strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


24 commenti

Il parrucchiere di Conan e l’autorevolezza dei blog

Ho appena letto un post su un blog che non conoscevo e che sto cercando di dimenticare, che mi ha spiegato cosa non mettere in una storia fantasy.
A differenza del mio amico Andrea, che

a “nessuno sa di che colore erano i capelli di Conan il barbaro” ho smesso di leggere

… io ho continuato fino in fondo.

tumblr_lunsyeqkkx1r0rrcuo1_500

E, nel momento in cui ho finalmente smesso di ridere scompostamente, mi sono ritrovato a riflettere sul concetto, caro ai guru americani del web, secondo il quale

il blog serve a costruire l’autorevolezza

… perché siamo arrivati al punto per cui un buon template per il blog è sufficiente a dare una impressione di autorevolezza.
E ho  provato un brivido.
Continua a leggere


12 commenti

Spade & Stregoneria

Piano bar del fantastico, quello vero – torniamo a parlare di sword & sorcery, anche perché questa è la settimana dedicata (anche) al genere.
Voi potete immaginare perché.

La sword & sorcery, come abbiamo discusso due giorni addietro, forse non è neanche sempre fantasy, o piuttosto, si colloca al confine fra più generi.
L’orrore sovrannaturale.
La narrativa avventurosa.
L’hard-boiled.
I generi delle vecchie riviste, insomma.

kuttner3Al periodo delle riviste appartengono gli eroi di Howard e quelli di Leiber.
Ma anche – visto che questo è un post che vuole anche segnalare un po’ di titoli – le storie di Henry Kuttner: The Dark World, e quella breve abortiva serie su Elak di Atlantide che è stata anche tradotta da noi (da Fanucci e poi forse da Newton). Ed Elak non è certo all’altezza di Conan, ma ha un suo perché.

Poi, morte le riviste, c’è un periodo confuso*, ma a partire dai primi anni ’60 – con le ristampe popolari di Conan curate da Sprague De Camp – e fino a metà degli anni ’80, il genere prospera sul mercato dei paperback. Continua a leggere


7 commenti

Conan l’Usurpatore

nord4Il numero 19 della Fantacollana è Conan l’Usurpatore, alias Conan the Usurper, pubblicato dalla Lancer nel 1967.
La copertina di Frazetta è la stessa dell’edizione americana, ma il volume è attribuito al solo Howard, mentre nell’originale era attribuito a Howard e Sprague de Camp.

La Fantacollana “rientra” sulla sword & sorcery dopo un paio di titoli fortemente atipici, e prosegue nella pubblicazione della serie di Conan, senza rispettare l’ordine di pubblicazione originale – Conan l’Usurpatore (mai vi fu titolo più decampiano)  sarebbe l’ottavo volume in ordine cronologico della serie, e verrebbe immediatamente prima di Conan il Conquistatore, uscito anni prima nella collana Arcano.

Una delle ipotesi che ho sempre fatto, per spiegare a me stesso la decisione di pubblicare Conan fuori ordine, era che i curatori della Fantacollana intendesero prima far uscire i volumi che contenevano il maggior numero di lavori di Howard possibili, lasciando per ultimi i volumi prevalentemente composti di materiale apocrifo.
Conan l’Usurpatore sembrerebbe mandare a gambe all’aria la mia idea – il volume contiene due storie di Howard (The Phoenix on the Sword e The Scarlet Citadel) e due “collaborazioni postume” con De Camp – The Treasure of Tranicos e Wolves Beyond the Border.
Di Tranicos ho già parlato ampiamente in un’altra occasione.
Si tratta certamente della migliore “collaborazione” fra Howard e De Camp, ed è un peccato che da noi non ne sia mai uscita una edizione in volume singolo che riprenda quella illustrata della Ace.
Wolves Beyond the Border, basato su un racconto lasciato incompleto da Howard e rinvenuto fra le sue carte dopo la sua morte, è una strana bestia – un racconto solido, nel quale il Cimmero non compare se non attraverso narrazioni altrui.
Se questa sia una scelta di Howard o un astuto escamotage di De Camp non saprei dire.
Di sicuro funziona, pur restando il pezzo più debole della raccolta.

lancers_conan_usurper_frontDi maggiore interesse, naturalmente, è Phoenix on the Sword – che sarebbe poi la prima storia di Conan scritta da Howard, riciclando un racconto su Kull di Valusia (By This Axe I Rule)che Farsworth Wright aveva per qualche ragione rifiutato.
La storia uscì su Weird Tales nel 1932.

