strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Riconoscere la maestria

Come dicevo di solito agli studenti del mio corso di cultura taoista, se la filosofia occidentale è stata per secoli interessata a definire cosa sia la conoscenza, e se questa sia in effetti possibile, la filosofia cinese per secoli si è focalizzata su una questione diversa: come posso riconoscere la competenza?
In altre parole, come posso sapere se un maestro è effettivamente tale, o se è solo un bluff?

Diverse scuole di pensiero arrivarono a conclusioni diverse. Per i taoisti – per lo meno per il taoismo filosofico – il maestro si riconosce perché è competente, perché dimostra con le proprie azioni la propria maestria, senza doverla annunciare esplicitamente.
Se qualcuno ti dice di essere un maestro, probabilmente non lo è.

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Troppo in gamba per vivere

OvereducatedVe l’hanno mai rifiutato un posto di lavoro perché siete troppo in gamba?

Ci dispiace, ma lei ha troppe qualifiche

A me è capitato un paio di volte, e lo vedo succedere sempre più spesso ad amici e conoscenti.

Chi l’avrebbe mai detto, eh?
Genitori e insegnanti ci esortavano a studiare, a migliorare, a scoprire nuove cose, e invece quelli che il mondo del lavoro attendeva a braccia aperte erano gli ultimi della classe, quelli che all’ultimo banco leggevano Diabolik con gli Iron Maiden sul walkman col volume sparato a 11.

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Primavere & Autunni

Ve lo ricordate il periodo delle Primavere e degli Autunni?
Se ve lo foste perso, si tratta del periodo cinese feudale, successivo alla caduta della prima dinastia Zhou, dal 770 al 454 avanti Cristo (ma c’è anche chi lo stiracchia fino al 407 a.C.). Un sacco di gente che correva di qua e di là, contrapposizioni fra stati rivali, invasioni barbariche, omicidi politici, spionaggio.
Al periodo delle Primavere e degli Autunni1 seguì il più sanguinoso e caotico periodo degli Stati Combattenti2.

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In quegli anni turbolenti, tutte le principali scuole filosofiche cinesi ebbero il loro inizio, concentrandosi su due questioni assolutamente essenziali:

  1.  come gestire il potere
  2.  come riconoscere la competenza

Ecco, è questa seconda parte che mi interessa, oggi.
Come diamine facciamo a riconoscere la vera competenza?

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Valutare la competenza (nell’antica Cina)

Il corso di taoismo online va a gonfie vele, ma la notte passata, complici la stanchezza e la cattiva salute, abbiamo fatto vacanza e siamo rimasti con una sola domanda in sospeso.

La questione, in partenza è questa – una componente essenziale della ricerca filosofica dei taoisti delle origini riguarda la competenza, ed in particolare l’espressione della competenza e come la competenza sia riconoscibile ed identificabile correttamente.
Come distinguere un maestro da uno semplicemente in gamba.

Non è così difficile da capire.
Siamo in un periodo di stravolgimenti politici*, e la filosofia cinese si concentra sul problema della gestione e della conservazione del potere; per un sovrano, possedere la capacità di riconoscere, nella propria corte, gli elementi affidabili dagli scalzacani, è essenziale.

Quella vecchia volpe di Zhuangzi…

Ora, secondo Zhuangzi – a mio modesto paere l’autore più interessante, per ciò che riguarda il taoismo filosofico – la competenza è strettamente legata ad una serie di semplici (…) qualità:

Distacco
Nessun pensiero per i risultati
Abbandono di ogni speranza di profitto

Ciò che è importante, quindi, non è semplicemente cosa si fa, ma come lo si fa.

Ora, una delle mie brillanti studentesse (ma non crediate, ho anche dei brillanti studenti), mi domanda…

Mi sfugge un po’ la storia della competenza…
Come posso capire se uno è competente se non dai risultati?
Un medico è competente se mi fa guarire…
Insomma per dirla come uno che si può considerare un maestro “dai frutti riconoscerete l’albero”.

Che è una buonissima domanda.
Ma Zhuangzi, vecchia volpe, dice che è la persona competente che non deve pensare ai risultati, non chi la sta valutando.

Il risultato, ovviamente, è importante – l’esempio del medico è perfetto.
L’espressione

l’operazione è riuscita ma il paziente è morto

è tristemente nota.
Così com’è nota l’espressione

la cura è peggio della malattia

Il risultato è importante.

Ma il risultato, per quanto importante, non è sganciato, in termini di qualità, dal modo in cui viene raggiunto.
Il percorso, il cammino (hmmm… il tao) è importante quanto la destinazione, è indissolubilmente legato alla destinazione, e perciò è fondamentale nel valutare la qualità della destinazione.

Un eccellente risultato raggiunto malamente è comunque discutibile.

Ora, cosa vuol dire quella vecchia volpe di Zhuangzi quando dice che il vero maestro è distaccato, non pensa ai risultati e abbandona ogni speranza di profitto?
Vuol dire essenzialmente che nell’applicazione di qualsiasi procedura – che sia una analisi filosofica, la scrittura di un saggio, l’applicazione di una terapia o l’andare apesca di trote – qualsiasi pensiero che non sia immediatamente diretto alla procedura, è una distrazione.
Pensare ai risultati mi impedisce di concentrarmi su ciò che sto facendo.
Sperare in un profitto di qualche genere mi distrae da ciò che sto facendo.
Pensare troppo a ciò che sto facendo interferisce col farlo.
Il fluire dell’azione, senza barriere tra gesti e pensieri, è fondamentale.

È la solita storia – se ballate il tango e contate i passi, finirete con l’incespicare.
Se il vostro pensiero è focalizzato sul premio, perderete la gara.

Poiché stiamo cercando di valutare chi ci sta di fronte – ed al quale potremmo dover affidare l’amministrazione dello stato, o l’educazione dei nostri figli, o il futuro della nostra industria – valutare non solo quali risultati ottenga, ma come li ottenga, e quale sia il suo atteggiamento mentale, è indispensabile.

O si rischia…
Ma lasciamo perdere.
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* ogni riferimento a fatti di cronaca è puramente casuale – stiamo parlando del periodo delle Primavere e degli Autunni, al periodo degli Stati Combattenti.
Millenni or sono.
In Cina.
No, davvero!