strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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In mezzo al mare

Quando i lettori di Robert E. Howard si ritrovano per fingere di avere una vita sociale, prima di tornare a rintanarsi nelle loro stanzette buie a leggere – perché leggere, checché ne dicano i social, è una faccenda solitaria … i lettori di Howard, si diceva, amano discutere di quella che è, a loro parere, la scena più memorabile nell’opera dello scrittore texano.
Perché, come diceva giustamente Karl Edward Wagner, molto spesso Conan si riduceva a flettere i suoi muscoli poderosi e ad accoppare il cattivo di turno, ed via. Ma scene davvero memorabili…? Ah!

Una gran parte degli appassionati che conosco – così come anche Karl Edward Wagner buonanima – citano di solito la scena della crocifissione in Nascerà una strega (A Witch Shall be Born). Del racconto credo di aver già parlato fin troppo, e di come sia un piccolo corso di scrittura ed una dimostrazione della sofisticazione stilistica di Howard. Ciò che rende la scena memorabile è il modo in cui Howard porta tutte le manopole a 11 – Conan, catturato dai suoi nemici, viene crocefisso, addenta alla gola l’avvoltoio che si è appollaiato sulla sua spalla e ne beve il sangue, e poi, quando viene “salvato”, il suo soccorritore Vladislav si limita ad abbattere la croce, lasciando il cimmero a strapparsi da solo dai chiodi e poi a farsi dieci miglia a piedi prima di poter bere un sorso d’acqua. È la dura vita nell’Era Hyboriana.
Neanche John Milius ha avuto la faccia di adattare la scena fedelmente (e qui potremmo fare un discorso lungo sugli adattamenti e sul Rispettare il Canone (R), ma oggi è domenica, lasciamo perdere).

La scena è a tal punto famosa ed iconica che Milius l’ha messa nel suo film, e ne esistono una quantità di versioni disegnate – da John Buscema, da Sanjulian e da molti altri.

Per me, tuttavia, è un’altra scena, ad essere rimasta impressa fin dalla prima lettura.
E credo sia significativo che venga da una storia contenuta in Conan l’Avventuriero, il primo libro di Howard che io abbia letto. E se l’incipit de Gli Accoliti del Cerchio Nero (People of the Black Circle) è certamente uno dei migliori esempi della prosa di Howard, la”mia” scena memorabile arriva un po’ più tardi nel volume, ed è l’apertura de La Pozza dei Neri (The Pool of the Black One).
La parola “nero” figura con frequenza inquietante nei titoli delle storie di Howard.

Ma l’inizio di Pool of the Black One, si diceva…

L’azione si apre a bordo di una nave pirata al largo della costa Zingarana. Il vascello è nel bel mezzo del nulla, e Howard ci offre un paragrafo introduttivo per descriverci la protagonista femminile, Sancha – un personaggio sufficientemente ambiguo da essere interessante, e che offrirà al solito Buscema l’opportunità per farci un’altra spalsh page memorabile in Savage Sword of Conan #22.

Ed è qui che arriva Conan, arrampicandosi su per la murata.
Siamo nel bel mezzo dell’oceano, non c’è terra in vista, solo mare in tutte le direzioni.
A causa di alcuni dissapori con i pirati Barrachani, Conan ha lasciato le isole dei pirati su una barca danneggiata, e quando questa è colata a picco nella notte, il cimmero ha semplicemente deciso di continuare a nuoto verso la terraferma.

Il racconto si sviluppa poi su una trama abbastanza banale e prevedibile, ma questa è, per me, la scena più memorabile, quella che incapsula in una pagina tutto ciò che è necessario sapere sul personaggio, sul suo mondo, sulle sue avventure. Come dicevo, è anche una scena che ho incontrato all’inizio della mia frequentazione del personaggio – e in questo caso l’inprinting ha certamente il suo peso.
In Conan l’Avventuriero, il racconto è l’ultimo del volume, e viene introdotto da Sprague De Camp con una nota ironica che non è assolutamente fuori posto (non credete alla propaganda) – queste sono dopotutto storie d’avventura, ed è per l’avventura che siamo qui, non per il “gritty realism”.
Può capitare che un personaggio in una storia fantastica decida di attraversare l’oceano a nuoto per tornare a casa. E dopotutto, perché dovremmo interessarci a un eroe che non sia per lo meno disposto a provarci?