In generale, Conan l’Usurpatore è esattamente ciò che ci aspetterebbe dalla copertina – una solida raccolta di storie sulla maturità del Barbaro, con tutti gli ingredienti tipici.
Alcuni lettori probabilmente notarono delle somiglianze fra The Scarlet Citadel e Conan il Conquistatore (Howard usò il racconto come base del romanzo) – ma erano passati anni.
Il volume include una dotta introduzione di Lyon Sprague De Camp, che riprende il suo articolo The Trail of Tranicos.
E come in tutti i volumi della serie, c’è una bella mappa del mondo Hyboriano.

Sciocco dettaglio personale – nulla di che.
Era Conan.
Mi piaceva e mi piace tutt’ora.


1 Commento

Andrew J. Offutt, 1934-2013

homepageSe ne è andato ieri Andrew J. Offutt, autore e editor con più di 75 volumi dedicati al fantastico all’attivo.
I fan lo ricordano soprattutto per una serie di pastiche howardiani – in particolare alcuni romanzi di Conan (il Ciclo di Skelos) infedelissimi all’originale ma straordinariamente divertenti – e per i frequenti contributi alle antologie dello shared universe di Thieves World.
Forse più importante, alla fine degli anni ’70, editò i primi cinque volumi dell’antologia Swords Against Darkness, dando spazio ad una quantità di autori esordienti nell’ambito della sword & sorcery, e pubblicandoli fianco a fianco di autori storici.
Era certamente uno degli uomini che contribuirono a mantenere in vita la sword & sorcery negli anni del dopo-Tolkien.

n19038


5 commenti

Conan!

frank_frazetta_manapeIl tredicesimo volume della Fantacollana è Conan!, cronologicamente il primo volume del ciclo di Conan il barbaro, nell’edizione curata da De camp e Carter dell’opera di Robert E. Howard.

La copertina è di Frank Frazetta, ed è la stessa dell’edizione Lancer Books del 1968.

La Fantacollana continua a fornire al pubblico una solida dieta howardiana con un volume che allinea sette racconti – tre di Howard, due completati da De Camp o Carter sulla base di materiale d’archivio di Howard, e due apocrifi.
Il volume è completato dalla prima parte dell’articolo L’era Hyboriana, scritto a suo tempo da Bob Howard in risposta alle richieste di un fan.

L’articolo è particolarmente importante, per tre sostanziali motivi:
. costituisce la descrizione “ufficiale” del mondo Hyboriano di Conan, così come delineata dall’autore,
. costituisce la base della “biografia” di Conan, compilata da Lyon Sprague de Camp, brani della quale compaiono in apertura ad ogni episodio e quindi
costituisce la base della cronologia interna della serie – tanto dell’ordine dei racconti originali, quanto degli elementi apocrifi successivi.

I tre racconti di Howard presenti nella collezione sono decisamente validi, ed includono The Tower of the Elephant, del 1933, certo uno dei racconti migliori in assoluto dell’autore texano.
Il racconto è un buon modello per una narrativa avventurosa ed eroica che tuttavia non si riduce alla semplice ultraviolenza per adolescenti problematici – l’elemento meraviglioso e la dimensione tragica ne fanno un racconto di prima classe.

In tutte e tre le storie originali, Conan esercita la libera professione di ladro e svaligiatore – e nelle sue imprese ladresche si imbatte in situazioni tutt’altro che ortodosse.
Dei due racconti restanti, Rogues in the House vide la luce nel 1934, mentre il più debole (secondo molti, anche a causa dell’editing di De Camp) The God in the Bowl venne scoperto fra le carte di Howard solo dopo la sua morte, ed è, a tutti gli effetti, una detective story (a dimostrare che Howard possedeva moduli e modalità molto più variegati e sofisticati di quanto non si creda normalmente).

Conan_collectionDelle due “collaborazioni postume”, The Hall of the Dead, accreditato a Howard & De Camp è probabilmente il migliore, mentre The Hand of Nergal, di Howard & Carter, scricchiola in un paio di p unti, ma rimane comunque un buon intrattenimento.

