strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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I Clash, Han Solo & Lao Tsu

Ieri un tale che conosco mi ha detto che il futuro della fantascienza, nel nostro paese, è il cyberpunk.
E a me son venute in mente due citazioni.
La prima, naturalmente, è di Han Solo

Ma non avevano appena lasciato questa festa?

L’altra, è di Billy Bragg.

Se non fosse stato per i Clash, il punk sarebbe stato solo un ghigno, una spilla da balia e un paio di pantaloni bondage.

Credo che entrambe le citazioni si adattino abbastanza bene a chiunque creda, nel 2013, di potersi sedere al PC e “scrivere cyberpunk”.

Questo perché il c-punk era una modalità della fantascienza legata a un’epoca precisa (abbiamo lasciato questa festa), e perché il c-punk, come tutti i “-punk” è facilmente falsificabile (ghigno, spilla, pantaloni bondage).

Quello che mi interessa maggiormente, a dire il vero, è la falsificabilità.
Perché possiamo andare a un sacco di feste, e poi andarcene, e qualcosa di buono portarlo con noi.
Ma la falsificazione è il contrario di ciò che si dovrebbe fare quando si scrive.
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Big Bang Theory Tua Madre

Ai vecchi tempi era facile.
Quando si incontrava gente nuova, e si faceva conoscenza, e veniva fuori il fatto che sono un paleontologo, il commento di solito era “Wow! Come Indiana Jones!”
Se invece la discussione prendeva una piega diversa, e si scopriva la mia passione per la fantascienza, la reazione, monolitica, era “Ah, allora credi agli UFO.”
Bello liscio – erano reazioni che non c’entravano una virgola, ma c’erano delle coordinate precise, si sapeva come muoversi, a volte si riusciva anche a rimorchiare.

friends-cast

D’altra parte non è che fosse una serie che puntava proprio sull’intelligenza.

Poi, le cose cambiarono, e la reazione alla scoperta della mia professione di paleontologo divenne “Wow! Proprio come Ross di Friends!”
La cosa rese necessaria da parte mia una piccola indagine, dalla quale risultò che in questa popolare sit-com chiamata Friends, su sei idioti petulantissimi che stanno a New York a perder tempo, c’era effettivamente un personaggio chiamato Ross, che era un paleontologo.
E che era un coglione.
La serie lasciava aperta la questione, per cui non si capiva bene se fosse un coglione perché aveva studiato paleontologia come me, o se avesse studiato paleontologia come me perché era un coglione.
Ma sul fatto che fosse un coglione, c’erano ben pochi dubbi.

Come potete immaginare, il fatto di essere paragonato a Ross il coglione di Friends non è che proprio mi facesse piacere. Continua a leggere


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Terza tappa – fast & loose

OK, post problematico.
A causa di alcuni intoppi siamo indietro di dieci ore sulla tabella di marcia, e viaggiamo attorno alle 25.000 parole.*
Ma il problema non è questo.

Cominciamo con la copertina qui di fianco.
Weird Tales d’annata.
Copertina per una storia di Seabury Quinn.
The Living Buddhess.
La Buddessa Vivente.
Ho degli amici buddhisti che ancora ridono.

Il problema dell’esotismo è questo.
Immaginate un autore cinese, o indiano, che scriva una storia pulp ambientata nell’occidente misterioso, negli anni ’30, con azione furiosa e chilometri macinati, da Parigi, la città del vizio, fino a Milano, dove i perfidi nazisti hanno la loro base segreta nel Duomo.
Ci farebbe ridere.
E ci darebbe un po’ fastidio.

Come quell’infinita serie di camerieri e cuochi italiani, coi baffoni e una passione per l’opera, nei teleflm american degli anni ’60, e ’70.
E ’80.
E magari anche ’90.
L’attore di riferimento era Vito Scotti.
Nessuno faceva il cuoco, il maitre o il tassista come Vito Scotti.
Che nel caso poteva fare anche lo spagnolo, o il messicano.