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Il parrucchiere di Conan e l’autorevolezza dei blog

Ho appena letto un post su un blog che non conoscevo e che sto cercando di dimenticare, che mi ha spiegato cosa non mettere in una storia fantasy.
A differenza del mio amico Andrea, che

a “nessuno sa di che colore erano i capelli di Conan il barbaro” ho smesso di leggere

… io ho continuato fino in fondo.

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E, nel momento in cui ho finalmente smesso di ridere scompostamente, mi sono ritrovato a riflettere sul concetto, caro ai guru americani del web, secondo il quale

il blog serve a costruire l’autorevolezza

… perché siamo arrivati al punto per cui un buon template per il blog è sufficiente a dare una impressione di autorevolezza.
E ho  provato un brivido.
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Spade & Stregoneria

Piano bar del fantastico, quello vero – torniamo a parlare di sword & sorcery, anche perché questa è la settimana dedicata (anche) al genere.
Voi potete immaginare perché.

La sword & sorcery, come abbiamo discusso due giorni addietro, forse non è neanche sempre fantasy, o piuttosto, si colloca al confine fra più generi.
L’orrore sovrannaturale.
La narrativa avventurosa.
L’hard-boiled.
I generi delle vecchie riviste, insomma.

kuttner3Al periodo delle riviste appartengono gli eroi di Howard e quelli di Leiber.
Ma anche – visto che questo è un post che vuole anche segnalare un po’ di titoli – le storie di Henry Kuttner: The Dark World, e quella breve abortiva serie su Elak di Atlantide che è stata anche tradotta da noi (da Fanucci e poi forse da Newton). Ed Elak non è certo all’altezza di Conan, ma ha un suo perché.

Poi, morte le riviste, c’è un periodo confuso*, ma a partire dai primi anni ’60 – con le ristampe popolari di Conan curate da Sprague De Camp – e fino a metà degli anni ’80, il genere prospera sul mercato dei paperback. Continua a leggere


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Conan l’Usurpatore

nord4Il numero 19 della Fantacollana è Conan l’Usurpatore, alias Conan the Usurper, pubblicato dalla Lancer nel 1967.
La copertina di Frazetta è la stessa dell’edizione americana, ma il volume è attribuito al solo Howard, mentre nell’originale era attribuito a Howard e Sprague de Camp.

La Fantacollana “rientra” sulla sword & sorcery dopo un paio di titoli fortemente atipici, e prosegue nella pubblicazione della serie di Conan, senza rispettare l’ordine di pubblicazione originale – Conan l’Usurpatore (mai vi fu titolo più decampiano)  sarebbe l’ottavo volume in ordine cronologico della serie, e verrebbe immediatamente prima di Conan il Conquistatore, uscito anni prima nella collana Arcano.

Una delle ipotesi che ho sempre fatto, per spiegare a me stesso la decisione di pubblicare Conan fuori ordine, era che i curatori della Fantacollana intendesero prima far uscire i volumi che contenevano il maggior numero di lavori di Howard possibili, lasciando per ultimi i volumi prevalentemente composti di materiale apocrifo.
Conan l’Usurpatore sembrerebbe mandare a gambe all’aria la mia idea – il volume contiene due storie di Howard (The Phoenix on the Sword e The Scarlet Citadel) e due “collaborazioni postume” con De Camp – The Treasure of Tranicos e Wolves Beyond the Border.
Di Tranicos ho già parlato ampiamente in un’altra occasione.
Si tratta certamente della migliore “collaborazione” fra Howard e De Camp, ed è un peccato che da noi non ne sia mai uscita una edizione in volume singolo che riprenda quella illustrata della Ace.
Wolves Beyond the Border, basato su un racconto lasciato incompleto da Howard e rinvenuto fra le sue carte dopo la sua morte, è una strana bestia – un racconto solido, nel quale il Cimmero non compare se non attraverso narrazioni altrui.
Se questa sia una scelta di Howard o un astuto escamotage di De Camp non saprei dire.
Di sicuro funziona, pur restando il pezzo più debole della raccolta.