I due apocrifi sono altrettanto ineguali e deboli se paragonati agli originali, ma si difendono.
La Cosa nella Cripta è popolarissimo, poiché costituisce un set-piece nell’apertura del film di John Milius.
La Città dei Teschi è un onesto sword & sorcery, e non sfigura nella collezione.
Ma la prosa di Howard era, ovviamente, un’altra cosa.

Sciocco dettaglio personale – probabilmente il mio secondo Conan, dopo L’Avventuriero. La scoperta di Howard destò non poco entusiasmo – lo stile di Howard, così facile da scimiottare malamente ma inimitabile, risultò particolarmente infettivo.
Quei vecchi racconti sonos tati misericordiosamente consegnati all’oblio.
Ma chi non si è macchiato di un pastiche howardiano, una volta nella vita?*

———————————

* Ma erano personaggi miei in un mondo mio, quindi non era fanfiction.


13 commenti

Lo Scaffale dei Pulp

Sam-casablanca-1345034-360-253Si era detto pulp, e neanche a farlo apposta, attraverso Facebook mi arriva una richiesta pulp per il Piano Bar del Fantastico.
prima performance dell’anno.
Il locale è buio e fumoso, il piano verticale mostra inquietanti fori da proiettile, ma noi il pezzo lo facciamo lo stesso.
Poi canteremo in coro la Marsigliese.

La richiesta fa più o meno così…

Mi piacerebbe leggere un’avventura sul classico, tipo avventuriero in giro per il globo et silmilia. […] Una cosa anni ’30 con locali ai confini del mondo, sigarette arrotolate a mano, donne chiamate pupe.

Il genere pulp-avventuroso, in Italia, è poco frequentato.
Un editore, da qualche parte in passato, provò a pubblicare Doc Savage, ma ottenne risultati mediocri di vendite e di critica.
Il genere è più praticato al cinema (Indiana Jones, La Mummia) che non nella narrativa.
A complicare le cose ci si è pure messo Tarantino, che intitolando Pulp Fiction un film che si sarebbe potuto tradutrre con Narrativa d’Appendice, ha autorizzato qualsiasi idiota a definire pulp una storia a base di sesso, droga e violenza.

adventurehouse-spicyadventurestories-November1942In realtà, la cosa è più complicata – possiamo immaginare una ideale suddivisione in quattro periodi della storia del pulp.

  1. il proto-pulp – su riviste come i penny dreadfuls inglesi e le dime novel americane, dagli anni 90 del 19° secolo alla prima guerra mondiale. Un catalogo che spazia da Conan Doyle a Kipling, passando per decine di autori sconosciuti.
  2. il pulp propriamente detto – quello delle riviste pulp pubblicate fra le due guerre… da Black Mask a Weird Tales passando per Astounding
  3. il pulp del dopoguerra – equamente suddiviso fra i paperback della Gold Medal e le riviste tipo Men’s Adventures
  4. il New Pulp – pubblicato ora, spesso in formato elettronico

Qui ci occuperemo essenzialmente di pulp propriamente detto – quello dei racconti e dei romanzi brevi pubblicati sulle riviste.
Perciò, fermiamoci un attimo, e cerchiamo di mettere giù una delle nostre solite reading list.
Ci toccherà leggere in inglese – fatevene una ragione. Continua a leggere


12 commenti

Conan il Conquistatore

Questo post è propedeutico all’imminente avvio della serie sulla Fantacollana della Nord.
Nel 1971, la Nord lanciò una collana chiamata Arcano, nella quale avrebbero dovuto confluire – per lo meno a giudicare dai titoli pubblicati – opere non strettamente fantascientifiche, ma orientate piuttosto al fantasy (che all’epoca veniva definita fantascienza eroica*) o all’orrore.
Da cui il sottotitolo: Magia – Fantasia – Orrore.
La collana non ebbe una eccessiva fortuna, e confluì nella successiva Fantacollana.

Quello che segue è uno di due post indispensabili, poiché fra tutti i volumi della Arcano, due sono direttamente connessi con dei volumi della Fantacollana dei quali parleremo nelle prossime settimane.
Per cui, vediamo il numero cinque.

Conanilconquistatore1Il numero cinque della collana Arcano Nord è, naturalmente, Conan il Conquistatore.
L’unico romanzo di Conan scritto da Robert Howard, e qui presentato nella versione “corretta” da Lyon Sprague de Camp – che cura anche una polposa introduzione.

