione da cliché e manierismi del fantasy “popolare”.
Vogliamo l’esotismo, l’avventura, e soprattutto qualcosa di completamente diverso.

È agli atti la mia passione per Le Mille e Una Notte.
Delle quali le edizioni diverse e memorabili abbondano.
Per darvi un’idea… doveva essere il, bah, 1989…
Dovevo incontrare un’amica che non vedevo da tempo, e per comodita avevamo un appuntamento in centro, davanti ad una nota e benemerita libreria torinese.
Lei, abusando del privilegio che si concede alle signore, arrivò con qualcosa come quaranta minuti di ritardo.
tempo sufficiente per entrare in libreria (con la scusa di scaldarsi – doveva essere ottobre), scovare una pila alta quanto un uomo di copie anastatiche della leggendaria edizione illustrata Nerbini de Le Mille e una Notte, edizione 1934, copertina di Galep, un tomo di 500 pagine in formato A4, ed accaparrarmene una copia, mi pare, per circa diecimila lire.

Da allora ne ho allineate un po’ di edizioni sul mio scaffale, ed visto che ho una certa simpatia per il fantastico orientale (qualcuno aveva qualche sospetto, immagino), le novelle arabe sono alte nella mia lista di gradimento.

Ma non è delle Mille e Una Notte che vi voglio parlare oggi. Continua a leggere


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E noi pensiamo di avere dei problemi…

Non vi sarà sfuggito, credo, che un nuovo presidente eletto siede nello Studio Ovale a Washington.
L’uomo più potente del mondo – se non altro perché ha sotto al dito quel famoso bottone rosso – è per la prima volta un afroamericano.

All’elezione di Barak Obama sono state collegate una quantità di aspettative.
Non solo da parte degli americani – che sarebbe anche ragionevole – ma anche da tutto il resto dei cittadini del mondo.
Non siamo qui per discutere se sia lecito o illecito.
Non siamo qui per dire se le aspettative verranno soddisfatte o disattese.

C’è però anche una serie di problemi, connessi con l’elezione del Presidente Obama, che nessuno, io credo, aveva anticipato.
Come la proposta di John Foley, un insegnante statunitense.

The time has arrived to update the literature we use in high school
classrooms. Barack Obama is president-elect of the United States, and
novels that use the “N-word” repeatedly need to go.

To a certain extent, this saddens me, because I love “To Kill a
Mockingbird,” “Of Mice and Men” and “The Adventures of Huckleberry
Finn.” All are American classics, and my students read them as part of
approved sophomore and junior units, as do millions of students across
the nation.

They all must go.

Già.
Sono classici, ma usano la-parola-con-la-enne – negro.
E con Obama alla casa bianca, non è il caso far circolare certi libri fra i giovani.
Come spiegar loro che la-parola-con-la-enne è male, ma quei libri sono capolavori?
Come spiegar loro che Twain, Steinbeck e tutti gli altri non erano uomini malvagi ma solo prodotti del proprio tempo?
Troppo difficile, troppo complicato.
E allora, via Huckleberry Finn, via Uomini e Topi.
Che diavolo, via Tarzan (che non è citato, pur essendo un classico, ma lo sappiamo che sarà il primo a fare una brutta fine).

Potremmo sostituirli…

I think a good substitute for “Mice” would be Tim O’Brien’s Vietnam
novel “Going After Cacciato.” Like George and Lennie in Steinbeck’s
novel, Cacciato dreams of peace and a better world. And the Vietnam War
is a more recent — and arguably more painful — era in American
history than the Depression, and one of more interest to teens.

Già.
A chi volete che freghi qualcosa di un romanzo su una colossale crisi economica…

E mettiamo Colomba Solitaria al posto del romanzo di Twain.
Perché il western di McMurtry ha più ritmo, e poi mostra il modo bestiale in cui venivano trattate le donne nel vecchio West.

