strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Scrittori e Personaggi

Cominciamo con un paio di link. Qualche giorno addietro, il mio vicino di cella Alessandro Girola ha pubblicato un post intitolato Lo Scrittore: Internet vs Realtà, in cui discuteva di un po’ di luoghi comuni che circolano sul rutilante mondo della scrittura e che vengono attivamente propagandati da una certa parte della comunità degli scrittori. Il pezzo di Alex è stato abbastanza discusso durante l’ora d’aria qui nel Blocco C, e di là nel braccio femminile, Kara Lafayette ha detto la sua, spostandosi sui problemi di un genere ben definito, ed esplorando una diversa faccia del problema, in un post intitolato Il ghetto degli autori horror. Ne è venuta fuori un’altra bella tornata di discussioni mentre eravamo in fila in mensa, o fuor di metafora su De Ebook Mysteriis.

Perciò io ora faccio un Pork Chop Express, e vi racconto la storia di Cristiane Serruya.

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Lettori e Controllo

La discussione è cominciata ieri su facebook, partendo da una osservazione del mio amico Elvezio Sciallis.
Poi,come capita di solito su facebook, siamo finiti a impegolarci a parlare di balene*, e quindi la cosa, per quel miriguarda, è rimasta mal definita ed espressa male.

L’idea di partenza – si propone di dare più controllo al pubblico sui programmi televisivi.
Lo propone Kevin Spacey, ma questo è un dettaglio.
Da qui si passa ipotizzare che “dare ai lettori ciò che vogliono” non sia una buona politica.
Poi arrivano le balene, ma noi fermiamoci qui, e proviamo un pork chop express.

È davvero sbagliato “dare ai lettori ciò che vogliono”?
Più in generale, quanto controllo deve avere il pubblico sull’opera dell’autore?

Sì, lo ammetto... mi ha rovinato il rock'n'roll.

Sì, lo ammetto… mi ha rovinato il rock’n’roll.
Ho anche una giacca, proprio come quella…

Metto giù quelche idea, soprattutto per chiarire le mie, di idee.
La tirerò per le lunghe e non posso garantire che ciò che seguirà sarà un discorso coerente.
Siete stati avvisati.

Partiamo dalla prima questione – “dare ai lettori ciò che vogliono”.

La mia tesi è la seguente – se non dò ai lettori ciò che vogliono, i lettori non mi leggono.
Quindi, è indispensabile che io dia ai lettori ciò che vogliono… o se preferite (e forse sarebbe meglio) ciò di cui hanno bisogno.
Perché magari lo vogliono, ma ancora non lo sanno.
In altre parole – quando scrivo devo avere un pubblico di riferimento, e devo soddisfare le sue aspettative.
Attenzione, non ho detto blandirle, assecondarle o subirle – ho detto soddisfarle.
Qui entrano in gioco due fattori.
. da una parte, il mio rispetto, come autore, per il mio lettore di riferimento – che presumo desideri da me il meglio, ed al lato migliore (intellettualmente o emotivamente) del quale io intendo appellarmi
. dall’altra, la mia capacità, come autore, di soddisfare le aspetattive profonde del lettore al contempo spiazzandolo o sorprendendolo. Continua a leggere


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Clive

https://i1.wp.com/www.michiganshipwrecks.org/CliveCussler.jpg

Mi ero rammaricato, tempo addietro, di essermi perso solo due cose, alla Fiera del Libro di Torino.

Poco male… per una almeno c’è rimedio.

La rivista Milanonera pubblica una intervista a Clive Cussler.
Pur non essendo mai riuscito (finora) a leggere un suo libro da copertina a copertina senza provare il forte, fortissimo desiderio di strangolare l’autore, devo ammettere che Cussler mi affascina.
Mi affascina come uomo di mare – categoria nella quale, per interposta persona e con qualche mlione di anni di ritardo, casco più o meno anch’io.
Mi affascina come autore di best-seller.
Mi affascina come macchina di autopromozione.

L’intervista è divertente, pur non approfondendo a morte molti dei punti che sarebbero più intyeressanti.
Cussler è chiaramente uno scrittore a formula – perché non chiedergli di rivelare la struttura della sua formula?
Ovviamente, leggendo i romanzi di Cussler se ne scopre facilissimamente la formula…..

Cosa consiglia ad un giovane autore che vuole scrivere un action thriller?
Consiglio di studiare i libri degli autori di libri di successo nell’ambito dello stesso genere. Contengono tutte le indicazioni necessarie: struttura, stile, trame, caratterizzazione dei personaggi. Tutte queste informazioni si possono utilizzare. Non parlo di plagio, non intendo che si possano copiare le storie scritte da altri, ma piuttosto analizzarne le strutture per trarne informazioni utili. Per esempio se il libro è scritto in prima persona, in terza persona, come sono strutturati i capitoli, la trama, eccetera.

L’enfasi è mia.
Leggere per imparare a scrivere – e non per copiare – pare qualcosa di lontano dal metro di parecchi esordienti – che normalmente scrivono senza aver letto.
E lo ammettono anche.
Ma lasciamo perdere…

La più bella soddisfazione avuta come scrittore?
I soldi! E soprattutto il fatto di non avere nessuno che mi comanda.

Sottoscrivo la seconda, prendo la prima come un augurio.
Ora, la mia domanda è – è sosì moralmente riprovevole e piratesco, da parte di Cussler, ammettere di essersi goduto i quattrini più che ogni altra cosa derivata dal suo lavoro?
Certo ha poca classe.
Ma è peggio del solito “io scrivo per me stesso” fasullo di tanti autori da salotto?

Crede che bisogna scrivere solo di ciò che si conosce oppure no?
Io scrivo di molte cose che non conosco, almeno finché non faccio le
dovute ricerche. Si può studiare un argomento per conoscerlo meglio,
quanto meno nel caso dei libri che scrivo io. Faccio le ricerche
necessarie per approfondire gli aspetti che non conosco a sufficienza.

Altra frase da scolpire su tavole di pietra e distribuire all’atto dell’iscrizione alle scuole di scrittura.
Ma di aspiranti scrittori in biblioteca se ne vedono maledettamente pochi.

E dire che nel mondo esistono agenzie la cui mission è semplicemente mettere insieme il materiale di ricerca per gli autori, sgrossando la bibliografia!