Il romanzo ci presenta un Conan ormai quarantacinquenne e “sistemato”, avendo usurpato il trono di Aquilonia.
Ma il tradimento è prossimo – e gli avversari politici del cimmero non esitano a far ricorso alla necromanzia, richiamando ai vivi il defunto Xaltotun, stregone nerissimo dell’antico e corrotto impero di Acheron.
Spogliato del titolo e incarcerato, Conan riuscirà a fuggire, e si metterà sulle tracce del Cuore di Arhiman, l’unica arma che gli permetterà di affrontare e sconfiggere i suoi nemici.

406px-Weird_Tales_1935-12_-_The_Hour_of_the_DragonScritto riciclando idee e situazioni da una decina di storie precedenti, The Hour of the Dragon – questo il titolo originale – rappresenta il tentativo (fallito) di Bob Howard di aprirsi al mercato anglosassone.
Il manoscritto venne infatti preparato nel 1934 per l’editore inglese Dennis Archer, che tuttavia andò fallito prima di poterlo pubblicare**.
Howard lo riciclò a puntate su Weird Tales.

Secondo alcuni, The Hour of the Dragon non è il lavoro migliore di Howard – che si trovava palesemente più a proprio agio con la forma breve o intermedia – e le critiche si appuntano solitamente sulla struttura troppo episodica, sulla natura quasi di tour tutto-compreso dell’Era Hyboriana… se oggi è giovedì questa dev’essere la Stygia.
Certo, il romanzo gode del dubbio primato di presentare la protagonista femminile più sciapa dell’intero canone hyboriano: quella schiava Zenobia che libera Conan dalla sua prigione, e che il cimmero promette di sposare.

Il fatto che poi, negli apocrifi scritti da Carter e De Camp, la sposi davvero è certamente il peggior crimine perpetrato dai due scrittori ai danni di Conan.

Eppure si tratta di una lettura divertente, e se non è il vertice dell’opera di Howard, è comunque un lavoro solido; certo offre una buona panoramica dei punti di forza dello scrittore texano, impegnato a dare il meglio per impressionare il potenziale cliente britannico, garantisce un buon tour del mondo hyboriano, e ci presenta Conan in un momento piuttosto interessante della sua carriera – nel ruolo di re oppresso dalla propria corona, e fin troppo felice di tornare alle avventure ed alla libertà della gioventù.

Per il resto, le modifiche editoriali apportate da De Camp – a parte il cambio di titolo in Conan the Conqueror – non sono, nonostante ciò che sostengono i puristi, nulla che meriti la fucilazione alla schiena. Come sua abitudine, De Camp rimuove il linguaggio politicamente scorretto di Howard, adattando il testo alle sensibilità di un pubblico generalista, e inserisce forse un paio di paragrafi pedanti.

È interessante notare come la pubblicazione della Nord sembri voler seguire l’ordine delle uscite Gnome – che avviarono la pubblicazione delle storie di Howard, nel 1950, proprio con Conan the Conqueror.
Il volume successivo delle avventure di Conan uscirà nella Fantacollana, anche qui col numero cinque.
Ma ne parleremo fra qualche settimana.

HowardBerkleyHour-1Sciocco dettaglio autobiografico – non posseggo una copia di Conan il Conquistatore nella collana Arcano.
Il romanzo di Howard è stato ristampato con una tale frequenza, d’altra parte, che reperirne una versione non è così difficile.
dal canto mio, lessi The Hour of the Dragon nell’edizione Berkley curata da Karl Edward Wagner, e basata direttamente su copie di Weird Tales. Senza, cioè, gli interventi editoriali di De Camp.
Rimane un testo indispensabile.
A metà anni ’90, riuscii poi a procurarmi una copia dell’edizione di Donald M. Grant, che riposa su uno scaffale blindato, troppo inestimabile per essere contemplata da occhi mortali.

————————————————————————–

* ma ne riparleremo

** la legenda di alcune decine di copie stampate e mai rilegate è stata per un certo periodo una sorta di Sacro Graal dei collezionisti howardiani, così come l’ipotesi di un capitolo mancante dall’edizione Weird Tales e presente nel manoscritto spedito ad Archer.