lancers_conan_usurper_frontDi maggiore interesse, naturalmente, è Phoenix on the Sword – che sarebbe poi la prima storia di Conan scritta da Howard, riciclando un racconto su Kull di Valusia (By This Axe I Rule)che Farsworth Wright aveva per qualche ragione rifiutato.
La storia uscì su Weird Tales nel 1932.

In generale, Conan l’Usurpatore è esattamente ciò che ci aspetterebbe dalla copertina – una solida raccolta di storie sulla maturità del Barbaro, con tutti gli ingredienti tipici.
Alcuni lettori probabilmente notarono delle somiglianze fra The Scarlet Citadel e Conan il Conquistatore (Howard usò il racconto come base del romanzo) – ma erano passati anni.
Il volume include una dotta introduzione di Lyon Sprague De Camp, che riprende il suo articolo The Trail of Tranicos.
E come in tutti i volumi della serie, c’è una bella mappa del mondo Hyboriano.

Sciocco dettaglio personale – nulla di che.
Era Conan.
Mi piaceva e mi piace tutt’ora.


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Andrew J. Offutt, 1934-2013

homepageSe ne è andato ieri Andrew J. Offutt, autore e editor con più di 75 volumi dedicati al fantastico all’attivo.
I fan lo ricordano soprattutto per una serie di pastiche howardiani – in particolare alcuni romanzi di Conan (il Ciclo di Skelos) infedelissimi all’originale ma straordinariamente divertenti – e per i frequenti contributi alle antologie dello shared universe di Thieves World.
Forse più importante, alla fine degli anni ’70, editò i primi cinque volumi dell’antologia Swords Against Darkness, dando spazio ad una quantità di autori esordienti nell’ambito della sword & sorcery, e pubblicandoli fianco a fianco di autori storici.
Era certamente uno degli uomini che contribuirono a mantenere in vita la sword & sorcery negli anni del dopo-Tolkien.

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Conan!

frank_frazetta_manapeIl tredicesimo volume della Fantacollana è Conan!, cronologicamente il primo volume del ciclo di Conan il barbaro, nell’edizione curata da De camp e Carter dell’opera di Robert E. Howard.

La copertina è di Frank Frazetta, ed è la stessa dell’edizione Lancer Books del 1968.

La Fantacollana continua a fornire al pubblico una solida dieta howardiana con un volume che allinea sette racconti – tre di Howard, due completati da De Camp o Carter sulla base di materiale d’archivio di Howard, e due apocrifi.
Il volume è completato dalla prima parte dell’articolo L’era Hyboriana, scritto a suo tempo da Bob Howard in risposta alle richieste di un fan.

L’articolo è particolarmente importante, per tre sostanziali motivi:
. costituisce la descrizione “ufficiale” del mondo Hyboriano di Conan, così come delineata dall’autore,
. costituisce la base della “biografia” di Conan, compilata da Lyon Sprague de Camp, brani della quale compaiono in apertura ad ogni episodio e quindi
costituisce la base della cronologia interna della serie – tanto dell’ordine dei racconti originali, quanto degli elementi apocrifi successivi.

I tre racconti di Howard presenti nella collezione sono decisamente validi, ed includono The Tower of the Elephant, del 1933, certo uno dei racconti migliori in assoluto dell’autore texano.
Il racconto è un buon modello per una narrativa avventurosa ed eroica che tuttavia non si riduce alla semplice ultraviolenza per adolescenti problematici – l’elemento meraviglioso e la dimensione tragica ne fanno un racconto di prima classe.