Rimpiazziamoli tutti, ‘sti vecchi romanzacci razzisti, con libri nuovi, recenti, magari nella lista dei best-seller, magari certificati col Pulitzer, con temi più vicini a noi, con un ritmo più accattivante, con meno zone oscure e meno ambiguità.
Con un bel messaggio positivo.

A cosa serve il passato, dopotutto, se non a vergognarsene senza più ricordarsi il perché?

Some might call this apostasy; I call it common sense. Obama’s victory
signals that Americans are ready for change. Let’s follow his lead and
make a change that removes the N-word from the high school curriculum.

Povero Twain, povero Steinbeck, povero Lee, poveri tutti i grandi, colpevoli di aver vissuto e descritto il proprio tempo.
E poveri David Guterson, Tim O’Brien e Larry McMurtry, tirati in ballo da un imbecille non per le loro riconosciute qualità letterarie ma per il fatto che è più semplice incasellarli in un universo politically correct…
E povero Barak Obama, a dover guidare un paese popolato da certi elementi.

Pensate solo cosa capiterà sugli scaffali delle biblioteche (e nelle edicole! e nella pubblicità!) quando eleggeranno una donna alla Casa Bianca…


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Classici e Ciarpame

Mi viene segnalato un buon post sul tema di Letteratura Antica e Moderna che pare fatto apposta per suscitare dibattiti.
Dopo aver postato un commentino rapido-rapido sul blog in questione (meglio non occupare troppo spazio sulle pagine altrui con opinioni non richieste), butto giù un paio di opinioni gratuite un po’ più estese in questa sede.
Già sapendo che finirà per essere un altro pork chop express.

Riassumo malamente la tesi di partenza…

In passato la letteratura e le sue innovazioni erano considerevoli: l’elités della società veniva in un certo senso “coinvolta” ed “influenzata” dalle opere composte. Spesso gli scritti rappresentavano davvero una novità
[…]
Ma dubito seriamente che le generazioni future studieranno autori come Dan Brown e Federico Moccia. Così arrivo alla mia riflessione. Oggi la letteratura è diventato un passatempo; come ha affermato la professoressa a lezione “oggi si legge per svago.” Ed è vero. E la cosa che mi colpisce è che si leggono solo romanzi come “Il codice da Vinci” o “Tre metri sopra il cielo”, che per quanto possano essere intriganti non rappresentano di certo la nostra letteratura.

Il post in questione sembra più interessato alla forma che ai contenuti (lecito), ma getta le basi per una discussione (spero) non banale.

La narrativa viene letta – in prima battuta – perché produce piacere in chi la legge.
Il piacere può assumere varie forme – il piacere di scoprire qualcosa di nuovo, il piacere di farsi due risate davanti a situazioni paradossali, il piacere del brivido…
Su questa condizione di base – senza la quale, semplicemente, i libri non si leggono – si innestano due funzioni “embedded”, che fanno parte tanto del contenuto che della forma della narrativa.

La prima funzione è esplorativa – si osservano e si descrivono situazioni nuove e differenti, oppure si offrono visioni differenti di situazioni e fenomeni notie considerati acquisiti.
La seconda funzione è sostanzialmente di rassicurazione – non c’è nulla da temere, tutto andrà per il verso giusto.
Non necessariamente questi due ingredienti sono bilanciati, 50/50.

Jack Kerouack (lo stile del quale venne definito da un critico “battere a macchina, non scrivere”) è sostanzialmente sperimentale nella forma ed esplorativo nei contenuti.
Chandler (lo stile del quale, con quello di Hemingway, è la base di molta narrativa moderna) è moderatamente sperimentale nella forma e se esplora una certa visione “noir” della società, è in ultima analisi rassicurante – esiste il male, ampiamente diffuso, ma il singolo può ancora contare su risorse morali sufficienti ad opporvisi.

