strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il ritorno degli Acquanauti

Vengon fuori strane cose, mentre si cercano indirizzi ai quali spedire dei curricula…

Fu durante la seconda guerra mondiale che Jacques Cousteau cominciò a fare esperimenti con quell’aggeggio che sarebbe poi diventato l’Aqualung – l’apparato per la respirazione subacquea, non il disco dei Jethro Tull.

E tuttavia, da quei tempi gloriosi, meno persone hanno vissuto sotto la superficie del mare in insediamenti stabili, di quante abbiano visitato lo spazio oltre l’atmosfera del nostro pianeta.
Abbiamo avuto più astronauti che acquanauti.
Non che le occasioni siano mancate -a partire dagli anni ’70, una serie di progetti si sono susseguiti, nelle profondità dell’oceano, per valutare la possibilità di stabilire insediamenti stabili.
Ma non ne è venuto fuori nulla.
E se ormai abbiamo apparentemente voltato le spalle all’esplorazione ed alla colonizzazione spaziale, beh, pare che lo stesso valga per l’esplorazione e la colonizzazione subacquea.
Oh, abbiamo una gran voglia di trivellare, di raccattare i noduli di manganese, di sfruttare i giacimenti attorno ai fumatori neri del Medio Atlantico.
Ci scarichiamo molto molto volentieri i nostri rifiuti.
Ma andare a viverci?
Naaa… 

Ma non è scritto da nessuna parte che debba essere per forza così. Continua a leggere


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Un libro usato

… un altro.
Mi è costato la bellezza di otto dolalri, incluse le spese di spedizione.
Poco, considerato che è un rilegato rigido da biblioteca – ancora con la sovracoperta plastificata antiproiettile che usano negli USA, il numero di codice (Z-265-320), la tasca per la tessera dei prestiti.
Preso in prestito sette volte, dal 1981 al 1997.
Biblioteca del Junior College di Pensacola.

Si intitola 2081 – A Hopeful View of the Human Future.
Lo ha scritto Gerard K. O’Neill.
Quello di The High Frontier.
L’uomo che ha progettato le colonie spaziali nei punti lagrangiani che, dal 1994, avrebbero dovuto orbitare la Terra.
Solo che i soldi ce li siamo spesi per fare lo Scudo Stellare.
Oggi, le colonie O’Neil le troviamo solo in Gundam.

2081 è un libro importante, figlio dei primi capitoli di The High Frontier.
Là, O’Neill passava rapidamente in rassegna le cose a venire dei trent’anni successivi – l’aumento della popolazione, il crollo delle fonti energetiche tradizionali, i problemi ambientali.
Qui, l’autore ricapitola l’intera faccenda, passa in rassegna quegli autori che prima di lui si sono provati a prevedere il futuro, identifica i cinque settori nevralgici dello sviluppo tecnologico (computer, automazione, colonizzazione spaziale, energia e comunicazioni), delinea probabili linee di sviluppo, immagina il mondo del 2081.
En passant, prevede gli sviluppi di internet, della rete cellulare, del telelavoro e della telepresenza, e dozzine di altri piccoli trionfi tecnologici degli ultimi vent’anni.
Certo, è una visione tecnocratica – e se non si è concretizzata, è perché fattori umani non fattorizzati quali il nazionalismo, la paura e l’intolleranza hanno interferito.
Ma è una visione importante.

Abbiamo una responsabilità che va oltre la mera curiosità nell’apprendere tutto ciò che possiamo sul futuro, perchè dvremo scegliere quelle azioni che non solo assicureranno la sopravvivenza dell’umanità, ma ne miglioreranno le condizioni[…] Combattere per la giusta causa potrà darci una sensazione di virtù, ma non guadagneremo nulla sollecitando azioni che non hanno alcuna probabilità realistica di avverarsi.

In un mondo perfetto, libri come questi verrebbero letti nelle scuole.
Qui ed ora, li reperiamo per otto dollari, di seconda mano, su internet.
Possiamo ricavarne un segnale piuttosto preciso.