Il che mi porta ad una riflessione che mi interessa, e che magari espanderemo in futuro.
Per dire… ho trovato un posto spettacolare dove mettere in scena parte dell’azione della mia storia.
La foto la vedete qui di fianco.
È spettacolare.
Il punto è che è anche un posto reale, come è reale una gran parte dei posti che descrivo nella mia storia.
È un posto in Tibet – dove all’epoca gli stranieri venivano presi a bastonate e poi condannati a morte, ma oggi non gli piace più ricordarlo.
E quindi – punto primo: posso stravolgere i fatti, e piazzare in quello che è un edificio storico e religioso, la base del mio Mr No di turno?
È lecito narrativamente, oltre che deontologicamente?

Ed io dico di sì, anche perché posso manipolare la geografia, oltre che la storia.
Questa è narrativa avventurosa, non narrativa storica, e quindi ho il potere (il dovere!) di discostarmi dalla realtà documentata quando mi serve, e serve alla storia.

Resta però il problema del bieco orientale, che è un maledetto cliché esattamente come l’italiota che canta l’opera, gesticola e parla un linguaggio approssimativo.
E come certi cliché urtano me, immagino altri cliché possano urtare altri.
Eppure la narrativa avventurosa – ne abbiamo parlato – è fatta di cliché.
Che è bello usare, e stravolgere.
E non ho grossi problemi a tratteggiare dei gangster con Caruso sul grammofono, il borsalino e il gessato.
Mi fa ridere.
Però una punta di disagio, mentre i tibetani bastonavano i miei protagonisti, non ho potuto fare a meno di provarla.
E forse adesso ho trovato un buon motivo per stravolgerli, quei cliché, oltre alla semplice originalità.

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* Il che potrebbe anche voler dire che non arriverò fino in fondo in tempo, e in generale che il target di 60.000 parole potrebbe semplicemente essere sbagliato – la mia storia sembra destinata alle 48.000 parole (che era poi lo standard dei romanzi pulp).

Ma queste sono cose che preoccupano solo i deboli.


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Perfetto & Originale

  • Un vecchio miliardario malandato con due figlie viziate incarica un investigatore privato di trovare il genero scomparso.
  • Un archeologo viene incaricato di recuperare l’Arca dell’Alleanza prima che ci arrivino i Nazisti.
  • Un soldato giapponese e un pilota americano naufragano sulla stessa isola.
  • Tre scienziati sgangherati aprono un’azienda di disinfestazioni sovrannaturali.
  • Lei è ricchissima, lui è uno spiantato, e si innamorano, sul Titanic.
  • Due gentiluomini ingaggiano un cacciatore bianco per farsi accompagnare nella ricerca dei diamanti del Kukuanaland.
  • Un ragazzo che ha assistito all’omicidio dei genitori da parte di un criminale, giura vendetta.
  • Un turista inglese viene ingaggiato come sosia del debosciato erede al trono per contrastare una congiura di palazzo.
  • Uno scienziato cerca la formula che gli permetta di scindere il Bene dal Male.
  • Una donna si risveglia da un lungo periodo di coma e giura di vendicarsi dell’uomo che l’ha ridotta in fin di vita.

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Un po’ di cliché utili

Oggi ho citato Dave Duncan, autore canadese che ho sempre stimato molto (il fatto che abbia smesso di fare il geologo per mettersi a scrivere fantasy è significativo), su un blog qui vicino.

Lasciamo perdere per ora il fatto che voi Dave Duncan non lo conoscete.
Capita.
Mi dispiace molto per voi.
Di fatto, gli editori nazionali non hanno aiutato.

No, la cosa che mi interessa è che sul suo blog, Duncan si è recentemente occupato di scrittura (ma tu guarda) e fra le altre cose ha postato una lista di sviluppi possibili minimi, di cliché, di storie-base.
Di high concept, se volete.
Ed è una valanga di risate (non che mi aspettassi nulla di meno)…

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