Un po’ come i romanzi di Dickens, che esplorano una società in rapidissimo mutamento e spaventosa per la sua crescente inumanità, ma ci rassicurano con l’osservazione che le relazioni interpersonali fra persone decenti possono servire ad arginare l’avanzata della disperazione.
E così via…

Senza mai scordarsi il piacere della lettura.
“Il Circolo Pickwick” è una valanga di risate.
“Il Grande Sonno” è un ottimo poliziesco (anche se non si capisce chi sia l’assassino).
Lo svago e l’intrattenimento sono salvi – ma con un extra.

Arriviamo così ad una ipotesi classificativa.
La letteratura di buona qualità (classici inarrivabili o semplicemente sano, solido intrattenimento) gioca sul piacere della scoperta, dell’esplorazione, della sfida.
“Dracula” di Bram Stoker è rassicurante (il vampiro viene eliminato), ma provo piacere a leggerlo perché posso giocare con l’idea che il vampiro possa vincere, il male trionfare… e così esploro e sperimento queste eventualità.
Lo ha capito bene Kim Newman, che proprio a quell’eventualità alternativa ha dedicato uno dei migliori romanzi mai scritti sul tema del vampiro, il colossale “Anno Dracula”.
Un classico nel suo genere.

La narrativa mocciosa (mocciana? mocciniana? moccide?), d’altra parte, gioca sul piacere della rassicurazione.
Le situazioni descritte difficilmente sono presentate sotto una nuova ed originale angolazione (siamo al classico “boy meets girl”) e tutto gioca a rassicurare il lettore, a farlo sentire tranquilamente parte di una collettività che ha gli stessi problemi, le stesse idee, le stesse passioni…

Moccia viene qui assunto ad esempio ma non è certo l’unico perpetratore di questa forma narrativa dall’epoca di Assurbanipal fino a noi… i polizieschi di routine con il super-detective che risolve tutto, i romanzi rosa scritti col ciclostile, il fantasy clonato direttamente dalle cellule surrenali di Tolkien, la fantascienza dei tie-in di Star Trek e Guerre Stellari, i libri sui Coniglietti che legge Snoopy, la letteratura come forma di ostentazione intellettuale (“ora vi faccio vedere io quante parole da sette sillabe conosco!”), la pornografia, James Bond…

L’elenco potrebbe essere lunghissimo.

E qui casca l’asino…
Perché l’esplorazione è sempre nuova e vitale – anche quando esploro le rovine di una civiltà scomparsa – ed il piacere che ne ricavo è sempre vivo.
Ma la rassicurazione, specie la rassicurazione di tipo sociale, è sostanzialmente legata solo a fattori locali mutevoli – e quindi invecchia alla svelta.
Potremmo vedere questi libri trasformati in “reperti di un’epoca dimenticata” – ma i libri di questo tipo, che ci danno una fotografia esatta di un momento storico, raramente passano alla storia se non contengono anche una visione nuova e fresca, delle opinioni forti, una voce autorevole.
Che di rado si limita ad essere rassicurante.

È per questi motivi, incidentalmente, che la narrativa orrifica di H.P. Lovecraft ha una vita così lunga (ed uno status di classico) paragonata all’opera di altri autori di Weird Tales spesso più dotati stilisticamente.
Perché il Gentiluomo di Providence non fu mai consolatorio o rassicurante – se non nel senso più ironico possibile – ed in questo modo riuscì a scrivere storie che non invecchiano.
Evitò storie in cui il lieto fine è garantito dall’uccisione del bieco cinese di turno, dall’ostracizzazione del pericoloso mezzosangue che si spaccia per uomo bianco, o dal riconoscere che astinenza sessuale e attività fisica sono la strada per la salvezza del genere umano.
Idiozie, diremmo oggi – ma all’epoca nient’altro che piacevoli rassicurazioni.

I classici invecchiano bene.
Ed invecchiano bene perché fanno leva su ciò che di più vitale esiste nella letteratura, lasciandosi alle spalle provincialismi e localismi che datano inesorabilmente le pagine, trasformando la storia in un relitto di un’epoca (volentieri) dimenticata.