In tutte e tre le storie originali, Conan esercita la libera professione di ladro e svaligiatore – e nelle sue imprese ladresche si imbatte in situazioni tutt’altro che ortodosse.
Dei due racconti restanti, Rogues in the House vide la luce nel 1934, mentre il più debole (secondo molti, anche a causa dell’editing di De Camp) The God in the Bowl venne scoperto fra le carte di Howard solo dopo la sua morte, ed è, a tutti gli effetti, una detective story (a dimostrare che Howard possedeva moduli e modalità molto più variegati e sofisticati di quanto non si creda normalmente).

Conan_collectionDelle due “collaborazioni postume”, The Hall of the Dead, accreditato a Howard & De Camp è probabilmente il migliore, mentre The Hand of Nergal, di Howard & Carter, scricchiola in un paio di p unti, ma rimane comunque un buon intrattenimento.

I due apocrifi sono altrettanto ineguali e deboli se paragonati agli originali, ma si difendono.
La Cosa nella Cripta è popolarissimo, poiché costituisce un set-piece nell’apertura del film di John Milius.
La Città dei Teschi è un onesto sword & sorcery, e non sfigura nella collezione.
Ma la prosa di Howard era, ovviamente, un’altra cosa.

Sciocco dettaglio personale – probabilmente il mio secondo Conan, dopo L’Avventuriero. La scoperta di Howard destò non poco entusiasmo – lo stile di Howard, così facile da scimiottare malamente ma inimitabile, risultò particolarmente infettivo.
Quei vecchi racconti sonos tati misericordiosamente consegnati all’oblio.
Ma chi non si è macchiato di un pastiche howardiano, una volta nella vita?*

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* Ma erano personaggi miei in un mondo mio, quindi non era fanfiction.


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Lo Scaffale dei Pulp

Sam-casablanca-1345034-360-253Si era detto pulp, e neanche a farlo apposta, attraverso Facebook mi arriva una richiesta pulp per il Piano Bar del Fantastico.
prima performance dell’anno.
Il locale è buio e fumoso, il piano verticale mostra inquietanti fori da proiettile, ma noi il pezzo lo facciamo lo stesso.
Poi canteremo in coro la Marsigliese.

La richiesta fa più o meno così…

Mi piacerebbe leggere un’avventura sul classico, tipo avventuriero in giro per il globo et silmilia. […] Una cosa anni ’30 con locali ai confini del mondo, sigarette arrotolate a mano, donne chiamate pupe.

Il genere pulp-avventuroso, in Italia, è poco frequentato.
Un editore, da qualche parte in passato, provò a pubblicare Doc Savage, ma ottenne risultati mediocri di vendite e di critica.
Il genere è più praticato al cinema (Indiana Jones, La Mummia) che non nella narrativa.
A complicare le cose ci si è pure messo Tarantino, che intitolando Pulp Fiction un film che si sarebbe potuto tradutrre con Narrativa d’Appendice, ha autorizzato qualsiasi idiota a definire pulp una storia a base di sesso, droga e violenza.

adventurehouse-spicyadventurestories-November1942In realtà, la cosa è più complicata – possiamo immaginare una ideale suddivisione in quattro periodi della storia del pulp.

  1. il proto-pulp – su riviste come i penny dreadfuls inglesi e le dime novel americane, dagli anni 90 del 19° secolo alla prima guerra mondiale. Un catalogo che spazia da Conan Doyle a Kipling, passando per decine di autori sconosciuti.
  2. il pulp propriamente detto – quello delle riviste pulp pubblicate fra le due guerre… da Black Mask a Weird Tales passando per Astounding
  3. il pulp del dopoguerra – equamente suddiviso fra i paperback della Gold Medal e le riviste tipo Men’s Adventures
  4. il New Pulp – pubblicato ora, spesso in formato elettronico

Qui ci occuperemo essenzialmente di pulp propriamente detto – quello dei racconti e dei romanzi brevi pubblicati sulle riviste.
Perciò, fermiamoci un attimo, e cerchiamo di mettere giù una delle nostre solite reading list.
Ci toccherà leggere in inglese – fatevene una ragione. Continua a leggere